Famiglia bosco, la perizia finale dice che i bambini devono tornare a casa. Ma con nuove regole
La psichiatra che ha valutato i tre bambini della famiglia nel bosco ha concluso il suo lavoro auspicando il ricongiungimento della famiglia. Ma solo a determinate condizioni
ROMA – È stata depositata al tribunale per i minorenni dell’Aquila la perizia definitiva degli psicologi che hanno osservato e studiato i tre bambini della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’. I tre bambini, che hanno otto anni la più grande e sette gli altri due bambini gemelli, sono stati allontanati dai genitori nel novembre del 2025 perchè i giudici avevano sospeso la patria potestà e giudicato non idoneo il casolare nei boschi di Palmoli in cui vivevano, sia per l’assenza di alcuni elementi fondamentali per l’igiene e il benessere (come l’acqua corrente o il riscaldamento), sia per la modalità di home schooling che è stata giudicata carente per come messa in pratica. Nella perizia finale, di circa 50 pagine, la psichiatra Simona Ceccoli e la collega Valentina Garrapetta raccontano il lavoro di valutazione fatto sui bambini e ribadiscono la necessità di nuove regole come condizione imprescindibile per il ritorno a casa dei bambini e il ricongiungimento con i genitori, che giudicano comunque la soluzione più auspicabile. E contestano le obiezioni avanzate dai genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Ora i giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila hanno a disposizione un mese per prendere una decisione.
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“NON ABBIAMO GIUDICATO STILE DI VITA DEI GENITORI”
La psichiatra Simona Ceccoli spiega che lo stile di vita dei genitori non è stato giudicato, ma è stato analizzato per valutare “l’eventuale incidenza che il loro stile di vita educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori”. “Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell’interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari”, è l’unico commento del neo-avvocato Simone Pillon.
NO ALLA PERMANENZA IN UNA CASA FAMIGLIA O A UN’ADOZIONE
Quanto agli scenari alternativi, come il trasferimento dei bambini in un’altra struttura o l’adozione, nella perizia la consulente Ceccoli scrive che “non intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare. Al contrario- prosegue- si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere“.
ORA LA DECISIONE SPETTA AI GIUDICI
i giudici del tribunale dei minorenni hanno un mese di tempo per prendere una decisione sul ritorno a casa dei bambini, che da novembre si trovano in una struttura protetta di Vasto. La famiglia dovrebbe andare ad abitare in una casa messa a disposizione dal Comune di Chieti per il tempo necessario a realizzare le migliorie e i lavori nel casolare nei boschi di Palmi che i giudici hanno dichiarato non idoneo alla crescita dei bambini.
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