Approvato il ‘pacchetto sicurezza’, Meloni: “Lo Stato ci difende”; Nordio: “Così mai più Br”

AGENZIA DIRE • 6 febbraio 2026

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Il Consiglio dei ministri ha dato l'ok a dl e ddl che introducono, tra l'altro, la stretta sui coltelli, lo 'stato di giustificazione' per le forze dell'ordine - e non solo- e il discusso fermo preventivo. Piantedosi: "Non è una misura liberticida"

Il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto e il disegno di legge, componenti il cosiddetto ‘pacchetto Sicurezza’, che introducono nuove misure in materia, tra cui il discusso fermo preventivo e la ‘stretta sui coltelli’. Misure per la cui approvazione il governo ha accelerato a seguito dei disordini della manifestazione avvenuta a Torino contro lo sgombero di Askatasuna e in vista dell’apertura delle Olimpiadi invernali.

MELONI: “UN ULTERIORE TASSELLO AL NOSTRO DISEGNO, LO STATO CI DIFENDE”

“Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato nuovi provvedimenti in materia di sicurezza. Non sono misure spot, ma un ulteriore tassello della strategia che questo Governo porta avanti fin dal suo insediamento”.
Così, su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aggiunge: “In questi anni abbiamo costruito un impianto chiaro: difendere i cittadini e mettere le Forze dell’ordine nelle condizioni di lavorare meglio e con maggiori tutele. È lo stesso percorso che ci ha portato a rafforzare con diverse misure la protezione dei cittadini e della legalità, a contrastare il crimine organizzato, ad aumentare le pene per chi aggredisce uomini e donne in divisa, ad assumere quasi 40 mila operatori e rinnovare contratti rimasti bloccati per anni, con risorse mai stanziate prima. Con i provvedimenti approvati oggi rafforziamo gli strumenti per prevenire e combattere la criminalità diffusa”.

  E spiega: “Rafforziamo la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città. Introduciamo pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che diventa procedibile d’ufficio e la cancellazione del paradosso di finire indagato per sequestro di persona se fermi un ladro che ti ha appena derubato in attesa delle Forze dell’ordine. Ci occupiamo anche del fenomeno delle baby gang, con una stretta sui coltelli e il divieto di vendere ai minori ogni strumento atto ad offendere. Introduciamo inoltre strumenti specifici per prevenire la presenza e l’azione di gruppi organizzati dediti alla violenza, che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e che utilizzano le piazze come pretesto per creare disordini e distruzione”.
“Infine- conclude Meloni- una norma estremamente importante: se ti sei legittimamente difeso, non vieni automaticamente iscritto nel registro degli indagati, pur mantenendo tutte le tutele previste dalla legge. Continuiamo così ad aggiungere tasselli a un disegno preciso: uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”.


  PIANTEDOSI: “DAL QUIRINALE GIUSTE SOTTOLINEATURE”

Col Quirinale c’è stata sul decreto sicurezza “una interlocuzione molto proficua” che ha portato il Colle a esprimere “giuste sottolineature”, nonostante ciò “il testo esce esattamente come stato proposto”.
Lo precisa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in conferenza stampa dopo il Cdm.

PIANTEDOSI: “IL FERMO PREVENTIVO NON È MISURA LIBERTICIDA”

Il fermo preventivo approvato dal governo “non è una misura liberticida”. Lo afferma il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
Piantedosi difende la scelta del governo, ovvero “la possibilità che le persone possano essere accompagnate negli uffici di polizia e trattenute per non oltre 12 ore. È un istituto che non corrisponde a una misura liberticida, ma è presente in quasi tutti gli ordinamenti europei. Ci sono tutte le garanzie possibili”.

NORDIO: “LA MISURA NEL DL NON È LO SCUDO PENALE E NON È SOLO PER LE FORZE DI POLIZIA”

L’iscrizione nel registro separato in caso di evidenti cause di giustificazione “è una formula che non ha niente a che vedere con lo scudo penale e non ha niente a che vedere con l’esclusività per le forze dell’ordine. Certo, i fatti avvenuti negli ultimi tempi hanno accelerato il processo”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.

  NORDIO: “NESSUNO SARÀ INDAGATO SE CI SONO EVIDENTI CAUSE A GIUSTIFICAZIONE“

“In merito al cosiddetto ‘scudo penale’ nei confronti delle forze dell’ordine, bisogna essere chiari perché non è né uno scudo penale, né vale solo nei confronti delle forze dell’ordine. Noi abbiamo introdotto un principio di civiltà che nasce da un profondo equivoco che si protrae da 50 anni, quando con il vecchio codice di procedura penale era stato introdotto l’istituto dell’avviso di reato, poi diventato avviso di garanzia, poi informazione di reato: un istituto che era nato a garanzia dell’eventuale indagato si era trasformato e si è trasformato in una condanna anticipata sia da un punto di vista mediatico sia da un punto di vista talvolta professionale o addirittura politico”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.
Questo perché, ha sottolineato Nordio, “quando una persona ha diritto di partecipare alle indagini perché quelle indagini la possono riguardare, deve essere iscritta nel registro degli indagati e deve ricevere questa informazione di garanzia che dovrebbe essere a sua garanzia, come dice la parola stessa, ma che da informazione di garanzia si è trasformata in garanzia di informazione, nel senso che quella persona può essere sicura che il giorno dopo finirà sui giornali con una condanna anticipata”.
Questa situazione, “che da tempo versa in stato di altissima criticità- ha spiegato il ministro- è stata affrontata non nei soli confronti delle forze dell’ordine e tantomeno con uno scudo penale.

NORDIO: “DIMENTICATE LA PAROLA SCUDO PENALE“


Scudo penale vuol dire impunità, qui l’impunità non c’è per nessuno e quindi vi pregherei caldamente di dimenticare questa parola che è assolutamente impropria: abbiamo introdotto il principio per cui in presenza di una causa di giustificazione la persona che ha commesso questo fatto, che però può essere giustificato, non deve essere iscritta automaticamente nel registro degli indagati ma deve essere indicata in un ‘modello’ che il pubblico ministero tiene da parte e che però gli consente di partecipare alle indagini che lo possono interessare, senza però essere indagato”.
In questi casi, quindi, non si sarà più identificati come ‘indagati’ ma, ha proseguito il ministro, “se dovessi usare un termine nuovo mio direi ‘persona interessata alle indagini'”. E’ il caso, ad esempio, “di un poliziotto, un carabiniere, un agente della Guardia di Finanza che spara in situazione di legittima difesa perché viene minacciato con un’arma e in quel caso versa in uno stato evidente di causa di giustificazione (ovvero legittima difesa, uso legittimo delle armi, adempimento di un dovere, esercizio di un diritto, consenso dell’avente diritto più altre cause cosiddette non codificate come per esempio nell’attività sportiva o nell’attività medica). In presenza di questa causa di giustificazione, oggi quel carabiniere, quel poliziotto che ha manifestamente sparato per difendersi perché altrimenti sarebbe stato ammazzato o avrebbe subito delle gravi lesioni, deve essere iscritto nel registro degli indagati per poter partecipare, per esempio, con un consulente a una perizia balistica per vedere se la pistola che ha sparato è la sua o non è quella di un altro”.
Attualmente quindi, ha ribadito Nordio, “per poter godere di queste garanzie si deve subire l’onta dell’iscrizione nel registro degli indagati. Noi oggi abbiamo introdotto il principio che in presenza di queste cause di giustificazione questa iscrizione non è più obbligatoria, anzi il pm non deve proprio farla, anche se deve iscrivere in un modello particolare perché da quel momento decorrono anche dei termini entro i quali il pm deve decidere se iscrivere nel registro degli indagati, se archiviare o se altro”.

NORDIO: “RIGUARDA ANCHE MEDICI CHE PERDONO PAZIENTI O IL CITTADINO CHE SI TROVA UNA PERSONA ARMATA IN CASA”

Tutto ciò, però “non riguarda soltanto le forze dell’ordine, riguarda tutti, tant’è vero che la norma dice: ‘Quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione il pm procede alla notazione preliminare in separato modello’. Quindi riguarda tutti i cittadini, non soltanto le forze dell’ordine, anche per esempio un medico che sia stato vittima di una situazione di cui si pensa esservi stata una ‘malpractice’, magari un paziente che è morto. Attualmente può e spesso è iscritto nel registro degli indagati, perché se nei confronti di quella povera vittima si deve fare un’autopsia il medico ha il diritto di chiedere un consulente patologo che partecipi all’autopsia, in modo che se si dovesse fare un processo o l’indagine dovesse andare avanti, lui sia tutelato e difeso da un suo consulente di parte. Ma per far questo deve essere iscritto anche lui nel registro degli indagati, e quindi finisce sui giornali, deve pagarsi l’avvocato, non dico che venga sospeso ma diventa un’anatra zoppa nell’ambito della struttura sanitaria”.
La stessa norma “riguarda anche il cittadino normale: un cittadino che stia dormendo tranquillamente a casa sua e veda entrare una persona armata e gli spari per primo perché altrimenti viene ucciso lui, versa ovviamente in una situazione di giustificazione, in questo caso una legittima difesa. Ebbene, se questa persona volesse partecipare alle indagini balistiche per vedere l’angolazione di tiro o altro, oggi dovrebbe essere iscritta come avviene obbligatoriamente nel registro degli indagati”, ha concluso Nordio.

  NORDIO: “ATTENZIONE PER I PIÙ DEBOLI E PER NUOVE FORME CRIMINALI”

Con il pacchetto Sicurezza “sono state anche introdotte delle aggravanti per certi tipi di reati particolarmente odiosi e la procedibilità d’ufficio per il reato di furto con destrezza, che è un’altra forma di aggressione essenzialmente verso soggetti deboli. Il messaggio che noi abbiamo voluto inviare è quello che la tutela penale, per quanto si dica – e per certi aspetti il concetto è anche condivisibile – che non è sufficiente a eliminare il crimine, deve comunque essere un segnale di attenzione dello Stato a mano a mano che si manifestano delle forme di criminalità o perché sono nuove, come nel caso dell’intelligenza artificiale o delle delinquenze informatiche, o perché sono antiche ma oggi ritrovano un rinnovo particolarmente pernicioso e particolarmente pericoloso”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha visto l’approvazione del dl e del ddl del pacchetto Sicurezza.

NORDIO: “MISURE PER EVITARE CHE SI RIPETANO BRIGATE ROSSE”

“Vorrei ricordare che 50 anni fa, quando sono entrato in magistratura- ha aggiunto Nordio- una delle mie prime inchieste è stata sulla colonna veneta delle Brigate Rosse, fenomeno che era nato proprio per un’insufficiente attenzione anche da parte dello Stato verso queste forme di aggressività odiosa, soprattutto verso le forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni ‘compagni che sbagliano’, finché Rossana Rossanda ha detto che c’era ‘l’album di famiglia’ in quelle Brigate Rosse. Noi cerchiamo adesso, con un’attività di prevenzione e di repressione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano”.

NORDIO: “PER SALVINI ‘VERGOGNA’ MILITANTI LIBERI? IL PROBLEMA È LA LEGGE, NON I GIUDICI”

“Se condivido o meno le espressioni del collega Salvini? Io dico che ognuno si esprime nel modo che gli sembra più congeniale e ha una spiegazione delle espressioni che usa. Io ho usato l’espressione ‘blasfemo’ nei confronti di quelli che hanno detto che il Parlamento avrebbe, con la riforma costituzionale, sottoposto la magistratura al potere esecutivo, e ho spiegato perché. Quindi magari chiedete al ministro Salvini perché ha usato quella parola”.
Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, a chi gli chiedeva se condividesse la parola ‘Vergogna’ usata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini per commentare la scarcerazione di due militanti di Askatasuna, sostenendo che in caso di vittoria del sì al referendum sulla giustizia ‘una cosa del genere non accadrà più’.

  Per quanto riguarda la scarcerazione dei militanti, ha commentato Nordio, “io credo nell’indipendenza e nell’autonomia della magistratura. Sono stato io stesso pubblico ministero. Se si va a vedere negli annali qualche volta anche io sono stato criticato, potrei dire da sinistra, perché ho chiesto o addirittura disposto la liberazione di una persona che magari altre persone avrebbero voluto in carcere. Quello che posso dire è che la magistratura applica la legge, e se le leggi consentono che una persona che ha preso a martellate un poliziotto il giorno dopo venga messo agli arresti domiciliari, vuol dire che le leggi sono inadeguate. Proprio perché la magistratura, secondo me, ha applicato la legge”. E quindi, “vuol dire che la legge è carente, ed è per quello che stiamo intervenendo: io sono convinto che la magistratura la applica bene, lo dico da ex magistrato, e quindi penso che sia necessario cambiare la legge”.
E se passasse il sì al referendum? “La magistratura resterebbe assolutamente indipendente ed autonoma e quindi valuterebbe le situazioni e deciderebbe in piena autonomia. Il referendum non inciderebbe minimamente, poi nella dialettica o nella polemica politica ogni parte enfatizza quelle che possono essere le conseguenze del sì o del no. In questo caso, probabilmente, il collega (Salvini, ndr) le ha enfatizzate, però da ex magistrato e da ministro della Giustizia posso dire che in casi come questo la magistratura resterebbe sovrana”.

 

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Il Ministro dell'Economia al Question Time: "Valutare la tassazione degli extra profitti e ragionare su sospensione temporanea del Patto di stabilità"  “Il Governo si è mosso secondo una duplice linea: quella delle riforme strutturali, contenute nel decreto energia, e quelle emergenziali e temporanee, che hanno caratterizzato i provvedimenti per fronteggiare in via emergenziale il caro carburanti”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time in Senato. In questo quadro, prosegue, “l’auspicio è che la crisi internazionale veda quanto prima la sua soluzione, ma se ciò non dovesse accadere, si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea, così come fu fatto per la pandemia, con misure eccezionali fra le quali ho già condiviso con alcuni partner europei la proposta di prevedere una tassazione degli extra profitti generati nel settore dagli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia, fermo restando che il perdurare della crisi imporrà di ragionare in maniera seria e costruttiva su una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”. Qualora, dice ancora, “le conseguenze delle tensioni sui mercati energetici in corso dovessero prolungarsi o addirittura intensificarsi, l’Europa dovrebbe, in primo luogo, valutare il ricorso alla clausola di salvaguardia generale prevista dall’articolo 25 del Regolamento 1263/2024. Ricordo che la Commissione ha già avuto modo di esprimere cautela sulla possibilità di attivazione di tali clausole alla luce dell’attuale contesto, ma resta il fatto che in determinate condizioni, come nel caso di prolungato stress sulle finanze pubbliche del nostro Paese o di recessione severa nell’area, l’attivazione di tali clausole debba essere considerata una possibilità realistica, nonché esplicitamente prevista dalla nuova governance europea”.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 08.53 10 aprile 2026
Sul tavolo, il nodo principale dello Stretto di Hormuz La tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran, tiene ma ogni ora che passa si fa sempre più fragile. Una svolta, si spera, potrebbe essere rappresentata dai colloqui previsti in Pakistan nel fine settimana, dove le parti saranno impegnate a trovare un vero accordo: sul tavolo, il nodo principale dello Stretto di Hormuz. Intanto sul fronte libanese il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha comunicato di aver dato disposizione al suo governo di avviare colloqui diretti con il Libano “il prima possibile”. La presa di posizione è stata diffusa con un messaggio sul social X in lingua ebraica. Netanyahu ha riferito di aver preso la decisione alla luce delle “ripetute richieste” da parte del Libano di aprire negoziati. Il primo ministro ha aggiunto che i colloqui si concentreranno “sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano”. 7:30 – IL PAKISTAN SI PREPARA PER I COLLOQUI DI ISLAMABAD Dopo sei settimane di guerra, gli occhi del mondo da oggi sono tutti puntati sul Pakistan. È qui infatti, che si svolgerà “Islamabad Talks 2026”. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar su X ha annunciato che tutti i delegati, giornalisti compresi, dei Paesi che parteciperanno, potranno entrare in Pakistan anche senza visto: “Tutte le compagnie aeree sono invitate a consentire l’imbarco a tali individui. Le autorità immigrarie in Pakistan emetteranno loro un visto all’arrivo”. Secondo quanto riferisce l’inviato di Al Jazeera a Islamabad “il viale principale che porta alla Zona Rossa – dove si trovano edifici governativi chiave nella capitale – è stato bloccato, con un pesante dispiegamento di personale militare visibile in tutta la città. Il Serena Hotel, uno degli hotel più importanti della città situato nella Zona Rossa adiacente alla sede del Ministero degli Esteri, fungerà da sede. I funzionari della sicurezza hanno interamente preso il controllo dei locali e agli ospiti è stato chiesto di andarsene”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 10 aprile 2026
Si conclude con un bilancio pesante il primo atto dei quarti di finale di coppa per le formazioni italiane. Sia la Fiorentina in UEFA Conference League che il Bologna in UEFA Europa League escono sconfitte dai rispettivi match d'andata contro le compagini inglesi, chiamate ora a vere e proprie imprese sportive nelle gare di ritorno. Conference League: Tris del Crystal Palace, Fiorentina al tappeto Al Selhurst Park di Londra, il Crystal Palace ipoteca la qualificazione superando la Fiorentina con un netto 3-0. Il match si sblocca al 24' con un calcio di rigore trasformato da Mateta, concesso per un fallo di Dodo su Guessand. Al 31' arriva il raddoppio firmato da Mitchell, lesto a ribadire in rete una respinta di De Gea su precedente conclusione dello stesso Mateta. Nonostante una traversa colpita da Fabbian in apertura di ripresa e i tentativi di Piccoli, la Viola non riesce a dimezzare lo svantaggio e subisce al 90' la terza rete: un colpo di testa di Sarr su assist di Munoz che fissa il risultato sul definitivo 3-0. Tra una settimana, allo Stadio "Franchi", la squadra di Firenze dovrà cercare una rimonta ai limiti del possibile. Europa League: L’Aston Villa espugna il Dall’Ara, il Bologna cede 1-3 Cade in casa anche il Bologna, battuto per 1-3 dall'Aston Villa in un match deciso dal cinismo dei britannici. Dopo un primo tempo equilibrato, gli ospiti passano in vantaggio al 44' con un’incornata di Konsa su azione d'angolo. Al 51', un'indecisione difensiva permette a Watkins di firmare il raddoppio. Il finale è concitato: al 90' Rowe riaccende la speranza per i rossoblù siglando il gol dell'1-2, ma in pieno recupero (94') è ancora Watkins a spegnere l'entusiasmo del "Dall'Ara" siglando la doppietta personale in contropiede. Per gli uomini di Italiano, la strada verso la semifinale passa ora per una vittoria con almeno due gol di scarto al Villa Park.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
Possibili ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli Possibili disagi per chi ha in programma di viaggiare in aereo. Oggi, venerdì 10 aprile, è infatti previsto uno sciopero nazionale del comparto aereo. A proclamare l’agitazione i sindacati Uiltrasporti, UGL-TA, Astra e FAST-CONFSAL-AV. "Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori", si legge in un post su Facebook di Uiltrasporti Nazionale. L'Enav nell'annunciare lo sciopero, nella stessa nota sottolinea come "saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente". Gli orari Si tratta di uno sciopero di 4 ore, dalle 13 alle 17, che potrebbe causare ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli. I voli garantiti Come stabilito dalla regolamentazione italiana e dalle linee guida Enac, anche durante uno sciopero alcuni collegamenti devono essere assicurati per tutelare il diritto alla mobilità. Saranno quindi sempre operativi: i voli nelle fasce sempre garantite: dalle 07:00 alle 10:00 e dalle 18:00 alle 21:00; i voli di Stato e voli militari; voli sanitari, di emergenza e per trasporto organi; collegamenti di continuità territoriale, essenziali per le isole e per i collegamenti unici della giornata.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
La Premier: "Nessun rimpasto, dimissioni? Mi sarebbe convenuto, ma non facciamo piombare il Paese nell'incertezza". E aggiunge: "Non ignoriamo il segnale del referendum, ma un 'No' ti riaccende" "Io non scappo", il governo andrà avanti fino alla fine. Nessun rimpasto all’orizzonte, perché "questo è il governo che ha restituito all'Italia stabilità". E guai a parlare di "fase 2" o di "ripartenza": l'esecutivo, rivendica la premier, non si è mai fermato. Davanti all'Aula di Montecitorio - e poi a quella di Palazzo Madama - Giorgia Meloni torna a "metterci la faccia" dopo la cocente sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia, che resta comunque "necessaria", secondo la premier, nonostante il verdetto netto delle urne. Un passaggio delicato che la presidente del Consiglio trasforma in una controffensiva politica: rilancia l’azione del governo e chiama le opposizioni - a partire dalla leader del Pd Elly Schlein - a confrontarsi "nel merito", soprattutto su uno dei nodi più sensibili del momento, la crisi iraniana e i suoi riflessi sull’approvvigionamento energetico. Senza risparmiare critiche agli "insulti" e alla "demagogia" che attribuisce alla sinistra. "Rispettiamo il voto del referendum, ma persa un'occasione" Meloni riporta le lancette dell'orologio alla vittoria del No del 23 marzo e al clima che ha lasciato nel Paese. Il voto, dice, restituisce un’immagine chiara: "Un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e, allo stesso tempo, una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro". Il risultato va rispettato, ribadisce la presidente del Consiglio, "qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o le nostre aspettative". Ma resta "il rammarico di aver perso un’occasione storica di modernizzare l’Italia". Per questo, l’invito è a non chiudere il dossier: "I problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci". "Nessun rimpasto, no ai giochi di palazzo" Da qui Meloni allarga il discorso al metodo di governo. E il passaggio più atteso è quello sulla tenuta dell’esecutivo. L'inquilina di Palazzo Chigi respinge le ipotesi di crisi: "Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato". E ancora: "Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto". Sulle dimissioni, Meloni ammette: "Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno". Ma la scelta è un’altra: "Ci siamo presi l’impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo". Il messaggio è chiaro, l'esecutivo va avanti: "Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo". La sfida alle opposizioni: "Vediamo chi ha soluzioni" Nel confronto politico, la premier chiama direttamente in causa le opposizioni: "Vi sfido sulla politica, sulla vera politica. Vi sfido a un dibattito nel merito". E indica i terreni: crisi internazionale, energia, economia. "Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha". Iran, "arrivati a un passo dal punto di non ritorno" Proprio il contesto internazionale occupa una parte centrale dell’intervento. Sul dossier iraniano, Giorgia Meloni descrive una situazione ancora instabile, nonostante il cessate il fuoco: "Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace". Da qui l’indicazione delle priorità, che per il governo restano nette: "Cessazione permanente delle ostilità, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz". Su questo punto "siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento", assicura. "Usa? Noi testardamente occidentali" Meloni rivendica la posizione italiana nei rapporti con gli alleati, a partire dagli Stati Uniti, respingendo quello che definisce l’"ormai scontato ritornello" sulla sua presunta subalternità a Donald Trump. Allo stesso tempo, però, marca le distanze su singoli dossier. L’offensiva contro Teheran, sottolinea, è stata un’operazione militare che "l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato", richiamando anche il caso Sigonella. Da qui il rilancio dell’asse euro-atlantico: "Siamo 'testardamente occidentali'", afferma, parafrasando uno slogan caro a Schlein. Ma avverte: "Per stare insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la Nato". Il dossier energia Il legame tra politica estera e interna passa soprattutto dall’energia. Meloni difende le missioni internazionali compiute durante il suo mandato, tra cui il recente blitz nel Golfo persico: "È preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti". Ricorda gli interventi già adottati, come il taglio temporaneo di 25 centesimi al litro del prezzo di diesel e benzina. E insiste sull'idea di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita ("non dovrebbe essere un tabu"): "Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato", rimarca Meloni, sottolineando come l'Italia sia "pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi", compresi, se necessari, "ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche". Un passaggio del discorso della premier è dedicato anche al nodo Ets: "Continueremo a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione" di questo meccanismo alla produzione di elettricità da fonti termiche, ossia dal termoelettrico. Dal lavoro al fisco, Meloni risponde alle critiche Sul piano economico, la presidente del Consiglio rivendica i risultati e risponde alle critiche. "Siamo l'unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario", con "il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici". E sul lavoro bolla come "menzogne" le accuse di aumento della precarietà arrivate dalla segretaria dem Schlein, citando invece "quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno". Tra i dati indicati anche la lotta all’evasione: "Abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro". Nel capitolo sviluppo, Meloni insiste sul Mezzogiorno: "Il Sud sta colmando il divario". E partendo dall'esperienza della Zes unica nel Meridione, annuncia che sono allo studio le modalità per applicarla a tutto il territorio nazionale. Sicurezza, "non sono soddisfatta" Su immigrazione e sicurezza, la presidente del Consiglio rivendica la linea seguita finora: "Abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo". Ma sul piano dell’ordine pubblico riconosce che i risultati non sono ancora sufficienti: "Personalmente non sono soddisfatta". Il tono si fa più duro quando affronta il tema della criminalità organizzata. "Non accetto lezioni su questo tema", afferma, rivendicando il proprio impegno personale: "Combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro". Quindi liquida come "palate di fango" le polemiche legate a un selfie del 2019 con Gioacchino Amico, pentito ed ex referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia, respingendo ogni accostamento tra la sua figura politica e ambienti criminali. E rilancia, chiedendo alla Commissione Antimafia "di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso". Sanità e piano casa Sui temi sociali, Meloni riconosce le criticità della sanità: "Per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile". E annuncia un intervento sulla casa: "Un piano robusto, imponente, strutturale. Che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni". "Un 'Sì' ti conferma, un 'No' ti riaccende" Nella parte conclusiva dell’intervento, la leader di Fdi rivendica una linea alternativa alle politiche del passato: "Misure puramente demagogiche che devastavano i conti pubblici". Lo sguardo si sposta quindi sull’ultimo anno di legislatura, che - assicura - "non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati". Il referendum viene infine reinterpretato come uno stimolo: "Un 'sì' ti conferma, ma un 'no' ti riaccende... il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta". Il finale, assicura Meloni, è ancora da scrivere. (di Antonio Atte) 
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