
IL PERIMETRO

Non Intervengo su tutto.
Intervengo quando il rumore diventa alibi.
Non semplifico per essere ascoltato.
Scrivo per chi accetta la complessità.
Non Inseguo il consenso.
Tengo il confine quando altri lo arretrano.
Credo che la libetà senza limiti diventi fragilità.
E che educare significhi esporsi.
Uso il silenzio come strumento, la parola come respnsabilità.
Non offro soluzioni rapide.
Offro criteri per stare nel mondo.
Se questo disturba, và bene così.
Il pensiero non nasce per piacere.
Pier Paolo Pinto classe 66, romano con il sangue pugliese, è sociologo e analista dei processi culturali e sociali contemporanei. Ex assistente parlamentare ora si occupa di comunicazione, politiche pubbliche e trasformazioni del ceto medio, con particolare attenzione ai temi del tempo, del lavoro e dell’identità nella società della performance.
Dopo il suo primo saggio di filosofia politica Ri-evoluzione della democrazia moderna con INSIDE affronta un tema del silenzio come ozio creativo che riflette sul valore del non fare come spazio generativo per il pensiero critico, la creatività e il benessere individuale, proponendo una lettura accessibile ma profonda del silenzio come atto culturale e, oggi, anche politico.
Sarà possibile interagire con il Dott. Pier Paolo Pinto alle mail: p.pinto@frvnewsmagazine.com
Il Perimetro:
Il confine sottile tra coscienza e ingerenza

Alla vigilia del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, torna a riaffacciarsi una presenza che in Italia non è mai del tutto assente: quella della Chiesa nel dibattito pubblico. Non è una novità, né uno scandalo. La Chiesa parla, orienta, richiama valori. Il problema nasce quando il confine tra guida spirituale e indirizzo politico diventa opaco.
Il Perimetro:
Uscire dall’euro non è tornare alla lira: è uscire da sé stessi

Ogni volta che si parla di ritorno alla lira, il dibattito si accende come una nostalgia collettiva. Ma la moneta, da sola, non è mai il problema. È solo lo specchio dello Stato che la emette. Uscire dall’euro non significherebbe cambiare simbolo sulle banconote, ma attraversare un passaggio traumatico che ridefinirebbe il rapporto tra cittadini, risparmi, lavoro e potere.
Il Perimetro - La sicurezza non si misura dal numero degli interventi, ma dalla capacità delle istituzioni di rendere quegli interventi sempre meno necessari.

L’intervento delle forze dell’ordine alla stazione Termini di Roma riporta al centro il tema della sicurezza urbana, spesso affrontato in chiave emergenziale più che strutturale. Termini è uno snodo strategico per la mobilità nazionale e internazionale, ma anche uno spazio in cui si concentrano fragilità sociali irrisolte che le città faticano a governare in modo ordinario.
Il Perimetro - Giustizia al bivio

Il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo non è un regolamento di conti, né una resa dei conti. È, più semplicemente, un passaggio di maturità democratica.
Da troppo tempo la giustizia italiana vive sospesa tra sacralizzazione e delegittimazione, tra l’idea che non si possa toccare nulla e la tentazione di demolire tutto. Le riforme, invece, nascono proprio nel perimetro più difficile: quello dell’equilibrio.
Votare questi referendum significa rimettere al centro una domanda legittima: come rendere il sistema più giusto, più rapido, più responsabile, senza indebolirne l’autonomia?
Il Perimetro - La sicurezza non si misura dal numero degli interventi, ma dalla capacità delle istituzioni di rendere quegli interventi sempre meno necessari.

L’intervento delle forze dell’ordine alla stazione Termini di Roma riporta al centro il tema della sicurezza urbana, spesso affrontato in chiave emergenziale più che strutturale. Termini è uno snodo strategico per la mobilità nazionale e internazionale, ma anche uno spazio in cui si concentrano fragilità sociali irrisolte che le città faticano a governare in modo ordinario.
Il Perimetro - Giustizia al bivio

Il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo non è un regolamento di conti, né una resa dei conti. È, più semplicemente, un passaggio di maturità democratica.
Da troppo tempo la giustizia italiana vive sospesa tra sacralizzazione e delegittimazione, tra l’idea che non si possa toccare nulla e la tentazione di demolire tutto. Le riforme, invece, nascono proprio nel perimetro più difficile: quello dell’equilibrio.
Votare questi referendum significa rimettere al centro una domanda legittima: come rendere il sistema più giusto, più rapido, più responsabile, senza indebolirne l’autonomia?
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