Il Perimetro: Il confine sottile tra coscienza e ingerenza

Alla vigilia del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, torna a riaffacciarsi una presenza che in Italia non è mai del tutto assente: quella della Chiesa nel dibattito pubblico. Non è una novità, né uno scandalo. La Chiesa parla, orienta, richiama valori. Il problema nasce quando il confine tra guida spirituale e indirizzo politico diventa opaco.
In una democrazia matura, la fede dovrebbe formare le coscienze, non sostituirsi alle scelte. Quando un’istituzione religiosa entra nel merito di un referendum, il rischio non è l’opinione — legittima — ma l’asimmetria: un’autorità morale che pesa più di altre, senza passare dal vaglio del consenso.
Il referendum sulla giustizia interroga lo Stato, non l’anima. Riguarda l’equilibrio dei poteri, le garanzie, il funzionamento della macchina pubblica. Chiamare in causa il “bene” o il “male” assoluto su temi tecnici rischia di semplificare ciò che richiede discernimento laico.
La laicità non è ostilità alla religione, ma tutela della libertà di tutti. Anche di chi crede. Forse oggi più che mai serve ricordare che la Chiesa è più autorevole quando resta coscienza critica, non quando diventa parte in causa. Il Perimetro, appunto, non è un muro: è un limite che protegge.
La fede interroga le coscienze.
La democrazia interroga le istituzioni.
Confondere i piani è già una forma di ingerenza.

Recent Posts














