Il Perimetro: Uscire dall’euro non è tornare alla lira: è uscire da sé stessi

Ogni volta che si parla di ritorno alla lira, il dibattito si accende come una nostalgia collettiva. Ma la moneta, da sola, non è mai il problema. È solo lo specchio dello Stato che la emette. Uscire dall’euro non significherebbe cambiare simbolo sulle banconote, ma attraversare un passaggio traumatico che ridefinirebbe il rapporto tra cittadini, risparmi, lavoro e potere.
Il primo effetto non sarebbe la libertà, ma lo shock. Controlli sui capitali, chiusura temporanea delle banche, perdita di fiducia internazionale. La nuova lira nascerebbe fragile e si svaluterebbe rapidamente. Questo renderebbe più competitive le esportazioni, ma colpirebbe duramente tutto ciò che importiamo: energia, tecnologia, beni essenziali. L’inflazione tornerebbe a essere una presenza quotidiana, visibile, sociale.
Il nodo vero sarebbe il debito. Una parte potrebbe essere convertita in valuta nazionale, un’altra resterebbe agganciata all’euro. Il risultato sarebbe un aumento del peso reale del debito e un probabile isolamento dai mercati finanziari. Non una punizione esterna, ma una conseguenza sistemica.
Chi pagherebbe il prezzo più alto non sarebbero le élite, ma il ceto medio: salari che perdono potere d’acquisto, risparmi svalutati, pensioni più fragili. A reggere meglio sarebbero settori già adattivi: export, turismo, economia informale. La forbice sociale si allargherebbe, almeno nel breve periodo.
La vera posta in gioco, però, non è economica. È istituzionale. Tornare a una moneta sovrana significa restituire allo Stato un potere enorme: stampare moneta, finanziare la spesa pubblica, orientare l’economia. Senza uno Stato competente, questo potere non produce autonomia, ma inflazione, clientelismo e sfiducia.
Per questo la domanda non è “euro sì o euro no”. La domanda è se l’Italia possieda oggi una classe dirigente e una cultura civile in grado di sostenere una sovranità piena. Perché la moneta non salva i Paesi immaturi. Li espone.
La vera uscita non è dall’euro.
È dall’illusione che basti cambiare moneta per cambiare Stato.

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