Bimbo trapiantato a Napoli, c'è un settimo indagato

23 febbraio 2026

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La Procura ha chiesto di procedere con incidente probatorio. Per autopsia deciderà un giudice. Legale famiglia Domenico: "Espianto poteva essere posticipato"



Domenico morto in seguito al trapianto di un cuore danneggiato durante il trasporto: sono 7 gli indagati e la Procura ha chiesto di procedere con un incidente probatorio per eseguire l'autopsia.

Il pm Giuseppe Tittaferrante che coordina le indagini per la Procura partenopea ha inoltrato al gip del tribunale di Napoli la richiesta di procedere d'ufficio con l'incidente probatorio per l'espletamento dell'esame autoptico e della perizia medico legale collegiale. Un passaggio sul quale il giudice dovrebbe decidere nei prossimi due giorni.

Nel registro degli indagati sono iscritti i 6 componenti dell'équipe che il 23 dicembre scorso ha eseguito il trapianto sul piccolo Domenico, morto sabato mattina dopo 60 giorni in coma farmacologico, e una dirigente dell'ospedale Monaldi.

La madre di Domenico: "Giustizia, nessuno deve soffrire come noi"

"La costituzione di una fondazione nasce dall'idea evitare altri casi di malasanità e spingere maggiormente per agevolare i trapianti". Lo ha spiegato Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, prima di recarsi con il suo legale dal notaio per la costituzione della fondazione a nome del piccolo. "Vedremo meglio come utilizzare questa fondazione, non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto. Non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi", ha aggiunto la mamma del piccolo.

Legale famiglia Domenico: "Espianto poteva essere posticipato"


"Il momento dell'espianto poteva essere posticipato, in quanto Domenico non era un bambino moribondo". Così Francesco Petruzzi, l'avvocato della famiglia del bambino. "Domenico era affetto da una patologia - ricorda il legale - ma attendeva un cuore.


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Continua il tira e molla negoziale tra Stati Uniti e Iran. Anche per Trump è quasi fatta, "ma senza fretta" ROMA – Un accordo che non c’è ancora, ma che potrebbe esserci. Forse. Tra qualche giorno. Chi lo sa. Lo stato dei negoziati tra Washington e Teheran resta appeso ai leak e alle traduzioni delle versioni ufficiali. C’è un “accordo di principio” annunciato da un funzionario americano anonimo al New York Times, più o meno smentito nei fatti dallo stesso Trump, che ha invitato i suoi negoziatori a non “affrettare la conclusione” delle trattative. Nel frattempo, il presidente Usa ha poi rivendicato su Truth Social di aver quasi risolto ciò che i suoi predecessori non erano riusciti a risolvere. Come da copione. I punti cardine dell’intesa ipotetica sono la riapertura dello Stretto di Hormuz e lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito iraniano. Su quest’ultimo punto, però, le parti divergono ancora: Trump vuole che gli Stati Uniti sequestrino il materiale; Teheran non ha commentato pubblicamente nulla. Tre funzionari iraniani, anch’essi anonimi, hanno ridimensionato la portata dell’accordo: si tratterebbe solo di un impegno a negoziare le questioni nucleari entro trenta-sessanta giorni. La moratoria sull’arricchimento, che Washington aveva a lungo richiesto per almeno vent’anni, per ora non è sul tavolo. Sul fronte libanese, la situazione è più tesa. Il leader di Hezbollah Naim Qassem ha accolto favorevolmente un’eventuale intesa Iran-Usa – purché includa anche il suo gruppo – ma ha contemporaneamente condannato il governo di Beirut per aver avviato colloqui diretti con Israele e ha invitato i libanesi a “rovesciare” l’esecutivo. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha risposto duramente dall’India, accusando Hezbollah di voler trascinare il Libano nel caos. Ma ha anche annunciato che gli Stati Uniti potrebbero annunciare novità sui colloqui con l’Iran “forse già oggi”: “Abbiamo sul tavolo quella che ritengo una proposta piuttosto solida in termini di capacità di aprire lo stretto, renderlo nuovamente accessibile e avviare un negoziato concreto, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare”. Quel che si profila, insomma, è un accordo quadro che apre la strada ad altri accordi, che a loro volta apriranno la strada ad altri ancora. Non c’è la pace, sul tavolo: c’è la riapertura di Hormuz. Il resto passa in secondo piano. 
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 maggio 2026
QUARTA VITTORIA CONSECUTIVA PER ANTONELLI NEL GP DEL CANADA: TRIONFO STORICO A 19 ANNI, SECONDA LA FERRARI DI HAMILTON Impresa leggendaria a Montreal. Il fenomeno italiano Andrea Kimi Antonelli vince il Gran Premio del Canada di Formula 1 e inanella la sua quarta vittoria consecutiva. A soli 19 anni, il pilota azzurro domina la pista su una monoposto straniera, confermando un talento cristallino e un filotto di successi che lo proietta nella storia del motorsport mondiale. Alle spalle del vincitore si piazza la Ferrari di Lewis Hamilton, autore di una prestazione solida che vale la seconda posizione. Completa il podio la Red Bull di Max Verstappen, terzo al traguardo, davanti alla seconda Ferrari di Charles Leclerc, che chiude la gara in quarta posizione. Serata da dimenticare invece per George Russell, costretto al ritiro con la sua Mercedes.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 maggio 2026
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