Crans Montana, il dolore non trova pace: rimborsi bloccati e famiglie costrette a scegliere sulla riesumazione dei propri cari.
L’inchiesta sul tragico incendio di Capodanno a Crans Montana, che ha causato 41 vittime e 116 feriti, attraversa una fase di profonda tensione. Al centro delle polemiche, le gravi omissioni nelle indagini preliminari condotte dalla Procura di Sion e il mancato arrivo degli indennizzi promessi alle famiglie.
Il nodo delle autopsie e le possibili riesumazioni
A distanza di settimane, emerge che sulle vittime non sono mai state eseguite autopsie né esami tossicologici. Tale mancanza impedisce di stabilire con certezza la causa legale dei decessi, elemento fondamentale per il processo a carico dei titolari del locale "Constellation" e dei funzionari comunali indagati.
La Procura, guidata da Beatrice Pilloud, ipotizza ora la riesumazione delle salme, ma ha annunciato che procederà solo su esplicita richiesta dei parenti. Questa scelta è stata duramente contestata dai legali delle famiglie, secondo i quali spetterebbe all’autorità inquirente condurre le indagini in autonomia senza gravare ulteriormente sul dolore dei familiari.
Ritardi nei rimborsi: famiglie in difficoltà
Nonostante l'annuncio del Consiglio di Stato vallesano dello scorso 14 gennaio, i 10.000 franchi di rimborso forfettario destinati a vittime e feriti non sono ancora stati erogati. Molte famiglie, già provate dal lutto o impegnate nell'assistenza ai feriti gravi in cliniche specializzate, si trovano a dover affrontare spese insostenibili per cure mediche, logistica e supporto psicologico.
Secondo le autorità locali, i ritardi sono dovuti a complesse procedure burocratiche per l'identificazione dei beneficiari. Si stima che le prime 45 pratiche verranno evase entro la fine della prossima settimana.

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