Danni e 64 agenti feriti a Bologna dopo il presidio per Fakir, un arresto. Esposti Lega-Fdi contro Lepore, lui: “Non siamo la piazza degli scontri”
Polemica per la coda violenta del presidio di vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir da parte di anarchici, centri sociali e collettivi. Il centrodestra invoca le dimissioni del sindaco e presenta esposti per valutare l'istigazione a delinquere
BOLOGNA – Guerriglia a Bologna, nella serata di ieri, dopo il presidio per la morte di Abderrahim Fakir, il 43enne morto domenica mattina mentre era ammanettato a terra durante un controllo della Polizia al Pilastro. Al presidio, che si è svolto pacificamente in piazza Nettuno (con la partecipazione di migliaia di persone e le parole toccanti pronunciate dalla nipote del 43enne morto) è seguita una coda di violenza, prima con gli scontri davanti alla Prefettura e poi, in serata, con altri atti di vandalismo nelle strade della città e auto incendiate. Protagonisti di questa ‘coda’ violenta sono stati i centri sociali, gli anarchici e alcune frange violente dei collettivi, che hanno animato lo scontro con le forze di polizia a partire da piazza Roosevelt, dove la Polizia (dopo un fitto lancio di oggetti, bottiglie e bombe carta) ha caricato e poi usato gli idranti per allontanare i manifestanti.
Il bilancio della serata di violenza ufficializzato in tarda mattinata dalla Questura è di 64 feriti tra gli agenti, con prognosi dai tre ai 35 giorni. Mentre il sindacato del Coisp, in una nota, aveva fornito diverse ore prima una stima più ottimista di 56 feriti. Nel bilancio dei disordini anche vetrine infrante, transenne divelte, almeno due auto incendiate, scritte contro la Polizia tracciate sui muri e vetrine. Per terra, in centro, l’indomani ci sono ancora cocci di bottiglie rotte.
Nella tarda serata, sei attivisti protagonisti dei disordini sono stati portati in Questura per identificazione e sono stati poi rilasciati circa all’1: fuori, ad attenderli, c’erano altri attivisti. Sono indagati per i fatti di ieri sera. La famiglia di Fakir, per bocca dell’avvocato Fabio Anselmo, si è dissociata dalle violenze avvenute in piazza e ha parlato di “strumentalizzazioni”.
SCONTRI ALLA MANIFESTAZIONE PER FAKIR, UNA PERSONA ARRESTATA
Hanno portato ad un arresto, a quanto si apprende, gli scontri avvenuti ieri sera in centro a Bologna durante una manifestazione per Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. La notizia arriva nel primo pomeriggio di oggi, martedì 21 luglio.
Il manifestante è stato arrestato dalla Digos: l’accusa sarebbe quella di resistenza a pubblico ufficiale, e l’arresto dovrà essere convalidato. In mattinata la Questura ha fatto sapere che sono stati identificati altri manifestanti che sarebbero responsabili dei disordini di ieri sera, la cui posizione è ora al vaglio degli investigatori.
COISP: “I 56 POLIZIOTTI FERITI SU COSCIENZA DI CHI HA AIZZATO PIAZZA”
“Il bilancio dei disordini di ieri sera a Bologna è un bollettino di guerra: sono 56 i poliziotti rimasti feriti perché colpiti da enormi pietre, bottiglie di vetro e bombe carta lanciate dai violenti gruppi di antagonisti e anarchici. Nello specifico contiamo 15 agenti feriti del Reparto Mobile di Padova, 26 da quello di Firenze e 15 da quello di Bologna, con prognosi che arrivano fino a 15 giorni. Questi feriti pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare la Polizia. Perché di fatto si è messa a repentaglio l’incolumità degli agenti solo per fare propaganda. A questi 56 poliziotti, che ieri sera hanno affrontato la guerriglia urbana per tutelare Bologna e i suoi cittadini, deve andare la solidarietà unanime di tutta la politica. Affinché sia chiaro un principio fondamentale: chi indossa una divisa non può essere trattato come un bersaglio”. Lo dichiara in una nota Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp.
IL BILANCIO DISORDINI: 64 AGENTI FERITI. IDENTIFICATI ALCUNI RESPONSABILI
Sono in tutto “64, con prognosi dai tre ai 35 giorni”, gli agenti rimasti feriti ieri a Bologna a seguito degli scontri scoppiati durante la manifestazione per Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Ne dà notizia la Questura bolognese, ricordando che i disordini “hanno interessato il centro cittadino, in particolare piazza Roosevelt, via Rizzoli, via Ugo Bassi, via della Zecca e via Venezian”, provocando “feriti e danni materiali”.
Oltre ai 64 feriti, dettaglia la Questura, “risultano danneggiati sei mezzi della Polizia“, e “ulteriori danni sono stati realizzati nelle vie centrali della città adiacenti a piazza Maggiore, dove è partita la manifestazione”. Sono state “imbrattate e danneggiate vetrine di esercizi commerciali, banche con i relativi sportelli bancomat e sei cassonetti della spazzatura, due auto sono state incendiate e diverse decine di biciclette, utilizzate per creare una barriera con cui ostacolare l’intervento della Polizia, sono state distrutte”. Infine, è stato “completamente danneggiato un cantiere del tram”. Ora, scrive la Questura, “la copiosa quantità di materiale video-fotografico è al vaglio delle sezioni investigative per individuare i responsabili, parte dei quali sono già stati identificati“.
ESPLODE LA POLEMICA POLITICA
Inevitabile l’accendersi della polemica sulla scelta del sindaco di Bologna Matteo Lepore di convocare un presidio di solidarietà alla famiglia di Fakir e alla comunità del Pilastro: il centrodestra, già da ieri, ha puntato il dito contro l’iniziativa accusando il primo cittadino di schierarsi contro la Polizia prima dell’accertamento dei fatti. Oggi, dopo quello che è successo, si attende una giornata piena di polemiche per il fatto che il presidio convocato nel cuore della città abbia in qualche modo dato un’opportunità alla frangia antagonista di sfogare la propria violenza. Il capogruppo Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, ha chiesto le dimissioni di Lepore, definendolo un “irresponsabile”. Ecco le sue parole: “A casa. Lui e il Pd. È stato proprio il sindaco a invocare la piazza, scelta profondamente sbagliata perché nel momento in cui si chiede giustizia, si parte dal concetto che sia stata compiuta un’ingiustizia, finendo per colpevolizzare gli agenti”.
LEPORE RIVENDICA LA PIAZZA: “NON POSSIAMO LASCIARLA AGLI ANTAGONISTI”
“Se non avessimo fatto quel presidio, la voce della famiglia non ci sarebbe e ci sarebbe, come avviene oggi sui social, l’accusa alla persona morta di essere un criminale e a quella famiglia di essere immigrati“. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, non arretra di fronte alla scelta del Comune di organizzare, ieri, sera un presidio in piazza Nettuno per Abderrahim Fakir e i suoi familiari, a cui sono seguite due ore di scontri tra antagonisti e polizia in pieno centro storico. “Intanto è morta una persona in circostanze che sono da chiarire e sarà magistratura a farlo. C’è una famiglia che è sconvolta, un intero quartiere che è sconvolto, ci sono 6.000 colleghi che lavorano in Interporto (che stanotte hanno scioperato, ndr). Dobbiamo considerare che nelle nostre città questi fenomeni creano paura, preoccupazione e tensioni, queste tensioni si riversano nelle piazze. Questa paura va gestita e le istituzioni devono prendere posizione”, spiega Lepore, collegato in mattinata con la trasmissione di La7 ‘L’Aria che tira’. “Gli scontri c’erano stati anche la sera prima e ci saranno anche nelle giornate successive, se le istituzioni non fanno il loro dovere“, ammonisce il sindaco. “Se noi come istituzioni non sosteniamo lo stato di diritto e non stiamo accanto a vittime e lasciamo che nelle piazze ci vadano solo antagonisti, facciamo un errore incredibile, perché regaliamo la marginalità e la sofferenza di questo paese a chi non è democratico. A Bologna siamo abituati ad andare in piazza e dare voce alle vittime, perché è importante che in piazza non ci sia solo la voce degli antagonisti. Quelle sono persone che hanno subito un lutto e istituzioni devono essere accanto”, afferma.
BIGNAMI (FDI): LEPORE? “IRRESPONSABILE, A CASA LUI E IL PD”
“A casa. Lui e il Pd”. Lo scrive su X il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, che posta un fotomontaggio in cui si vede anche l’immagine del sindaco di Bologna Matteo Lepore e sopra la scritta ‘Il sindaco un irresponsabile. Adesso deve dimettersi’, che riprende l’intervista rilasciata dallo stesso Bignami al quotidiano ‘il Resto del Carlino’.
Intervista in cui, tra l’altro, su quanto accaduto ieri sera a Bologna, afferma: “Lepore ha fomentato un clima incendiario e questo è il risultato. E chi oggi paga il conto di tutto questo sono i bolognesi e chi deve difendere la nostra sicurezza, che ora è indicato come un bersaglio da colpire”.
LEPORE: “A BOLOGNA DUE PIAZZE, NON SIAMO QUELLA DEGLI SCONTRI”
Il sindaco di Bologna non risponde direttamente a chi lo ha accusa di aver innescato la miccia degli scontri che ieri sera hanno devastato il centro storico di Bologna convocando in piazza Nettuno la manifestazione di solidarietà alla famiglia di Abderrahim Fakir e alla comunità del Pilastro. Ma della piazza degli scontri, seguita al momento di raccoglimento sulle scale della Sala Borsa, prende nettamente le distanze. “Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”, chiarisce il sindaco in un post pubblicato sui suoi canali social.
Post in cui rende merito anche al questore di Bologna, Gaetano Bonnacorso, che ieri ha ricevuto la famiglia dell’uomo morto domenica al Pilastro durante un fermo di polizia. “Proprio nelle ore in cui qualcuno cercava di speculare sul dolore della famiglia Fakir, mi sono recato con loro in Questura per depositare la delega del loro rappresentante legale. Siamo passati insieme tra due ali di poliziotti in tenuta anti-sommossa e siamo stati accolti dal questore di Bologna”, racconta Lepore.
“Fuori c’era violenza cieca, ingiustificata, stupida. Dall’altro, c’era una famiglia distrutta dal dolore che varcava quella soglia con compostezza, dignità e fiducia nello stato di diritto. Il questore di Bologna ci ha dimostrato cosa significa rappresentare le istituzioni con umanità e rispetto. Il loro abbraccio mi ha sinceramente commosso. È un momento che non dimenticherò mai, e li ringrazio per questo”, fa sapere il sindaco, che ricorda anche le parole di Yossra Fakir, la nipote di Abderrahim, che ieri ha parlato in piazza Nettuno. “Con grande commozione, forza e dignità, ha rappresentato il pensiero della sua famiglia, riunita accanto a lei, e ha detto: ‘Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia e rispetto’. Con queste parole ha zittito i cori indiscriminati contro le istituzioni. Così come la famiglia Fakir ha preso le distanze dai violenti di Piazza Roosevelt”, sottolinea il sindaco, di cui oggi il centrodestra a Bologna chiede le dimissioni. “Non ho dubbi su quale delle due piazze mi rappresenti. E non ho dubbi su quali emozioni preferisca coltivare.Saranno le autorità competenti a dire cosa è accaduto domenica al Pilastro e a accertare le responsabilità.
Penso spetti alle istituzioni stare accanto alle vittime. La storia della nostra città questo mi ha insegnato.
Restiamo umani. Facciamolo insieme, ancora una volta”, conclude.
SCHLEIN: “SE UN UOMO MUORE DURANTE UN FERMO LO STATO HA FALLITO”
Nel caso che ha portato alla morte di Fakir “qualcosa non è andato come doveva. Tutti credo che siamo rimasti sconvolti dalle immagini che abbiamo visto, perché quando un uomo muore durante un’operazione di fermo è chiaro che lo Stato ha fallito”. Lo dice la leader del Pd, Elly Schlein, intervenendo a ‘In onda’ su La 7.
“Questa cosa ci riguarda tutti e proprio lo Stato deve essere il primo a cercare di fare piena luce su quello che è accaduto. Saranno le persone più competenti, le autorità, a stabilire se ci sono delle responsabilità individuali e di chi”, aggiunge.
LEGA: ESPOSTO E MOZIONE DI SFIDUCIA PER IL SINDACO “PEGGIORE D’ITALIA”
Gli sconti di ieri sera sera in centro a Bologna, dopo la manifestazione pacifica in piazza Nettuno con la famiglia di Abderrahim Fakir, portano la Lega a dire che il sindaco Matteo Lepore è “il peggiore d’Italia”, come sentenzia la sottosegrataria alla Cultura del Carroccio, Lucia Borgonzoni, che questa mattina aveva fissato un incontro con la stampa per parlare di portici e Garisenda e, invece, lo ha fatto per presentare, assieme al consigliere comunale Matteo Di Benedetto, un esposto e una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, accusato di aver convocato, per fini di consenso, una manifestazione a due passi dalla Questura, che, secondo la Lega, era prevedibile sfociasse in tafferugli tra antagonisti e forze dell’ordine.
“Abbiamo un sindaco che ha fatto tutto escluso fare il sindaco e cercare di gestire una situazione che da subito si è visto che era problematica. La morte di una persona è ovvio che sia un tragico evento, ma è stato gestito immediatamente nel migliore dei modi, perché la Questura ha detto subito che le telecamere sugli agenti erano già state date, per cui non c’era da chiedere la verità, c’erano già delle indagini, si stava andando avanti e si sarebbe visto quello che era accaduto”, contesta Borgonzoni, che con altri esponenti del partito è andata stamani in Questura per portare la solidarietà agli agenti feriti.
“La famiglia, al netto ovviamente della tragedia vissuta, chiedeva ‘vendetta’ e questa è sicuramente una cosa che non andrebbe mai detta e non è sicuramente usanza sentirla da noi, ma questo fa capire che sicuramente c’era molta tensione. Gli animi erano veramente surriscaldati: un sindaco che usa i canali istituzionali per, invece di cercare di sedare la situazione, chiamare le persone tutte in centro a Bologna, poi lavarsene le mani”, è, secondo la sottosegretaria, “vergognoso”. Lepore, prosegue la leghista, “crede di aver fatto qualcosa di bello a portare gli scontri delle banlieu in pieno centro a Bologna”, annunciando la presentazione di un esposto. “La magistratura valuti se ci sono i margini” per stabilire se ci sono responsabilità del primo cittadino per i fatti di ieri. “Voglio ricordare che lui è un pubblico ufficiale. Lui ha convocato una manifestazione, la manifestazione si è trasformata in quello che tutto il mondo ha potuto vedere: si valuti se ci sono dei margini penali, amministrativi, perché un pubblico amministratore faccia queste cose e passi indenne a tutto questo”, sostiene, rammaricandosi che nel decreto sicurezza non sia passata la proposta della Lega per l’attribuzione della responsabilità di eventuali danni a chi organizza le manifestazioni. “Spero che questa cosa faccia capire ai cittadini che lui deve andare via. Poi, come centrodestra dobbiamo trovare un candidato sindaco unitario, ma lo troveremo come sempre abbiamo fatto. Mi auguro che i cittadini riescano a capire una volta per tutte, al netto di interessi o dell’utilizzo che lui fa dei soldi come regalie per una o un’altra associazione, che poi la città lui la riduce così”, contesta.
“Oggi questa doveva essere una conferenza stampa per parlare di come sono ridotti i portici e l’abbiamo rimandata perché Lepore, incredibilmente, riesce a fare sempre qualcosa di peggio”, conclude Borgonzoni. La battaglia contro il sindaco si sposta anche sui banchi del Consiglio comunale, con una mozione di sfiducia presentata dalla Lega e appoggiata dagli partiti del centrodestra. “Sappiamo che servono 14 firme, quindi serve anche di almeno due consiglieri comunali di maggioranza”, spiega Di Benedetto, che ha riferito di essere stato inseguito ieri sera da un gruppo di manifestanti che lo hanno riconosciuto e volevano fargli del male. “Tutti quei moderati della maggioranza che si stanno già affrettando in queste ore a scrivere sui social ‘no, la violenza che è accaduta è inaccettabile’, bene, hanno la possibilità di firmare la mozione perché il sindaco ha convocato una piazza che poi si è trasformata in violenza allo stato puro, guerriglia urbana, c’è un nesso funzionale evidenze tra i fatti, quindi anche loro abbiano il coraggio di dire che questo non è un sindaco democratico, questo non è un sindaco moderato, questo è un sindaco che ha deciso di fare le parti dell’estrema sinistra perché ritiene che politicamente sia più conveniente muoversi in questo modo”, attacca Di Bendetto. “Tutti gli abbiamo detto di non farlo, lui ha comunque voluto andare avanti, c’è chi dice per recuperare consenso al Pilastro o per finire sui giornali. C’erano 1000 modi diversi di dare solidarietà e vicinanza (alla famiglia di Fakir, ndr): avrebbe dovuto calmare gli animi, dare vicinanza alla comunità alla comunità con altri strumenti, con una piazza al Pilastro, con altre situazioni, non in questo modo. La sua scelta politica è irricevibile, per questo deve dimettersi”, conclude Di Benedetto.
ANCHE FDI FA UN’ESPOSTO: “VERIFICARE L’ISTIGAZIONE A DELINQUERE”
Anche Fdi presenta un esposto in Procura dopo gli scontri in centro a Bologna seguiti ieri al momento di raccoglimento sotto il Nettuno per Abderrahim Fakir. Un esposto “per chiedere di accertare le responsabilità della guerriglia, compresa l’ipotesi di istigazione a delinquere. Una follia che ha un responsabile politico: Matteo Lepore. Nel momento in cui il sindaco invoca la piazza e sa benissimo a chi si sta rivolgendo, sa benissimo che aderiscono a questa chiamata tutti i centri sociali e antagonisti, sa benissimo cosa accadrà, si dimostra il responsabile di quanto accaduto”, spiegano in una nota l’eurodeputato Stefano Cavedagna e Francesco Sassone, coordinatore cittadino del partito.
Si unisce al fuoco di fila meloniano contro il primo cittadino anche il senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore Fdi in Emilia-Romagna: la morte di Fakir è “una tragedia che impone rispetto e rende ancora più indispensabile ricostruire con rigore e precisione quanto accaduto. Per questo è fondamentale che sia la magistratura, insieme agli inquirenti, ad accertare ogni responsabilità: giungere alla verità è indispensabile e tutti confidiamo nel loro lavoro. Proprio per questo un sindaco ha il dovere di difendere le istituzioni dello Stato, non di sostituire gli organi chiamati ad accertare i fatti con processi sommari di piazza”. Convocare una manifestazione a meno di 24 ore dai fatti ha invece “inevitabilmente contribuito a gettare un’ombra sulle Forze dell’ordine” e “alimentare una mobilitazione in un clima del genere significa esporre le Forze dell’ordine all’odio di piazza, delegittimarne l’operato e mettere un bersaglio sulla testa degli agenti in divisa. Un atto di totale irresponsabilità”. Per cui Barcaiuolo esorta Lepore a chiedere scusa “agli agenti feriti e a tutti gli appartenenti alle Forze dell’ordine che ieri sera hanno protetto i cittadini”.
Un altro meloniano, il consigliere comunale Gabriele Giordani, chiede invece che chi ha causato i danni degli scontri risarcisca chi li ha subiti. Secondo Domenica Spinelli, senatrice di Fratelli d’Italia, Lepore “ha scelto ancora una volta di sfruttare la vicenda per fare campagna elettorale” invece di “dare una risposta istituzionale. Sarebbe bastato richiamare tutti alla prudenza, attendendo che la magistratura faccia piena luce sull’accaduto, anche considerando che gli agenti hanno immediatamente messo a disposizione i filmati delle bodycam e che erano presenti numerosi testimoni”. E, aggiunge, “spiace vedere come abbia sottovalutato il rischio di tensioni e disordini che inevitabilmente possono nascere in situazioni tanto delicate. Non si può tollerare che un sindaco assista passivamente alla distruzione di automobili e al verificarsi di gravi disordini”.
NIPOTE FAKIR: “NO ALLA VIOLENZA, VOGLIAMO LA VERITÀ”
“Come famiglia ci dissociamo dagli scontri avvenuti ieri, non siamo d’accordo con questo tipo di reazione. Il dolore è enorme ma non può e non deve trasformarsi in violenza“. Lo ha detto Youssra, la nipote di Abderrahim Fakir, morto durante domenica durante un fermo di polizia a Bologna.
“Mio zio non è un numero, è una persona con una vita”, ha detto intervenendo in una conferenza stampa organizzata dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi. “Quello che è successo non è una fatalità, quando una persona chiede aiuto si deve intervenire. Vogliamo la verità e che vengano accertate le responsabilità. Chiediamo rispetto per mio zio, per la sua memoria e per la sua dignità. Chiediamo rispetto per la nostra famiglia. Continueremo a farci sentire finché non avremo risposte”, ha aggiunto.

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