Foibe, alla Camera la commemorazione. Meloni: "L'Italia non permetterà mai più che questa storia sia negata"

10 febbraio 2026

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La premier nel Giorno del ricordo: "Tante le iniziative in Italia per la memoria di uno degli episodi più drammatici della Seconda guerra mondiale

 

Nell'Aula di Montecitorio la cerimonia celebrativa del Giorno del Ricordo di uno degli episodi più drammatici della Seconda guerra mondiale: le Foibe. Una tragedia cui fece seguito un altro dramma, quello dell’esodo: circa 250mila italiani sono costretti a lasciare la propria terra e le proprie case.

Prima dell'avvio, è stato eseguito l'Inno di Mameli. All'evento partecipano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In apertura gli indirizzi di saluto del Presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana e del Presidente del Senato Ignazio La Russa.

Fontana: "Fronte comune contro tentativi di giustificazione o negazione"

"Mi auguro che questa giornata contribuisca a rinnovare e rafforzare la memoria collettiva di un dramma che ci riguarda da vicino, e che non può più essere taciuto", ha detto il presidente della Camera Lorenzo Fontana. "La complessa vicenda del confine orientale costituisce una delle pagine più dolorose della nostra storia. Non possiamo dimenticare i tanti innocenti perseguitati dal regime comunista jugoslavo e dalla feroce repressione scatenata dalle milizie titine già nelle ore seguenti l’armistizio dell’8 settembre. A migliaia furono torturati, uccisi o infoibati, spesso ancora vivi, in un crescendo di crudeltà e di atrocità che lasciò per anni una lunga scia di sangue", ha dichiarato Fontana. "Una sorte non meno funesta toccò alle tante famiglie costrette ad abbandonare le proprie terre, alcune anche prima dell’invasione delle truppe jugoslave. Private di ogni bene e della propria identità, divennero esuli nella loro stessa patria, ritrovandosi senza certezze per il futuro - ha proseguito il presidente della Camera . Emblematico fu il caso della città di Pola, dove tanti cittadini scelsero di partire quando apparve chiaro che i negoziati di pace non avrebbero assegnato quel territorio all’Italia".

"Questo non bastò a fermare gli episodi di violenza. Lo dimostrò la strage sulla spiaggia di Vergarolla a Pola, che causò la morte di oltre cento italiani e di cui ricorre quest’anno l’80° anniversario. La popolazione italiana pagò il prezzo più caro di una contesa territoriale esasperata dai risvolti della sconfitta bellica", ha detto ancora Fontana. "Ma nessuna disputa ideologica o politica potrà mai costituire un alibi per trucidare senza pietà donne e uomini inermi, bambini e anziani indifesi. È questa una convinzione che deve trovarci tutti concordi per fare fronte comune contro qualsiasi tentativo di giustificazione o di negazione di quei crimini. Solo così sarà possibile commemorare quanti persero la vita e restituire, almeno in parte, un senso di giustizia ai superstiti e ai loro familiari - ha spiegato Fontana -. A distanza di tanti anni da quei tragici eventi, un profondo sentimento di vicinanza continua a legarci alle tante comunità che subirono quel massacro, per troppo tempo offuscato da un ingiusto silenzio cui il Parlamento italiano ha cercato di porre rimedio istituendo il Giorno del Ricordo". "Quella drammatica vicenda è ancora un costante monito contro l’odio tra i popoli e le nefaste conseguenze dei conflitti armati. Confrontarci con le tragedie del passato ci aiuta ad affrontare con maggiore consapevolezza le sfide presenti e future. Siamo tutti chiamati alla responsabilità di costruire una società dove non ci sia posto per alcuna discriminazione e intolleranza, da consegnare in eredità alle giovani generazioni", ha detto ancora il presidente della Camera.

La Russa: "Non solo ricordo ma richiesta perdono per colpevole silenzio"

"Oggi, nella solennità di quest'Aula, siamo qui non solo per ricordare, per tramandare, ma anche per rinnovare la nostra richiesta di perdono per il colpevole silenzio che ha avvolto e coperto queste voci per troppi anni. Oggi ricordiamo le vittime, ricordiamo il loro dolore, ricordiamo la vergogna perpetrata ai loro danni", ha affermato La Russa. "Ricordiamo e ci vergogniamo -ha aggiunto la seconda carica dello Stato- per i sassi lanciati nella stazione di Bologna contro quel treno che li riportava in Italia nel febbraio del 1947. Ricordiamo e ci vergogniamo per quel latte che era destinato ai bambini e che invece in quella occasione venne volutamente rovesciato sulle rotaie. Ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti gridati agli esuli e per l'oblio, nel quale molti di loro lasciammo".

"Ricordare e tramandare un atto di verità, di amore e di giustizia che per fortuna non è stato più dimenticato, annullato. Un atto -ha concluso La Russa- che dobbiamo compiere tutti i giorni, non solo per onorare la memoria, ma anche affinché simili tragedie non possano mai più avvenire".

Tajani: "Mai più pulizie etniche"

"Il Giorno del Ricordo parla al nostro presente. Viviamo in un mondo attraversato da nuovi conflitti, da tensioni crescenti, da guerre che rimettono in discussione le nostre certezze, minano le nostre speranze, ci interrogano sui nostri valori. Per questo la memoria delle foibe è un monito attuale''. Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo alla Camera alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe. "Mai più pulizie etniche. Mai più persecuzioni fondate sull'identità. Mai più violenze giustificate dall'ideologia, dal nazionalismo esasperato, dalla brama di conquista", ha auspicato Tajani.

"L'Italia continuerà a lavorare, in Europa e nel mondo, per la pace e il dialogo''. Lo ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo alla Camera alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe. Questa ''è l'essenza della nostra politica estera, è la nostra identità, come collettività nazionale, come sancito nella nostra Costituzione. Solo così il sacrificio delle vittime delle foibe e di quanti hanno sofferto la tragedia dell'esodo non sarà stato vano", ha aggiunto il titolare della Farnesina.

Il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato alla Camera la decisione presa nel 2004 dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di istituire ''una Giornata in ricordo delle vittime delle foibe e della tragedia sofferta dagli esuli istriani''. Si è trattato di ''un atto di profondo valore civile e morale'' con cui ''venne piantato il seme del perdono e della riconciliazione'', ha detto Tajani, sottolineando che "ogni autentico percorso di riconciliazione può nascere solo dal ricordo''.

''Oggi Slovenia e Croazia sono Paesi amici ed alleati, condividiamo i valori di libertà, democrazia e stato di diritto che ci uniscono in Europa'', ha aggiunto il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo alla Camera alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe. ''L'Italia continua a sostenere con convinzione il percorso di integrazione europea dei Balcani occidentali. La loro piena adesione all'Unione Europea non è soltanto una scelta strategica, è una scelta morale: significa trasformare le ferite della storia in un progetto di pace duratura", ha sottolineato il titolare della Farnesina.

Meloni: "L'Italia non permetterà mai più che la storia delle foibe sia negata"

Intanto sui social il primo messaggio della premier. "Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità", ha scritto Giorgia Meloni.

"La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi", ha proseguito la premier. "Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il 'Treno del Ricordo' che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. A ognuno di noi", ha concluso Meloni.

L'omaggio

A Roma è in programma oggi il consueto omaggio al sacello del Milite Ignoto, con la deposizione di una corona d’alloro presso l’Altare della Patria, le bandiere di Montecitorio saranno posizionate a mezz’asta e in serata il Tricolore sarà proiettato sulla facciata del palazzo. Nel pomeriggio il ministro della Cultura Alessandro Giuli, insieme al ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati e al ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella, visiterà la mostra degli Esuli Fiumani, Dalmati e Istriani (Medif), allestita presso il Complesso del Vittoriano a Roma. Lo comunica il ministero della Cultura. Ma tante sono anche le iniziative nel resto d'Italia.

"Oggi onoriamo i martiri delle foibe e tutti coloro che vissero il dramma dell’esodo giuliano-dalmata. Ricordare e rendere omaggio alle vittime e al dolore delle loro famiglie è un dovere delle Istituzioni". Lo scrive sui social il presidente della Camera Lorenzo Fontana.

"Oggi l’Italia rinnova il dovere della memoria per onorare tutti coloro che persero la vita nei massacri delle foibe e per ricordare il grande dolore dell’esodo giuliano-dalmata. Celebrare il Giorno del Ricordo significa spazzare via un lungo silenzio, restituendo verità e dignità a migliaia di nostri connazionali che furono vittime di una cieca violenza e di una persecuzione sistematica. Ricordare il loro destino, la lunga scia di uccisioni, torture e saccheggi subìta lungo il confine orientale, è prima di tutto un atto di giustizia. È questo l’impegno che assumiamo, in particolare verso le giovani generazioni, perché la consapevolezza delle tragedie del passato diventi fondamento di verità e di un’autentica cultura della pace". Così su X il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

"Le foibe rappresentano una delle pagine più tragiche del Novecento, a lungo taciute o negate. Migliaia di donne e uomini uccisi e cancellati dall'odio e dalla violenza dei comunisti di Tito sul confine orientale. La loro colpa? Essere italiani. Ricordare è un dovere: per la verità, per rispetto alle vittime, per non dimenticare", ha scritto sui social Matteo Salvini.


 


 


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La cerimonia in occasione del 174esimo anniversario della fondazione della Polizia in piazza del Popolo a Roma Il recente episodio in cui due militanti della galassia anarchica hanno perso la vita mentre costruivano un ordigno non è una notizia da archiviare in fretta: è la conferma che la minaccia eversiva è reale, presente, attiva". Sono le parole del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel discorso pronunciato in occasione della cerimonia per il 174esimo anniversario della fondazione della Polizia in piazza del Popolo a Roma. "La Polizia - ha detto - svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, nel monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e nella protezione degli obiettivi sensibili". "Mentre arretra l’immagine di una sicurezza pensata per compartimenti stagni, le minacce si evolvono repentinamente: criminalità economica, fenomeni predatori diffusi, tensioni sociali nei contesti urbani, impatto delle nuove tecnologie, flussi migratori incontrollati", ha aggiunto il ministro. "Dietro molti di questi fenomeni ci sono fratture economiche e culturali, alcune anche di matrice globale, che possono ricomporsi solo con un’efficace azione pubblica che chiami in causa tutte le Amministrazioni coinvolte, dallo Stato agli Enti locali, passando per i tanti esempi virtuosi della società civile", ha aggiunto. "Con il decreto sicurezza - ha aggiunto - abbiamo cambiato la logica con cui lo Stato si rapporta ai propri agenti. Chi usa legittimamente la forza o agisce per necessità non sarà più automaticamente iscritto nel registro degli indagati. Perché non è accettabile che la difesa della legalità e dei cittadini diventi immediatamente un marchio sulla carriera di chi serve lo Stato". "Non si è trattato di garantire improbabili scudi immunitari, ma di limitare forme radicate di presunzione di colpevolezza", ha aggiunto. Il ministro ha poi voluto "rivolgere un pensiero a tutti coloro che hanno a cuore la cosa pubblica. Un invito a lavorare tutti insieme. Governo, magistratura, forze dell’ordine, istituzioni locali: ciascuno con il proprio ruolo, ciascuno con le proprie prerogative. Ma tutti con un obiettivo comune. Non solo la lotta alla criminalità organizzata e alla sicurezza in senso stretto, che pure restano priorità assoluta, ma anche e soprattutto il contrasto a quei fenomeni più sottili e più pericolosi, come la corruzione, l’inquinamento delle istituzioni, il tentativo di piegarne la funzione a interessi che nulla hanno a che fare con il bene collettivo". "Al di là delle divisioni, che esistono e che sono fisiologiche in una democrazia viva, - ha continuato Piantedosi - tutti coloro che ripongono fede nei valori fondanti della nostra Costituzione condividono un dovere: quello di farli rispettare, giorno dopo giorno, ciascuno nel proprio ruolo".
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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 10 aprile 2026
– Gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, appartenenti al Reparto N.A.E. (Nucleo Assistenza Emarginati) del VII Gruppo Appio, hanno tratto in salvo un neonato di soli 15 giorni che viveva in condizioni di estremo degrado igienico-sanitario in un appartamento in zona Pietralata. L’OPERAZIONE E IL RITROVAMENTO L’intervento è scattato a seguito di una segnalazione del nosocomio dove il piccolo era nato: la madre, una 31enne romana, si era allontanata arbitrariamente dalla struttura subito dopo il parto, sottraendo il figlio alle terapie necessarie e saltando i controlli post-partum. Dopo una serie di appostamenti e indagini coordinate dalla Procura per i Minorenni, i caschi bianchi hanno individuato l'abitazione nel IV Municipio. All'interno, gli agenti si sono trovati di fronte a uno scenario di totale abbandono: il neonato giaceva nudo su un materasso adagiato sul pavimento sporco, circondato da cumuli di rifiuti, calcinacci e pareti ricoperte di muffa. IL SEQUESTRO DI STUPEFACENTI Durante la perquisizione dell'immobile, gli agenti hanno rinvenuto circa 5 chili di sostanze stupefacenti tra marijuana e hashish, abilmente occultati tra i rifiuti e gli indumenti. Secondo le analisi condotte dal Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri, la droga avrebbe fruttato sul mercato tra i 60.000 e i 70.000 euro, permettendo il confezionamento di quasi ottomila dosi. PROVVEDIMENTI GIUDIZIARI Il compagno della donna, un cittadino romeno di 49 anni, è stato tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La madre è stata denunciata a piede libero. Dagli accertamenti è emerso che la coppia risulta già indagata per omicidio colposo in relazione alla morte di un altro figlio avvenuta in precedenza. TUTELA DEL MINORE Il neonato è stato immediatamente trasportato presso una struttura ospedaliera neonatologica per ricevere le cure necessarie. Attualmente è affidato alla tutela dell'Autorità Giudiziaria minorile, che valuterà i provvedimenti necessari per la sua sicurezza.
Autore: AGENZIA DIRE 10 aprile 2026
Il Ministro dell'Economia al Question Time: "Valutare la tassazione degli extra profitti e ragionare su sospensione temporanea del Patto di stabilità"  “Il Governo si è mosso secondo una duplice linea: quella delle riforme strutturali, contenute nel decreto energia, e quelle emergenziali e temporanee, che hanno caratterizzato i provvedimenti per fronteggiare in via emergenziale il caro carburanti”. Lo dice il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al question time in Senato. In questo quadro, prosegue, “l’auspicio è che la crisi internazionale veda quanto prima la sua soluzione, ma se ciò non dovesse accadere, si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea, così come fu fatto per la pandemia, con misure eccezionali fra le quali ho già condiviso con alcuni partner europei la proposta di prevedere una tassazione degli extra profitti generati nel settore dagli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia, fermo restando che il perdurare della crisi imporrà di ragionare in maniera seria e costruttiva su una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”. Qualora, dice ancora, “le conseguenze delle tensioni sui mercati energetici in corso dovessero prolungarsi o addirittura intensificarsi, l’Europa dovrebbe, in primo luogo, valutare il ricorso alla clausola di salvaguardia generale prevista dall’articolo 25 del Regolamento 1263/2024. Ricordo che la Commissione ha già avuto modo di esprimere cautela sulla possibilità di attivazione di tali clausole alla luce dell’attuale contesto, ma resta il fatto che in determinate condizioni, come nel caso di prolungato stress sulle finanze pubbliche del nostro Paese o di recessione severa nell’area, l’attivazione di tali clausole debba essere considerata una possibilità realistica, nonché esplicitamente prevista dalla nuova governance europea”.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 08.53 10 aprile 2026
Sul tavolo, il nodo principale dello Stretto di Hormuz La tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran, tiene ma ogni ora che passa si fa sempre più fragile. Una svolta, si spera, potrebbe essere rappresentata dai colloqui previsti in Pakistan nel fine settimana, dove le parti saranno impegnate a trovare un vero accordo: sul tavolo, il nodo principale dello Stretto di Hormuz. Intanto sul fronte libanese il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha comunicato di aver dato disposizione al suo governo di avviare colloqui diretti con il Libano “il prima possibile”. La presa di posizione è stata diffusa con un messaggio sul social X in lingua ebraica. Netanyahu ha riferito di aver preso la decisione alla luce delle “ripetute richieste” da parte del Libano di aprire negoziati. Il primo ministro ha aggiunto che i colloqui si concentreranno “sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano”. 7:30 – IL PAKISTAN SI PREPARA PER I COLLOQUI DI ISLAMABAD Dopo sei settimane di guerra, gli occhi del mondo da oggi sono tutti puntati sul Pakistan. È qui infatti, che si svolgerà “Islamabad Talks 2026”. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar su X ha annunciato che tutti i delegati, giornalisti compresi, dei Paesi che parteciperanno, potranno entrare in Pakistan anche senza visto: “Tutte le compagnie aeree sono invitate a consentire l’imbarco a tali individui. Le autorità immigrarie in Pakistan emetteranno loro un visto all’arrivo”. Secondo quanto riferisce l’inviato di Al Jazeera a Islamabad “il viale principale che porta alla Zona Rossa – dove si trovano edifici governativi chiave nella capitale – è stato bloccato, con un pesante dispiegamento di personale militare visibile in tutta la città. Il Serena Hotel, uno degli hotel più importanti della città situato nella Zona Rossa adiacente alla sede del Ministero degli Esteri, fungerà da sede. I funzionari della sicurezza hanno interamente preso il controllo dei locali e agli ospiti è stato chiesto di andarsene”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 10 aprile 2026
Si conclude con un bilancio pesante il primo atto dei quarti di finale di coppa per le formazioni italiane. Sia la Fiorentina in UEFA Conference League che il Bologna in UEFA Europa League escono sconfitte dai rispettivi match d'andata contro le compagini inglesi, chiamate ora a vere e proprie imprese sportive nelle gare di ritorno. Conference League: Tris del Crystal Palace, Fiorentina al tappeto Al Selhurst Park di Londra, il Crystal Palace ipoteca la qualificazione superando la Fiorentina con un netto 3-0. Il match si sblocca al 24' con un calcio di rigore trasformato da Mateta, concesso per un fallo di Dodo su Guessand. Al 31' arriva il raddoppio firmato da Mitchell, lesto a ribadire in rete una respinta di De Gea su precedente conclusione dello stesso Mateta. Nonostante una traversa colpita da Fabbian in apertura di ripresa e i tentativi di Piccoli, la Viola non riesce a dimezzare lo svantaggio e subisce al 90' la terza rete: un colpo di testa di Sarr su assist di Munoz che fissa il risultato sul definitivo 3-0. Tra una settimana, allo Stadio "Franchi", la squadra di Firenze dovrà cercare una rimonta ai limiti del possibile. Europa League: L’Aston Villa espugna il Dall’Ara, il Bologna cede 1-3 Cade in casa anche il Bologna, battuto per 1-3 dall'Aston Villa in un match deciso dal cinismo dei britannici. Dopo un primo tempo equilibrato, gli ospiti passano in vantaggio al 44' con un’incornata di Konsa su azione d'angolo. Al 51', un'indecisione difensiva permette a Watkins di firmare il raddoppio. Il finale è concitato: al 90' Rowe riaccende la speranza per i rossoblù siglando il gol dell'1-2, ma in pieno recupero (94') è ancora Watkins a spegnere l'entusiasmo del "Dall'Ara" siglando la doppietta personale in contropiede. Per gli uomini di Italiano, la strada verso la semifinale passa ora per una vittoria con almeno due gol di scarto al Villa Park.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
Possibili ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli Possibili disagi per chi ha in programma di viaggiare in aereo. Oggi, venerdì 10 aprile, è infatti previsto uno sciopero nazionale del comparto aereo. A proclamare l’agitazione i sindacati Uiltrasporti, UGL-TA, Astra e FAST-CONFSAL-AV. "Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori", si legge in un post su Facebook di Uiltrasporti Nazionale. L'Enav nell'annunciare lo sciopero, nella stessa nota sottolinea come "saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente". Gli orari Si tratta di uno sciopero di 4 ore, dalle 13 alle 17, che potrebbe causare ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli. I voli garantiti Come stabilito dalla regolamentazione italiana e dalle linee guida Enac, anche durante uno sciopero alcuni collegamenti devono essere assicurati per tutelare il diritto alla mobilità. Saranno quindi sempre operativi: i voli nelle fasce sempre garantite: dalle 07:00 alle 10:00 e dalle 18:00 alle 21:00; i voli di Stato e voli militari; voli sanitari, di emergenza e per trasporto organi; collegamenti di continuità territoriale, essenziali per le isole e per i collegamenti unici della giornata.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
La Premier: "Nessun rimpasto, dimissioni? Mi sarebbe convenuto, ma non facciamo piombare il Paese nell'incertezza". E aggiunge: "Non ignoriamo il segnale del referendum, ma un 'No' ti riaccende" "Io non scappo", il governo andrà avanti fino alla fine. Nessun rimpasto all’orizzonte, perché "questo è il governo che ha restituito all'Italia stabilità". E guai a parlare di "fase 2" o di "ripartenza": l'esecutivo, rivendica la premier, non si è mai fermato. Davanti all'Aula di Montecitorio - e poi a quella di Palazzo Madama - Giorgia Meloni torna a "metterci la faccia" dopo la cocente sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia, che resta comunque "necessaria", secondo la premier, nonostante il verdetto netto delle urne. Un passaggio delicato che la presidente del Consiglio trasforma in una controffensiva politica: rilancia l’azione del governo e chiama le opposizioni - a partire dalla leader del Pd Elly Schlein - a confrontarsi "nel merito", soprattutto su uno dei nodi più sensibili del momento, la crisi iraniana e i suoi riflessi sull’approvvigionamento energetico. Senza risparmiare critiche agli "insulti" e alla "demagogia" che attribuisce alla sinistra. "Rispettiamo il voto del referendum, ma persa un'occasione" Meloni riporta le lancette dell'orologio alla vittoria del No del 23 marzo e al clima che ha lasciato nel Paese. Il voto, dice, restituisce un’immagine chiara: "Un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e, allo stesso tempo, una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro". Il risultato va rispettato, ribadisce la presidente del Consiglio, "qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o le nostre aspettative". Ma resta "il rammarico di aver perso un’occasione storica di modernizzare l’Italia". Per questo, l’invito è a non chiudere il dossier: "I problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci". "Nessun rimpasto, no ai giochi di palazzo" Da qui Meloni allarga il discorso al metodo di governo. E il passaggio più atteso è quello sulla tenuta dell’esecutivo. L'inquilina di Palazzo Chigi respinge le ipotesi di crisi: "Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato". E ancora: "Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto". Sulle dimissioni, Meloni ammette: "Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno". Ma la scelta è un’altra: "Ci siamo presi l’impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo". Il messaggio è chiaro, l'esecutivo va avanti: "Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo". La sfida alle opposizioni: "Vediamo chi ha soluzioni" Nel confronto politico, la premier chiama direttamente in causa le opposizioni: "Vi sfido sulla politica, sulla vera politica. Vi sfido a un dibattito nel merito". E indica i terreni: crisi internazionale, energia, economia. "Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha". Iran, "arrivati a un passo dal punto di non ritorno" Proprio il contesto internazionale occupa una parte centrale dell’intervento. Sul dossier iraniano, Giorgia Meloni descrive una situazione ancora instabile, nonostante il cessate il fuoco: "Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace". Da qui l’indicazione delle priorità, che per il governo restano nette: "Cessazione permanente delle ostilità, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz". Su questo punto "siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento", assicura. "Usa? Noi testardamente occidentali" Meloni rivendica la posizione italiana nei rapporti con gli alleati, a partire dagli Stati Uniti, respingendo quello che definisce l’"ormai scontato ritornello" sulla sua presunta subalternità a Donald Trump. Allo stesso tempo, però, marca le distanze su singoli dossier. L’offensiva contro Teheran, sottolinea, è stata un’operazione militare che "l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato", richiamando anche il caso Sigonella. Da qui il rilancio dell’asse euro-atlantico: "Siamo 'testardamente occidentali'", afferma, parafrasando uno slogan caro a Schlein. Ma avverte: "Per stare insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la Nato". Il dossier energia Il legame tra politica estera e interna passa soprattutto dall’energia. Meloni difende le missioni internazionali compiute durante il suo mandato, tra cui il recente blitz nel Golfo persico: "È preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti". Ricorda gli interventi già adottati, come il taglio temporaneo di 25 centesimi al litro del prezzo di diesel e benzina. E insiste sull'idea di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita ("non dovrebbe essere un tabu"): "Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato", rimarca Meloni, sottolineando come l'Italia sia "pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi", compresi, se necessari, "ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche". Un passaggio del discorso della premier è dedicato anche al nodo Ets: "Continueremo a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione" di questo meccanismo alla produzione di elettricità da fonti termiche, ossia dal termoelettrico. Dal lavoro al fisco, Meloni risponde alle critiche Sul piano economico, la presidente del Consiglio rivendica i risultati e risponde alle critiche. "Siamo l'unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario", con "il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici". E sul lavoro bolla come "menzogne" le accuse di aumento della precarietà arrivate dalla segretaria dem Schlein, citando invece "quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno". Tra i dati indicati anche la lotta all’evasione: "Abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro". Nel capitolo sviluppo, Meloni insiste sul Mezzogiorno: "Il Sud sta colmando il divario". E partendo dall'esperienza della Zes unica nel Meridione, annuncia che sono allo studio le modalità per applicarla a tutto il territorio nazionale. Sicurezza, "non sono soddisfatta" Su immigrazione e sicurezza, la presidente del Consiglio rivendica la linea seguita finora: "Abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo". Ma sul piano dell’ordine pubblico riconosce che i risultati non sono ancora sufficienti: "Personalmente non sono soddisfatta". Il tono si fa più duro quando affronta il tema della criminalità organizzata. "Non accetto lezioni su questo tema", afferma, rivendicando il proprio impegno personale: "Combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro". Quindi liquida come "palate di fango" le polemiche legate a un selfie del 2019 con Gioacchino Amico, pentito ed ex referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia, respingendo ogni accostamento tra la sua figura politica e ambienti criminali. E rilancia, chiedendo alla Commissione Antimafia "di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso". Sanità e piano casa Sui temi sociali, Meloni riconosce le criticità della sanità: "Per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile". E annuncia un intervento sulla casa: "Un piano robusto, imponente, strutturale. Che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni". "Un 'Sì' ti conferma, un 'No' ti riaccende" Nella parte conclusiva dell’intervento, la leader di Fdi rivendica una linea alternativa alle politiche del passato: "Misure puramente demagogiche che devastavano i conti pubblici". Lo sguardo si sposta quindi sull’ultimo anno di legislatura, che - assicura - "non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati". Il referendum viene infine reinterpretato come uno stimolo: "Un 'sì' ti conferma, ma un 'no' ti riaccende... il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta". Il finale, assicura Meloni, è ancora da scrivere. (di Antonio Atte) 
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