Garlasco, Alberto Stasi al PM: “Chiara non mi parlò mai di Sempio o di sue avance”
Emergono nuovi dettagli dall’interrogatorio sostenuto lo scorso 20 maggio da Alberto Stasi, attualmente impegnato nel percorso di revisione del processo per l'omicidio di Chiara Poggi. Davanti al Procuratore Fabio Napoleone, Stasi ha risposto ai nuovi elementi emersi dall'inchiesta bis, che vede ora al centro la figura di Andrea Sempio.
L’assenza di contatti e i sospetti
Durante il colloquio con gli inquirenti, assistito dai suoi legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis, Stasi ha negato con fermezza di aver mai conosciuto o sentito nominare Andrea Sempio prima dell’apertura del nuovo fascicolo: “Non lo avevo mai visto né sentito”, ha dichiarato.
Il condannato ha inoltre sottolineato come la fidanzata non gli avesse mai riferito delle tre telefonate intercorse con Sempio tra il 7 e l'8 agosto 2007, né di eventuali attenzioni particolari da parte del giovane: “Chiara non me ne parlò... se l'avesse reputato importante, forse me l'avrebbe detto”.
Il dettaglio dello scontrino
Un punto cruciale della testimonianza di Stasi riguarda l'analisi degli atti processuali effettuata a posteriori. Stasi ha espresso forti dubbi sull’alibi di Sempio, focalizzandosi in particolare su un reperto specifico: “Poi ho letto e la questione dello scontrino mi ha insospettito”, ha ammesso al PM, facendo riferimento alla prova documentale che all'epoca dei fatti aveva escluso il giovane dai sospetti.
Nuovi elementi tecnici
L’interrogatorio si è concentrato anche sulle evidenze scientifiche prodotte dalla difesa di Stasi, tra cui il DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima e l'impronta numero 33. Elementi che, uniti al profilo psicologico emerso dagli scritti sequestrati a Sempio definiti dal Procuratore come indicativi di un’attenzione “morbosa” verso la coppia costituiscono l’ossatura su cui Stasi punta per dimostrare la propria estraneità ai fatti.
Alberto Stasi sta ultimando di scontare la condanna a 16 anni di reclusione, ma attraverso i suoi legali continua a sostenere la necessità di fare piena luce su piste alternative mai approfondite durante il primo iter giudiziario.
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