La guerra in Iran va in pausa per due settimane
Tregua annunciata prima dello scadere dell'ultimatum di Trump, accettata anche dall'Iran e vincolata alla riapertura di Hormuz. Israele: "Ma il Libano è escluso". Ora si tratta sulla proposta iraniana: da venerdì i colloqui in Pakistan
Al quarantesimo giorno la guerra in Iran si prende una pausa. Allo scadere dell’ultimatum, Trump non ha dato seguito alle sue minacce di “eliminare un’intera civiltà in una notte”, e ha invece annunciato una tregua di due settimane. E’ la retorica del “Taco”, l’acronimo “Trump always chickens out“: Trump minaccia e poi si tira sempre indietro.
Due settimane, dunque. È questo il tempo che Iran, Stati Uniti e Israele si sono concessi stanotte per capire se esiste ancora uno spazio per la diplomazia. Il cessate il fuoco annunciato – mediato dal Pakistan, costruito su equilibri ovviamente fragili – sospende i bombardamenti americani e israeliani sull’Iran e, in cambio, impone a Teheran di riaprire lo stretto di Hormuz e di cessare gli attacchi contro i paesi del Golfo Persico. Anche le milizie irachene filoiraniane si sono dette pronte a fermarsi, per lo stesso arco temporale. Israele ha chiarito però che l’accordo non copre il Libano. Hezbollah, dunque, resta fuori dalla tregua. I combattimenti sul fronte nord continueranno.
Sul punto più concreto – come si riapre uno stretto che vale il venti per cento del commercio mondiale di petrolio – le risposte restano vaghe. L’Iran ha parlato di transito possibile “coordinandosi con le forze armate iraniane”. Una formula che lascia aperte più domande di quante ne chiuda.
Nel frattempo, esiste un piano. L’Iran ne ha presentato uno in dieci punti, che la televisione di Stato ha elencato dopo l’annuncio della tregua: fine dei combattimenti nella regione, risarcimento dei danni causati dai bombardamenti, rimozione delle sanzioni. In cambio, la riapertura di Hormuz e l’impegno formale a non sviluppare armi nucleari. La tv di regime lo ha presentato come una vittoria del popolo iraniano e ha sostenuto che Washington avrebbe accettato la proposta nella sua interezza. Cosa che Trump non ha detto di voler fare.
Il Presidente americano ha invece detto che il piano iraniano è “una buona base su cui lavorare”. Una disponibilità, ma ancor meglio: una pezza d’appoggio per “giustificare” il dietrofront. Non aveva a questo punto altra scelta: o fermarsi o dare seguito alle sue minacce “terminali” prendendo a bombardare obiettivi civili come centrali energetiche e ponti. Alcune delle richieste contenute nel documento sono considerate comunque non negoziabili dagli Stati Uniti.
Tutti gli aggiornamenti:
7:30 – IL PETROLIO “RESPIRA”
L’effetto-tregua sull’economia mondiale è immediato. I prezzi del petrolio sono crollati e le borse asiatiche sono salite vertiginosamente. Il prezzo del Brent, il benchmark globale per il greggio, si aggirava intorno ai 95 dollari al barile. Dopo la notizia del cessate il fuoco, è sceso di circa il 13%. Il petrolio greggio West Texas Intermediate, benchmark statunitense, si attestava intorno ai 96 dollari al barile, in calo di circa il 15%.
I future sull’indice S&P 500 sono saliti di oltre il 2%, preannunciando una forte apertura quando le azioni riprenderanno le contrattazioni negli Stati Uniti.
I mercati azionari asiatici, dove i paesi importano ingenti quantità di petrolio e gas, hanno registrato forti guadagni in tutta la regione. Il Nikkei 225 giapponese è salito di circa il 5%, mentre l’indice di riferimento sudcoreano Kospi ha guadagnato oltre il 6%. Anche i mercati di Taiwan, Hong Kong e Cina continentale hanno registrato aumenti significativi.
7:10 – IRAN E OMAN POTRANNO IMPORRE TARIFFE NELLO STRETTO
Iran e Oman potranno imporre tariffe alle navi che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz come parte di un accordo di cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan: a riferirlo l’agenzia di stampa americana Associated Press. La ricostruzione è fondata su fonti “regionali” coinvolte nei negoziati tra Teheran e Washington. “Un funzionario”, in particolare, ha riferito che l’Iran prevede di utilizzare i ricavi per la ricostruzione. Teheran e l’Oman condividono i diritti territoriali sullo Stretto di Hormuz.
7:00 – COLLOQUI USA-IRAN IN PAKISTAN DA VENERDI’
Colloqui tra Stati Uniti e Iran con una mediazione di Islamabad sono previsti a partire da venerdì in Pakistan: lo hanno riferito media regionali, con l’agenzia di stampa Fars che ha anche delineato dieci “punti” che sarebbero parte della trattativa.
Stando alla sua ricostruzione, i punti sarebbero stati accettati dal presidente americano Donald Trump.
Le fonti di Fars elencano i nodi in discussione: l’impegno dell’Iran a non costruire armi nucleari; disposizioni volte a preparare il terreno per una cessazione completa di qualsiasi aggressione contro l’Iran e i suoi alleati; il possibile ritiro delle forze combattenti statunitensi dalla regione e il divieto di qualsiasi attacco contro l’Iran; un transito giornaliero limitato di navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane, nell’ambito di un protocollo di “passaggio sicuro”; la revoca di tutte le sanzioni primarie, secondarie e delle Nazioni Unite contro l’Iran; la copertura delle perdite subite dall’Iran a causa della guerra tramite la creazione di un fondo di investimento e finanziario per il Paese; il riconoscimento da parte degli Stati Uniti del diritto dell’Iran ad arricchire materiali nucleari e l’avvio di discussioni sul livello di arricchimento; il permesso per Teheran di negoziare trattati di pace bilaterali e multilaterali con i Paesi della regione; l’estensione della politica di non aggressione verso tutti i gruppi della resistenza nella regione; la ratifica di tutti gli impegni attraverso una risoluzione ufficiale delle Nazioni Unite.
6:45 – FESTA IN STRADA A TEHERAN
Bandiere tricolori dell’Iran in piazza nella notte durante manifestazioni di cittadini a Teheran e in altre città seguite all’annuncio. Immagini e video sono stati diffusi sui social network, verificati e rilanciati dai media.
La tregua è stata confermata sia dal presidente americano Donald Trump che dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
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