Letteratura, il legame a filo doppio con giornalismo e comunicazione
Tre riconoscimenti in un solo mese per Ilaria Solazzo, giornalista, scrittrice e professionista della comunicazione, che con grande passione si occupa di tutto ciò che ruota attorno al mondo dei libri.
Scrivere libri, ma anche parlarne. Portare all’attenzione di un pubblico il più vasto possibile il mondo che si ama e i suoi protagonisti: le opere, naturalmente, ma anche chi c’è dietro, gli scrittori.
È un impegno a tempo pieno quello della giornalista pubblicista, scrittrice e professionista della comunicazione Ilaria Solazzo, un impegno che, solo nel mese di settembre, le ha portato ben tre prestigiosi riconoscimenti.
Il primo è arrivato da CavaliereNews, con una Targa al Merito Professionale. Due giorni più tardi è stata la volta di AnankeNews, con una seconda Targa al Merito Professionale. Infine, il 24 settembre, nella Sala del Carroccio in Campidoglio a Roma, è arrivato il Premio “Tracce e Visioni”, ideato da Terza Pagina Magazine e diretto da Alessandro Scarnecchia, nella categoria Giornalismo e Comunicazione.
Ma le targhe, in fondo, sono soltanto la parte visibile di una storia molto più grande, quella che Ilaria racconta attraverso il suo lavoro.
“Dietro ogni riconoscimento ci sono anni di lavoro, articoli, interviste, incontri, persone ascoltate e raccontate. Ci sono giornate luminose e altre più complicate. Ci sono porte aperte e altre rimaste chiuse. E soprattutto ci sono parole che, una volta affidate alla carta o allo schermo, iniziano a camminare per conto proprio.”
Come inizia il tuo lavoro?
“Il mio lavoro non sempre vive sotto i riflettori. Spesso comincia molto prima: davanti a una pagina ancora bianca, a una domanda da formulare, a una voce da ascoltare. Del resto, un percorso professionale non è mai una linea perfettamente diritta, ma è fatto di incontri, occasioni, intuizioni, scelte, persone e piccoli passi che soltanto osservandoli da lontano permettono di comprendere quanto siano stati importanti.”
E dove si trova il significato più profondo?
“Nelle persone. Perché, prima di essere un articolo, un’intervista è un incontro. Prima di essere una storia pubblicata, è una storia affidata. Prima ancora di essere una firma, è ascolto. Ed è forse proprio questa la parte invisibile di ogni riconoscimento: tutto ciò che non può essere inciso su una targa, ma che rimane nella memoria.”
Che valore dai alle parole?
“Chi scrive, intervista e comunica lavora con le parole. Ma esse acquistano davvero valore quando riescono a raggiungere qualcuno. E poi do massimo valore alle persone, senza le quali il mio lavoro non esisterebbe. Ogni intervista nasce da un incontro. Dietro ogni volto c’è una storia. Dietro ogni storia c’è un’emozione. E dietro ogni emozione può esserci qualcosa che merita di essere condiviso.”
Quali sono gli elementi fondanti del giornalismo?
“Credo che il giornalismo debba possedere memoria e futuro. Deve raccontare ciò che siamo stati, comprendere ciò che siamo e, quando possibile, provare a intercettare ciò che stiamo diventando.”
Quanto conta per te la condivisione delle esperienze?
“Conta moltissimo. Un riconoscimento può essere importante, ma assume un significato ancora più profondo quando puoi viverlo accanto a persone con le quali hai condiviso un tratto di strada.”
Tre targhe in un mese: cosa rappresentano per te?
“Rappresentano tre responsabilità. Ogni riconoscimento mi ricorda che bisogna continuare a lavorare con serietà, umiltà e passione. Una targa può essere appesa a una parete, ma il suo significato non deve fermarsi lì. Deve trasformarsi in energia. Energia per continuare a scrivere, raccontare, ascoltare, incontrare persone e costruire nuovi progetti.”
Nei confronti di chi provi gratitudine e perché ne parli così spesso?
“Perché credo che nulla debba essere dato per scontato. Sono grata a chi mi ha dato fiducia, a chi mi ha scelta, a chi ha pronunciato il mio nome, a chi ha letto un mio articolo, a chi ha accettato una mia intervista e a chi ha condiviso con me un progetto. La gratitudine, però, non significa sentirsi arrivati. Significa comprendere ancora meglio il valore della strada che si sta percorrendo.”
Quale eredità ti lasciano questi tre riconoscimenti?
“Io cercherò di trasformare l’energia ricevuta in nuove pagine da scrivere, nuove persone da incontrare e nuove storie da raccontare. Perché, alla fine, credo che il senso più autentico del mio lavoro sia proprio questo: lasciare una traccia attraverso le parole, senza smettere di guardare verso una nuova visione.”
In questo mondo sempre più frenetico e dominato dalla tecnologia, che ruolo possono svolgere i libri?
“I libri possono ancora rappresentare uno spazio di libertà, di riflessione e di umanità. In una società che ci abitua alla velocità, il libro ci insegna nuovamente il valore della lentezza: quella necessaria per leggere, comprendere, emozionarsi e lasciarsi attraversare da una storia. La tecnologia può moltiplicare le possibilità di comunicare, ma non può sostituire ciò che accade dentro di noi quando una pagina riesce a parlarci nel momento giusto. Credo che il futuro non debba essere una sfida tra libri e tecnologia: possono dialogare, incontrarsi e valorizzarsi reciprocamente. Perché cambiano gli strumenti, ma resta immutato il bisogno dell’uomo di raccontare, di comprendere e di riconoscersi nelle storie degli altri.”

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