Militari italiani in Arabia Saudita, Crosetto: “Riad è nostro partner e continua a chiederci aiuto”

AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 10.33 • 8 ottobre 2026

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In Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite, il Ministro risponde sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza italiana nel Paese saudita: "Approvata dal parlamento"

 

ROMA – L’Arabia Saudita è “un Paese partner”, di valore “strategico” per gli interessi nazionali, e “continua a chiedere” l’aiuto dell’Italia: lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante un’audizione alla Camera dei deputati.
Le dichiarazioni sono state rese in Sala del mappamondo, in riferimento al conflitto in Medio Oriente, che coinvolge le forze houthi al potere a Sana’a, in Yemen. Il ministro risponde alle domande dei commissari, in particolare sulla presenza dei militari nei paesi coinvolti da gravi tensioni in Medio Oriente, Arabia Saudita in primis. Le forze italiane sono state “dislocate in Arabia Saudita” per “garantire la sicurezza del personale militare e dei cittadini italiani presenti, la protezione della sicurezza energetica, interessi commerciali nonché accorate richieste d’aiuto”, ha spiegato il Ministro, puntualizzando che la presenza di 500 militari in missione fa parte “della nostra partecipazione Inherent Resolve, approvata con risoluzioni parlamentari”.

 

CROSETTO: “TRUPPE IN ARABIA SAUDITA SCELTA TECNICA, NON POLITICA”

Il Gulfstream, l’aereo radar italiano, “è tornato in Italia, così com’è tornato il velivolo di rifornimento, così come ho detto che i militari in missione sono 500. La scelta di trasferire i militari dal Kuwait all’Arabia Saudita, mettendoli in sicurezza in parte in Arabia e in parte in altri Paesi, non è una scelta politica, non lo è mai, è una scelta tecnica: dobbiamo prendere atto della situazione”. Lo ribadisce il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, replicando all’on. Amendola in Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite.
“La cosa chiara di questi schieramenti è che le nostre truppe non hanno fatto un solo atto difforme da quello autorizzato dal parlamento”.

CROSETTO: “OGNI MISSIONE ITALIANA POGGIA SU QUADRO GIURIDICO CHIARO”

Sopratutto, “la presenza italiana nell’area poggia su un quadro giuridico assolutamente chiaro e trasparente”. Lo dichiara il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, assicurando i commissari.

CROSETTO: “ABBIAMO RISPOSTO AD ACCORATE RICHIESTE AIUTO”

“La presenza dei nostri militari in Arabia Saudita non è nuova, ma parte della nostra partecipazione Inherent Resolve, approvata con risoluzioni parlamentari”.
Lo dichiara il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’attacco alla base di Ta’if e sulla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, intervenendo in Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite. L’importanza di “garantire la sicurezza del personale militare e dei cittadini italiani presenti” è tra le ragioni per cui le forze italiane sono state “dislocate in Arabia Saudita”, insieme alla protezione della “sicurezza energetica, interessi commerciali nonché accorate richieste d’aiuto”.
“Il Parlamento- assicura di nuovo il ministro- è sempre stato coinvolto nelle decisioni di dislocare”, come già era avvenuto per “Iraq e Kuwait”.


MAR ROSSO. ASPIDES, CROSETTO: “RISCONTRO SU ASSET DA 2-3 PAESI UE”

L’Italia conta in “un riscontro positivo” rispetto ai contributi navali che potrebbero arrivare “da due o tre” Paesi dell’Unione europea per la missione Aspides nel Mar Rosso: lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante un’audizione alla Camera dei deputati.
Crosetto ha detto di “contare in un riscontro positivo” rispetto agli “asset navali” che sarebbero messi a disposizione da “due o tre nazioni”. Al riguardo, il ministro ha menzionato le richieste presentate il mese scorso a Kaja Kallas, Alta rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue. Crosetto ha sottolineato come la libertà di navigazione nel Mar Rosso sia “fondamentale per l’armatoria italiana”, costretta altrimenti a cambiare rotte e a far fronte a costi maggiori.

CROSETTO: “PORTO ALL’UE LA RICHIESTA DI AIUTO DELL’ARABIA SAUDITA ALL’ ITALIA”

I Paesi del Golfo e del Medio Oriente “continuano a chiederci aiuto: ho sentito due giorni fa il collega dell’Arabia Saudita, il presidente del Consiglio è stato chiamato dal vertice dell’Arabia Saudita alcuni giorni fa: l’Arabia Saudita soprattutto ci chiede aiuto: quindi, ho interloquito ieri con la premier e sto spingendo affinché la richiesta sia fatta all’Europa non solo all’Italia. Occorre coinvolgere tutta l’Ue dato che è una questione di sicurezza energetica e dell’area e ne sto parlando con la Kallas“. E’ la replica del ministro della Difesa Guido Crosetto in audizione Esteri e Difesa di Camera e Senato, sulla presenza dei militari italiani in Arabia Saudita.
Incalzato dalle opposizioni, il ministro ribadisce che “la fornitura di aiuti difensivi a paesi colpiti da attacchi iraniani- tra cui l’Arabia saudita- che hanno chiesto aiuto ai paesi amici è un aspetto comunicato al Parlamento sia nelle audizioni mie e del collega Tajani che del Capo di stato maggiore della difesa. Parallelamente, nell’audizione del comandante del Covi sulla missione Inherent Resolve le componenti operative sono state ridislocate in Arabia Saudita e Giordania dove svolgiamo attività di difesa antiaerea antimissile“. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

CROSETTO: “SE L’EUROPA RESTA SORDA, PASSEREMO IN PARLAMENTO”

“Se per caso l’Europa sarà sorda e ci fosse la necessità di costruire qualcosa ad hoc, dovremo necessariamente passare in Parlamento, ma sarebbe qualcosa di diverso da quello che ci ha spinto a dislocare le nostre forze in Kuwait, o a prendere le altre decisioni”. Lo dichiara il ministro Guido Crosetto, nel corso dell’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.


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Ma gli antichi Greci sembrano esercitare una presa quasi mistica sulla nostra memoria. Ci richiamano a sé, ancora e ancora. Nel 480 avanti Cristo, gli eserciti di Serse arrivarono in questa città e diedero alle fiamme i suoi santuari. La maggior parte degli ateniesi aveva ormai evacuato la città via mare, rifugiandosi su un’isola vicina. Ma alcuni si rifiutarono di abbandonare la propria casa. Si barricarono così nella fortezza rocciosa dell’Acropoli per combattere un’ultima, straordinaria resistenza, facendo rotolare enormi massi lungo le scogliere contro gli invasori persiani e tenendo a bada per giorni il più grande impero dell’epoca’. ‘Alla fine furono sopraffatti. I persiani saccheggiarono i templi, incendiarono i santuari e rasero al suolo l’Acropoli. Ma quando gli ateniesi tornarono, raccolsero i resti spezzati della vecchia Acropoli e li seppellirono nella collina sulla quale era sorta. E decenni dopo, sotto Pericle, costruirono il Partenone. 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Gli uomini che fondarono il mio Paese erano affascinati dall’eredità che avevamo ricevuto dalla vostra civiltà. Erano profondamente colti in materia di storia – erano pienamente consapevoli del loro posto unico in essa – ma nessun’altra epoca del passato catturava la loro attenzione e la loro immaginazione quanto l’antichità. Molti rimangono sorpresi nello scoprire che l’autore più citato nei Federalist Papers non era un filosofo dell’Illuminismo né un teorico della politica. No, l’autore più citato nei Federalist Papers era Plutarco, il biografo greco dei grandi uomini della Grecia e di Roma’. “LE NOSTRE IDEE DI LEGGE, CITTADINANZA E GOVERNO PLASMATE DALLE CITTÀ-STATO GRECHE” Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Molto è stato scritto e detto sull’influenza dell’antica Grecia sulle idee dei Padri fondatori americani – e, del resto, su tutti i filosofi e gli statisti occidentali che li hanno preceduti. La maggior parte di noi conosce la storia di base. Atene ci ha dato la democrazia. Platone e Aristotele ci hanno dato la filosofia occidentale. Le nostre idee di legge, virtù, cittadinanza e governo repubblicano sono state plasmate nelle città-Stato greche. Persino gran parte del nostro vocabolario politico – parole come democrazia, tirannia, la stessa parola “politica” – ha avuto origine qui. Tutto questo è vero. Ma ciò che dobbiamo a questo luogo – come americani e come occidentali – è in realtà molto, molto più profondo. Queste istituzioni e queste idee erano l’espressione esteriore di qualità più fondamentali che vediamo negli antichi Greci: qualità che non possono essere ridotte a un particolare sistema politico o a una teoria. Qui, ad Atene, troviamo la prima piena espressione di tutti i tratti essenziali che avrebbero definito l’Occidente: un’individualità fiera e una determinazione incrollabile; l’audacia nell’esplorare e nell’inventare; il desiderio di scoperta, di avventura, di rischio e di gloria. Una curiosità insaziabile per il mondo e per i principi che lo governano, una fame di conoscere i misteri della natura e di afferrare i segreti del cosmo. L’impazienza di fronte all’idea dell’impossibile, l’insofferenza verso ogni confine e ogni limite, la tensione a scrutare nelle profondità dell’ignoto. Non erano semplicemente formule o precetti di una particolare scuola filosofica. Erano caratteristiche di un popolo – espresse nelle sue tradizioni, nelle sue storie, nella sua immaginazione; nelle qualità che pretendeva dai suoi cittadini; nelle cose per cui viveva, combatteva e moriva. Conoscere loro significa conoscere noi stessi’. ‘Qui, in questo luogo, è sbocciato il desiderio occidentale di portare alla luce tutto ciò che l’ignoranza, l’oscurità e la distanza avevano tenuto nascosto alla mente dell’uomo. I greci non hanno soltanto plasmato la storia; i greci ci hanno dato la storia stessa. Gran parte di ciò che sappiamo su molte civiltà antiche proviene quasi interamente dai resoconti degli esploratori e degli storici greci, esploratori e storici che non si limitarono a raccontare la storia del proprio popolo, ma si spinsero oltre i propri confini per osservare e registrare le vicende di popoli e culture straniere in ogni parte del mondo. Laddove altri guardavano verso l’interno, i Greci furono i primi a rivolgere lo sguardo verso l’esterno, inseguendo l’emozione e la gloria di vedere tutto ciò che era strano e nuovo. Fu questo tratto a spingere l’Occidente a creare e costruire cose che altri non potevano, distinguendoci da tante altre culture e civiltà nelle quali la stabilità e la mera sopravvivenza rappresentavano i fini supremi della vita. Ma non ereditiamo dai Greci soltanto l’ambizione di esplorare l’ignoto; ereditiamo la convinzione che l’ignoto possa essere conosciuto. La fiducia che il mondo possa essere tracciato, misurato, mappato e compreso – e che esista un ordine razionale nel cosmo, governato da determinate leggi fondamentali, leggi che l’uomo può osservare e che la mente può arrivare a comprendere. Questa fu la base della mente occidentale: la nostra matematica, la nostra scienza, la nostra medicina. La nostra filosofia, la nostra etica e la nostra religione. Aprì la strada al Vangelo di Gesù Cristo, permettendogli di trovare terreno fertile in Europa e di fiorire nella civiltà cristiana. Fu la base della ricchezza della teologia cristiana – di Agostino e Tommaso d’Aquino e dell’intera tradizione della legge naturale. Diede vita a una civiltà caratterizzata non soltanto da una cultura comune, ma da un’antropologia comune – da una visione comune dell’uomo e del suo posto nell’universo. I suoi discendenti avrebbero condiviso non solo l’idea di un ordine naturale, ma anche una concezione distintiva della virtù; del destino e della sorte; della verità, della bontà e della bellezza; di un codice che stabilisce come gli uomini dovrebbero vivere; di standard e ideali oggettivi verso cui tendere. Per gli antichi Greci, la ricerca dell’eccellenza era il principio stesso dell’esistenza dell’uomo. Organizzarono tutta la vita civica intorno alla sfida, all’ambizione, alla competizione: nella filosofia e nella poesia, nella scultura e nel teatro, nell’atletica e nell’arte, nella guerra e nell’arte di governare. La città greca classica era un’arena in cui i grandi uomini potevano mettersi alla prova e dimostrare il proprio valore, affinando le proprie potenzialità attraverso una lotta incessante – per essere i migliori, i più forti, i più belli, tendendo continuamente verso la perfezione’. ‘So che alle orecchie moderne ciò che ho appena descritto, questo modo di vivere, può sembrare strano; può persino sembrare crudele. L’ideale di molte ideologie del nostro tempo è diventato, francamente, un mondo di sicurezza assoluta, privo di rischi e di fallimenti, senza né la gloria della vittoria né la vergogna della sconfitta. Troppo spesso oggi costruiamo verso il basso. Definiamo i nostri standard in modo tale da garantire che nessuno perda; ci preoccupiamo più del benessere dei peggiori che del potenziale dei migliori. Teniamo in ostaggio le persone più eccezionali tra noi, sacrificandole alla media, all’ordinario, alla mediocrità. Gli uomini che costruirono il Partenone costruivano verso l’alto. Ritenevano che l’aspirazione più alta e nobile della vita fosse superare tutti gli altri, cercare di essere i migliori in ogni cosa. Le antiche città-Stato greche erano piene di passione intensa, rivalità, fazioni e conflitti. Ma da quella lotta costante per distinguersi nacque la grande fioritura dell’arte, della filosofia e dell’energia politica e intellettuale che avrebbe trasformato un insieme di città mediterranee nel luogo di nascita della più grande civiltà del mondo. Il ‘thumos’, come lo chiamavano gli antichi greci – il fuoco della passione, della forza, del coraggio, dell’orgoglio – è il cuore della grande civiltà. E senza di esso? Senza di esso, le nazioni perdono la volontà di combattere, la volontà di lottare, la volontà di sopravvivere. Oggi, gran parte dell’Occidente ha dimenticato questa qualità’. “CON IL TEMPO NOI OCCIDENTALI SIAMO ARRIVATI A VERGOGNARCI DEI NOSTRI SUCCESSI…” Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Con il tempo, noi occidentali siamo arrivati a vergognarci proprio delle cose che ci rendevano eccezionali. Ci siamo sentiti in imbarazzo perché i nostri successi ci distinguevano dal resto del mondo. La nostra prosperità è diventata in qualche modo motivo di senso di colpa. Non credevamo più di meritare e di esserci guadagnati la nostra grandezza. La parola ‘nazionalismo’ è diventata una parolaccia. E così abbiamo abbattuto i nostri monumenti; abbiamo condannato la nostra stessa storia. E in troppi luoghi abbiamo insegnato ai nostri figli a vergognarsi dei Paesi che avrebbero ereditato. Nel frattempo, abbiamo aperto le nostre frontiere e delocalizzato la nostra industria, permettendo alle nostre forze armate di indebolirsi e deteriorarsi. E ogni anno che passava sembrava che esternalizzassimo una parte sempre maggiore della nostra sovranità, trasferendo le nostre decisioni a burocrazie globali molto lontane dal nostro controllo. Ma altri sono stati fin troppo felici di riempire il vuoto che abbiamo lasciato – il vuoto creato dalla nostra debolezza. E mentre la fiducia dell’Occidente vacillava, i suoi avversari e rivali diventavano sempre più assertivi, costruendo al posto nostro la propria ricchezza e il proprio potere. E oggi ci troviamo a un bivio’. “L’OCCIDENTE A UNA SVOLTA, MANTENERE IL RUOLO DI GUIDA O RASSEGNARSI AL SUO DECLINO” ‘Perché il prossimo decennio e le decisioni che prenderemo scriveranno la storia del prossimo secolo. La strada che sceglieremo determinerà se l’Occidente manterrà il proprio posto alla guida del mondo oppure si rassegnerà a un futuro di atrofia, sottomissione e declino. O sceglieremo di agire ora, oppure perderemo persino la possibilità di scegliere di agire. Sotto il presidente Trump, gli Stati Uniti hanno fatto la loro scelta. Scegliamo di perseguire senza vergogna la potenza nazionale: riprendere il controllo delle nostre catene di approvvigionamento strategiche, reindustrializzare la nostra economia, ricostruire la nostra difesa, conquistare la leadership nelle tecnologie e nelle industrie del futuro. Scegliamo di puntare verso nuove frontiere: nella manifattura avanzata e nella super-intelligenza; nei droni, nelle armi e nella guerra; nei semiconduttori, nei minerali, nel cyberspazio e in ogni altro ambito delle possibilità umane. Liberare la nostra energia, ricostruire le nostre fabbriche, riportare i nostri astronauti sulla Luna e inaugurare una nuova era dell’esplorazione spaziale. Per quanto elevati fossero i loro ideali, gli antichi greci non erano ingenui. Capivano che le nazioni hanno interessi. Capivano che l’arte di governare richiede prudenza e diplomazia, ma comprende anche la capacità di usare la forza quando prudenza e diplomazia falliscono. Capivano che il potere non richiede soltanto di possedere i mezzi per difendersi, ma anche la credibilità di essere pronti a usarli’. “L’EUROPA SI SVEGLI DAL SUO LUNGO TORPORE” ‘Questa è la concezione classica della politica e dell’arte di governare che l’amministrazione Trump spera di recuperare – recuperarla non soltanto per il nostro Paese, ma per l’intera nostra civiltà. Crediamo che l’Europa possa risvegliarsi dal suo lungo torpore e riaccendere il fuoco che è stato acceso qui migliaia di anni fa. Ci sono già dei segnali. In tutto questo continente stiamo assistendo a quelli che speriamo siano gli inizi di un cambiamento generazionale: una crescita vertiginosa della spesa per la difesa, una raffica di nuove partnership e programmi, una maggiore capacità produttiva e manifatturiera, sulla scia degli storici impegni per la difesa assunti lo scorso anno all’Aia. La Grecia è stata al centro di questo cambiamento. Il popolo di questa nazione ha dimostrato ancora una volta di essere un amico indispensabile tanto per l’Europa quanto per gli Stati Uniti, dall’energia alla migrazione, fino alla difesa, dove la Grecia è stata un alleato modello. Ed è la nostra più sincera speranza che tutta l’Europa segua il vostro esempio. Anche se le passioni possono, a volte, aver messo a dura prova i legami di affetto tra gli Stati Uniti e l’Europa, non dobbiamo permettere che li spezzino. Insieme dobbiamo rafforzare un’alleanza capace di affrontare le minacce del nostro tempo. E possiamo farlo. Perché non crediamo che l’amicizia transatlantica debba essere un gioco a somma zero. Al contrario: la nostra visione è quella di un’alleanza la cui forza sia superiore alla somma delle sue parti. È una visione che abbiamo visto concretamente appena il mese scorso, in un nuovo accordo senza precedenti tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia – un accordo che ridisegnerà l’Artico e rafforzerà la sicurezza dell’intera Nato. Tutti e tre i partner di quell’accordo ne sono usciti vincitori. Tutta l’Europa – così come la Nato e gli Stati Uniti – è emersa più sicura, più forte e più protetta grazie ad esso. Vogliamo vincere insieme. Dobbiamo vincere insieme’. L’AMERICA FIRST, L’IDEALE DEL GRANDE UOMO: IN LINEA CON GLI ANTICHI GRECI Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Oggi è diventato di moda pensare che una politica estera illuminata significhi anteporre la comunità globale al proprio popolo. E credo che anche qui abbiamo molto da imparare dagli uomini dell’antica Grecia, perché sapevano che non c’era nulla di egoistico o di sbagliato nella fedeltà alla propria nazione, né nel combattere per difenderne gli interessi sopra ogni altra cosa. Credevano – con forza – nell’ideale del grande uomo: l’individuo eccezionale che conquista l’immortalità attraverso le proprie azioni. Ma credevano che la gloria e la fama si conquistassero impegnandosi, sacrificandosi e ottenendo grandi risultati per qualcosa di più grande di se stessi. L’eroe ricorrente del mondo greco antico era l’uomo disposto a pagare qualsiasi prezzo per una causa degna della propria lealtà. Lo vediamo in Socrate, che si rifiutò di abbandonare la ricerca della verità anche a costo della propria vita. Lo vediamo nella leggendaria resistenza dei 300 spartani – circondati e disperatamente inferiori di numero rispetto ai giganteschi eserciti persiani – che rifiutarono la possibilità di salvarsi, scegliendo di combattere fino all’ultimo uomo piuttosto che abbandonare il proprio posto o il proprio dovere. E lo vediamo nel mito epico di Achille, al quale viene offerta la possibilità di tornare a casa e vivere una vita lunga e pacifica, ma che sceglie invece di rimanere a Troia e morire alla ricerca della gloria eterna. Queste sono le qualità che avrebbero plasmato l’immaginario morale occidentale. Dal martire cristiano che rifiuta di tradire la propria fede al patriota che dà la vita per il proprio Paese; da san Tommaso Moro alla battaglia di Alamo, fino alle immortali parole conclusive della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti: “Ci impegniamo reciprocamente a vicenda con le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore”. È dai Greci che l’Occidente ha ereditato il senso del dovere – una fedeltà incrollabile al proprio codice, alla propria causa, al proprio Paese. I nostri eroi, gli eroi dell’Occidente, sono coloro che scelgono di rimanere fedeli al proprio dovere proprio quando è più difficile e doloroso farlo: l’uomo vincolato alla propria parola, il soldato che non abbandonerà il proprio posto, il capitano, il proverbiale capitano, che affonda con la propria nave. Questo è completamente diverso da ciò che vediamo, ancora oggi, per esempio in fanatici come i mullah radicali dell’Iran, il cui culto della morte celebra i bambini kamikaze come eroi nazionali e presenta il martirio come un fine in sé. I nostri eroi possono essere disposti a morire per la loro causa; ma i nostri eroi non venerano la morte. È proprio perché attribuiamo valore alla vita che arriviamo a riconoscere l’eroismo di coloro che preferirebbero sacrificarla piuttosto che tradire i propri principi. Oggi diamo per scontata la concezione occidentale di questi valori – eroismo, onore, dovere. Presumiamo che siano in qualche modo universali per tutti gli uomini, in ogni epoca e in ogni luogo. Non lo sono. Sono il prodotto di un carattere distinto, un carattere che è nato qui e ha plasmato l’intera storia della civiltà che ne è seguita. Una civiltà che oggi dobbiamo difendere con la stessa passione dei nostri antenati. Gli uomini che costruirono il Partenone furono seguiti dagli architetti della cristianità europea, che innalzarono le cattedrali di Milano, Colonia e Firenze. La ricerca della perfezione della forma umana che animava gli antichi scultori greci trovò una nuova espressione in Michelangelo. La ricerca della struttura dell’universo da parte dei filosofi greci fu ereditata da Copernico, poi da Galileo, da Keplero e da Newton. La fame di nuove conoscenze diede vita alla prima spedizione di Magellano intorno al mondo, alla scoperta dell’America da parte di Colombo e, infine, al viaggio dell’Apollo 11 verso la Luna. E le qualità che portarono Alessandro a conquistare l’intero mondo conosciuto riapparvero in Cesare, poi in Carlo Magno e in Cortés. E in America, quella stessa tradizione si riscoprì nuovamente. Una terra aperta e selvaggia divenne il luogo di una grande rinascita dell’immaginazione e dell’ambizione occidentali. L’aspirazione greca verso nuovi orizzonti divenne lo spirito della frontiera americana. La civiltà di Atene e Roma trasformò una giovane repubblica costiera in un impero continentale. I più grandi americani di ogni generazione hanno portato con sé i tratti inconfondibili dei loro antenati – nati ad Atene, formati da Roma, battezzati nella cristianità, forgiati nella fornace dell’Europa medievale, dotati del genio inglese per la libertà e poi portati attraverso l’Atlantico per rinascere sulle coste di un nuovo mondo. Insieme, dobbiamo ora riscoprire quello spirito’. “SIAMO A UN PUNTO DI SVOLTA NELLA STORIA DELL’INTERA CIVILTÀ“ Prosegue il testo del discorso di Mario Rubio, segretario di Stato americano: ‘Siamo a un punto di svolta – un punto di svolta non soltanto nella storia della mia nazione, ma nella storia dell’intera nostra civiltà. Le minacce che affrontiamo oggi sono altrettanto reali di quelle che si presentavano sulla drammatica scena dell’antichità. Gli interessi nazionali non sono scomparsi di fronte alle istituzioni internazionali. La guerra non è scomparsa semplicemente perché preferivamo la pace. Gli altri Stati hanno continuato ad armarsi, a cercare influenza, a competere per territori, tecnologia, risorse, mercati, energia e potere. E ora la guerra è tornata. È tornata la competizione tra grandi potenze. Sono tornate la vulnerabilità, l’aggressione, il terrorismo, un intero universo di nuove minacce e nuovi attacchi. E dunque dobbiamo ricostruire le nostre istituzioni e le nostre alleanze per affrontare insieme queste minacce – comprendendo che lo scopo di queste strutture non è abolire la sovranità delle nazioni che le compongono, ma difenderla. E che le nazioni non devono abbandonare le proprie identità distintive per riconoscere i propri interessi comuni. Abbiamo costruito un modello di questo tipo con i nostri partner qui in Grecia: nelle nostre partnership per la difesa, nell’energia e nella tecnologia, nella nostra ambizione condivisa di proteggere i confini europei dalle minacce della migrazione di massa. La nostra amicizia risale ai primi anni della mia nazione. Quando la Grecia insorse nel 1821 per riconquistare la propria indipendenza dopo secoli di dominio ottomano, gli americani riconobbero qualcosa di familiare in quella lotta. Tre anni dopo, il grande statista americano Daniel Webster pronunciò un celebre discorso al Congresso, contribuendo a portare la causa della Rivoluzione greca davanti ai rappresentanti della giovane repubblica americana. E iniziò richiamando la loro attenzione su tutto ciò che li circondava. Questo è ciò che disse nel suo discorso: ‘Questa forma libera di governo, questa assemblea popolare… questa pratica del libero dibattito e della discussione pubblica, il confronto tra mente e mente… persino l’edificio in cui ci riuniamo, queste colonne proporzionate, questa architettura ornamentale, tutto ci ricorda che la Grecia è esistita e che noi, come il resto dell’umanità, siamo profondamente suoi debitori’. Quelle parole sono vere oggi come lo erano quando furono pronunciate. E tutti noi – non soltanto gli americani, ma gli europei e i nostri amici in tutto l’Occidente – dobbiamo reimparare le lezioni che i nostri antenati trassero da questo luogo e dalla sua storia. La storia della Grecia non ci offre soltanto uno sguardo sulle nostre istituzioni nelle loro forme più antiche. La storia della Grecia ci mostra un’immagine di noi stessi. Ci mostra che siamo gli eredi di grandi eroi e che dovremmo essere orgogliosi – profondamente orgogliosi – delle nostre origini. Dovremmo meravigliarci di ciò che i nostri antenati hanno scolpito in questa terra. La storia della nostra civiltà è la più grande storia mai conosciuta dall’uomo. E tutto è cominciato qui, con i primi uomini e le prime donne dell’Occidente. Da loro – da loro – possiamo riscoprire le virtù, il coraggio e la forza necessari per affrontare i pericoli del nostro tempo. Grazie’. (photo credit: U.S. Department of State/Fb e Secretary Marco Rubio/X)
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
Vasco Rossi è ufficialmente Dottore di Ricerca Honoris Causa in Politica e Comunicazione . Il prestigioso titolo accademico gli è stato conferito oggi pomeriggio dall’ Università degli Studi di Salerno durante una cerimonia solenne tenutasi nell’Aula Magna “Vincenzo Buonocore” del campus di Fisciano, travolta dall’affetto e dall’energia di oltre 1.500 studenti e fan. Non si è trattato di una semplice formalità burocratica, ma del riconoscimento definitivo a un artista che da oltre quarant'anni dà voce alle emozioni, alle fragilità e alle inquietudini di intere generazioni, ridefinendo i codici della cultura pop e della comunicazione di massa nel nostro Paese. Durante la sua applauditissima lectio magistralis, il Blasco ha affrontato con la consueta schiettezza il legame profondo tra parole, musica e società civile: «La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini. Una canzone non dà istruzioni per vivere, ma dà voce a un disagio e fa sentire meno sole le persone. La parola è un’arma potente: può alimentare cinismo o fiducia, odio o confronto, rassegnazione o voglia di reagire». Accolto dal Rettore dell’ateneo, Vasco ha espresso tutto il suo stupore e orgoglio per un traguardo inaspettato, ironizzando sul fatto che i suoi testi siano ormai da tempo oggetto di studi e tesi universitarie. Con questo secondo titolo onorifico della sua carriera, l'Università ha voluto premiare non i numeri da record dei suoi stadi, ma la straordinaria capacità antropologica di unire le persone sotto un unico, universale coro.  Da oggi la poesia del rock italiano sale ufficialmente in cattedra: la "vita spericolata" ha trovato il suo equilibrio più bello, sopra la follia e dentro la storia.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
– Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto ufficialmente sulla questione dei presunti casi di peste registrati in territorio russo. Parlando direttamente dallo Studio Ovale della Casa Bianca, il leader americano ha spento le speculazioni geopolitiche delle ultime ore riguardanti una possibile escalation non convenzionale. Le dichiarazioni principali Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti a Washington, il Presidente ha delineato la posizione dell'amministrazione statunitense: Nessuna minaccia biologica: "Non crediamo che sia un'arma biologica" ha dichiarato esplicitamente Trump, escludendo che il focolaio sia frutto di un programma militare o di un attacco deliberato. La versione di Mosca: Il Presidente ha poi fatto riferimento alle rassicurazioni ricevute dalle autorità russe, aggiungendo: "Se si ascoltano loro, la situazione è sotto controllo". Il contesto La presa di posizione della Casa Bianca arriva in un momento di estrema delicatezza per gli equilibri internazionali. Le rassicurazioni sul fronte russo si incrociano infatti con il drammatico appello del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nella stessa giornata ha denunciato un bilancio pesante sul fronte del conflitto interno, con 25 vittime civili accertate, tra cui 5 bambini
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
Si è spenta all'età di 87 anni Maricarmen Abascal, la donna diventata il volto simbolo della lotta per il diritto all'alloggio in Spagna. L'anziana è deceduta presso l'ospedale Gregorio Marañón di Madrid, dove si trovava ricoverata dal 23 settembre scorso, a seguito del drammatico sfratto coatto eseguito nella sua storica abitazione nel quartiere del Retiro, dove risiedeva da oltre settant'anni. L'esecuzione del provvedimento, avvenuta mentre la donna veniva portata via in barella sotto le telecamere della diretta televisiva, ha sollevato un'ondata di indignazione popolare in tutto il Paese. Centinaia di attivisti e cittadini si erano mobilitati per tentare di bloccare lo sfratto, trasformando il caso in un caso politico nazionale. La tragica scomparsa dell'anziana sta infiammando nuovamente le proteste dei movimenti sociali, che chiedono a gran voce l'interruzione immediata delle procedure di sfratto per le fasce più vulnerabili della popolazione e l'applicazione di riforme strutturali sul mercato immobiliare.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
A seguito del termine dello sconto fiscale e del progressivo aumento dei prezzi del gasolio alla pompa, che ha recentemente toccato una media di 2,261 euro al litro, la Presidenza del Consiglio dei Ministri sta monitorando con la massima attenzione l'impatto sui consumatori e sul sistema produttivo nazionale. I l Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato che l'esecutivo sta valutando l'attivazione del meccanismo delle accise mobili. L'operazione verrebbe supportata da un fondo di circa 160 milioni di euro immediatamente spendibili per mitigare i rincari. "Stiamo valutando concretamente l'adozione delle accise mobili per tutelare i cittadini" ha dichiarato il Presidente Meloni, auspicando contestualmente una risposta strutturale a livello internazionale: "La speranza dell'esecutivo resta il pieno e coordinato ripristino del price cap a livello europeo, l'unico strumento in grado di stabilizzare strutturalmente i mercati energetici". Nel frattempo, sul fronte industriale si registrano i primi segnali di allentamento della pressione: Eni ha annunciato una riduzione del prezzo raccomandato del diesel di 4 centesimi di euro, un intervento che offre un parziale e immediato sollievo alla rete di distribuzione. Il Governo continuerà il confronto con le principali compagnie energetiche e con le istituzioni europee per implementare rapidamente ogni misura necessaria a salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie italiane.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE • 7 ottobre 2026
Sergio Mattarella concede la grazia a tre detenuti: c'è anche il gioielliere Guido Gianni Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato in data odierna tre decreti di concessione della grazia, ai sensi dell'articolo 87 della Costituzione. Tra i beneficiari della misura di clemenza individuale figura anche Guido Gianni, il gioielliere di Nicolosi condannato per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti nel febbraio del 2008 al termine di un violento assalto nel suo negozio. La decisione della Presidenza della Repubblica giunge dopo una complessa e approfondita istruttoria condotta dal Ministero della Giustizia. Il provvedimento cancella la pena detentiva residua del commerciante catanese, che era stato condannato in via definitiva a 12 anni e 4 mesi di reclusione per duplice omicidio volontario e tentato omicidio. L'atto di clemenza del Capo dello Stato interviene su una vicenda drammatica che per anni ha alimentato il dibattito pubblico sul tema della legittima difesa e dei limiti della risposta penale. Con la firma dei tre decreti si chiude definitivamente il percorso esecutivo della pena per i soggetti coinvolti nei rispettivi procediment i.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci • 7 ottobre 2026
Madrina dell'evento Avv. Anna Maria BERNARDINI DE PACE L ’O.D.V. Giubbe Verdi Compagnia Salento continua il suo quotidiano impegno nel territorio della Regione Puglia per perseguire finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, operando rigorosamente senza scopo di lucro. Il cuore pulsante dell’associazione è da sempre orientato a favorire la piena integrazione sociale di bambini e ragazzi che vivono in condizioni di disabilità o di disagio sociale. Attraverso attività ludiche strutturate, che vedono i giovani protagonisti assoluti insieme ai volontari, l’organizzazione mira a metterli costantemente in gioco. L’obiettivo è stimolarli a spingersi oltre i propri limiti che, molto spesso, rappresentano un motivo di blocco e di chiusura in se stessi. Diventata ormai un solido punto di riferimento per centinaia di famiglie pugliesi, l’associazione offre da anni un supporto concreto e ampiamente riconosciuto. Questo straordinario percorso inclusivo è reso possibile anche grazie all’amorevole supporto del cavallo e ai profondi benefici sociali della mediazione equestre. Le attività si svolgono durante tutto il corso dell’anno presso la sede dell’associazione, la quale mette a disposizione gratuitamente la propria struttura, i cavalli e il supporto dei volontari a tutte le famiglie, le scuole e le associazioni che ne fanno richiesta. Forte di questo bagaglio di esperienze, l'associazione dà vita alla quinta edizione del “Premio Isabella, le incredibili eccellenze italiane”, l’evento di punta dell’organizzazione che andrà in scena sabato 10 ottobre alle ore 20.30 nella splendida cornice del Teatro Cavallino Bianco di Galatina, in Puglia. La serata sarà presentata da Maria Antonietta Vacca, con la direzione tecnica e artistica affidata a Gianluca Calò. Prestigiosa madrina della serata sarà l'Avvocato Anna Maria Bernardini De Pace, che sposerà e valorizzerà con la sua presenza i profondi valori dell'iniziativa. La manifestazione, che gode del patrocinio di Provincia di Lecce, Regione Puglia e Città di Galatina, mira a riconoscere e premiare i risultati straordinari e i traguardi raggiunti dalle persone con fragilità. I riconoscimenti hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e aprire a una nuova visione della disabilità, facendo emergere i punti di forza e i talenti di queste persone prima ancora dei loro limiti, celebrando la loro capacità di perseguire e raggiungere sogni e obiettivi nonostante le numerose barriere che incontrano sul proprio cammino. All’interno dell’iniziativa è prevista una categoria speciale relativa all’attivismo sociale per la disabilità, rivolta a quei premiati che si sono distinti per aver acceso i riflettori sulle problematiche e sulle difficoltà quotidiane che una persona con disabilità si trova ad affrontare. Inoltre, a seguito della profonda conoscenza e vicinanza con le storie dei partecipanti, l’associazione ha ritenuto doveroso istituire un premio genitoriale.  Questa sezione nasce dalla consapevolezza che dietro ogni grande traguardo e dietro ogni percorso di autonomia c'è l'amore incondizionato, la forza e il sacrificio di genitori straordinari, pilastri fondamentali nella costruzione del futuro dei propri figli.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ORE: 16.00 • 7 ottobre 2026
Il testo è stato 'blindato' con tre fiducie senza modifiche rispetto alla versione arrivata dal Senato ROMA – Ecco i contenuti della legge elettorale, lo “Stabilicum” o “Melonellum”, su cui domani in Aula alla Camera si terrà il voto finale per l’approvazione definitiva. La riforma, con l’ ultimo disco verde in terza lettura a Montecitorio , archivierà il ‘Rosatellum’ per le prossime elezioni politiche. Il testo è stato ‘blindato’ con tre fiducie senza modifiche rispetto alla versione arrivata dal Senato. PROPORZIONALE E PREMIO DI MAGGIORANZA È previsto un sistema proporzionale con premio di maggioranza (o di governabilità) di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato (fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori). Andrà alla coalizione che abbia ottenuto almeno il 42% dei consensi. Se nessuno raggiunge questa percentuale, anche solo in una Camera, si procede con un proporzionale puro. Restano le discipline speciali per Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige (con una ridefinizione dei collegi della Provincia di Bolzano). Nel testo originario, sottoscritto da tutti i partiti del centrodestra alla Camera, era previsto anche il ballottaggio, poi cancellato. PREFERENZE CON CAPILISTA BLOCCATI E SBARRAMENTO Soppressi i collegi uninominali. In Senato sono state introdotte le prefenze con capilista bloccati: si potranno segnare tre crocette con alternanza di genere, in una lista di sei candidati, dalla seconda posizione in poi. Il premio di maggioranza è diviso in listini circoscrizionali. I candidati nel ‘listone’ per il premio devono essere candidati anche come capilista. Lo sbarramento resta al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole o coalizzate, salvo il ripescaggio, per ogni coalizione di liste, della prima lista coalizzata rimasta al di sotto di tale soglia. AUMENTANO FIRME PER NUOVI PARTITI Cancellata la norma anti-cespugli o anti-frammentazione nel passaggio a Palazzo Madama. Concorreranno alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione anche i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento del 3%. Aumenta da 1.500 a 6 mila invece il numero di firme necessarie per presentare le liste in ogni collegio per i nuovi partiti che non hanno nessun gruppo o componente in Parlamento: in totale 450mila sottoscrizioni. Chi ha un gruppo o una componente in almeno una delle due Camere al momento della convocazione dei comizi dovrà invece raccogliere 1.500 firme per collegio. Esonerati tutti i partiti che hanno un gruppo in entrambe le Camere alla data del 31 dicembre 2025. In caso di voto anticipato il numero delle firme da raccogliere sarà la metà. CIRCOSCRIZIONE ESTERO Vengono ridisegnate le aree geografiche della circoscrizione estero riducendole a due per la Camera (Europa ed extra-Ue) e a una sola al Senato. Attualmente le circoscrizioni sono quattro alla Camera e al Senato: Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Con la nuova ripartizione per la Camera diventano: Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia; Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Per il Senato ci sarà un’unica circoscrizione Estero, quella che le opposizioni hanno definito “Circoscrizione mondo”. RACCOLTA FIRME PIÙ FACILE PER ELETTI ESTERO Agevolazioni sulle sottoscrizioni per le candidature nelle circoscrizione estero: saranno esonerati dalla raccolta di 500 firme per ciascuna ripartizione dentro le circoscrizioni i partiti costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, nella legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi elettorali e per i partiti e gruppi politici che nell’ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere. OBBLIGO INDICAZIONE PREMIER Le liste o coalizioni di liste devono indicare nel programma elettorale il nome di chi si intende proporre al capo dello Stato come candidato alla presidenza del Consiglio. Pena l’inammissibilità alla corsa elettorale. L’indicazione deve avvenire nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica. Il candidato premier non compare comunque sulla scheda. Secondo le opposizioni è una norma “incostituzionale”, un “premierato camuffato”. VOTO AI FUORISEDE, ESTESO ANCHE AI CAREGIVER Possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (diventano tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni. Si dovrà fare apposita richiesta di iscrizione in un registro ad hoc. Nel passaggio in Senato il voto fuorisede è stato esteso anche ai caregiver familiari che assistono una persona che abbia bisogno di assistenza o cura in una Regione diversa da quella di iscrizione elettorale.
Autore: AGENZIA DIRE • 7 ottobre 2026
La dichiarazioni della Premier durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato toccano anche i nodi dell'efficacia del price cap e della flessibilità sulle spese nazioali. Poco prima l'attacco di Schlein: "Gasolio a 2,8 euro e Meloni non fa niente" ROMA – “Siamo sempre pronti a intervenire di nuovo con il meccanismo delle accise mobili. Noi abbiamo perfezionato questo meccanismo per cui, all’aumento del prezzo del carburante, la maggiore IVA che entra viene messa da parte e utilizzata nel caso per riabbassare il prezzo, tagliando le accise. Al mese di settembre noi abbiamo circa 160 milioni che possono essere spesi con questo obiettivo e quello su cui ci stiamo interrogando è se sia più efficace spendere queste risorse in questo momento, nel quale comunque ci sono delle misure di contenimento, o tenerla come provvista per quando quelle misure di contenimento dovessero terminare. Fermo restando che questo dipende anche dalla tenuta del Cap”. Lo dice la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte rilasciate durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato. “Quello che io posso auspicare, e vediamo che cosa accade nelle prossime ore, è che si possa pienamente ripristinare il CAP, dopodiché la valutazione verrà fatta a valle, ma questo è quello su cui attualmente il Governo si sta interrogando”. Lo dice la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte rilasciate durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato. CARBURANTI. SCHLEIN: GASOLIO A 2,8 E MELONI NON FA ASSOLUTAMENTE NIENTE Le parole della Premier cadono anche in risposta alle polemiche lanciate in mattinata dalla leader dell’opposizione Elly Schlein. “Leggevo adesso che a Milano in un distributore il gasolio è arrivato a 2,8 euro, ci stiamo rendendo conto che mentre Meloni ringrazia le società petrolifere, dovrebbe invece ringraziare gli italiani che stanno facendo sacrifici enormi davanti al caro carburanti”. Lo ha detto la segretaria del Pd, a margine della presentazione del rapporto Gimbe. Per la dem “non si capisce cosa stia facendo il governo, noi abbiamo insistito per tassare gli extraprofitti delle società energetiche anziché rimettersi alla loro clemenza e alla loro buona volontà e riattivare il meccanismo delle accise mobili. Ma la questione ancora più a fondo è: cosa sta facendo il governo Meloni per mettere fine alle crisi geopolitiche, alle guerre che stanno avendo ripercussioni economiche profonde sugli italiani e sulle tasche degli italiani? La risposta è niente. Non stanno facendo assolutamente niente, hanno smesso anche di parlarne perché non vorrebbero infastidire nuovamente Trump e andare incontro a un’altra sua sfuriata. Quindi noi continueremo con le nostre proposte concrete: tassare gli extraprofitti delle società energetiche e attivare di nuovo le accise mobili”. MELONI: LETTERA A VON DER LEYEN? SU FLESSIBILITÀ SPESA C’È INTERESSE A Spalato la Premier affronta anche il tema della richiesta avanzata dall’Italia alla presidente della Commissione Ue per una maggior flessibilità nelle spese nazionali. “Mi pare” che sulla lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per avere maggiore flessibilità sui conti a fronte dell’aumento dell’inflazione “ci sia interesse perché è una questione di buon senso. Poi è un dibattito lungo, perché per arrivare a risposte di questo tipo si deve trovare una convergenza tra la Commissione, gli Stati Membri, il Consiglio. Ma sicuramente c’è interesse ad ascoltare”. Lo dice la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte rilasciate durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato. MELONI: NON CHIEDIAMO SPESA LIBERA PERCHÉ VOGLIAMO ESSERE ALLEGRI E ancora, della lettera con cui si chiede maggiore flessibilità nei conti per valutare l’impatto dell’inflazione sui bilanci nazionali “ho avuto modo di parlare con la Presidente von der Leyen“. Si tratta di un tema che “non ha posto solamente l’Italia, ma lo ha fatto ad esempio anche la Grecia. Poniamo il tema dell’impatto che la maggiore inflazione sta avendo sui bilanci nazionali, perché noi dobbiamo considerare che l’inflazione di oggi non è quella programmata tre anni fa. Tre anni fa l’Europa ha licenziato i piani nazionali con un’inflazione programmata all’1,8%, oggi quell’inflazione è molto più alta e questo comporta per la quasi totalità, presumo per la totalità degli stati membri, dei costi automatici maggiori”. Lo dice la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte rilasciate durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato. “Noi abbiamo nel nostro ordinamento una serie di adeguamenti automatici all’inflazione” che comportano “miliardi e miliardi in più che noi saremo chiamati a spendere, senza averlo deciso e non perché queste sono nuove misure che i governi hanno voluto. Lo dico per chiarire: non stiamo chiedendo spesa libera perché vogliamo essere particolarmente allegri, ma si deve tenere in considerazione il fatto che noi avremo nei nostri bilanci miliardi in più da spendere, che dovremo spendere senza averlo deciso, e noi crediamo che questo vada oggettivamente valutato nei limiti di aumento della spesa consentita”, sottolinea la presidente del Consiglio. MELONI: UTILE AVERE ATTENZIONE PARTICOLARE A SPONDA SUD “Le tante materie che noi abbiamo discusso in questo incontro dimostrano quanto sia utile per l’Europa nel suo complesso avere un occhio particolare alla sua sponda Sud. Noi chiaramente siamo portati in un tempo come questo a guardare molto il nostro fianco Est, ma non dobbiamo dimenticare quanto sia importante anche il nostro fianco Sud“. Lo dice la premier Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte rilasciate durante i lavori del 13esimo Med9 a Spalato
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