Minneapolis e USA in fiamme: migliaia in protesta contro l’ICE. Anche Bruce Springsteen scende in campo: "Please stop killing us"
L'America è attraversata da un'ondata di rabbia senza precedenti contro la politica di deportazioni di Donald Trump e l'operato dell'ICE. A Minneapolis, epicentro della rivolta, migliaia di persone hanno sfidato il gelo per il secondo venerdì consecutivo, bloccando la città e manifestando davanti all'edificio federale. La scintilla che ha fatto precipitare la situazione nel caos è stata l'uccisione di due cittadini, tra cui l'infermiere Alex Pretti, freddato dagli agenti federali durante un'operazione.
A dare una risonanza globale alla protesta è stato Bruce Springsteen. Il "Boss" ha rotto il silenzio pubblicando il brano di denuncia "Streets of Minneapolis", un atto d'accusa diretto contro quella che definisce "la polizia privata" del Presidente. Springsteen si è unito idealmente al coro dei manifestanti che, sfilando per le strade, hanno gridato lo slogan diventato virale: "Please stop killing us" (Per favore, smettete di ucciderci).
Una nazione paralizzata
La protesta si è estesa a macchia d'olio in tutti gli Stati Uniti, trasformandosi in un National Shutdown che ha colpito diversi settori:
- Scuole chiuse: In Colorado e Arizona, uno sciopero massiccio degli insegnanti ha portato alla sospensione delle lezioni. A San Francisco, il Washington Post riporta una partecipazione record di studenti medi e superiori.
- Città nel caos: A Washington D.C. un migliaio di persone ha paralizzato il centro, mentre a Chicago i manifestanti hanno occupato Daley Plaza nonostante le temperature proibitive. A New York, la folla si è radunata a Foley Square dopo che volontari hanno spalato il ghiaccio per ore.
- Danni all'economia: Il malcontento colpisce anche il commercio locale. "L'ICE fa male agli affari", ha dichiarato un negoziante di Minneapolis, sottolineando come il clima di terrore stia svuotando le attività commerciali.
Mentre l'amministrazione Trump rimane ferma sulle proprie posizioni, la pressione internazionale cresce, spinta anche dal supporto di icone della cultura americana come Springsteen, che continua a chiedere giustizia per le vittime dell'Operation Metro Surge

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