Autore: Anna Maria Rengo
•
23 settembre 2026
Emanuela Botti presenta la sua ultima silloge, un viaggio nell’anima che esplora temi cari all’artista e scandito da tappe dove non mancano speranza e resurrezione. Il tempo che scorre, la crescita artistica, la natura, l’amore, l’erotismo. Questi i temi delle poesie “immorali e immortali” di Emanuela Botti, che ha racchiuso nella silloge “BOEM”, edita da La vita felice, un viaggio che è al contempo individuale e universale, nonché scandito da tante tappe: sentimenti, rabbia, amore, speranza, dolcezza, resurrezione dal buio della tristezza in un dialogo che tende a distinguersi dalla poesia tradizionale. Un’opera intensa, matura e al contempo piena di slanci, che rappresenta certo un compimento artistico per la poetessa milanese, ma che è anche un punto di partenza per un vivere il mondo esterno e interno con acuta sensibilità, sguardo sgombro da pregiudizi, disponibilità a farsi ancora una volta sorprendere. Del resto, come scrive Doc nella sua prefazione alla silloge, “la poesia non nasce per spiegare il mondo, ma per attraversarlo. Abita i territori più silenziosi dell’esperienza umana: quelli in cui il pensiero si ferma e la sensibilità trova finalmente voce”. In questo territorio silenzioso e creativo incontriamo Emanuela Botti. La tua nuova silloge poetica si intitola “BOEM”. Chi e che cosa è BOEM? “Dobbiamo partire innanzitutto dal dire chi sia BoEm. La donna di pianura, la poeta che ascolta il mondo. Un essere umano che è riuscito a fare tre miracoli: Elisa Pietro e Luca e che non ha mai dimenticato di essere prima di tutto una donna e poi una madre. E nell’ultima silloge troviamo quindi BoEm che racconta BOEM. B.ellezza O.rgoglio E.ccentricità M.agnetismo Il titolo del libro è la trasformazione del mio nome d’arte in un acronimo. Come fosse una chiave per aprire uno spazio differente nel quale, attraverso la lettura dei versi, l’anima del lettore possa sentirsi in un luogo che gli appartiene. È un’opera in cui la poeta non teme di trasmettere con sincerità, autenticità e profondità, la libertà e la potenza della Bellezza, dell’Orgoglio, dell’Eccentricità e del Magnetismo.” La silloge, pubblicata nel luglio 2026, segue quella precedente titolata FemmeoB Una donna in poesia: in che modo, evidente già dal titolo, le due opere sono collegate? “Innanzitutto, dall’uso in entrambi i casi, del mio nome d’arte. Nel caso di FemmeoB è nato proprio un neologismo: la parola Femme si è fusa perfettamente con il mio nome BoEm ma scritto al contrario. Un po’ come se fossimo sempre davanti allo specchio ma lo specchio della poesia davanti al quale, chi scrive e anche chi legge, deve sapersi spogliare senza mai mettersi in posa però. E poi in entrambi i libri ci sono temi a me cari come l’amore, l’erotismo, l’impegno civile, la denuncia della violenza, delle ingiustizie e lo stretto rapporto con la natura, anche come metafora dell’amore.” Che cosa intendi per poesia tradizionale e in che modo te ne vuoi allontanare? “Non so se il termine ‘tradizionale’ sia corretto, in ogni caso io scrivo sicuramente una poesia moderna. Quindi non uso la metrica anche se, nei miei versi, c’è un buon ritmo e una brevità spesso molto cruda, molto diretta e soprattutto non scrivo in rima. Utilizzo parole molto comuni, molto semplici, che non significano banali, ma che nella loro semplicità nascondono la profondità che possiamo trovare in gesti azioni ed esperienze del quotidiano. Ho fatto un po’ mia questa espressione di Gesualdo Bufalino che diceva: “Scrivo poesie che si capiscono, devo sembrare un cavernicolo’.” Bellezza, Orgoglio, Eccentricità e Magnetismo: cosa più ti rappresenta e cosa invece più stimola la tua creatività poetica? “Mi hanno definito ‘una poeta di seta e acciaio’. Credo che questo ossimoro, che trovo bellissimo, mi rappresenti nella totalità della mia persona, perché questi due opposti rappresentano sia la mia personalità che la mia scrittura. E credo che questa definizione contenga esattamente quei quattro concetti che ho cercato di declinare in questa mia nuova silloge. Bellezza, Orgoglio, Eccentricità, e Magnetismo convivono in me in un equilibrio, spesso inquieto, ma sicuramente molto vivace e vitale. Le tue poesie rivendicano di essere poesie “al femminile” oppure no? “Sicuramente nelle mie poesie scandaglio e racconto l’universo femminile. Però mi hanno fatto notare che nei miei versi è come se io chiedessi agli uomini di imparare a guardare davvero le donne. Ed è così in effetti. Perché io credo nella complicità, non nel conflitto tra i generi. E sono proprio i termini giusti, ‘imparare a guardare’, perché noi vediamo tante cose, scrolliamo tante immagini, ascoltiamo slogan, ci mettiamo alla tastiera non per condividere ma per giudicare proprio perché possiamo vedere ma non siamo capaci di guardare perché guardare è un atto di riflessione ascolto e desiderio di comprensione. Devo dire con piacere che molti sono gli uomini che si sono avvicinati alla mia poesia e credo siano soprattutto quelli che non temono di riconoscere e di amare anche la loro parte femminile.” Nelle tue poesie trovano largo spazio la tenerezza e il perdono. Come vivi poeticamente e personalmente questi due modi di rapportarti al prossimo e a te stessa? “Io credo che il perdono passi sempre da un profondo sentire la tenerezza per le fragilità, per i limiti e per la diversità di ognuno di noi. Scrivere poesia mi ha insegnato ad accogliere e a trasformare il dolore, le ferite e le difficoltà in messaggi di rinascita, coraggio e speranza. ‘Mantra’ Ama della parola lo scricchiolio del guscio ridi all'ora della stanchezza coltiva della rosa la ciocca Allenati alla gioia perché l'inverno ha mani grandi baffi di brina e un cappotto che punge (poesia ©️BoEm da FemmeoB) Altro tema che emerge con chiarezza è il forte amore per la vita in tutte le sue declinazioni: “Se mangio o se amo voglio essere eccesso”, scrivi in una poesia, e in un’altra “E resta un duro mestiere scegliere d’essere folli”. Questo tuo sentire, oltre che poetico, non è anche filosofico? “Credo sia fondamentale tendere all’equilibrio e all’armonia in tutte le cose che si fanno quindi ti rispondo con una citazione di Gandhi: ‘La felicità (o serenità) è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in perfetta armonia’.” LA POETESSA - Emanuela Botti, 14 febbraio 1961 (BoEm). È nata a Milano, dove ha studiato nello storico Liceo Classico Berchet di Via della Commenda. Per le edizioni La Vita Felice ha pubblicato Le fate ingorde (2018), il suo primo libro di poesie, menzione d’onore al Premio Lorenzo Montano 2019 e seconda classificata alla V edizione del Premio internazionale Salvatore Quasimodo e Immor(t)ale (2021). Per Scrivere Poesie Edizioni è apparso FemmeoB. Una donna in poesia (2022). Suoi testi sono presenti nelle antologie Negli occhi bambini (Scrivere Poesia Edizioni, 2022); Cuori a Kabul (Graphe.it, 2021), Saper leggere il libro del mondo, antologia del premio di poesia “Fabrizio De André. Parlare di Musica”, vol. XII (Zona, 2020). Con le Edizioni PulcinoElefante di Alberto Casiraghi ha pubblicato In ascolto, L’aria, Oggi cucino e, con Fiori di Torchio Una Penelope a rovescio. Ha partecipato a due finali nazionali del Poetry Slam Italia.