Nordio chiude il caso Bartolozzi: “Le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie”

AGENZIA DIRE: Ore 18.58 • 11 marzo 2026

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"Ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata. No, non mi dimetto se vince il No"

Il caso è chiuso ormai”. Risponde così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, a margine di un evento con gli studenti del Comitato Nazionale Sì Riforma al cinema Adriano, a chi gli chiede delle dichiarazioni della sua capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi sul referendum per la riforma della magistratura.
“Io ho letto questa dichiarazione, non ho visto il video. Il testo è ovviamente grave, molto grave, come tutte le citazioni se vengono estrapolate da un contesto. Come per esempio, probabilmente lei mi chiederà dopo del mio capo gabinetto, possono essere anche interpretate in modo più malizioso di quanto non lo siano”, dice poi a ‘realpolitik’ in onda stasera su Rete4.

“No, naturalmente, ripeto, sono quelle osservazioni, quelle voci dal sen fuggite, che magari in un colloquio informale, nella vivacità del momento, vanno oltre quello che è il significato che uno vorrebbe dare alle espressioni”.

“Come si fa a dire? Come si può pensare, anzi, che una magistrata, che peraltro dipende da un ministro della Giustizia che è stato magistrato per quarant’anni, voglia di fatto eliminare la magistratura o considerarlo un plotone di esecuzione. Se uno va a vedere le frasi di questi ultimi mesi, di una, come ha detto lei, campagna elettorale molto accesa, si è detto di tutto e il contrario di tutto. A noi l’altro giorno qualcuno ha dato addirittura dei banditi. Giustamente il capo dello Stato ha suggerito di abbassare i toni, cosa che io ho cercato di fare dal primo momento che ho accolto questo saggio suggerimento. Purtroppo, come ha visto anche stamattina con Gratteri, non sempre questi toni si abbassano. Però, ripeto, non bisogna neanche dare tanta più importanza rispetto a quella che hanno, tenuto conto che molto spesso vengono espresse in momenti concitati”.

Su Bartolozzi poi aggiunge: “E’ una capo gabinetto di grandissima esperienza che ha accumulato l’esperienza politica con l’esperienza di magistrato. È sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi, le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie di quella che invece può essere stata, come effettivamente è stata una voce dal sen fuggita come ho detto prima. Abbiamo già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore. La stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata. Direi che la cosa dovrebbe finire qui”.


E riguardo alle sue eventuali dimissioni in caso di vittoria del no, Nordio risponde: “Beh, dimissioni assolutamente no, perché non sarebbero nemmeno istituzionalmente corrette, tanto più che questa legge è stata approvata in doppia battuta, niente meno che dal Parlamento in maggioranza schiacciante. Quindi, benché me ne assuma con orgoglio la paternità, visto che la sostengo da trent’anni, certo, le dimissioni di un ministro dipendono da fattori completamente diversi”.

Poi, aggiunge, “se lei mi chiede se il giorno dopo andrei nel caso denegato della vittoria del no, andrei in ufficio sereno e tranquillo e contento. Direi sereno sì, contento no, perché, ma non per la mia modesta persona, perché sarei consapevole che, affossata questa riforma per altri parecchi anni, non riusciremo più a fare una riforma moderna, liberale, che ci allinei con le altre democrazie europee. Perché faccio presente che la nostra legislazione è ancora per metà fascista, a cominciare dal codice penale che è firmato da Benito Mussolini, da Vittorio Emanuele III e che gli italiani non sanno, ma che è quello che il giudice tiene nelle mani quando quando li processa”.


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