Omicidio Mansouri, l'agente Cinturrino confessa ai PM: "Chiedo scusa a chi indossa la divisa"
Emergono dettagli agghiaccianti dalle deposizioni rese ai magistrati inquirenti sul caso di Rogoredo. L’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne Abderrahim Mansouri, ha rotto il silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, cercando di fare ammenda per il disonore arrecato al corpo di appartenenza.
"Chiedo scusa a chi indossa la divisa": con queste parole l'agente ha ammesso le proprie responsabilità, delineando un quadro di profonda degradazione professionale. Le indagini, coordinate dal PM Giovanni Tarzia, descrivono una sistematica attività di estorsione ai danni degli spacciatori del boschetto: Cinturrino avrebbe preteso quotidianamente denaro (circa 200 euro) e dosi di cocaina in cambio di protezione o immunità.
Le testimonianze raccolte, incluse quelle di alcuni colleghi, aggravano pesantemente la posizione dell'indagato:
- Violenza efferata: L'agente è accusato di essersi accanito con un martello contro tossicodipendenti e soggetti fragili, tra cui una persona disabile.
- Premeditazione: Un collega ha confermato ai PM che Cinturrino aveva l'obiettivo dichiarato di "prendere Mansouri", suggerendo che l'azione culminata nello sparo alla testa non sia stata un incidente o legittima difesa, ma una spedizione punitiva.
Mentre la difesa punta sul crollo psicologico dell'uomo, la Procura procede anche contro tre colleghi dell'agente, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso per aver inizialmente avallato una versione distorta dei fatti.
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