Terrorismo, Meloni: “Non dimenticare è un dovere, onorare chi ha sacrificato la vita”

AGENZIA DIRE • 9 maggio 2026

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Nell'aula del Senato la cerimonia per il Giorno della Memoria

 

ROMA – “Il 9 maggio si celebra il Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo. In questa data, nel 1978, veniva ritrovato il corpo di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse. Lo stesso giorno in cui perdeva la vita per mano mafiosa Peppino Impastato, dopo le sue denunce contro Cosa nostra. E nel 2021 Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla Stidda, veniva proclamato beato. Oggi il nostro pensiero va a loro e a tutte le vittime di ogni forma di terrorismo. Non dimenticare è un dovere: per onorare chi ha sacrificato la vita per la libertà, per rispetto della nostra storia e per difendere ogni giorno la democrazia”. Così la premier Giorgia Meloni sui social.

LA CERIMONIA AL SENATO

In mattinata, si è svolta nell’aula del Senato la cerimonia per le commemorazioni della giornata nazionale della memoria per le vittime del terrorismo. Presenti, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il vicepremier, Antonio Tajani e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Ad aprire la cerimonia, l’inno nazionale cantato dal coro degli studenti del Liceo Statale ‘Alessandro Manzoni’ di Latina. A seguire l’introduzione del Direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana.

LA RUSSA: PAESE NON SI È PIEGATO E NON SI PIEGHERÀ, PERICOLO SEMPRE IN AGGUATO

“Questa è una giornata a cui bisogna avvicinarsi in punta dei piedi, con rispetto e amore verso chi ha perso la vita e soprattutto verso chi è rimasto, perdendo qualcuno. Ritroviamo oggi il nostro sentimento comune di cordoglio verso le tante vite spezzate. Bersagli scelti per il loro valore civile e più semplicemente portatori di un’idea di pensiero libero che fanatismo e odio avrebbero voluto ridurre al silenzio. Tanti, troppi cittadini hanno incrociato il destino crudele delle stragi, colpiti nella loro quotidianità, i loro nomi e le loro storie sono la nostra storia. Una storia che non dimentica. Un abbraccio lo rivolgo a chi oggi porterà la sua drammatica testimonianza. Oggi il mondo è cambiato ma il pericolo è sempre in agguato, pericoli che non dobbiamo sottovalutare. Questa nazione non si è mai piegata e non si piegherà al vile ricatto della violenza e del terrorismo”. Lo dice il presidente del senato, Ignazio La Russa durante le celebrazioni in Aula del Senato, della giornata della Memoria contro le vittime del terrorismo.

FONTANA: REPUBBLICA RESPINSE DERIVA ESTREMISTA SENZA TRADIRE DEMOCRAZIA

“Siamo oggi riuniti nel ricordo delle vittime di una stagione di violenza che per troppo tempo ha insanguinato il nostro Paese. Erano donne e uomini delle Istituzioni, magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine, operai, sindacalisti, giornalisti, ma anche cittadini inermi. È stata una cieca ferocia che non chiedeva motivazioni. Solo nemici da annientare. Ma la Repubblica seppe respingere la deriva estremista senza mai tradire i princìpi sui quali si fonda la nostra democrazia. E, ancora adesso, il coraggioso esempio delle vittime che oggi commemoriamo è un monito a non derogare mai alle regole di una civile e pacifica convivenza. Abbiamo pertanto un enorme debito di riconoscenza nei confronti di quanti hanno pagato il tributo più alto per assicurare alle successive generazioni un futuro migliore. Al dolore per la perdita di così tante vite si aggiunge il tormento vissuto ogni giorno dai familiari, cui esprimo la vicinanza e la solidarietà mia personale e della Camera dei deputati”. Lo dice il presidente della Camera, Lorenzo Fontana durante le celebrazioni in Aula del Senato, della giornata della Memoria contro le vittime del terrorismo.


“Questa cerimonia è dedicata anche a loro che, al pari delle vittime della lotta armata, sono parte integrante della storia d’Italia. Alcuni sono presenti in quest’Aula e, per questo, desidero ringraziarli in modo particolare. La loro testimonianza è indispensabile per mantenere viva la memoria dei caduti e per trasmettere la consapevolezza di quanto accaduto soprattutto a chi non ha vissuto quell’epoca così drammatica. Il dialogo con i giovani è fondamentale perché simili tragedie non si ripetano mai più. I nostri figli hanno il diritto di comprendere il significato profondo degli “anni di piombo” e di essere messi in guardia contro i pericoli di ogni radicalismo. Solo così saranno in grado di difendere, con responsabilità e determinazione, le ragioni della democrazia e della libertà sancite nella Costituzione. In questa direzione, iniziative come il concorso “Tracce di memoria”, di cui a breve saranno premiati i vincitori, parlano in modo diretto a ragazze e ragazzi, invitandoli a coltivare sempre i valori del pluralismo e del rispetto reciproco. Si tratta di un insegnamento tanto più importante in un momento complesso come quello che stiamo attraversando. Anche nelle società più avanzate, si stanno moltiplicando inaccettabili manifestazioni di odio e di intolleranza. In un simile scenario celebrazioni come questa non rappresentano un esercizio di memoria fine a sé stesso. Rievocare alcune tra le pagine più oscure del nostro passato è necessario per forgiare coscienze capaci di opporsi a qualsiasi forma di fanatismo. E costituisce, per le Istituzioni e per la politica, un pilastro dell’impegno quotidiano in difesa della libertà e della dignità dell’essere umano. Questi diritti non sono affatto scontati, ma vanno custoditi e preservati costantemente. Il mio auspicio, dunque, è che questa giornata possa concorrere allo sviluppo di una solida cultura del dialogo e del confronto, elementi essenziali per un futuro che non ripeta gli stessi tragici errori”, conclude.

MOLLICONE (FDI): PRESTO MUSEO PER NON DIMENTICARE

“In occasione del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi, l’Italia si stringe nel ricordo di chi ha sacrificato la vita per la libertà e la democrazia. Il pensiero va innanzitutto ad Aldo Moro, nel giorno del tragico anniversario del suo ritrovamento, simbolo indelebile di una ferita inferta al cuore dello Stato”. Lo dice il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. “Per onorare questo lascito, la Commissione Cultura sta discutendo una Proposta di legge per istituire un Museo dedicato alle vittime del terrorismo. Ispirandoci ai grandi memoriali internazionali, vogliamo offrire alle nuove generazioni un luogo di riflessione che tramandi la storia di quegli anni bui, affinché il sacrificio di civili e Forze dell’Ordine diventi un monito perenne contro ogni forma di violenza ideologica e di odio politico che, purtroppo, sembra riaffiorare in taluni pericolosi contesti radicali ed estremisti”.

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È il giorno più atteso agli Internazionali BNL d’Italia 2026. Oggi, sabato 9 maggio, Jannik Sinner fa il suo debutto ufficiale sulla terra rossa di casa. Il campione azzurro, attuale numero 1 del ranking ATP, scenderà in campo per il match di secondo turno contro l’austriaco Sebastian Ofner. L’appuntamento è fissato sul Campo Centrale, dove Sinner sarà il protagonista assoluto della sessione serale: l'inizio del match è previsto non prima delle ore 19:00
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Dopo il trionfo di Paul Magnier nella frazione inaugurale, la carovana resta in Bulgaria per una tappa di 221 km tra i monti Balcani. Jonathan Milan atteso al riscatto dopo il quarto posto di ieri. Sabato 9 maggio 2026 :Il Giro d’Italia 2026 entra nel vivo con la sua seconda frazione. Dopo il debutto di ieri che ha visto il francese Paul Magnier (Soudal Quick-Step) conquistare la prima Maglia Rosa in volata, la corsa prosegue oggi con la Burgas-Veliko Tarnovo, una tappa che metterà a dura prova il gruppo per chilometraggio e altimetria. IL PERCORSO: LA SFIDA DEI BALCANI Con i suoi 221 chilometri, la frazione odierna si qualifica come la più lunga di tutta l’edizione 2026. Se la prima parte di gara si preannuncia pianeggiante e ideale per gestire le energie, la fase centrale sarà caratterizzata dal passaggio sui monti Balcani. I ciclisti dovranno affrontare tre ascese significative: Byala, Vratnik e Lyaskovets. Quest’ultima, situata a ridosso del traguardo, rappresenta il punto nevralgico della corsa: 3 km con una pendenza media del 7,5%. Un finale tecnico, caratterizzato da ulteriori strappi con punte al 9%, anticiperà il rettilineo finale pianeggiante di Veliko Tarnovo. I PROTAGONISTI Riflettori puntati su Paul Magnier, chiamato a difendere il primato in classifica generale. Grande attesa anche per l’azzurro Jonathan Milan (Lidl-Trek), arrivato quarto nella giornata di ieri e pronto a dare battaglia su un finale che premia i velocisti resistenti. Da tenere d'occhio anche Tobias Lund Andresen ed Ethan Vernon, rispettivamente secondo e terzo sul podio di ieri. PROGRAMMA E COPERTURA TELEVISIVA La partenza ufficiale della tappa è fissata per le ore 12:05, mentre l'arrivo a Veliko Tarnovo è stimato per le ore 16:59. Gli appassionati potranno seguire la corsa in diretta integrale attraverso i seguenti canali: TV (in chiaro): Rai Sport HD (fase iniziale) e Rai 2 (fase finale e arrivo). Streaming: RaiPlay (gratuito).
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Il rapimento, rivendicato dalle Brigate Rosse, aprì uno dei momenti più bui degli anni di piombo, segnati da terrorismo e divisioni politiche Oggi l’Italia si ferma per ricordare una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia repubblicana: il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, avvenuto il 9 maggio 1978, in via Caetani a Roma, nel portabagagli di una Renault 4 rossa. Il presidente della Dc è stato sequestrato il 16 marzo precedente in via Fani, durante un agguato nel quale morirono i cinque uomini della sua scorta. Un rapimento, rivendicato dalle Brigate Rosse, che aprì uno dei momenti più bui degli anni di piombo, segnati da terrorismo e divisioni politiche.  LEGGI ANCHE: Roma, Mattarella in via Caetani per il 47esimo anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro L’agenzia Ansa battè la notizia del ritrovamento di un corpo in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure alle 13.59 del 9 maggio. La conferma che si trattasse del corpo di Aldo Moro arrivò nel giro di un quarto d’ora. E la foto del suo cadavere chiuso nel bagagliaio della Renault (rubata sei mesi prima), scattata in esclusiva per l’Ansa dal fotografo Rolando Fava, fece il giro del mondo. In breve tempo una folla di gente accorse in via Caetani. Moro era stato ucciso quella stessa mattina, forse nel covo delle Br, forse davanti alla Renault. Le ultime perizie hanno sostenuto che sia stato colpito mentre era in piedi, forse guardando in faccia i suoi sicari. Le indagini e il processo hanno ricostruito che a sparare furono in due, Mario Moretti e Germano Maccari. Utilizzarono una pistola Walther PPK calibro 9 (che però si inceppò) e poi una Skorpion, con cui Maccari avrebbe finito il presidente della Dc. I colpi sono stati nove. LA TELEFONATA Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro avvenne perchè il brigatista Valerio Morucci chiamò l’assistente di Moro, Franco Tritto. “Sono delle Brigate Rosse, ha capito? Non posso stare molto al telefono”, le parole di Morucci. Che senza giri di parole dice a Tritto di andare a comunicare alla famiglia, “di persona”, dove trovare “il corpo di Aldo Moro”, dice ad un commosso Tritto. “Adempiamo ultime volontà del presidente comunicando famiglia dove trovare il suo corpo”, dice ancora Morucci. LA PRIGIONIA Durante i 55 giorni di prigionia, il presidente della Dc viene sottoposto a lunghi interrogatori da parte del brigatista Mario Moretti e per ogni argomento Moro scriveva di proprio pugno un ‘verbale’ sui fogli quadrettati riempiendo diversi blocchi. Questi documenti, scritti personalmente da Moro e poi dattiloscritti dalle BR durante la prigionia costituirono il cosiddetto Memoriale Moro. Per liberarlo, le Br chiesero la scarcerazione di alcuni ‘compagni’. Lo Stato non volle entrare in trattativa con i terroristi. CHI ERA ALDO MORO Nel mondo della politica Aldo Moro è stato tutto: accademico e giurista, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959) e presidente (1976). Fu più volte ministro; cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra (1963/68), promuovendo nel periodo 1974/76, quella che era la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista. Mario Moretti e Germano Maccari sono i soli a partecipare in via diretta all’esecuzione. Anna Laura Braghetti fa da “palo”, Prospero Gallinari rimane nel covo-prigione “ufficiale”, al primo piano dello stesso condominio di via Camillo Montalcini, 8. Moretti fa fuoco contro il presidente della Dc con, che però si inceppa dopo uno o due colpi. Allora Maccari gli passa lo con cui viene compiuta l’esecuzione. Se la ricostruzione fosse veritiera, a sparare sarebbe stato solo Moretti. Secondo altri “compagni”, Moretti si blocca per ragioni emotive. E Maccari finisce. 9 MAGGIO: GIORNATA DEDICATA ALLE VITTIME DEL TERRORISMO Il 9 maggio è anche la Giornata della Memoria dedicata alle vittime del terrorismo, istituita proprio per mantenere vivo il ricordo di chi perse la vita negli anni della violenza politica. Una data che invita il Paese non solo alla commemorazione, ma anche alla riflessione sul valore delle istituzioni democratiche e sulla necessità di custodire la memoria storica.
Autore: Redazione 9 maggio 2026
In seguito alla chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, Andrea Sempio, oggi 38enne, interviene pubblicamente per ribadire la propria totale estraneità all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. La posizione di Andrea Sempio Attraverso dichiarazioni rilasciate a persone vicine e riprese dagli organi di stampa, Sempio ha espresso il proprio sconcerto per il coinvolgimento nell'inchiesta: "Io questo fatto atroce non l’ho commesso", ha dichiarato, sottolineando la speranza che non si arrivi a un provvedimento di arresto. Sempio ha inoltre rivolto un pensiero alla famiglia della vittima: "A tutti i parenti di Chiara va la mia vicinanza; dopo 20 anni non vedono ancora la parola fine a questa vicenda giudiziaria". La linea della difesa I legali di Sempio, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno espresso fiducia nell'operato del Nucleo Investigativo di Milano, ritenendo che l'informativa finale confermi l'innocenza del loro assistito. Secondo la difesa: Alibi dello scontrino: I dettagli emersi confermano che Sempio ha sempre riferito la verità riguardo ai suoi spostamenti quel giorno, nonostante le difficoltà tecniche nel certificare con assoluta certezza chi abbia fisicamente ritirato il tagliando del parcheggio. Analisi dei soliloqui: Le riflessioni captate in auto, in cui Sempio analizzava le dinamiche del delitto e la figura di Alberto Stasi, vengono interpretate non come ammissioni, ma come considerazioni di un cittadino informato sui fatti di cronaca che ha sempre collaborato con le autorità. Contesto giudiziario La nuova inchiesta della Procura di Pavia ipotizza un coinvolgimento di Sempio, all’epoca dei fatti diciannovenne e amico del fratello di Chiara, ribaltando la precedente verità processuale che aveva visto la condanna di Alberto Stasi. La difesa si dice pronta a dimostrare l'estraneità del 38enne in ogni sede opportuna, confidando che gli elementi raccolti chiariscano definitivamente la sua posizione.
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