Trump minaccia di compiere crimini di guerra, in Iran organizzano catene umane davanti alle centrali: l’ultimatum scade stanotte
Trentanovesimo giorni di guerra in Medio Oriente. Israele minaccia di colpire i treni, l'Onu voterà una risoluzione per riaprire lo Stretto, ma senza l'uso della forza. Il Pakistan: "Fase critica"
Trentanovesimo giorni di guerra in Medio Oriente, teoricamente l’ultimo prima della scadenza prefissata da Trump prima di “radere al suolo” l’Iran. Cosa che per il Presidente degli Stati Uniti potrebbe ridursi ad un’operazione di 4 ore, nella quale il diritto internazionale andrebbe definitivamente a farsi benedire. Trump – a diretta domanda dei giornalisti – ha affermato di non essere “per niente” preoccupato di commettere possibili crimini di guerra, e ha nuovamente minacciato di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane se Teheran non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz entro le 2 del mattino italiane. “Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare”, ha risposto.
L’Iran ha respinto la prima proposta di cessate il fuoco di 45 giorni, affermando di volere una soluzione definitiva al conflitto. Tutti gli aggiornamenti: 11:50 – ISRAELE ORA COLPISCE LE LOCALITA’ CRISTIANE
Mentre Israele prosegue l’invasione di terra dal confine fino al fiume Litani – la testata Haaretz ieri citava una nota dell’esercito, secondo cui sarebbe stato completato lo schieramento di uomini e mezzi lungo la cosiddetta “linea missilistica anticarro” – il governo di Beirut stamani è dovuto intervenire per rassicurare la popolazione di una “presenza rafforzata” nel resto del Paese. Un missile israeliano, come scrivono i media locali, ha infatti raggiunto Ain Saadeh, un villaggio sulle colline sopra Beirut, uccidendo un ufficiale delle Forze Libanesi – un gruppo politico-militare cristiano – sua moglie e un loro vicino.
Come evidenziano ancora i media locali, è la prima volta che questa località a maggioranza cristiana viene colpita, e il doppio attacco ha “scatenato il panico” tra i residenti. Anche nella guerra del 2024 le zone cristiane sono state risparmiate dai raid, ma l’esercito israeliano stavolta sostiene di aver colpito “un obiettivo terroristico”, aggiungendo che ora è al lavoro per “esaminare i danni collaterali” causati dal Raid. Il ministro degli Interni libanese Ahmad Hajjar, dopo un incontro con il Presidente Joseph Aoun, ha fatto sapere di essere “impegnato a garantire una maggiore presenza delle forze di sicurezza nelle regioni” e di aver “impartito direttive per rassicurare la popolazione e proteggere i cittadini”. Il tema, spiega la testata, è la frammentazione della società libanese lungo linee entico-religiose, a cui da marzo si aggiunge il tema degli appartamenti in affitto concessi a persone sfollate che potrebbero avere legami col gruppo musulmano Hezbollah.
11:20 – “SOLLEVIAMO TRUMP”
Alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti sono tornati a chiedere di sollevare Donald Trump dall’incarico di presidente degli Stati Uniti al termine del discorso sulla guerra in Iran pronunciato la scorsa domenica di Pasqua, facendo ricorso al 25esimo emendamento. Si tratta dell’articolo della Costituzione varato nel 1965 che consente all’amministrazione di approvare a maggioranza semplice la rimozione di un presidente, qualora si presentino condizioni oggettive che lo rendano incapace di svolgere le proprie funzioni, e di sostituirlo con il vicepresidente.
11:00 – KHAMENEI FORSE E’ IN COMA
Il quadro che emerge da un memorandum diplomatico ripreso dal Times, basato su intelligence americana e israeliana e condiviso con gli alleati del Golfo, è questo: Mojtaba Khamenei, 56 anni, nominato successore del padre Ali dopo la sua morte nel raid del 28 febbraio, si trova ricoverato a Qom in gravi condizioni. “Non è in grado di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, si legge nel documento visionato dal giornale britannico. Inabile al servizio militare. In cura per una condizione medica severa. Privo di sensi, secondo alcune fonti. L’Iran, nel frattempo, insiste che la nuova Guida Suprema sia “al comando.”
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