Trump posta la mappa di Hormuz: 'Nuovo territorio Usa'. Teheran: 'Si illude'

Redazione • 19 agosto 2026

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Alta tensione nel Golfo. Missili verso gli Emirati, Houthi attaccano raffineria saudita



 

In Iran è stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta.

Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce "un nuovo territorio Usa", con tanto di mappa a corredo.


 

 

Teheran gli replica che la strategica striscia di mare è e resterà chiusa fino a quando Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni, definendo quelle del presidente americano "illusioni".


Trump ha quindi smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l'Iran. Uno degli aspetti chiave al vaglio del dipartimento della Difesa è l'eventuale ritiro delle truppe dal Golfo Persico, dove le grandi basi militari americane sono state ripetutamente colpite da attacchi iraniani nel corso degli ultimi mesi.
In un'intervista a Fox News da Gerusalemme Kushner aveva sostenuto che le interlocuzioni tra il governo americano e tutte le componenti del governo iraniano sono più intense che mai. "Si sono svolti molti dialoghi proficui, il che ritengo sia estremamente utile. Non c'è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran", ha aggiunto il genero del presidente precisando che "Trump farà un accordo quando le condizioni saranno mature".
Poche ore dopo, su Truth, the Donald ha dichiarato il contrario.
"Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo", ha scritto aggiungendo che "tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare".
Il tycoon ha anche ripetuto l'idea lanciata qualche giorno fa di dichiarare Hormuz territorio americano con tanto di mappa e scritta: 'New Us Territory'. Immediata la replica di Teheran che ha bollato come "un'illusione" la definizione coniata dall'inquilino della Casa Bianca. "Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell'eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo stretto di Hormuz verrà presto corretta. Oppure correggeremo noi le illusioni di quest'uomo illuso", ha scritto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi su X.
L'Iran ha anche negato che lo stretto sia aperto, avvertendo che prima devono essere rispettati i termini dell'accordo provvisorio: la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti.
Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche il presidente del parlamento iraniano, ha inoltre avvertito che le dispute interne indeboliscono il Paese e incoraggiano gli avversari stranieri che stanno cercando di fomentare disordini, combinandoli con operazioni militari, assassinii e attività separatiste. In questa fase di paralisi è intervenuto anche il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. "Il suo messaggio lo stesso che ha trasmesso fin dall'inizio: non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Ed esorta Iran e Stati Uniti a riprendere i negoziati per una soluzione pacifica e duratura il prima possibile", ha dichiarato un portavoce.
Intanto la tensione resta altissima in tutta l'area del Golfo. Sull'altro fronte della guerra i ribelli Houthi, sostenuti dai pasdaran, hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro una raffineria petrolifera nel sud dell'Arabia Saudita. Gli Houthi "hanno preso di mira la raffineria Aramco", colosso petrolifero saudita a Jazan, sulla costa del Mar Rosso, "con diversi droni", ha detto l'agenzia di stampa della milizia sciita Saba, citando una fonte militare, dicendo che si trattava di una risposta alle "violazioni dello spazio aereo" nello Yemen. Gli Emirati Arabi invece hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili contro il loro territorio nessuno dei quali, comunque, ha colpito la terraferma. Si tratterebbe del primo attacco al Paese dopo il memorandum tra Teheran e Washington.


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Autore: Redazione 18 agosto 2026
Il Comitato di redazione del Tg3 esprime profonda preoccupazione e sconcerto di fronte ai duri e continui attacchi sferrati in queste ore contro "Report", storico programma d'inchiesta e pilastro fondamentale del palinsesto di Rai3. La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Sigfrido Ranucci – e che lo qualifica attualmente come parte lesa e vittima – seguirà il suo naturale corso istituzionale. La magistratura accerterà i fatti con la dovuta autonomia. Risulta tuttavia del tutto inaccettabile che tale situazione venga strumentalizzata come pretesto per smantellare una trasmissione che rappresenta l'essenza stessa del servizio pubblico in Italia. Il valore di "Report" risiede unicamente nella veridicità delle sue video-inchieste. Le rivelazioni della redazione hanno sempre resistito al vaglio della magistratura e a ogni querela di parte, garantendo all'azienda ascolti straordinari a fronte di budget di produzione estremamente limitati. È evidente come sia proprio questa indipendenza giornalistica a risultare scomoda. Denunciamo inoltre con forza la diffamatoria campagna mediatica in corso, alimentata dalla diffusione strumentale dei costi lordi di produzione (comprensivi di trasferte, troupe e logistica), artatamente spacciati per i compensi netti degli inviati. Si tratta dell'ennesima dimostrazione di malafede editoriale. È fin troppo chiaro il disegno commerciale e politico portato avanti da testate appartenenti a gruppi editoriali concorrenti, i quali tentano da mesi di erodere il pubblico di Rai3 e indebolire l'intera azienda. Rivolgiamo un appello fermo e urgente ai vertici della Rai: tutelare Rai3 e le sue voci libere significa difendere la dignità del servizio pubblico radiotelevisivo. Non permetteremo che Rai3 muoia. Viva Rai3, viva il giornalismo d'inchiesta.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Ci ha lasciato un grande campione, simbolo autentico del trotto. Varenne ha fatto la storia dell'ippica italiana e internazionale, scrivendo pagine epiche per lo sport insieme al suo storico driver Giampaolo Minnucci”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), Senatore Patrizio La Pietra.  “ Il 'Capitano' – prosegue il Sottosegretario – ha saputo sorprendere tutti fin dal suo esordio in pista. È stato merito dell'intuito e della passione di Enzo Giordano se questo straordinario cavallo ha potuto iniziare un'epopea leggendaria, che abbiamo ammirato per molti anni e di cui conserveremo la memoria per sempre. Ho avuto il grande piacere personale di vederlo in diverse occasioni, tra cui Fieracavalli a Verona, quando ormai le gare erano un bellissimo ricordo ma l'ammirazione dei tifosi restava immutata nel celebrarlo. Un tributo d'onore che il 'Capitano' ha meritato come nessun altro nel mondo dell'ippica. Addio Varenne, immenso campione”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Varenne non e’ stato semplicemente il piu’ grande trottatore della storia. E’ stato un campione italiano nel senso piu’ pieno del termine. Uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello sport per entrare nel cuore delle persone. Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui piu’ importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”. Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda Varenne, il leggendario trottatore scomparso all’eta’ di 31 anni. “Ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte ricorda il Presidente Zaia e ogni volta era impressionante vedere quanto affetto riuscisse ancora a raccogliere attorno a se’. Da Ministro delle Politiche Agricole volli portarlo a Fieracavalli Verona, quando aveva ormai concluso la sua straordinaria carriera agonistica, per tributargli un passaggio d’onore davanti a migliaia di persone. E l’ho rivisto ancora negli ultimi anni, sempre accolto come una vera star. Perche’ Varenne aveva compiuto qualcosa di rarissimo: era uscito dagli ippodromi per entrare nelle case degli italiani. Era un cavallo buono, docile, amico di tutti. I bambini gli correvano incontro con gli occhi pieni di meraviglia e gli adulti ritrovavano in lui il fascino di un campione capace di emozionare intere generazioni. Lo conoscevano e gli volevano bene anche persone che non avevano mai seguito una corsa di trotto”. “I numeri raccontano solo in parte la grandezza del Capitano - prosegue il Presidente Zaia : 73 corse disputate, 62 vittorie, oltre sei milioni di euro di montepremi, due Prix d’Amerique a Parigi, tre Gran Premi della Lotteria di Agnano, due Elitloppet a Stoccolma e un’infinità di altri trionfi internazionali che lo hanno reso una leggenda vivente. Ma l’eredità più grande che ci lascia non è scritta negli albi d’oro, bensì nella memoria collettiva di un intero Paese. Varenne ha nobilitato l'ippica e ha dimostrato al mondo l'eccellenza e il cuore dell'Italia. Oggi lo salutiamo con profonda commozione, consapevoli che un campione così non nascerà mai più.  Buon viaggio, Capitano”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
«Oggi ci lascia Varenne, il "Figlio del Vento", probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica. A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del "Capitano", esprimo il mio più sentito cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano».
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Oggi il mondo piange Varenne, il più grande trottatore della storia, scomparso all'età di 31 anni. Più che un campione delle piste, "Il Capitano" è stato un fenomeno sociale e un compagno di vita indimenticabile per chi ha avuto il privilegio di stargli accanto. A farsi portavoce del dolore e dell'immensa gratitudine di tutto l'entourage è lo storico ex manager Rolando Luzi, che con profonda commozione ha voluto ricordare l'impatto straordinario del campione : "Varenne ha cambiato la vita di tutti noi. Per noi non era semplicemente un cavallo, ma un essere umano". Parole che racchiudono l'essenza di un legame che andava ben oltre lo sport. Varenne ha unito l'Italia e ha conquistato il mondo, dominando i templi del trotto da Parigi a New York con una superiorità e un carisma mai visti prima. Con i suoi trionfi memorabili, il Capitano ha scritto pagine di storia indelebili, lasciando un patrimonio di emozioni che il tempo non potrà mai cancellare.  Oggi Varenne corre nei prati più alti, raggiungendo il suo storico proprietario Enzo Giordano. Il team ringrazia tutti i tifosi e gli appassionati che in queste ore stanno stringendosi attorno al ricordo del trottatore di tutti i tempi.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
La sorella del magistrato ucciso dalla mafia: "Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano" ROMA – “Ho letto oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, nella rubrica di Marco Travaglio ‘Ma mi faccia il piacere’, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’, Travaglio liquida la questione con una battuta: ‘Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti’. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, in un lungo intervento pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche sull’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. “Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via – scrive Maria Falcone -. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa”. Maria Falcone poi ricorda che “i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni – osserva – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra”. Maria Falcone quindi ribadisce: “Giovanni non apparteneva a un governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia – conclude – e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa”.
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