Un libro che cambia la vita
La scelta della casa editrice indipendente Dalia Edizioni è di puntare su testi che illuminano di nuova luce il presente e il futuro del mondo, cercando significati e risposte fuori dall’ovvio. La parola alla direttrice editoriale Roberta Argenti.
“Domani sarai quello che oggi scegli di leggere.”
È un omaggio a James Joyce la frase, dalla grande e sempre attuale verità, che presenta in breve, sul proprio sito internet, la missione di Dalia Edizioni. Nata nel 2014, è una casa editrice indipendente specializzata in narrativa letteraria contemporanea e narrativa illustrata per bambine e bambini che nel corso degli anni si è ritagliata un ruolo ben preciso nel panorama italiano grazie a scelte ben precise e selettive, sia nella scelta degli autori che della propria visione del mondo.
Come l’omonima dea baltica, Dalia, con sede a Terni, “tesse storie che si rivolgono al futuro” e punta su autori “capaci di attraversare il presente, la sovrabbondanza di eventi reali e virtuali, i segni, i messaggi, le cose alla ricerca di significati e risposte fuori dall’ovvio”, così si accredita la casa editrice.
Resta la grande scommessa che accomuna tutti coloro che amano i libri e che decidono di investire su di essi. Ed è proprio da questa constatazione che parte la nostra conversazione con Roberta Argenti, direttrice editoriale di Dalia Edizioni.
Il numero dei libri che vengono stampati in Italia è in continua crescita, ma quello dei lettori non cresce in maniera proporzionale. In questo contesto, quali sono le molle che vi hanno spinto ad aprire una casa editrice?
“Dalia Edizioni nasce da un bisogno di libertà.
All’inizio non avevamo un progetto editoriale strutturato. Avevamo piuttosto il desiderio di creare uno spazio nostro, nel quale poter sperimentare, cercare, immaginare strade diverse. Uno spazio nel quale non dover necessariamente seguire schemi già tracciati.
Poi quello spazio è diventato una casa editrice. E con il tempo abbiamo capito che poteva essere non soltanto nostro: poteva diventare un luogo nel quale far entrare altri sguardi, altre storie, altri modi di vedere il mondo.
Oggi il paradosso dell’editoria è evidente: si producono moltissimi libri, ma conquistare l’attenzione di un lettore è sempre più difficile. Per questo non sentiamo il bisogno di aggiungere semplicemente altri titoli a un mercato già affollato.
Quando scegliamo un libro ci chiediamo che cosa possa accadere a chi lo leggerà.
Per noi un libro deve aprire una possibilità. Deve farci fermare, sorprenderci, magari anche mettere in discussione qualcosa che davamo per scontato.
È una motivazione molto concreta, anche se può sembrare poco commerciale: continuiamo a fare questo lavoro perché crediamo ancora nella capacità di un libro di cambiare, anche solo per un momento, il modo in cui guardiamo il mondo.”
Quanto è importante che una casa editrice abbia una ben precisa identità e qual è quella di Dalia Edizioni?
“Per una piccola casa editrice l’identità non è un lusso, è una necessità.
Non possiamo pubblicare cento libri all’anno, non possiamo competere con i grandi gruppi sul piano degli investimenti pubblicitari e della distribuzione, e non vogliamo nemmeno provarci.
Possiamo però fare una cosa: scegliere con grande precisione quali libri vogliamo mettere uno accanto all’altro.
L’identità di Dalia non sta nei temi, sta nel modo in cui guardiamo le storie. Un manoscritto può avere tutti gli elementi giusti per una nostra collana e non essere comunque un libro Dalia. La sinossi può interessarci, il tema può sembrarci importante, la storia può essere ben costruita, ma il sì arriva soltanto quando leggendo succede qualcosa.
È quell’alchimia, difficile da spiegare, tra linguaggio, stile e sguardo che ci fa pensare: ‘Questa cosa non l’avevo mai vista così’.
Quello è il nostro wow.
Non cerchiamo libri che confermino ciò che già sappiamo. Cerchiamo libri vivi, capaci di sorprenderci e di mettere in movimento anche chi li legge.”
Nel corso degli anni gli eventi letterari si sono moltiplicati e oggi non esiste praticamente comune italiano che non organizzi una propria rassegna. Come giudichi questo trend?
“Mi sembra un fenomeno positivo, finché non confondiamo la quantità delle occasioni con la qualità degli incontri.
Che ci siano sempre più persone che vogliono parlare di libri, incontrare autori, ascoltare storie è una buona notizia, ma un evento letterario non dovrebbe essere semplicemente un appuntamento da inserire in calendario; un incontro dovrebbe produrre un’esperienza.
Da piccoli editori lo vediamo bene: una presentazione può essere il momento in cui un lettore scopre un autore, un libraio incontra un nuovo pubblico, un gruppo di persone comincia a discutere di un libro e magari continua a farlo dopo la serata.
È questo che ci interessa.”
L’editoria a pagamento e l’autopubblicazione sono fenomeni, ben distinti, che stanno prendendo sempre più piede. Fanno bene o male all’editoria “tradizionale”?
“Sono due fenomeni diversi e credo sia importante non metterli sullo stesso piano.
L’editoria a pagamento trasferisce sull’autore una parte, o tutto, del rischio economico della pubblicazione. Per noi questo entra in contraddizione con l’idea stessa di editore: se decidiamo che un libro merita di essere pubblicato, dobbiamo essere noi ad assumerci il rischio di quella scelta.
L’autopubblicazione, invece, può essere una scelta perfettamente legittima. Un autore può decidere di gestire autonomamente il proprio libro e, in questo caso, si assume anche tutte le responsabilità che normalmente appartengono al lavoro editoriale.
Non credo quindi che l’autopubblicazione sia un nemico dell’editoria tradizionale.
Piuttosto, ci pone una domanda importante: perché un autore dovrebbe scegliere un editore?
La risposta non può essere semplicemente ‘perché l’editore ti pubblica’.
Secondo noi deve essere: perché porta competenza, confronto, editing, progettazione, cura; perché costruisce un catalogo nel quale quel libro acquista valore; perché accompagna l’autore e si assume il rischio della pubblicazione.”
Come Dalia Edizioni affronta il tema dell’intelligenza artificiale? È una minaccia alla creatività umana, un’opportunità o magari anche uno strumento che consente a qualche autore furbetto di proporre testi scritti non effettivamente da lui?
“L’intelligenza artificiale ci interessa e ci incuriosisce, sarebbe strano il contrario, per una casa editrice che ha fatto della curiosità un caposaldo.
Ma proprio per questo non pensiamo che la domanda sia semplicemente: AI sì o AI no?
La domanda è: che cosa vogliamo delegare a una macchina e che cosa invece vogliamo continuare a fare noi?
Per attività organizzative, di ricerca, di analisi o di comunicazione può essere uno strumento straordinario. Nella scrittura creativa, però, per noi la questione è diversa.
Quando leggiamo un autore cerchiamo una voce, cerchiamo qualcuno che abbia qualcosa da esplorare, una particolare ossessione, un’esperienza, un’immaginazione, persino un modo personale di sbagliare. Cerchiamo quelle deviazioni che fanno sì che una storia prenda una strada che non avevamo previsto. Insomma, se viene meno l’umano, per noi la storia perde d’interesse.”
In generale, come giudichi il posizionamento del panorama letterario contemporaneo italiano in un contesto globale?
“La nostra esperienza ci restituisce un’immagine molto vivace della narrativa italiana all’estero, soprattutto quando usciamo dai circuiti più visibili.
Alle grandi fiere del libro partecipiamo agli incontri internazionali organizzati nelle apposite aree business, dove incontriamo agenti letterari e operatori provenienti da diversi Paesi. Ci colpisce la curiosità che mostrano anche verso la produzione della piccola e media editoria italiana: vogliono conoscere cataloghi, autori e storie che spesso hanno una visibilità limitata nel nostro Paese.
Vediamo inoltre piccoli e medi editori italiani che stanno ottenendo risultati importanti, con libri tradotti in molte lingue.
È un’esperienza che ci incoraggia. Portare i libri Dalia oltre i confini italiani è infatti uno dei nostri prossimi obiettivi, e a questo stiamo lavorando con molta determinazione.”
Cenerentola della scrittura è la poesia. Secondo te nel mondo contemporaneo c’è ancora spazio per questo genere letterario?
“La poesia merita un profondo rispetto. La nostra scelta, finora, di non pubblicarla è quasi un atto d’amore: sappiamo che occuparsi di poesia richiede competenze precise e un progetto editoriale dedicato. Per noi non è ancora arrivato il momento.
La poesia lascia apparire il senso delle cose: una parola, un suono emergono dal silenzio; un ritmo inatteso ci muove, un’immagine appare dall’indistinto. La poesia è un dono prezioso, è capace di riconnetterci a noi stessi, ma richiede tempo, pazienza, attenzione, merci rarissime nella nostra società.
Per questo la poesia è così in difficoltà, per questo ne abbiamo così bisogno.”
Quali sono i prossimi progetti di Dalia Edizioni?
“Stiamo lavorando a nuovi libri e, proprio in questi giorni, stiamo preparando due nuovi titoli della collana Crono Corrente, che sveleremo poco alla volta.
I prossimi progetti di Dalia non riguardano però soltanto le nuove pubblicazioni. Vogliamo far crescere il catalogo costruito in questi anni, nelle sue diverse collane, rafforzare il rapporto con le librerie indipendenti, avvicinare nuovi lettori e costruire intorno ai libri una comunità più partecipe.
E vogliamo continuare a cercare autori curiosi, anche fuori dai percorsi più prevedibili e, quando sarà possibile, oltre i confini italiani.”
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