YEMEN: ESCALATION DI SCONTRI TRA HOUTHI E FORZE GOVERNATIVE, 154 MORTI IN DUE GIORNI. IL REGNO UNITO SCHIERA SUPPORTO AEREO A FIANCO DELL'ARABIA SAUDITA
Si registra una drammatica escalation della violenza in Yemen, dove i violentissimi scontri delle ultime 48 ore tra le forze governative e i ribelli Houthi filoiraniani hanno provocato la morte di almeno 154 persone. A darne notizia sono fonti militari di entrambe le fazioni interpellate dall'agenzia Afp.
Secondo i dati raccolti, il bilancio più pesante si registra tra le fila dei ribelli Houthi, che dichiarano 118 vittime nei governatorati di Taiz, Al-Jawf, Marib e Saada a causa di attacchi aerei sauditi, scontri diretti e colpi di artiglieria. Le forze governative, sostenute militarmente dalla coalizione a guida saudita, hanno invece confermato la perdita di 36 soldati.
L'inasprimento del conflitto ha spinto i Ministri degli Esteri del G7 a intervenire congiuntamente, chiedendo con forza l'immediata cessazione degli attacchi da parte dei ribelli e intimando all'Iran di interrompere qualsiasi forma di sostegno logistico e militare verso la fazione Houthi.
L'intervento del Regno Unito a supporto di Riad
In questo contesto di grave instabilità, il Primo Ministro britannico Andy Burnham ha annunciato che il Regno Unito fornirà supporto aereo difensivo all'Arabia Saudita. L'obiettivo dell'operazione è contrastare le offensive degli Houthi e mettere in sicurezza le infrastrutture energetiche della monarchia del Golfo, la cui minaccia sta già provocando forti scosse sui mercati dell'energia e sollevando profonde preoccupazioni per l'economia globale.
Come riportato dal quotidiano The Guardian, Londra ha accolto la richiesta formale di Riad per assistere i jet sauditi impegnati nelle operazioni di difesa attraverso il rifornimento in volo. Burnham ha specificato che un velivolo Voyager della Royal Air Force sarà dispiegato per una missione iniziale di alcune settimane, con una forte probabilità di proroga del mandato a seconda dell'evoluzione dello scenario sul campo.
Questo posizionamento strategico anticipa di poche ore il primo incontro ufficiale tra il premier britannico Burnham e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, focalizzato proprio sulla gestione delle crescenti tensioni in Medio Oriente.

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