11 SETTEMBRE 2001, UNA DATA CHE RESTA E RESTERÀ SCOLPITA NELLA STORIA DELL'UMANITÀ: ECCO LE PRIME PAGINE DEI GIORNALI ITALIANI ALL’INDOMANI DEL DRAMMA DEL 12 SETTEMBRE 2001
Dal ‘Corriere della Sera’ al ‘Messaggero’, passando per ‘Il Manifesto’ e ‘Libero’: un viaggio nella memoria collettiva attraverso i titoli e le immagini storiche dei quotidiani in edicola il giorno successivo all'attentato.
Le immagini delle Torri Gemelle di New York e del Pentagono avvolti dalle fiamme, la polvere di Manhattan e la disperazione dei civili continuano a far parte della memoria collettiva mondiale. Ma come raccontò la stampa italiana, nelle primissime ore successive all’attentato, la tragedia che causò quasi 3.000 morti e 6.000 feriti?
Un focus esclusivo a firma del giornalista Fabio Paluccio ricostruisce l’impatto emotivo e storico di quella mattina attraverso i titoli e le scelte editoriali dei principali quotidiani nazionali in edicola il 12 settembre 2001, giorno successivo al primo vero atto di guerra globale dell’era moderna.
Il ‘Corriere della Sera’, allora guidato da Ferruccio de Bortoli, aprì a tutta pagina con un titolo lapidario e potente: 'Attacco all'America e alla civiltà'. A corredo, una drammatica fotografia ravvicinata delle Twin Towers tra fuoco e fumo pochi istanti prima del crollo. In prima pagina spiccava lo storico editoriale firmato dallo stesso direttore, intitolato 'Siamo tutti americani', affiancato dalle agghiaccianti testimonianze dei sopravvissuti: "Ho visto decine di persone lanciarsi dalle finestre".
La rassegna analizza e mette a confronto le scelte grafiche e i tagli editoriali delle diverse testate dell'epoca: dalle storiche aperture del 'Messaggero' e di 'Libero' (allora diretto da Vittorio Feltri), fino alla forte scelta visiva e controcorrente del quotidiano 'Il Manifesto'. Le prime pagine dell’epoca non furono solo cronaca, ma lo specchio del trauma profondo vissuto dall'intero Occidente.
La situazione oggi, a 25 anni dal dramma
A distanza di un quarto di secolo, l’eredità dell’11 settembre continua a plasmare l’ordine geopolitico e sociale. Mentre New York commemora le vittime con l'installazione delle 2.977 luci nel cielo del New York Harbor, il bilancio di quella tragedia continua ad aggravarsi a causa delle malattie legate alle polveri tossiche di Ground Zero. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova realtà demografica e culturale: oltre 100 milioni di americani sono nati dopo il 2001 e non hanno un ricordo personale di quegli eventi. Venticinque anni dopo, quel trauma collettivo ha lasciato il posto a uno scenario globale profondamente frammentato, segnato da nuove tensioni geopolitiche e da una forte polarizzazione interna in Occidente, dimostrando come quel giorno abbia impresso una direzione irreversibile alla storia contemporanea.

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