Alessio Sundas, ideatore dell'algoritmo e pioniere della tutela digitale: Social e sovraesposizione dei minori, un caso tutto italiano.
Dalle prime segnalazioni del 2019 alla svolta globale del 2025: come la battaglia legale di Alessio Sundas contro i giganti del tech ha anticipato la necessità di una protezione biometrica per i più piccoli.
Quello che oggi è un dibattito globale sulla sicurezza digitale dei minori, nel 2019 era una sfida solitaria portata avanti in Italia. Sotto l'impulso dell'imprenditore Alessio Sundas, noto per la creazione di sistemi di analisi dati e algoritmi meritocratici, un team di legali accese i riflettori su piattaforme come Snapchat e Roblox, accusandole di utilizzare algoritmi progettati per generare dipendenza e di mancare di controlli minimi sull'identità degli utenti.
L'accusa: algoritmi come trappole psicologiche
Secondo la tesi sostenuta da Sundas, piattaforme come Roblox non si limitavano a intrattenere, ma applicavano meccanismi di "pressione psicologica". Il codice sorgente, stando alle denunce, era strutturato per penalizzare i minori che non tornavano a giocare entro intervalli prestabiliti, inducendo un rientro forzato ed escludendo temporaneamente chi non manteneva determinati ritmi di engagement. Un sistema che, di fatto, trasformava il gioco in assuefazione.
Il buio dell’anonimato e i rischi del grooming
Oltre alla dipendenza, il punto critico sollevato riguardava la sicurezza delle interazioni. L'assenza di una verifica certa dell'identità permetteva a chiunque di interagire con i bambini in ambienti ibridi, mescolando gioco e chat senza filtri reali. Una vulnerabilità che ha esposto migliaia di minori a rischi di grooming e contatti indesiderati, temi oggi al centro di pesanti class action negli Stati Uniti.
2025: Il cambio di paradigma e la svolta biometrica
La pressione giudiziaria internazionale, alimentata da queste prime denunce, ha portato a un risultato storico nel novembre 2025: Roblox ha introdotto la verifica dell’età tramite riconoscimento facciale o documenti d’identità. Questa decisione segna il passaggio dalla libertà indiscriminata alla responsabilità tecnologica. L'uso della biometria, seppur dibattuto per le implicazioni sulla privacy legate al GDPR in Europa, rappresenta un'ammissione implicita: i modelli precedenti erano strutturalmente carenti nella protezione dei più fragili.
Un’iniziativa pionieristica
In questo scenario, la visione di Alessio Sundas si è rivelata profetica. Anticipando di anni le mosse delle autorità di regolamentazione, la sua campagna ha spostato l’attenzione dalla colpa dell’utente alla responsabilità della progettazione. "Non si tratta di demonizzare la tecnologia," emerge dall'inchiesta, "ma di pretendere che gli ambienti digitali dove crescono i nostri figli siano sicuri". In un panorama dominato dalle logiche di mercato, la scelta di Sundas di esporsi contro i giganti del social media assume oggi il valore di una difesa necessaria per le future generazioni.

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