Anche i Paesi Bassi si uniscono al treno della “remigrazione” dei Dublinanti in Italia
Ora sei i Paesi che hanno riavviato il meccanismo. L'Italia è lo Stato Ue destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento arrivate da altri Paesi europei: nel 2025 sono state 24.152
ROMA – Prima la Germania, poi si è accodata la Svizzera e a ruota anche Austria, Finlandia e Svezia. Per ultimi in ordine temporale i Paesi Bassi. E’ un pallottoliere in aggiornamento costante quello dei Paesi che hanno deciso di rimandare in Italia i cosiddetti ‘Dublinanti’, ovvero i migranti richiedenti asilo entrati in Europa dall’Italia.
LA CRONOLOGIA DEGLI ANNUNCI
Dopo l’annuncio apripista di Berlino dei giorni scorsi, poi quello di Berna e ieri sera Vienna. E ancora giovedì è stato una seguirsi rapido di altre dichiarazioni: prima il ministero dell’Interno finlandese ha tenuto a far sapere che “i trasferimenti sulla base del nuovo Patto Ue per l’asilo sono attualmente in fase di preparazione”. Solo qualche ora dopo, da Stoccolma la voce della portavoce del ministro svedese per la migrazione Johan Forssell: “La Svezia ha effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e intendiamo continuare a farlo, in conformità con le disposizioni del Patto sull’immigrazione e l’asilo”. Stamattina, 21 agosto, l’ultimo annuncio, quello dei Paesi Bassi.
C’È CHI DICE ‘NO’. LA SCELTA DI FRANCIA E SPAGNA
Per fortuna, sul fronte opposto, Francia eSpagna fanno sapere che per ora non intendono riattivare i rimpatri verso il nostro Paese. Il governo spagnolo inoltre- che in tema di migranti non se la sta passando bene a Ceuta- si dice “favorevole” a gestire la questione dei Dublinanti “attraverso i meccanismi europei di solidarietà previsti nel Patto europeo su migrazione e asilo e le normative recenti dell’Unione europea, piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali isolate”.
Malgrado i due assist di Parigi e Madrid, quanto sta accadendo nell’Ue in tema di migrati potrebbe riportare in Italia migliaia di richiedenti asilo, dopo che il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è entrato nella fase di applicazione delle nuove norme il 12 giugno scorso.
QUANTI SONO I RIMPATRI PER ORA
Non si sa al momento di quanti numeri si parli. Berna ha fatto sapere che i primi voli verso l’Italia sono già stati prenotati e che i trasferimenti riprenderanno dalla fine di agosto. L’Austria ha comunicato di aver iniziato nuovamente a trasferire verso l’Italia alcuni richiedenti asilo. La Finlandia ha quindi fatto sapere che i trasferimenti sono in fase di preparazione. La Svezia ha comunicato di aver già effettuato trasferimenti di migranti verso l’Italia e che intende continuare a farlo, secondo quanto previsto dalle nome europee.
I DUBLINANTI, CHI SONO
Il termine “dublinanti” nel linguaggio giornalistico e politico viene usato per indicare i richiedenti di protezione internazionale che si trovano in uno Stato diverso da quello che, secondo le regole europee, è responsabile dell’esame della loro domanda. ll principio di fondo, previsto dalla convenzione di Dublino firmata nel 1990 e dai suoi aggiornamenti, è che una domanda deve essere esaminata da un solo Stato. Dal 12 giugno 2026 “Dublino III” è stato sostituito e, per le nuove domande, si applica il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, conosciuto con l’acronimo inglese AMMR, da Asylum and Migration Management Regulation. Il regolamento è uno dei principali provvedimenti del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per le domande registrate prima del 12 giugno continuano invece a valere, ai fini dell’individuazione dello Stato responsabile, le regole di Dublino III.
IL PRINCIPIO DELLO ‘STATO RESPONSABILE’ E I CRITERI PER STABILIRLO
Il nuovo regolamento AMMR stabilisce una serie di criteri per individuare lo Stato responsabile, che devono essere applicati secondo l’ordine previsto dal regolamento. I criteri, per esempio, considerano la situazione dei minori non accompagnati e la presenza di un familiare in un determinato Paese. Quindi in altri casi può essere rilevante la presenza del coniuge, del partner o dei figli del richiedente. Il regolamento considera anche situazioni di dipendenza familiare: se, per gravi ragioni di salute, disabilità, gravidanza o età avanzata, il richiedente dipende dall’assistenza di un parente che vive in un altro Stato, o viceversa, può essere quello Stato a risultare competente. In via successiva, sono presi in considerazione altri collegamenti come il rilascio di un visto o di un titolo di soggiorno, di un diploma conseguito in un Paese. In ordine successivo, si stabilisce anche il criterio dell’ingresso irregolare nell’Unione europea.
PERCHÈ L’ITALIA PARTE SVANTAGGIATA
E nel caso dell’Italia, uno degli elementi più ricorrenti è, decisamente, quello del primo ingresso nell’Unione europea. Se un migrante arriva in Italia e qui viene identificato per la prima volta per poi raggiungere successivamente un altro Paese europeo, nel caso in cui presenti domanda di asilo nello Stato di destinazione, le impronte registrate nella banca dati Eurodac possono dimostrare il precedente passaggio dall’Italia. Basta questo, sulla base dei criteri previsti dalle norme europee, ad attribuire la responsabilità dell’esame della domanda all’Italia.
E PERCHÈ IL ‘BUBBONE’ DEI DUBLINANTI È ESPLOSO ORA
Nel 2022 a dire il vero tutto il sistema Dublino era stato sospeso per l’Italia: per quasi quattro anni, il meccanismo che prevedeva il ritorno in Italia dei richiedenti asilo di competenza italiana è rimasto sostanzialmente congelato. Questo perché nel 2022, pochi mesi dopo l’insediamento del governo Meloni, il Ministero dell’Interno inviò ai rispettivi Paesi una circolare con cui, a causa dell’indisponibilità di posti nelle strutture di accoglienza, chiedeva di sospendere temporaneamente i trasferimenti verso l’Italia, fatta eccezione per i ricongiungimenti dei minori non accompagnati. Di fatto, da allora, i trasferimenti sono rimasti in gran parte bloccati.
La questione è arrivata più volte alla Corte di giustizia dell’Unione europea che già nel 2024 si era espressa a sfavore della sospensione dei trasferimenti verso l’Italia. La sentenza è arrivata nel marzo scorso e ha stabilito che “uno Stato individuato come responsabile secondo Dublino III non poteva liberarsi unilateralmente della propria responsabilità” e non accettare così i trasferimenti. A deroga di ciò la previsione che, se un trasferimento non veniva effettuato entro il termine previsto, la responsabilità passava allo Stato che avrebbe dovuto eseguirlo. E con l’entrata in vigore delle nuove regole il 12 giugno 2026, i trasferimenti verso l’Italia sono tornati al centro del confronto con altri Paesi europeo.
I NUMERI: OLTRE 24 MILA RICHIESTE DI TRASFERIMENTO IN ITALIA NEL 2025
I numeri mostrano quanto abbia pesato lo ‘stop’ ai trasferimenti richiesto dal governo Meloni. Tra il 2018 e il 2022 erano stati effettivamente trasferiti in Italia 17.605 richiedenti asilo. Dalla fine del 2022 e per quasi quattro anni, il meccanismo che prevedeva il ritorno in Italia dei richiedenti asilo di competenza italiana, è rimasto sostanzialmente congelato.
Ma l’Italia è anche il Paese europeo con destinatario del maggior numero di richieste di trasferimento: per capirci nel 2025 l’Italia sono state 24.152 . A seguirla la Germania, con ‘solo’ 16.519 richieste e lo stesso Paese, allo stesso tempo, è stato quello che ha presentato il maggior numero di richieste agli altri Stati membri, ben 35.933.
Ora Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo punta a rendere nuovamente operativo il sistema di responsabilità tra gli Stati membri ed è chiaro che i paesi più penalizzati e colpiti sono quelli che si affacciano sul Mediterraneo- come Italia, Grecia e Spagna- la via principale di ingresso all’Europa da parte dei migranti.

Recent Posts














