Autore: AGENZIA DIRE ULTIMO AGGIORNAMENTO ORE: 11.32
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25 marzo 2026
Depositata una mozione di sfiducia unitaria: "Dimissioni subito, la sua permanenza al governo pregiudica la credibilità delle istituzioni" L’hanno già chiamata la “purga pasquale” o con un tono più casalingo le “pulizie di primavera”: il taglio post-referendario dei rami secchi nella compagine governativa, scatenato direttamente dalla premier Giorgia Meloni, non era poi così inatteso. Ma inatteso senz’altro è il braccio di ferro inscenato in queste ore tra due lady di ferro. L’ULTIMATUM DI MELONI: VIA GLI INDAGATI DAL GOVERNO Tutto è filato liscio, per quel che riguarda i dimissionari del ministero della Giustizia , il sottosegretario Andrea Delmastro e la capa di gabinetto Giusi Bartolozzi, nomi ormai da giorni nell’occhio del ciclone e degli scandali giudiziari. Ma il diktat di Palazzo Chigi è stato ancora più forte: via gli indagati dal governo, togliere immediatamente loro la copertura garantita finora dell’iron dome meloniano. Anche se si chiamano Daniela Santanché. “LA MINISTRA SARÀ REGOLARMENTE IN UFFICIO” La non-reazione della ministra tutta borse griffate e tacchi vertiginosi non si è fatta attendere. “Domani il ministro Santanchè sarà regolarmente in ufficio: tutti gli appuntamenti sono confermati”, è la nota uscita ieri sera, alle 19:55 dal ministero del Turismo, dopo una giornata in cui il pressing per le sue dimissioni da parte del partito, Fdi, era stato ai massimi livelli: incaricato in prima linea alla ‘mediazione’ sarebbe stato l’amico Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato. Ma non era stato ancora raggiunto il suo apice. Ovvero, le parole ufficiali di Meloni affinché prendesse esempio da Delmastro e Bartolozzi, sono arrivate 9 minuti dopo. Quasi una risposta al suo presenzialismo enfatizzato in ufficio. Una battaglia giocata a colpi di comunicati, insomma. “IL MIO CASO È DIVERSO” Pare infatti che la stessa ministra non si accontenti di venire fatta fuori da note stampa: “Deciderà il parlamento”, sarebbe stata la sua reazione stizzita all’emissario La Russa. E ancora stamane non è arrivato un suo commento ufficiale. Di certo non le sta bene fare da capro espiatorio per l’esito referendario, la vittoria dei “No” non è colpa sua, insomma. “Il mio caso è diverso”, avrebbe detto per prendere le distanze da Delmastro e Bartolozzi. IL PROCESSO PER VISIBILIA A inguaiare Santanché e farla entrare nella lista nera della premier è però il suo coinvolgimento nel caso Visibilia, società fondata dalla stessa e coinvolta in diverse vicende giudiziarie. La ministra è stata infatti rinviata a giudizio il 17 gennaio 2025 dal Gup di Milano con l’accusa di falso in bilancio (false comunicazioni sociali). Il processo riguarda in sostanza i conti della società Visibilia Editore di cui Santanché è stata fondatrice, presidente e amministratrice delegata fino al dicembre 2021 e di cui ha mantenuto il controllo tramite la sua controllante Athena Srl. Nonostante le indagini e il rinvio a giudizio, Santanchè ha sempre sostenuto la sua estraneità ai fatti, dichiarando di non aver mai truccato i bilanci. Per cui, perché dovrebbe mollare il ministero senza una sentenza che dimostri il contrario? DALLE OPPOSIZIONI MOZIONE UNITARIA DI SFIDUCIA ALLA CAMERA Ora però non si mette comunque bene per la ministra, due le sliding doors che l’attendono: farsi da parte e accettare la volontà della premier o affrontare il patibolo della sfiducia parlamentare. Dall’opposizione infatti Luca Pirondini del M5S ha annunciato per primo già stamane il deposito di una mozione di sfiducia contro di lei: “Ne chiediamo la calendarizzazione urgente”, ha puntualizzato. “Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè- prosegue il capogruppo pentastellato al Senato-. Chiediamo a Fratelli d’Italia e alla maggioranza di essere conseguenti, dando dare seguito a ciò che la stessa Meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito”. La mozione di sfiducia alla Ministra Santanchè, depositata questa mattina alla Camera, è stata sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Di seguito il testo firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa). “La Camera, premesso che: l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata; la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’Esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento; considerato che: la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché; tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica; la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale; tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati, esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”. GLI SFOTTÒ DEI LEADER DI MINORANZA: “MELONI FATICA A FAR DIMETTERE LA SUA MINISTRA” Nel frattempo da ieri sera proseguono i quasi-sfottò dell’opposizione su tutta la faccenda all’indirizzo in primis della premier. “Scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni!!, scrive sui social Giuseppe Conte, leader del M5s. Anche le parole contro la ministra del Turismo sono durissime: “Santanchè è senza vergogna e dignità. Alla mancanza di senso del limite morale si associa la mancanza del senso del limite istituzionale. Non avevamo dubbi”. Lo scrive sui social il leader di Azione Carlo Calenda. “Stamattina a Mattino Cinque ho chiesto che la Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire. È impensabile chiedere le dimissioni di un ministro a mezzo social e non venire in Senato a parlarne”. Lo scrive sui social il leader di Italia Viva Matteo Renzi. “