Camorra, le mani del clan Contini sull’Ospedale San Giovanni Bosco a Napoli: 4 arresti

AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ORE: 11.49 • 25 febbraio 2026

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Portato alla luce dalla Dda un sistema di ricoveri e certificazioni illegittimi, gestione abusiva di bar e distributori automatici. Tra gli indagati un avvocato e medici compiacenti


Accertate “numerose e redditizie” attività illecite poste in essere da affiliati al clan camorristico Contini all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli “rese possibili dalla forza intimidatrice del sodalizio criminale”. Questo l’esito di indagini, originate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che hanno disvelato un sistema di ricoveri e certificazioni illegittimi nel nosocomio partenopeo e che ha portato all’arresto in carcere per quattro persone ritenute gravemente indiziate dei reati di associazione di tipo mafioso aggravata dal carattere armato, corruzione, falsa testimonianza, false dichiarazioni all’autorità giudiziaria, falsità ideologica in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori, accesso abusivo a sistemi informatici, tentata estorsione, estorsione, usura, riciclaggio e autoriciclaggio.

  MINACCE ED ESTORSIONE, GESTIONE ABUSIVA DI BAR E DISTRIBUTORI AUTOMATICI

L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, è stata eseguita da militari del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della guardia di finanza e del nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli.
In particolare, è emerso che il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, avrebbe gestito di fatto i servizi di bar e buvette, nonché i distributori automatici di snack e bevande presenti all’interno del nosocomio. Tali attività sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’Asl e mediante l’abusivo utilizzo delle utenze dell’ospedale, con conseguente ingiustificato aggravio per le finanze dell’Ente.

AMBULANZE E RICOVERI, TRASPORTO ILLEGALE DI SALME E GLI ALTRI FAVORI AL CLAN

Dalle attività investigative è emerso inoltre che, attraverso un’associazione operante nel settore dei servizi di ambulanza e grazie alla complicità di personale sanitario e parasanitario, di addetti alla vigilanza privata e di dipendenti di altre ditte operanti all’interno dell’ospedale – talvolta anche mediante condotte di violenza e minaccia nei loro confronti – sarebbero stati garantiti illeciti favori ad esponenti del clan e di altre consorterie ad esso collegate. Tra questi figurano ricoveri ospedalieri effettuati in violazione delle procedure di accesso, il rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime e il trasporto illegale di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati.

  LE TRUFFE ALLE COMPAGNIE ASSICURATIVE

Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, gli indagati avrebbero inoltre realizzato, nell’interesse del clan Contini, numerose truffe ai danni di compagnie assicurative, simulando sinistri stradali. Le frodi sarebbero state attuate tramite il reclutamento di falsi testimoni appositamente retribuiti e la redazione di perizie mendaci.
Tra i destinatari del provvedimento figura un avvocato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa il quale, mettendo stabilmente le proprie competenze professionali al servizio del sodalizio, avrebbe veicolato informazioni da e verso ambienti carcerari, in particolare in relazione alle somme di denaro (le “mesate”) destinate ai familiari degli affiliati.
Lo stesso professionista avrebbe inoltre fornito consulenze finalizzate al mantenimento e all’incremento delle ricchezze accumulate dal clan, contribuito alla realizzazione delle truffe assicurative reinvestendone i proventi nell’acquisto di beni di valore (immobili, autovetture e quadri d’autore) e svolto, infine, il ruolo di intermediario con pubblici ufficiali infedeli per l’acquisizione di informazioni riservate, in un rapporto di stretta e stabile compenetrazione con l’organizzazione criminale.



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Conte (Lega): "Sconfitto il campo larghissimo: vince solo nei salotti" L’elezione di Simone Venturini a sindaco di Venezia al primo turno è “una grande notizia per la città, per il centrodestra e per tutti coloro che credono in un’amministrazione seria, concreta, capace di tenere insieme la Venezia storica, la terraferma, le isole, Mestre, Marghera e tutte le comunità che compongono questo straordinario territorio”. Esulta così, congratulandosi, il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia . Venturini (che Zaia è chiama direttamente “Simone”) stato premiato per “una campagna elettorale limpida, fondata sui contenuti, sull’ascolto e su una conoscenza vera della macchina amministrativa e della città” e Zaia dice di aver sempre creduto in lui “perché conosco la sua preparazione, il suo equilibrio, la sua capacità di affrontare i problemi senza slogan e senza improvvisazioni”. LEGGI ANCHE: Elezioni Venezia, “propaganda dei bengalesi alle urne”: non si placa la guerra ai ‘bangladem’ Venezia “non è un Comune qualsiasi: è una capitale del mondo, ma è anche una città vera, fatta di residenti, famiglie, imprese, lavoratori, fragilità sociali, mobilità, turismo, sicurezza, casa, servizi. Per governarla servono competenza, visione e concretezza. Simone ha dimostrato di avere tutte queste qualità”, evidenzia poi Zaia vedendo nel voto dei veneziani una scelta che “mette al centro il governo della città, il decoro, la sicurezza, il rapporto con i grandi dossier strategici, la tutela dell’identità veneziana e la necessità di dare risposte quotidiane ai cittadini. Ora si apre una fase nuova, che richiederà ancora più responsabilità, perché Venezia ha davanti sfide enormi : dalla residenzialità alla gestione dei flussi turistici, dalla qualità della vita alla rigenerazione urbana, dal lavoro alla mobilità, fino al ruolo internazionale della città”. Quello ottenuto da Venturini “un mandato chiaro. I veneziani hanno scelto continuità amministrativa, ma anche rinnovamento , competenza e affidabilità. A Simone auguro buon lavoro: Venezia merita un sindaco all’altezza della sua storia e del suo futuro ”, conclude Zaia. CONTE (LEGA-LIGA VENETA): “SCONFITTA DELLA SINISTRA E DEL CAMPO LARGHISSIMO” “La vittoria di Venezia è il trionfo di Simone Venturini, che sulla onda lunga dei dieci anni di buongoverno ha trascinato il centrodestra alla vittoria. Complimenti a lui, che ha creduto e lavorato per coinvolgere in modo costruttivo: un risultato personale indiscutibile”, dice la consigliera regionale Rosanna Conte (Lega-Liga Veneta) “sicura che ora saprà comporre una squadra di amministratori capaci e rappresentativa del risultato ampio ottenuto”. Ma c’è anche da dire, aggiunge, che “ la sconfitta più grande è della sinistra del campo larghissimo , che vince nei salotti ma perde nelle urne . La scelta di sostenere una linea favorevole alle moschee e alla integrazione a tutti i costi si è rivelata un fallimento . I cittadini vogliono ordine e sicurezza, non minareti e Corano . Il messaggio che arriva da Venezia è chiarissimo: non dobbiamo mai arrenderci ad una imposizione culturale. Questa è casa nostra, questa è la nostra identità”, conclude Conte. Con Venturini si complimenta la Uil dopo una “vittoria ancora più significativa, visto che è arrivata al primo turno” e subito parte l’invito al congresso regionale all’M9 dal segretario regionale Roberto Toigo e dal coordinatore provinciale Giuliano Gargano . Congratulazioni a Venturini anche da Massimiliano Paglini , segretario Cisl Veneto, che afferma: “Siamo pronti a collaborare con la nuova amministrazione per tutelare le molte fragilità del territorio e del suo ecosistema”.
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All'Assemblea di Confindustria: "La semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra. Le spese per la difesa sono il prezzo della libertà" “Non bisogna avere paura di dire le cose come stanno: l’Europa faccia meno e meglio”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni nel suo intervento all’Assemblea annuale di Confindustria, in corso a Roma. “Oggi come ieri, imparando dagli errori del passato, chi come voi e come noi chiede un cambio di passo in Europa, non lo fa per distruggere ma per costruire”. Da parte dell’Europa “serve un cambio di passo sulla competitività: la semplificazione e la sburocratizzazione devono essere il nostro mantra”. “Sono d’accordo che i pacchetti omnibus” da parte della Ue “non sono sufficienti, bisogna fare di più per disboscare la giungla normativa”, aggiunge. “Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare sia un obiettivo alla nostra portata e e che possa rappresentare una svolta per la nostra competitività”. “Entro l’estate sarà approvata la legge delega” sul nucleare, “poi saranno adottati i decreti attuativi”. “Sono molto determinata su questo”, avverte. “Sulla difesa non ho mai cambiato idea, so quanto il tema sia impopolare ma un leader serio deve dire la verità: se non ti sai difendere lo pagherai in termini di autonomia. Le spese in difesa sono il prezzo della libertà e io voglio che l’Italia sia una nazione libera”. “Non siamo più l’anello debole d’Europa, siamo una nazione credibile e autorevole”. “La crisi iraniana sta producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese, sulla competitività dei nostri sistemi produttivi”. Meloni conclude poi il suo intervento all’assemblea annuale di Confindustria chiedendo coraggio di fronte a uno scenario incerto: “Nessuno di noi sottovaluta la durezza del periodo che stiamo vivendo, ma c’è una differenza tra chi si lascia paralizzare dalla paura e chi decide di affrontare le sfide: ‘Sic itur ad astra’ scriveva Virgilio, ‘Così si sale alle stelle’. Per farlo non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini per concentrarci su quello che sappiamo fare meglio: resistere, inventare e rilanciare”, dice la Premier. Che poi lancia l’appello: “Vi chiedo di non avere paura: il tempo delle incertezze è anche quello del coraggio e delle scelte. Siate coraggiosi, io vi prometto che farò lo stesso”, conclude. 
Autore: Anna Maria Rengo 26 maggio 2026
Raul Montanari torna al romanzo noir e ne “I morti hanno sempre ragione” esplora l’incerto confine tra bene e male, tra verità e bugia. Sullo sfondo, l’indagine su una vicenda famigliare troppo facilmente liquidata come “incidente” e una domanda che chiede, non solo al protagonista del libro, risposta: “Forse ero stato amato più di quanto credevo di ricordare?”. La tranquilla vita metropolitana del ventottenne Andrea viene sconvolta dalla notizia della morte improvvisa dei suoi genitori. Davvero è stato un incidente, come gli si vuol fare credere? Non convinto, Andrea si trasferisce nel paese di montagna dove i genitori avevano deciso di andare a vivere e qui inizia una sua personale indagine che lo metterà di fronte a una realtà multiforme e inattesa, dove le domande si accavallano e solo infine avranno una risposta sorprendente. Tutto questo, senza raccontare quasi nulla dell’avvincente trama, è “I morti hanno sempre ragione” (Baldini+Castoldi), il nuovo libro di Raul Montanari. Un libro che non delude le aspettative di chi, nel corso degli anni, ha amato i raffinati e coinvolgenti intrecci delle vicende, ma anche la sua scrittura brillante e nitida, nonché i personaggi da lui creati, sempre ben definiti, sfaccettati e, molti, capaci di umorismo e ironia. Dopo la saggistica (“L’amore non è un arrocco – capire la vita grazie agli scacchi”, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in questa rubrica), “I morti hanno sempre ragione” segna dunque l’atteso ritorno al romanzo noir, per quanto pervaso da uno stile brillante e talvolta divertito e ironico. C’è un fil rouge che unisce questi due generi, all’apparenza così distanti? “I contenuti possono essere perfino identici: un romanziere può parlarci per esempio dell’impatto sulle nostre vite dell’IA attraverso una storia, mentre un saggista lo farà argomentando. La narrativa ha un grande valore conoscitivo, non inferiore a quello della saggistica. Io faccio sempre il paragone con due pescatori: il primo, il saggista, lancia una rete ‘razionale’, fatta di maglie regolari; il romanziere invece lancia una rete tutta fatta di maglie strane, alcune strettissime e altre larghissime, con forme irregolari come triangoli scaleni. Tutti e due prendono pesci, ma il secondo ne prende certi che attraverso le maglie squadrate del primo riescono a passare indenni.” I tuoi romanzi vengono spesso definiti noir. Ti riconosci in questa definizione e quando scrivi ti proponi di scrivere un noir oppure “semplicemente” di raccontare una storia, comunque la si voglia definire? “Mi interessa raccontare una storia ma non posso fare a meno della tensione. Questa tensione, o più esattamente questo sistema di tensioni grandi e piccole che attraversa tutta la narrazione, è paragonabile a un ritmo, una cadenza: tensione-distensione, mistero-soluzione, climax-anticlimax e così via. Cerco di offrire al lettore contenuti non banali attraverso questo strumento, che può assumere l’aspetto del noir, del giallo, del mystery, dipende. A volte nessuno di questi generi.” Nel tuo libro il protagonista è catapultato da Milano a un paesino di montagna, dopo la prima apparenza tutt’altro che paradisiaco, dove nessuno è quello che appare e le dinamiche interpersonali sono più complesse e meno sane del prevedibile. Un mutamento di prospettiva rispetto ai clichè tradizionali oppure è proprio nei piccoli ambienti che si celano le tensioni e i segreti più inconfessabili? “Sono un animale anfibio che conosce bene entrambi gli ambienti, perché a Milano vivo e lavoro ma sono nato in provincia, sul lago d’Iseo, e torno in quelle valli ogni volta che posso, fino a passarci almeno un paio di mesi ogni anno. Posso assicurarti che la vita in provincia è molto più dura che in città: in città ti puoi nascondere, mentre nei piccoli borghi tutti sanno tutto degli altri, la pressione sociale è asfissiante. In un piccolo paese come quello descritto nel romanzo c’è anche una presenza fortissima dell’ambiente naturale, che finisce per influenzare le vicende. Basta pensare al ruolo ambiguo, inquietante, del gruppo di ragazzi che si aggirano nel bosco dietro il paese: in città non esisterebbero. Non così.” Nel corso della sua personale indagine Andrea si trova di fronte al “bene” e al “male”, sempre mescolati e difficilmente distinguibili. Ma esistono nella realtà, oltre che nella finzione letteraria, questi due stati e l’eventuale loro constatazione ha anche una valenza di giudizio morale? “Da Omero in giù la grande tradizione letteraria occidentale ha sempre raccontato che il male abita nell’animo umano tanto quanto il bene. L’errore è fingere che non ci sia, voltare la testa dall’altra parte, illudersi che appartenga solo agli “altri” e non a noi, non a me… perché allora sì che fa danni. Detto questo, è anche giusto chiamare il male con il suo nome e non relativizzare tutto. Se è vero che tutti siamo un misto di bene e male, è anche vero che esistono persone in cui la componente malefica prevale. Guardando la loro vita, le esperienze che hanno passato, puoi capire perché sono diventati malvagi; ma capire non vuol dire giustificare.” La storia de “I morti hanno sempre ragione” prende l’avvio con la morte dei genitori di Andrea e tra i ringraziamenti includi quelli a “mio padre e mia madre, che se ne sono andati insieme l’estate scorsa dopo che l’avevo finito. Sono d’accordo con il protagonista quando, pensando ai suoi genitori, si chiede: ‘Forse ero stato amato più di quanto credevo di ricordare?’”. Come è cambiata la tua vita dalla loro perdita e hai risposto alla domanda che anche Andrea si pone? “Il romanzo racconta due indagini. I genitori di Andrea, che da Milano si sono trasferiti in questo paese di montagna per invecchiare in pace, vengono uccisi da funghi velenosi. Nonostante tutti pensino a una disgrazia, Andrea non ci crede e si trasferisce per qualche mese nello stesso paese per investigare sulla loro morte. Al tempo stesso, però, la sua diventa un’indagine sulla loro vita: chi erano veramente quelle due persone che lui ricorda come due normali genitori un po’ anaffettivi, chiusi nel loro egoismo di coppia, mentre la gente del paese gli rimanda un’immagine diversa e contraddittoria? Come vedi, il primo livello è quello del giallo, il secondo è quello dei contenuti più complessi: il lettore può appassionarsi all’enigma della morte dei due vecchi, ma anche sentirsi coinvolto dalla domanda che Andrea si pone e che tu hai ricordato. Dopo la morte dei miei genitori, avvenuta a cavallo della scrittura del romanzo, è diventata una domanda fondamentale anche per me.” L’AUTORE - Raul Montanari ha pubblicato più di trenta fra romanzi, saggi e libri di racconti. Fra i più noti, i romanzi La perfezione (1994, premio Linea d’Ombra), Chiudi gli occhi (2004), L’esistenza di dio (2006), La prima notte (2008), Strane cose, domani (2009, Premio Bari, Premio Siderno e Premio Strega Giovani), Il regno degli amici (2015, premio Vigevano), La vita finora (2018, premio Provincia in giallo), Il vizio della solitudine (2021, premio Como) e il saggio L’amore non è un arrocco. Capire la vita grazie agli scacchi (2024). Con Aldo Nove e Tiziano Scarpa ha scritto Nelle galassie oggi come oggi, insolito bestseller nel campo della poesia. Ha firmato opere teatrali, sceneggiature e importanti traduzioni dalle lingue classiche e moderne, da Sofocle a Shakespeare, da Poe a Cormac McCarthy. Dirige una scuola di scrittura creativa fra le più quotate in Italia. Nel 2012 per il complesso della sua attivit à gli è stato assegnato l’Ambrogino d’oro, il premio istituzionale della città di Milano.
Autore: AGENZIA DIRE 26 maggio 2026
Il Ministero della Salute continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso Il Ministero della Salute informa che i test per Ebola effettuati oggi al “Sacco” di Milano su due persone rientrate nelle scorse ore dall’Uganda sono negativi . I due sono stati sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo. Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia . Il Ministero della Salute sta anche partecipando al Comitato operativo della Protezione civile nell’ambito delle attività di coordinamento e monitoraggio in corso. Il Ministero continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell’evoluzione del quadro epidemiologico. Il rischio in Italia resta molto basso .
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