Dopo il Referendum scossa al governo, si dimettono Bartolozzi e Delmastro. La Premier: “Ora Santanché abbia la stessa sensibilità”

AGENZAI DIRE ORE: 20.32 • 24 marzo 2026

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"Non ho fatto niente di scorretto": così il sottosegretario di Stato per la Giustizia comunica le sue dimissioni 'irrevocabili'. A stretto giro la decisione della capo di Gabinetto, ufficializzata dopo il colloquio con Nordio. In serata il diktat per la ministra del Turismo

 

ROMA – Effetto domino sul governo, l’indomani del Referendum sulla Giustizia. La vittoria del “No” e la bocciatura della riforma sostenuta da maggioranza ed esecutivo non è indolore, in particolare, per il Ministero della Giustizia. Nel tardo pomeriggio di oggi, martedì 24 marzo, si sono succedute a distanza ravvicinata le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. A seguire, il diktat- travestito da ‘auspicio’- della premier Giorgia Meloni all’indirizzo della ministra del Turismo Daniela Santanché perché segua l’esempio di Delmastro e Bartolozzi e dimostri la stessa “sensibilità istituzionale”.

MELONI: “BENE LE DIMISSIONI DI BARTOLOZZI E DELMASTRO, SANTANCHÈ ABBIA LA STESSA SENSIBILITÀ“

La presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni “esprime apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”. Meloni “auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo Daniela Santanchè“. Così una nota di Palazzo Chigi.

DELMASTRO: “NON HO FATTO NIENTE DI SCORRETTO MA MI DIMETTO”

“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”. Lo dichiara in una nota Andrea Delmastro Delle Vedove.

ANCHE GIUSI BARTOLOZZI SI È DIMESSA. LA DECISIONE UFFICIALIZZATA DOPO IL COLLOQUIO CON NORDIO

Sono ufficialmente arrivate le dimissioni di Giusi Bartolozzi da capo di Gabinetto in Via Arenula. A quanto si apprende da fonti vicine al ministero della Giustizia, il passo indietro ora è stato formalizzato dopo il colloquio con il ministro Carlo Nordio.


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Caso Visibilia, Santanchè: “Il rinvio a giudizio? Come vedete sto lavorando normalmente…”

Le posizioni di Delmastro e Bartolozzi, rispettivamente Sottosegretario e Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, alla vigilia delle urne, erano considerate a rischio in caso di sconfitta del ‘sì’ al referendum. Due nomi finiti della bufera della campagna referendaria per diversi motivi.

IL CASO DELLA “BISTECCHERIA D’ITALIA”

Le dimissioni di Delmastro sono l’ultimo capitolo delle polemiche sollevate nei giorni scorsi da un’inchiesta giornalistica lanciata da “Il Fatto Quotidiano”: al centro la rivelazione della sua partecipazione societaria in un ristorante di Roma, denominato “Bisteccheria d’Italia”. Tra i soci dell’attività figura infatti anche la figlia di Mauro Caroccia, recentemente condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni legati al clan mafioso Senese. Il ministro Nordio, proprio in mattinata, si era detto fiducioso nei confronti del Sottosegretario: “Sono certo che riuscirà a chiarire”, ha dichiarato ai microfoni di Sky Tg24. Delmastro a sua volta, nel presentare le dimissioni, ha ammesso di aver commesso una “leggerezza” e di aver ceduto le sue quote non appena appresa la gravità dei legami della famiglia Caroccia. Ha infine ribadito di non aver mai compiuto atti scorretti.

QUELLE PAROLE DI BARTOLOZZI: “GIUDICI? UN PLOTONE DI ESECUZIONE”

Diverso il caso del passo indietro di Bartolozzi: a renderle la vita difficile al Ministero sono state le reazioni alle sue recenti dichiarazioni pubbliche sui magistrati. Durante la recente campagna elettorale per il Referendum sulla Giustizia. Bartolozzi aveva infatti attaccato duramente i togati, tra l’altro etichettandoli come un “plotone d’esecuzione”. Un’uscita risultata infelice, e a sua volta stigmatizzata sul piano politico dall’opposizione, anche se il Ministro Nordio, ai microfoni di Sky Tg 24, stamane aveva ribadito che la posizione di Bartolozzi non sarebbe stata in discussione.

SANTANCHÈ NEI GUAI PER IL CASO VISIBILIA

Le ultime parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivolte alla ministra del Turismo, riguardano il suo coinvolgimento nel caso Visibilia, società fondata dalla stessa Santanché e coinvolta in diverse vicende giudiziarie. La ministra è stata infatti rinviata a giudizio il 17 gennaio 2025 dal Gup di Milano con l’accusa di falso in bilancio (false comunicazioni sociali). Il processo riguarda in sostanza i conti della società Visibilia Editore di cui Santanché è stata fondatrice, presidente e amministratrice delegata fino al dicembre 2021 e di cui h mantenuto il controllo tramite la sua controllante Athena Srl. Nonostante le indagini e il rinvio a giudizio, Santanchè ha sempre sostenuto la sua estraneità ai fatti, dichiarando di non aver mai truccato i bilanci.


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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
L’ex magistrato Luca Palamara, commentando l’esito della consultazione referendaria ai microfoni dell’Adnkronos, analizza le ripercussioni interne alla magistratura, lanciando un monito sulla tenuta del sistema. “Nel breve periodo l’Associazione Nazionale Magistrati esce rafforzata, ma è un rafforzamento che rischia di trasformarsi in un boomerang”, ha dichiarato Palamara. Secondo l’ex magistrato, la vittoria del ‘No’ consolida il ruolo dell'ANM come soggetto di opposizione politica, ma sposta sensibilmente gli equilibri interni: “Il peso della corrente di Area è destinato a crescere, condizionando la futura leadership e la successione a Parodi”. Palamara sottolinea come, da oggi, la magistratura associata si assuma una responsabilità storica: Fine degli alibi: "Se il sistema resta com'è, la responsabilità ricade su chi lo ha difeso. Se emergeranno ancora le distorsioni del correntismo, sarà impossibile spiegare agli italiani perché non si è voluto cambiare nulla". La domanda di riforma: "Milioni di cittadini hanno votato per il cambiamento. Esiste una sfiducia profonda verso l’attuale assetto della giustizia che non può essere ignorata da chi oggi canta vittoria". In conclusione, Palamara avverte che la partita non è chiusa, ma solo rimandata a un terreno "molto più scomodo" per i conservatori: "Non necessariamente ogni riforma deve toccare la Costituzione. Il risultato va rispettato, ma non va raccontato come una resa: la domanda di giustizia del Paese resta inevasa".
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Andrea Delmastro Delle Vedove lascia l'incarico di Sottosegretario alla Giustizia. Le dimissioni, definite "irrevocabili", arrivano sulla scia della sconfitta del governo al referendum sulla magistratura, ma sono motivate soprattutto dal coinvolgimento in un caso societario scottante. Al centro della bufera c'è la partecipazione di Delmastro a una società di ristorazione intestata alla figlia di Mauro Caroccia, attualmente detenuto e condannato per legami con il clan Senese. Pur ribadendo la propria correttezza, l'esponente di Fratelli d'Italia ha ammesso una "leggerezza": "Ho sempre combattuto la criminalità, ma ho commesso un errore di valutazione a cui ho rimediato appena possibile. Mi assumo la responsabilità per rispetto delle istituzioni e del Presidente del Consiglio". L'uscita di scena di Delmastro apre ora una fase di incertezza per il Ministero, mettendo a rischio anche la posizione di un altro nome chiave: Giusi Bartolozzi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 24 marzo 2026
Fonti di Palazzo Chigi chiariscono all'ANSA che non è previsto alcun colloquio con il Colle. La premier Giorgia Meloni esclude il ricorso al voto parlamentare dopo l'esito del referendum sulla giustizia, ritenendo che non sussistano i presupposti per una crisi di governo.
Autore: AGENZIA DIRE 24 marzo 2026
Il Ministro commenta l'esito delle votazioni e sul capo di gabinetto Bartolozzi dice: "Non è assolutamente in discussione" La riforma “porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”. Lo dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 all’indomani della vittoria del No al referendum sulla Giustizia. “Se vi sono stati dei difetti di comunicazione e di impostazione sono stati anche i miei. Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e si devono affrontare con serenità e continuare a lavorare”. Il ministro ha spiegato inoltre che non si è sentito con Giorgia Meloni ma con altri colleghi di partito si “e siamo d’accordo con la linea espressa dalla premier”. Durante l’intervista poi, Nordio sottolinea inoltre che il suo capo di gabinetto Bartolozzi “non è assolutamente in discussione”. NORDIO: RITORSIONI DA MAGISTRATURA? LO ESCLUDO CATEGORICAMENTE Il ministro esclude “ritorsioni in senso tecnico” e cioè che “la magistratura invii raffiche di informazioni di garanzia o provvedimenti verso chi ha patrocinato la riforma lo escludo categoricamente e sarebbe sacrilego strumentalizzare il potere della magistratura per infierire sui vinti. È una concezione assolutamente irrealistica”. NORDIO: ANM DIVENTA SOGGETTO POLITICO, SINISTRA DOVRÀ FARNE I CONTI “Quello che sarà purtroppo l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà una forte pressione politica. Questa è una vittoria dell’Anm che ha subito introdotto il comitato del no. Questo dara all”Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e dovrà farne i conti anche la sinistra se dovesse andare al governo”, dice Nordio. Qui, aggiunge, “i vincitori non sono due, Pd, 5 stelle” e magisrati, “ma è l’Anm che diventa un soggetto politico e sarebbe un soggetto politico anomalo”. NORDIO: DA FRANCESCHINI CHIAMATA ALLE ARMI CON SOAVE DISCORSO VESCOVILE “Se noi avessimo voluto una collaborazione, diciamo così, leale da parte anche dell’opposizione, questo forse si sarebbe potuto fare. Ma noi abbiamo capito sin dall’inizio che questa riforma aveva un veto senza se e senza ma dell’Associazione Nazionale Magistrati, che si sono subito pronunciati, come ricorderete, con uno sciopero e con una serie di manifestazioni anche pittoresche durante gli anni giudiziari. L’opposizione ha colto al balzo questa possibilità di alleanza con la potentissima corporazione non della magistratura, ma dell’Associazione Nazionale Magistrati, e ha chiamato alle armi in senso politico”, dice Nordio. “L’ha fatto l’onorevole Franceschini- aggiunge- con un discorso molto abile e con una soavità vescovile che gli riconosco, ma molto incisivo, l’ha fatto davanti a me in Parlamento praticamente subito. Ha detto: ‘questo è un voto politico e dobbiamo cogliere l’occasione per dare una spallata al governo’. E da lì si è visto anche nelle commissioni, e soprattutto in quella della riforma… della commissione Affari Costituzionali, che vi sono stati così tanti e così lunghi e così inutili emendamenti che avrebbero portato, diciamo, alle calende greche la risoluzione finale. Come avete visto, una riforma del genere che necessita di due passaggi parlamentari, Camera-Senato, Camera-Senato, più un referendum, se vai avanti troppo non riesci a farla. Infatti noi siamo arrivati praticamente in limite facendo una riforma cosiddetta blindata. Se avessimo seguito quelle che erano le loro aspirazioni, cioè di prolungare i tempi, non saremmo arrivati neanche al referendum”. DELMASTRO. NORDIO: A CENA IN RISTORANTE NON È CHE PUOI CHIEDERE CARTA IDENTITÀ PROPRIETARIO In merito al caso Delmaestro invece, Nordio spiega che “fino a ieri sono stato così occupato, come voi ben sapete, per questo referendum che questa vicenda mi è arrivata completamente inattesa, non sapevo neanche di cosa si parlasse. Però ho letto le prime dichiarazioni sia del collega Delmastro, sia della presidente Meloni. Sono certo che riuscirà a chiarire. Sa, andare a cena in un ristorante – se ho ben capito – andare a cena in un ristorante non è che puoi chiedere la carta d’identità del proprietario. Io avrò stretto diecimila mani in questo periodo di campagna elettorale, non vorrei che un giorno uscisse che sono abbracciato con un mafioso, potrebbe anche essere accaduto…”. Però se fa una società e ha di fronte qualcuno di 18 anni che non conosce e paga in contanti… “Beh, guardi- aggiunge-, io su questo non conosco nemmeno quali siano i termini di questa società perché, ripeto, fino a ieri mi sono occupato, come ben sapete, soltanto del referendum”. Questa vicenda, prosegue Nordio, “sicuramente sarà chiarita, credo. Ho letto che anche l’antimafia se ne occuperà e quindi sarà chiarita. Ma conoscendo Andrea Delmastro, tutto posso pensare di lui, magari qualche eccesso nella comunicazione, ma certamente non che abbia, non dico delle contiguità, ma anche delle simpatie mafiose o delle conoscenze mafiose. Proprio perché anche quando parliamo tra di noi, lui è, posso dire il più fermo… Ecco, io sarei un po’ più garantista su certe cose anche nei confronti di alcuni… dello stesso 41 bis, per esempio. Lui con molti colleghi della maggioranza è, diciamo, il più fermo sostenitore di tutti i provvedimenti contro la mafia. Quindi se c’è proprio una persona che non può essere sospettata non dico di simpatie, ma neanche di una minima contiguità, chiamiamola così, occasionale,
Autore: AGENZIA DIRE In aggiornamento 24 marzo 2026
Ufficialmente si tratta di rilievi climatici e studi dei fondali. Nei fatti gli Usa leggono quei dati in chiave militare: mappano gli abissi e piazzano sensori per guadagnare un vantaggio. L'inchiesta della Reuters Pechino studia il mare come una scacchiera. E lo fa su scala globale, scandagliando Pacifico, Indiano e Artico con un obiettivo che va ben oltre la ricerca scientifica: capire cosa succede sotto la superficie, perché lì – dicono gli analisti – si decide una buona parte delle guerre di domani. Al centro di questa rete – racconta un’inchiesta della Reuters – c’è la Dong Fang Hong 3, nave oceanografica dell’Università Oceanica della Cina, che tra il 2024 e il 2025 ha tracciato rotte ripetitive attorno a Taiwan, Guam e lungo snodi sensibili dell’Oceano Indiano. Nell’ottobre 2024 ha testato sensori capaci di rilevare oggetti sottomarini vicino al Giappone, per poi tornare nella stessa area mesi dopo. A marzo 2025 ha invece incrociato tra Sri Lanka e Indonesia, osservando da vicino gli accessi allo Stretto di Malacca, uno dei colli di bottiglia del commercio globale. Ufficialmente si tratta di rilievi climatici e studi dei fondali. Nei fatti, però, diversi esperti e funzionari della Marina statunitense leggono quei dati in chiave militare: mappare gli abissi e piazzare sensori significa costruire un vantaggio concreto nella guerra sottomarina, migliorando la capacità di nascondere i propri mezzi e individuare quelli avversari. E la Dong Fang Hong 3 è solo un tassello. Secondo un’analisi basata su documenti accademici e governativi cinesi e sul tracciamento di 42 navi in cinque anni, l’operazione coinvolge decine di unità e centinaia di dispositivi. Almeno otto imbarcazioni hanno effettuato mappature dettagliate dei fondali, mentre altre trasportavano strumenti dedicati a questo scopo. Le traiettorie parlano chiaro: rotte strette, avanti e indietro, tipiche delle attività di scansione. Le aree coperte coincidono spesso con zone strategiche, dalle acque attorno alle Filippine fino ai pressi di Guam, Hawaii e dell’atollo di Wake. I punti in cui passano o potrebbero passare i sottomarini statunitensi. “La scala dell’operazione va oltre la semplice ricerca”, dice alla Reuters Jennifer Parker, esperta di sicurezza marittima. Il sospetto condiviso è che Pechino stia costruendo una capacità navale d’altura sempre più sofisticata, con un occhio particolare alle operazioni sotto la superficie. Conoscere il fondale, le correnti, la temperatura e la salinità dell’acqua significa sapere come si propagano i suoni. E quindi come funzionano sonar e sistemi di rilevamento. Elementi decisivi sia per nascondersi sia per dare la caccia. Questo approccio rientra nella cosiddetta “fusione civile-militare”, una linea strategica promossa dal governo di Xi Jinping: ricerca scientifica e sviluppo militare che procedono insieme, spesso indistinguibili. Non a caso, accanto alle missioni delle navi, la Cina ha sviluppato anche una rete di sensori sottomarini. Il progetto più ambizioso si chiama “Oceano Trasparente”: un sistema pensato per monitorare in tempo reale condizioni e movimenti nelle acque, già operativo nel Mar Cinese Meridionale e in espansione verso Pacifico e Indiano. Qui entrano in gioco centinaia di boe, sensori e reti che raccolgono dati su temperatura, correnti e attività sottomarine. Ufficialmente per studiare il clima. Ufficiosamente, per trasformare l’oceano in uno spazio sempre meno “invisibile”. Secondo l’intelligence navale americana, queste attività consentono non solo una navigazione più sicura dei sottomarini cinesi, ma anche il posizionamento di sensori e, potenzialmente, sistemi d’arma sui fondali. Per decenni Washington ha goduto di un vantaggio netto nella conoscenza del dominio sottomarino. Ora quel margine si sta assottigliando. La mappa tracciata da Pechino si estende anche all’Oceano Indiano, fondamentale per le rotte energetiche cinesi, e fino all’Artico, considerato una futura frontiera strategica. Senza dimenticare la Prima Catena di Isole, quella barriera naturale tra le coste cinesi e il Pacifico aperto che, in caso di conflitto, potrebbe trasformarsi in una trappola.
Autore: AGENZIA DIRE 24 marzo 2026
È morto Gino Paoli. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari“, ha annunciato la famiglia in una nota. Aveva 91 anni. Nato a Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, il 23 settembre 1934, si trasferisce da bambino a Genova, città che lo avrebbe visto crescere artisticamente e vivere le sue passioni più profonde. Prima della consacrazione musicale, però, Paoli sperimenta diversi mestieri: facchino, grafico pubblicitario, pittore. Il debutto nel mondo della musica avviene con una band composta insieme a Luigi Tenco e Bruno Lauzi, ma il vero successo arriva nel 1963 con “Il cielo in una stanza”, arrangiata da Ennio Morricone, che lo consacrò nell’Olimpo della musica italiana. Dopo nascono capolavori come “Senza fine”, scritta per Ornella Vanoni, e “Sapore di sale”, brano diventato colonna sonora di un’intera generazione. La vita di Paoli, tuttavia, non è stata solo canzoni e applausi. L’artista attraversa momenti di grande dolore e difficoltà personale, tra cui il tentato suicidio del 1963 per una crisi emotiva (una pallottola che gli si ferma a pochi centimetri dal cuore, e mai tolta) e poi il lutto per il suicidio dell’amico Luigi Tenco. Gli anni successivi segnati da un ritiro parziale dalla scena musicale e da una lenta ricostruzione personale, tra alcol, fumo e introspezione. Gli anni 70 segnano un ritorno defilato ma intenso: Paoli riemerge con una maturità artistica e personale che gli permette di riprendere il palco, riscoprendo anche Ornella Vanoni, con cui instaura un rapporto di amore e amicizia destinato a durare tutta la vita. Il loro sodalizio artistico e umano è stato uno dei pilastri della musica italiana, capace di ispirare brani indimenticabili. Dopo la Vanoni, arriva l’amore con un giovanissima Stefania Sandrelli, da cui nascerà la loro unica figlia Amanda (che porta il cognome della madre). Negli anni successivi, Paoli alterna musica e impegno politico come deputato indipendente per il PCI per un quinquennio, ma continua a incidere dischi e a esibirsi. Nel 1984 Gino Paoli ritorna alla ribalta con ‘Una lunga storia d’amore‘, segnando il riavvicinamento a Ornella Vanoni, il grande amore di sempre. I due intraprendono insieme un tour trionfale, che consacra il ritorno pieno di Paoli sulla scena musicale, tra concerti e riconoscimenti, con una serie di successi consecutivi, da ‘Ti lascio una canzone‘ a ‘Quattro amici‘. Poi, l’incontro con l’ultima compagna di vita, Paola Penzo, fino agli ultimi giorni.
Autore: a cura di Patrizia Pierbattista 24 marzo 2026
Alla scoperta della Tuscia con Mazda CX-60: l’eccellenza dei maestri Takumi MARINA DI VELCA & MARTA – Il nostro viaggio Made in Italy parte da Roma, puntando verso ovest, dove il Mar Tir reno incontra la storia. Ma l'anima di questo "on the road" guarda lontano, verso l’Oriente. La protagonista è lei: la Mazda CX-60 3.3L da 249 CV , nell’esclusivo allestimento Takumi e nell'iconica livrea Soul Red Crystal . Il sapore del Giappone nel cuore del Lazio Il primo pit-stop in un porto strategico del Mediterraneo ci permette di ammirare le linee di un’auto che sfida le convenzioni. Mentre l’industria automobilistica globale punta tutto sull’Intelligenza Artificiale, Mazda sceglie una strada diversa: unire la tecnologia alla maestria delle "mani d’oro". In Giappone, l’artigianalità è il principio del Monotsukuri : la ricerca della perfezione che pone l’uomo al centro. I maestri Takumi non si limitano a costruire; infondono un’anima in ogni curva della carrozzeria e in ogni cucitura degli interni, dando vita a un oggetto che vibra di energia propria. La Perfezione è nei Dettagli Cosa significa "perfezione umana"? Per Mazda è un processo che richiede tempo, dedizione e una precisione microscopica. Dalla modellazione manuale delle forme in argilla alla stratificazione della vernice, ogni dettaglio della CX-60 è pensato per emozionare. Attraverso la collaborazione con Macrofying, abbiamo esplorato questa maestria fin sotto la lente del microscopio, scoprendo che la bellezza risiede in ciò che l'occhio distratto non vede, ma che il guidatore percepisce ad ogni chilometro. 10.000 ore per l'Eccellenza Si dice che servano 10.000 ore per padroneggiare un'arte. I maestri Takumi portano questa eredità su strada, consegnando nelle mani dei clienti Mazda un’opera d’arte in movimento. Dalle coste di Marina di Velca alle sponde del Lago di Bolsena , a Marta, la CX-60 non è solo un mezzo di trasporto, ma il racconto di una tradizione millenaria che sposa il futuro.
Autore: Anna Maria Rengo 24 marzo 2026
La scrittrice Marzia Taruffi racconta “Il destino del primo figlio” lasciando al lettore il compito di scoprire, prima, l’eredità di una famiglia, e poi di decidere chi siano i vincitori e chi i vinti. Una vicenda che si svolge al di sopra del tempo e allo stesso modo nel cuore di due secoli, alla ricerca della motivazione di un sogno ma anche del significato di un destino che continua a ripetersi nella vita di una stirpe condannata a raccontare e a raccontarsi nelle vicende di tutte le persone che sfiorano le loro esistenze. È “Il destino del primo figlio”, quello raccontato da Marzia Taruffi nel libro omonimo (Maria Pacini Fazzi Editore) e che segna un ritorno alla narrativa per la scrittrice, dopo il romanzo dai risvolti gialli e storici “L’orologio di villa sultana”. Il titolo porta il lettore a scoprire l’eredità di una famiglia, un’eredità pesante di cui si perdono le motivazioni tra i decenni, e l’intera vicenda consegna proprio a esso il compito di dipanarne la matassa, pagina dopo pagina, decidendo alla fine chi sono i vinti e i vincitori in un universo di persone e di scelte. Ne “Il destino del primo figlio” il tema della maternità, ma anche dell’essere donna e della famiglia è sviluppato tra storia e mistero. Marzia, dove nasce l’idea di questo libro e come l’hai sviluppata? “Nasce da una storia raccontata di famiglia in famiglia in un piccolo paese del Friuli, nella zona della Carnia. Mi ha affascinato la vicenda di una donna che dopo aver perso il figlio primogenito aveva attuato un forte legame tra vita e morte e fungeva, secondo la tradizione, da attuatrice di questa unione. Nel paese si diceva che Caterina poteva consegnare i doni alle persone morte. Sempre in questa famiglia era ricorrente per il primogenito l’assenza di progenie. Ho voluto partire da qui per creare storie di donne proiettate verso il futuro nella difesa dei figli e al tempo stesso nel cercare di vincere il proprio destino - se esiste il destino o il caso - per poter riscrivere la propria esistenza. Cecilia, come le altre storie narrate, è parte di un mondo che crediamo lontano ma che è ancora molto vicino. Le radici del dolore e del riscatto ci appartengono ed è una sfida che non so neppure se include una possibile vittoria.” La parola “destino” fa pensare a qualcosa di indipendente dal libero arbitrio e in qualche modo subita. Qual è lo spazio di azione di ciascuno di noi e in che modo dobbiamo utilizzarlo? “Culturalmente la nostra società è divisa tra ritenere che il libero arbitrio ci dia la potestà di scelta e di costruire passo dopo passo la nostra esistenza, e le nostre scelte. Sul lato opposto ci ritroviamo a pensare che qualcosa sia già scritto e una forza ci conduca verso strade, incontri e momenti che dobbiamo per forza vivere. In entrambe le dimensioni il coraggio è quello di riuscire ad affermare la propria determinazione, esperienza dopo esperienza, nell’illusione che abbiamo sconfitto l’inevitabile o che era proprio quella la scelta da assumere.” Le storie del tuo libro si sviluppano su due secoli. Qual è il ruolo della memoria e dell’appartenenza del proprio essere in un ben preciso posto nello spazio e nel tempo? “Viviamo l’infinita essenza del momento, proiettati al prossimo minuto e perennemente sospesi in quel passato che è unico referente della nostra permanenza e immanenza. Spazio e tempo ci dominano ma al tempo stesso ce ne facciamo cullare, in quello che è poi spesso un eterno ritorno soprattutto quando ci accorgiamo che alcuni errori fanno parte di noi e non possiamo, spesso, esimerci dal ripeterli. “ Come mai hai scelto, per la copertina del libro, la donna in giallo di Tamara de Lempicka? “Per la plasticità dell’immagine. Rimanda a una donna forte, coraggiosa, che è fiera di sé e della sua tenacia come Lia che non si ferma mai e che in un cielo stellato conta le stelle cadenti anche se non crede a nessuna formula magica. “ Recentemente è uscito anche un altro tuo libro, un saggio dedicato all’astronomo Gian Domenico Cassini. Da dove nasce il tuo interesse per lui e come mai hai voluto rendergli omaggio? “Gian Domenico Cassini è nato l’8 giugno 1625 a Perinaldo, comune collinare quasi montano alle spalle di Sanremo. È un paese che sembra toccare il cielo. Da Perinaldo quattrocento anni fa Gian Domenico Cassini è riuscito a visitare per i suoi studi tutta l’Italia e a essere chiamato a dirigere il nuovo Osservatorio scientifico di Parigi sotto il Re Sole, Luigi XIV. È il simbolo dell’uomo che va oltre i suoi limiti e che attraverso la cultura, lo studio e la scienza si realizza e costruisce per sé e per gli altri. Il libro ‘Gio delle stelle’ lo immagina in nave approdare a Sanremo, deciso a raggiungere Perinaldo. Incontra una frattura spazio temporale che lo proietta nel teatro dell’Opera a Sanremo mentre gli studenti del Liceo che porta il suo nome quattrocento anni dopo stanno mettendo in scena un testo a lui dedicato. Così l’espediente letterario ha avvicinato il personaggio storico alla nostra contemporaneità e ha divertito i ragazzi del Laboratorio teatrale del Liceo Cassini che sono diventati attori convolti in una storia spalmata su 400 anni. Il messaggio è che guardando il cielo ci sentiamo infinitamente grandi e al tempo stesso bisognosi di cura, di pace e di brandelli di felicità, le stesse cose che cercava Gio delle stelle.”  L’AUTRICE – Marzia Taruffi, nata in uno stellato 15 agosto, sposata e con due figlie, è laureata in Giurisprudenza e in Scienze della Comunicazione. È Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. È giornalista professionista dal 1995. È responsabile Ufficio stampa - Cultura del Casinò di Sanremo e segretario generale del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria. È presidente dell’UniTre Sanremo e dell’associazione Esprit di Sanremo, Perinaldo e de La Cotè. Ha scritto e curato numerosi saggi, romanzi, opere di storia locale, una monografia d’impresa e una silloge poetica.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Si aprono oggi a Roma le celebrazioni ufficiali per il centenario della nascita di Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997 e figura cardine del teatro e dell’impegno civile del Novecento. Nato a Sangiano (Varese) il 24 marzo 1926, il "giullare" della cultura italiana viene ricordato oggi, a dieci anni dalla scomparsa, con una serie di iniziative che ne onorano l’eredità artistica e il legame inscindibile con la moglie Franca Rame. L'EVENTO ISTITUZIONALE E IL COMITATO NAZIONALE La mattinata si apre presso il Ministero della Cultura con la presentazione ufficiale del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario di Dario Fo. Insediato lo scorso 12 marzo con decreto ministeriale, il Comitato avrà il compito di coordinare, promuovere e valorizzare gli eventi che nel corso dell'anno coinvolgeranno l’intero territorio nazionale, mantenendo viva la memoria di un autore che ha saputo rivoluzionare il linguaggio teatrale mondiale. IL FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO A suggellare l’importanza della giornata, si terrà la cerimonia del primo annullo filatelico del francobollo dedicato a Dario Fo. Emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy in collaborazione con Poste Italiane, il francobollo entra a far parte della prestigiosa serie tematica “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”. Un riconoscimento che consacra definitivamente Fo tra i massimi interpreti e ambasciatori della cultura italiana nel mondo. La giornata di oggi rappresenta solo il primo passo di un ricco programma di mostre, convegni e rappresentazioni che celebreranno, per tutto il 2026, l'arte, la satira e la passione civile di un artista irripetibile.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Carlo Verdone torna alla regia con "Scuola di seduzione": una commedia corale sulle fragilità contemporanee Il film debutterà in esclusiva su Paramount+ il 1° aprile 2026. Il regista rassicura i fan: "Il mio prossimo progetto sarà pensato per la sala cinematografica". Dopo il successo delle quattro stagioni della serie Vita da Carlo, il maestro della commedia italiana Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa con il suo 28° lungometraggio: "Scuola di seduzione". Prodotto da Filmauro, il film sarà disponibile in esclusiva streaming su Paramount+ a partire dal 1° aprile 2026. Il Film: Fragilità e "Malincomicità" nell'Era Moderna Ispirato a un articolo del Guardian, il film segue le vicende di un gruppo di "malcapitati" che si affidano a una love coach per superare le proprie insicurezze affettive. Definita dallo stesso Verdone come una commedia malincomica, l’opera esplora temi attuali come l'inadeguatezza, la paura del futuro e la ricerca dell'amore in un mondo dominato dalla tecnologia. Un Cast Internazionale e Stellare Ad affiancare Carlo Verdone in questa avventura corale troviamo un cast d'eccezione: · Karla Sofía Gascón, reduce dal successo di Emilia Perez. · Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani. Il Futuro: Il Ritorno al Grande Schermo Nonostante la scelta della distribuzione digitale per questo titolo, Verdone ha voluto lanciare un messaggio chiaro agli amanti del cinema tradizionale: "Il mio prossimo film uscirà in sala, ci sto già lavorando". Il regista ha sottolineato come, dopo l'esperienza seriale, sia stato stimolante tornare alla sintesi del formato film, pur ribadendo la sua missione di riportare il pubblico nei cinema con storie di qualità che combattano la "sciatteria" delle sceneggiature moderne.
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