Flotilla, la compagna di un attivista ai media: “Basta con la retorica degli eroi, parlate di Gaza e degli accordi con Israele”
L'appello della compagna di un attivista: "Parlate degli accordi con Israele, non delle 'vittime' di questi giorni. Quanti di quelli che oggi si indignano per i maltrattamenti si chiederanno domani se il governo italiano ha deciso di cambiare i suoi accordi con Israele?"
“Tutti si indignano e rifiutano le immagini di Ben Gvir, ma nessuno riflette. Tutti pretendono che quella ingiustizia abbia fine immediatamente, ma c’è chi si sta chiedendo veramente come e perché quelle persone sono arrivate lì? È abbastanza chiaro a tutti che più di 400 persone si sono preparate per andare incontro a quello scenario e non venga riconosciuta pubblicamente la loro intenzione, ma solo il loro ruolo di vittime di un infelice epilogo? Per non parlare della retorica degli eroi e dei buoni, ‘i bravi ragazzi’, un ennesimo segno di grande ipocrisia, che ritrae chi manifesta e dissente in Italia come un rompicoglioni o un facinoroso, se non peggio un criminale, e lascia invece che al momento buono gli stessi rompicoglioni diventino gli eroi, i martiri, evidentemente anche qui c’è da chiedersi perché non riproporre lo stereotipo paternalista e cattolico del bravo ragazzo che si sacrifica in onore della giustizia?”. A parlare così, in una lunga lettera inviata ai giornalisti, è Valentina Gatto, compagna dell’attivista Francesco Gilli, bolognese di Grizzana Morandi, che era tra i 29 italiani a bordo della Flotilla che sono stati fermati due giorni fa nelle acqua di Cipro dalle forze israeliane.
La compagna di Gilli, anche alla luce dei terribili racconti che stanno emergendo in queste ore rispetto a come sono stati trattati gli attivisti, tra derisione e botte, in questa lettera si rivolge ai media e chiede loro di non sprecare questa importante occasione per parlare davvero dello scopo che la missione della Flotilla aveva, senza perdersi in “sensazionalismi” e nelle notizie emotive rispetto alle vittime e alle loro famiglie, a cui si guarda come alle vittime della vicenda, senza tenere il focus su Gaza e sul genocidio in Palestina, unico scopo vero che ha mosso la missione della Flotilla.
“Ci contattano giornali, persone che non conosciamo e ci chiedono in continuazione come stiamo. Ebbene, non sono interessata a condividere con l’opinione pubblica come sto, non lo trovo sensato e non lo trovo appropriato- scrive Valentina Gatto-. Come persona cara di un attivista, Francesco Gilli, a me preme una sola e unica cosa. Che la missione a cui ha preso parte Francesco, i suoi compagni e le sue compagne sia restituita all’opinione pubblica in una cornice di verità e coerenza“.
“In questo momento vedo l’altissimo rischio che gli sforzi di questi mesi, tra la preparazione della missione e i giorni in mare, vadano in pezzi. Se chi partecipa empaticamente alle vicende del sequestro e del maltrattamento non si rende conto che il senso unico di questa azione è riportare il focus sulla questione palestinese allora vuol dire che l’obbiettivo non è stato raggiunto, o non come si voleva- scrive ancora Gatti-. Come familiare e sono sicura di parlare a nome del mio compagno non sono assolutamente interessata a offrire una narrazione distorta, che ritrae noi famiglie in apprensione e i nostri cari come le uniche vittime di questa faccenda. È un indispensabile segno di rispetto nei confronti di chi ha preso parte a questa missione umanitaria, il fatto di riportare con onestà e oggettività quello che sta succedendo nei territori occupati, mantenendo il focus sulla causa che ha dato vita alla missione, il genocidio in Palestina. Chiaramente questo comporta parlare di tutti gli accordi politici che tessono la trama di interessi che soffoca il popolo palestinese”.
E ancora: “Trovo strumentale, pericoloso e patetico che l’Italia concentri in questo momento le sue attenzioni su un sensazionalismo che lascia il tempo che trova. Non vediamo l’ora di indignarci e provare empatia, ma domani o nei prossimi giorni, quando i nostri cari saranno al sicuro nelle loro case e con le loro famiglie, quanti di quelli che oggi guardano con foga i video dei maltrattamenti si chiederanno come va in Palestina e se il governo italiano ha deciso di cambiare i suoi accordi con Israele? Quanti si chiederanno da quando esiste la Flottilla, come opera e quali sono i suoi valori e le sue scelte? Quanto voi giornalisti volete fare davvero informazione o raccontare alla gente quello che vuole sentirsi dire?”.
Questo l’appello finale: “Avete un’opportunità enorme, proprio in queste ore, con l’audience altissima. Potete dare l’opportunità a tanti di fare un passo in più, verso la conoscenza e la consapevolezza, potete aiutare la gente a decidere veramente da che parte stare. Se non colta quest’opportunità siamo condannati a vedere e rivedere tutto questo altre volte, senza che nulla cambi; io personalmente non ne faccio neanche una tragedia perché so che continuerò a lottare, e non posso farlo se non so che ho fatto il possibile oggi, in queste ore. Ho bisogno di dare valore alle scelte e alle azioni intraprese fino a qui, e chiedo a voi di aiutarmi a far sì che non finisca tutto in chiacchiere. Resto a disposizione di una vostra risposta che spero di ricevere sincera e motivata”.
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