GOLF & INTERVISTE | ON THE ROAD: TRA MARE E LAGO

a cura di Patrizia Pierbattista • 24 marzo 2026

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Alla scoperta della Tuscia con Mazda CX-60: l’eccellenza dei maestri Takumi

 

MARINA DI VELCA & MARTA – Il nostro viaggio Made in Italy parte da Roma, puntando verso ovest, dove il Mar Tirreno incontra la storia. Ma l'anima di questo "on the road" guarda lontano, verso l’Oriente. La protagonista è lei: la Mazda CX-60 3.3L da 249 CV, nell’esclusivo allestimento Takumi e nell'iconica livrea Soul Red Crystal.

 

Il sapore del Giappone nel cuore del Lazio

 

Il primo pit-stop in un porto strategico del Mediterraneo ci permette di ammirare le linee di un’auto che sfida le convenzioni. Mentre l’industria automobilistica globale punta tutto sull’Intelligenza Artificiale, Mazda sceglie una strada diversa: unire la tecnologia alla maestria delle "mani d’oro".

 

In Giappone, l’artigianalità è il principio del Monotsukuri: la ricerca della perfezione che pone l’uomo al centro. I maestri Takumi non si limitano a costruire; infondono un’anima in ogni curva della carrozzeria e in ogni cucitura degli interni, dando vita a un oggetto che vibra di energia propria.

 

La Perfezione è nei Dettagli

 

Cosa significa "perfezione umana"? Per Mazda è un processo che richiede tempo, dedizione e una precisione microscopica. Dalla modellazione manuale delle forme in argilla alla stratificazione della vernice, ogni dettaglio della CX-60 è pensato per emozionare.

 

Attraverso la collaborazione con Macrofying, abbiamo esplorato questa maestria fin sotto la lente del microscopio, scoprendo che la bellezza risiede in ciò che l'occhio distratto non vede, ma che il guidatore percepisce ad ogni chilometro.

 

10.000 ore per l'Eccellenza

 

Si dice che servano 10.000 ore per padroneggiare un'arte. I maestri Takumi portano questa eredità su strada, consegnando nelle mani dei clienti Mazda un’opera d’arte in movimento. Dalle coste di Marina di Velca alle sponde del Lago di Bolsena, a Marta, la CX-60 non è solo un mezzo di trasporto, ma il racconto di una tradizione millenaria che sposa il futuro.

Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 24 marzo 2026
Fonti di Palazzo Chigi chiariscono all'ANSA che non è previsto alcun colloquio con il Colle. La premier Giorgia Meloni esclude il ricorso al voto parlamentare dopo l'esito del referendum sulla giustizia, ritenendo che non sussistano i presupposti per una crisi di governo.
Autore: AGENZIA DIRE 24 marzo 2026
Il Ministro commenta l'esito delle votazioni e sul capo di gabinetto Bartolozzi dice: "Non è assolutamente in discussione" La riforma “porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”. Lo dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 all’indomani della vittoria del No al referendum sulla Giustizia. “Se vi sono stati dei difetti di comunicazione e di impostazione sono stati anche i miei. Le sconfitte in politica si devono mettere in bilancio e si devono affrontare con serenità e continuare a lavorare”. Il ministro ha spiegato inoltre che non si è sentito con Giorgia Meloni ma con altri colleghi di partito si “e siamo d’accordo con la linea espressa dalla premier”. Durante l’intervista poi, Nordio sottolinea inoltre che il suo capo di gabinetto Bartolozzi “non è assolutamente in discussione”. NORDIO: RITORSIONI DA MAGISTRATURA? LO ESCLUDO CATEGORICAMENTE Il ministro esclude “ritorsioni in senso tecnico” e cioè che “la magistratura invii raffiche di informazioni di garanzia o provvedimenti verso chi ha patrocinato la riforma lo escludo categoricamente e sarebbe sacrilego strumentalizzare il potere della magistratura per infierire sui vinti. È una concezione assolutamente irrealistica”. NORDIO: ANM DIVENTA SOGGETTO POLITICO, SINISTRA DOVRÀ FARNE I CONTI “Quello che sarà purtroppo l’intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà una forte pressione politica. Questa è una vittoria dell’Anm che ha subito introdotto il comitato del no. Questo dara all”Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e dovrà farne i conti anche la sinistra se dovesse andare al governo”, dice Nordio. Qui, aggiunge, “i vincitori non sono due, Pd, 5 stelle” e magisrati, “ma è l’Anm che diventa un soggetto politico e sarebbe un soggetto politico anomalo”. NORDIO: DA FRANCESCHINI CHIAMATA ALLE ARMI CON SOAVE DISCORSO VESCOVILE “Se noi avessimo voluto una collaborazione, diciamo così, leale da parte anche dell’opposizione, questo forse si sarebbe potuto fare. Ma noi abbiamo capito sin dall’inizio che questa riforma aveva un veto senza se e senza ma dell’Associazione Nazionale Magistrati, che si sono subito pronunciati, come ricorderete, con uno sciopero e con una serie di manifestazioni anche pittoresche durante gli anni giudiziari. L’opposizione ha colto al balzo questa possibilità di alleanza con la potentissima corporazione non della magistratura, ma dell’Associazione Nazionale Magistrati, e ha chiamato alle armi in senso politico”, dice Nordio. “L’ha fatto l’onorevole Franceschini- aggiunge- con un discorso molto abile e con una soavità vescovile che gli riconosco, ma molto incisivo, l’ha fatto davanti a me in Parlamento praticamente subito. Ha detto: ‘questo è un voto politico e dobbiamo cogliere l’occasione per dare una spallata al governo’. E da lì si è visto anche nelle commissioni, e soprattutto in quella della riforma… della commissione Affari Costituzionali, che vi sono stati così tanti e così lunghi e così inutili emendamenti che avrebbero portato, diciamo, alle calende greche la risoluzione finale. Come avete visto, una riforma del genere che necessita di due passaggi parlamentari, Camera-Senato, Camera-Senato, più un referendum, se vai avanti troppo non riesci a farla. Infatti noi siamo arrivati praticamente in limite facendo una riforma cosiddetta blindata. Se avessimo seguito quelle che erano le loro aspirazioni, cioè di prolungare i tempi, non saremmo arrivati neanche al referendum”. DELMASTRO. NORDIO: A CENA IN RISTORANTE NON È CHE PUOI CHIEDERE CARTA IDENTITÀ PROPRIETARIO In merito al caso Delmaestro invece, Nordio spiega che “fino a ieri sono stato così occupato, come voi ben sapete, per questo referendum che questa vicenda mi è arrivata completamente inattesa, non sapevo neanche di cosa si parlasse. Però ho letto le prime dichiarazioni sia del collega Delmastro, sia della presidente Meloni. Sono certo che riuscirà a chiarire. Sa, andare a cena in un ristorante – se ho ben capito – andare a cena in un ristorante non è che puoi chiedere la carta d’identità del proprietario. Io avrò stretto diecimila mani in questo periodo di campagna elettorale, non vorrei che un giorno uscisse che sono abbracciato con un mafioso, potrebbe anche essere accaduto…”. Però se fa una società e ha di fronte qualcuno di 18 anni che non conosce e paga in contanti… “Beh, guardi- aggiunge-, io su questo non conosco nemmeno quali siano i termini di questa società perché, ripeto, fino a ieri mi sono occupato, come ben sapete, soltanto del referendum”. Questa vicenda, prosegue Nordio, “sicuramente sarà chiarita, credo. Ho letto che anche l’antimafia se ne occuperà e quindi sarà chiarita. Ma conoscendo Andrea Delmastro, tutto posso pensare di lui, magari qualche eccesso nella comunicazione, ma certamente non che abbia, non dico delle contiguità, ma anche delle simpatie mafiose o delle conoscenze mafiose. Proprio perché anche quando parliamo tra di noi, lui è, posso dire il più fermo… Ecco, io sarei un po’ più garantista su certe cose anche nei confronti di alcuni… dello stesso 41 bis, per esempio. Lui con molti colleghi della maggioranza è, diciamo, il più fermo sostenitore di tutti i provvedimenti contro la mafia. Quindi se c’è proprio una persona che non può essere sospettata non dico di simpatie, ma neanche di una minima contiguità, chiamiamola così, occasionale,
Autore: AGENZIA DIRE In aggiornamento 24 marzo 2026
Ufficialmente si tratta di rilievi climatici e studi dei fondali. Nei fatti gli Usa leggono quei dati in chiave militare: mappano gli abissi e piazzano sensori per guadagnare un vantaggio. L'inchiesta della Reuters Pechino studia il mare come una scacchiera. E lo fa su scala globale, scandagliando Pacifico, Indiano e Artico con un obiettivo che va ben oltre la ricerca scientifica: capire cosa succede sotto la superficie, perché lì – dicono gli analisti – si decide una buona parte delle guerre di domani. Al centro di questa rete – racconta un’inchiesta della Reuters – c’è la Dong Fang Hong 3, nave oceanografica dell’Università Oceanica della Cina, che tra il 2024 e il 2025 ha tracciato rotte ripetitive attorno a Taiwan, Guam e lungo snodi sensibili dell’Oceano Indiano. Nell’ottobre 2024 ha testato sensori capaci di rilevare oggetti sottomarini vicino al Giappone, per poi tornare nella stessa area mesi dopo. A marzo 2025 ha invece incrociato tra Sri Lanka e Indonesia, osservando da vicino gli accessi allo Stretto di Malacca, uno dei colli di bottiglia del commercio globale. Ufficialmente si tratta di rilievi climatici e studi dei fondali. Nei fatti, però, diversi esperti e funzionari della Marina statunitense leggono quei dati in chiave militare: mappare gli abissi e piazzare sensori significa costruire un vantaggio concreto nella guerra sottomarina, migliorando la capacità di nascondere i propri mezzi e individuare quelli avversari. E la Dong Fang Hong 3 è solo un tassello. Secondo un’analisi basata su documenti accademici e governativi cinesi e sul tracciamento di 42 navi in cinque anni, l’operazione coinvolge decine di unità e centinaia di dispositivi. Almeno otto imbarcazioni hanno effettuato mappature dettagliate dei fondali, mentre altre trasportavano strumenti dedicati a questo scopo. Le traiettorie parlano chiaro: rotte strette, avanti e indietro, tipiche delle attività di scansione. Le aree coperte coincidono spesso con zone strategiche, dalle acque attorno alle Filippine fino ai pressi di Guam, Hawaii e dell’atollo di Wake. I punti in cui passano o potrebbero passare i sottomarini statunitensi. “La scala dell’operazione va oltre la semplice ricerca”, dice alla Reuters Jennifer Parker, esperta di sicurezza marittima. Il sospetto condiviso è che Pechino stia costruendo una capacità navale d’altura sempre più sofisticata, con un occhio particolare alle operazioni sotto la superficie. Conoscere il fondale, le correnti, la temperatura e la salinità dell’acqua significa sapere come si propagano i suoni. E quindi come funzionano sonar e sistemi di rilevamento. Elementi decisivi sia per nascondersi sia per dare la caccia. Questo approccio rientra nella cosiddetta “fusione civile-militare”, una linea strategica promossa dal governo di Xi Jinping: ricerca scientifica e sviluppo militare che procedono insieme, spesso indistinguibili. Non a caso, accanto alle missioni delle navi, la Cina ha sviluppato anche una rete di sensori sottomarini. Il progetto più ambizioso si chiama “Oceano Trasparente”: un sistema pensato per monitorare in tempo reale condizioni e movimenti nelle acque, già operativo nel Mar Cinese Meridionale e in espansione verso Pacifico e Indiano. Qui entrano in gioco centinaia di boe, sensori e reti che raccolgono dati su temperatura, correnti e attività sottomarine. Ufficialmente per studiare il clima. Ufficiosamente, per trasformare l’oceano in uno spazio sempre meno “invisibile”. Secondo l’intelligence navale americana, queste attività consentono non solo una navigazione più sicura dei sottomarini cinesi, ma anche il posizionamento di sensori e, potenzialmente, sistemi d’arma sui fondali. Per decenni Washington ha goduto di un vantaggio netto nella conoscenza del dominio sottomarino. Ora quel margine si sta assottigliando. La mappa tracciata da Pechino si estende anche all’Oceano Indiano, fondamentale per le rotte energetiche cinesi, e fino all’Artico, considerato una futura frontiera strategica. Senza dimenticare la Prima Catena di Isole, quella barriera naturale tra le coste cinesi e il Pacifico aperto che, in caso di conflitto, potrebbe trasformarsi in una trappola.
Autore: AGENZIA DIRE 24 marzo 2026
È morto Gino Paoli. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari“, ha annunciato la famiglia in una nota. Aveva 91 anni. Nato a Monfalcone, in Friuli Venezia Giulia, il 23 settembre 1934, si trasferisce da bambino a Genova, città che lo avrebbe visto crescere artisticamente e vivere le sue passioni più profonde. Prima della consacrazione musicale, però, Paoli sperimenta diversi mestieri: facchino, grafico pubblicitario, pittore. Il debutto nel mondo della musica avviene con una band composta insieme a Luigi Tenco e Bruno Lauzi, ma il vero successo arriva nel 1963 con “Il cielo in una stanza”, arrangiata da Ennio Morricone, che lo consacrò nell’Olimpo della musica italiana. Dopo nascono capolavori come “Senza fine”, scritta per Ornella Vanoni, e “Sapore di sale”, brano diventato colonna sonora di un’intera generazione. La vita di Paoli, tuttavia, non è stata solo canzoni e applausi. L’artista attraversa momenti di grande dolore e difficoltà personale, tra cui il tentato suicidio del 1963 per una crisi emotiva (una pallottola che gli si ferma a pochi centimetri dal cuore, e mai tolta) e poi il lutto per il suicidio dell’amico Luigi Tenco. Gli anni successivi segnati da un ritiro parziale dalla scena musicale e da una lenta ricostruzione personale, tra alcol, fumo e introspezione. Gli anni 70 segnano un ritorno defilato ma intenso: Paoli riemerge con una maturità artistica e personale che gli permette di riprendere il palco, riscoprendo anche Ornella Vanoni, con cui instaura un rapporto di amore e amicizia destinato a durare tutta la vita. Il loro sodalizio artistico e umano è stato uno dei pilastri della musica italiana, capace di ispirare brani indimenticabili. Dopo la Vanoni, arriva l’amore con un giovanissima Stefania Sandrelli, da cui nascerà la loro unica figlia Amanda (che porta il cognome della madre). Negli anni successivi, Paoli alterna musica e impegno politico come deputato indipendente per il PCI per un quinquennio, ma continua a incidere dischi e a esibirsi. Nel 1984 Gino Paoli ritorna alla ribalta con ‘Una lunga storia d’amore‘, segnando il riavvicinamento a Ornella Vanoni, il grande amore di sempre. I due intraprendono insieme un tour trionfale, che consacra il ritorno pieno di Paoli sulla scena musicale, tra concerti e riconoscimenti, con una serie di successi consecutivi, da ‘Ti lascio una canzone‘ a ‘Quattro amici‘. Poi, l’incontro con l’ultima compagna di vita, Paola Penzo, fino agli ultimi giorni.
Autore: Anna Maria Rengo 24 marzo 2026
La scrittrice Marzia Taruffi racconta “Il destino del primo figlio” lasciando al lettore il compito di scoprire, prima, l’eredità di una famiglia, e poi di decidere chi siano i vincitori e chi i vinti. Una vicenda che si svolge al di sopra del tempo e allo stesso modo nel cuore di due secoli, alla ricerca della motivazione di un sogno ma anche del significato di un destino che continua a ripetersi nella vita di una stirpe condannata a raccontare e a raccontarsi nelle vicende di tutte le persone che sfiorano le loro esistenze. È “Il destino del primo figlio”, quello raccontato da Marzia Taruffi nel libro omonimo (Maria Pacini Fazzi Editore) e che segna un ritorno alla narrativa per la scrittrice, dopo il romanzo dai risvolti gialli e storici “L’orologio di villa sultana”. Il titolo porta il lettore a scoprire l’eredità di una famiglia, un’eredità pesante di cui si perdono le motivazioni tra i decenni, e l’intera vicenda consegna proprio a esso il compito di dipanarne la matassa, pagina dopo pagina, decidendo alla fine chi sono i vinti e i vincitori in un universo di persone e di scelte. Ne “Il destino del primo figlio” il tema della maternità, ma anche dell’essere donna e della famiglia è sviluppato tra storia e mistero. Marzia, dove nasce l’idea di questo libro e come l’hai sviluppata? “Nasce da una storia raccontata di famiglia in famiglia in un piccolo paese del Friuli, nella zona della Carnia. Mi ha affascinato la vicenda di una donna che dopo aver perso il figlio primogenito aveva attuato un forte legame tra vita e morte e fungeva, secondo la tradizione, da attuatrice di questa unione. Nel paese si diceva che Caterina poteva consegnare i doni alle persone morte. Sempre in questa famiglia era ricorrente per il primogenito l’assenza di progenie. Ho voluto partire da qui per creare storie di donne proiettate verso il futuro nella difesa dei figli e al tempo stesso nel cercare di vincere il proprio destino - se esiste il destino o il caso - per poter riscrivere la propria esistenza. Cecilia, come le altre storie narrate, è parte di un mondo che crediamo lontano ma che è ancora molto vicino. Le radici del dolore e del riscatto ci appartengono ed è una sfida che non so neppure se include una possibile vittoria.” La parola “destino” fa pensare a qualcosa di indipendente dal libero arbitrio e in qualche modo subita. Qual è lo spazio di azione di ciascuno di noi e in che modo dobbiamo utilizzarlo? “Culturalmente la nostra società è divisa tra ritenere che il libero arbitrio ci dia la potestà di scelta e di costruire passo dopo passo la nostra esistenza, e le nostre scelte. Sul lato opposto ci ritroviamo a pensare che qualcosa sia già scritto e una forza ci conduca verso strade, incontri e momenti che dobbiamo per forza vivere. In entrambe le dimensioni il coraggio è quello di riuscire ad affermare la propria determinazione, esperienza dopo esperienza, nell’illusione che abbiamo sconfitto l’inevitabile o che era proprio quella la scelta da assumere.” Le storie del tuo libro si sviluppano su due secoli. Qual è il ruolo della memoria e dell’appartenenza del proprio essere in un ben preciso posto nello spazio e nel tempo? “Viviamo l’infinita essenza del momento, proiettati al prossimo minuto e perennemente sospesi in quel passato che è unico referente della nostra permanenza e immanenza. Spazio e tempo ci dominano ma al tempo stesso ce ne facciamo cullare, in quello che è poi spesso un eterno ritorno soprattutto quando ci accorgiamo che alcuni errori fanno parte di noi e non possiamo, spesso, esimerci dal ripeterli. “ Come mai hai scelto, per la copertina del libro, la donna in giallo di Tamara de Lempicka? “Per la plasticità dell’immagine. Rimanda a una donna forte, coraggiosa, che è fiera di sé e della sua tenacia come Lia che non si ferma mai e che in un cielo stellato conta le stelle cadenti anche se non crede a nessuna formula magica. “ Recentemente è uscito anche un altro tuo libro, un saggio dedicato all’astronomo Gian Domenico Cassini. Da dove nasce il tuo interesse per lui e come mai hai voluto rendergli omaggio? “Gian Domenico Cassini è nato l’8 giugno 1625 a Perinaldo, comune collinare quasi montano alle spalle di Sanremo. È un paese che sembra toccare il cielo. Da Perinaldo quattrocento anni fa Gian Domenico Cassini è riuscito a visitare per i suoi studi tutta l’Italia e a essere chiamato a dirigere il nuovo Osservatorio scientifico di Parigi sotto il Re Sole, Luigi XIV. È il simbolo dell’uomo che va oltre i suoi limiti e che attraverso la cultura, lo studio e la scienza si realizza e costruisce per sé e per gli altri. Il libro ‘Gio delle stelle’ lo immagina in nave approdare a Sanremo, deciso a raggiungere Perinaldo. Incontra una frattura spazio temporale che lo proietta nel teatro dell’Opera a Sanremo mentre gli studenti del Liceo che porta il suo nome quattrocento anni dopo stanno mettendo in scena un testo a lui dedicato. Così l’espediente letterario ha avvicinato il personaggio storico alla nostra contemporaneità e ha divertito i ragazzi del Laboratorio teatrale del Liceo Cassini che sono diventati attori convolti in una storia spalmata su 400 anni. Il messaggio è che guardando il cielo ci sentiamo infinitamente grandi e al tempo stesso bisognosi di cura, di pace e di brandelli di felicità, le stesse cose che cercava Gio delle stelle.”  L’AUTRICE – Marzia Taruffi, nata in uno stellato 15 agosto, sposata e con due figlie, è laureata in Giurisprudenza e in Scienze della Comunicazione. È Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. È giornalista professionista dal 1995. È responsabile Ufficio stampa - Cultura del Casinò di Sanremo e segretario generale del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria. È presidente dell’UniTre Sanremo e dell’associazione Esprit di Sanremo, Perinaldo e de La Cotè. Ha scritto e curato numerosi saggi, romanzi, opere di storia locale, una monografia d’impresa e una silloge poetica.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Si aprono oggi a Roma le celebrazioni ufficiali per il centenario della nascita di Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997 e figura cardine del teatro e dell’impegno civile del Novecento. Nato a Sangiano (Varese) il 24 marzo 1926, il "giullare" della cultura italiana viene ricordato oggi, a dieci anni dalla scomparsa, con una serie di iniziative che ne onorano l’eredità artistica e il legame inscindibile con la moglie Franca Rame. L'EVENTO ISTITUZIONALE E IL COMITATO NAZIONALE La mattinata si apre presso il Ministero della Cultura con la presentazione ufficiale del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario di Dario Fo. Insediato lo scorso 12 marzo con decreto ministeriale, il Comitato avrà il compito di coordinare, promuovere e valorizzare gli eventi che nel corso dell'anno coinvolgeranno l’intero territorio nazionale, mantenendo viva la memoria di un autore che ha saputo rivoluzionare il linguaggio teatrale mondiale. IL FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO A suggellare l’importanza della giornata, si terrà la cerimonia del primo annullo filatelico del francobollo dedicato a Dario Fo. Emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy in collaborazione con Poste Italiane, il francobollo entra a far parte della prestigiosa serie tematica “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”. Un riconoscimento che consacra definitivamente Fo tra i massimi interpreti e ambasciatori della cultura italiana nel mondo. La giornata di oggi rappresenta solo il primo passo di un ricco programma di mostre, convegni e rappresentazioni che celebreranno, per tutto il 2026, l'arte, la satira e la passione civile di un artista irripetibile.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Carlo Verdone torna alla regia con "Scuola di seduzione": una commedia corale sulle fragilità contemporanee Il film debutterà in esclusiva su Paramount+ il 1° aprile 2026. Il regista rassicura i fan: "Il mio prossimo progetto sarà pensato per la sala cinematografica". Dopo il successo delle quattro stagioni della serie Vita da Carlo, il maestro della commedia italiana Carlo Verdone torna dietro la macchina da presa con il suo 28° lungometraggio: "Scuola di seduzione". Prodotto da Filmauro, il film sarà disponibile in esclusiva streaming su Paramount+ a partire dal 1° aprile 2026. Il Film: Fragilità e "Malincomicità" nell'Era Moderna Ispirato a un articolo del Guardian, il film segue le vicende di un gruppo di "malcapitati" che si affidano a una love coach per superare le proprie insicurezze affettive. Definita dallo stesso Verdone come una commedia malincomica, l’opera esplora temi attuali come l'inadeguatezza, la paura del futuro e la ricerca dell'amore in un mondo dominato dalla tecnologia. Un Cast Internazionale e Stellare Ad affiancare Carlo Verdone in questa avventura corale troviamo un cast d'eccezione: · Karla Sofía Gascón, reduce dal successo di Emilia Perez. · Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Beatrice Arnera, Euridice Axen e Romano Reggiani. Il Futuro: Il Ritorno al Grande Schermo Nonostante la scelta della distribuzione digitale per questo titolo, Verdone ha voluto lanciare un messaggio chiaro agli amanti del cinema tradizionale: "Il mio prossimo film uscirà in sala, ci sto già lavorando". Il regista ha sottolineato come, dopo l'esperienza seriale, sia stato stimolante tornare alla sintesi del formato film, pur ribadendo la sua missione di riportare il pubblico nei cinema con storie di qualità che combattano la "sciatteria" delle sceneggiature moderne.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
Si celebra oggi la quattordicesima edizione del Gelato Day, la Giornata Europea del Gelato Artigianale. Istituita dal Parlamento Europeo, la ricorrenza sottolinea il ruolo strategico di questo prodotto per l’intera filiera agroalimentare, capace di coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità economica. I Numeri di un Settore Chiave Con un fatturato che supera i 3 miliardi di euro e oltre 9.200 punti vendita sparsi su tutto il territorio nazionale, il gelato artigianale non è solo un’eccellenza gastronomica, ma un vero e proprio volano per l’economia italiana. La filiera coinvolge migliaia di produttori di latte, zucchero e frutta, confermandosi un asset fondamentale per l’export delle macchine e delle tecnologie di refrigerazione. Il Gusto dell’Anno: "Melody" Protagonista assoluto di questa edizione è “Melody”, il Gusto dell’Anno 2026. Ispirato all’Eurovision, si presenta come una base bianca all’albicocca, impreziosita da una nota croccante di mandorle e la dolcezza del miele. Un mix che valorizza le eccellenze locali in un contesto internazionale. Maestria e Qualità “Il gelato artigianale è l'emblema del saper fare italiano,” dichiarano le associazioni di categoria. “Nonostante le sfide legate ai costi energetici e delle materie prime, i nostri maestri gelatieri continuano a puntare sulla trasparenza degli ingredienti e sul legame con il territorio.”  Per riconoscere il vero gelato artigianale, gli esperti ricordano di prestare attenzione ai colori naturali (mai eccessivamente brillanti), alla struttura (morbida ma non troppo areata) e alla presenza di un laboratorio a vista che garantisca la freschezza del prodotto giornaliero.
Autore: a80d0376_user 24 marzo 2026
Due milioni di scarto sul fronte del sì e arriva il rilancio a sopresa delle primarie del centrosinistra. Schlein: "Oltre aspettative, giovani con noi". Da Conte il sì ai gazebo: "Spartiacque per progressiti" Abbiamo vinto". Bastano due parole a Elly Schlein per intestare al centrosinistra l'esito del voto sul referendum per la giustizia. I leader di opposizione chiudono la giornata in piazza, insieme sul palco che Maurizio Landini ha convocato a urne ancora aperte insieme ai Comitati per il No. Poi, alla testa di un corteo improvvisato per le strade del centro di Roma, direzione piazza del Popolo. Tutti a festeggiare un risultato che sempre la segretaria del Pd definisce "oltre le aspettative". I conti li fa subito Goffredo Bettini: "Il no supera in voti quelli ottenuti dalle liste del centrosinistra nelle precedenti elezioni europee e politiche". In numeri, a conteggi terminati, parlano di oltre 14 milioni per il no . Due i milioni di scarto sul fronte del sì. Talmente tanto carburante nel serbatoio delle opposizioni da rilanciare, un po' a sopresa, anche le primarie del centrosinistra. Il più lesto a dare la lettura politica del voto è Matteo Renzi: "Una sconfitta sonora per la Meloni. Io mi sono dimesso, lei da cosa si dimette?", sentenzia l'ex premier, che aveva dato a Iv libertà di voto ma che mostra pochi dubbi su come interpretare il referendum. "Da oggi Meloni è un'anatra zoppa, per lei parte un anno di via crucis", prosegue Renzi. Entusiasmo anche in casa Avs, con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli che non si sottraggono: "Da qui in avanti cambia il vento, la musica, si comincia a guardare alle elezioni con altro spirito", dice il leader di SI. Bonelli gli fa eco: "Un segnale politico rilevante, una sconfitta per Giorgia Meloni". Conte e l'ok a primarie aperte: "Interpretare insieme nuova primavera" Ma a dare il colpo di gas al campo largo è Giuseppe Conte, che non solo raccoglie l'assist di Renzi sulla primarie ("il centrosinistra vada rapidamente alle primarie, è in condizione di vincere le elezioni politiche", dice il leader di Iv), ma rilancia: "Si apre una nuova stagione, una nuova primavera politica, i cittadini vogliono voltare pagina, segnalano la richiesta di un'altra politica, più attenta ai bisogni delle persone e il M5s ha tutto il diritto, con le altre forze progressiste, di interpretare questa nuova primavera", è la premessa di Conte. Per l'ex premier, il voto è un "avviso di sfratto a questo governo". Secondo Conte "è evidente che oggi c'è uno spartiacque, non solo per quanto riguarda una battuta forte di arresto per il governo ma anche per quanto riguarda i contenuti e il progetto progressista". Quindi, "ci apriamo anche alla prospettiva delle primarie. Non primarie di qualche organizzazione, di qualche apparato partitico, ma veramente aperte" per "individuare il candidato, la candidata che possa essere più competitivo", dice. Schlein: "Vittoria messaggio a Meloni, ma anche a noi" Schlein lascia agli altri leader una prima ribalta, ed è l'ultima a presentarsi alla stampa per una valutazione del voto. "Abbiamo vinto. Abbiamo fermato una riforma sbagliata ed è una vittoria ancora più bella perche partivamo da sconfitta annunciata”, è la premessa della segretaria, che individua subito l'elemento chiave della vittoria referendaria: "I giovani hanno fatto la differenza" e "il Pd ha avuto l'elettorato più compatto, al 90% tra tutti i partiti". Un messaggio, quest'ultimo, che suona anche diretto a quella parte del partito che si è mostrata non completamente sorda alle ragioni del sì e delle riforme. "Anche la giustizia si può migliorare, ma non così", sottolinea la leader dem. Schlein non chiede le dimissioni della Meloni: "Dal voto arriva un messaggio politico chiaro a Giorgia Meloni, ascolti il Paese e le sue priorità”, ma "ribadisco che la batteremo alle prossime politiche". Ma è alle prospettiva del centrosinistra che la leader dem dimostra di guardare: "Il voto è anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un'alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa". Quindi, sottolinea, "sono certa che ci mettera d'accordo sia sul programma che sulle modalità per la guida" della coalizione, "io ho già detto che in caso di primarie ci sono". 
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 24 marzo 2026
La Premier: "Rispettiamo voto degli italiani, governo va avanti". Tajani: "Ci inchiniamo a volontà del popolo". Salvini: "Cittadini hanno sempre ragione" La Premier riconosce l’esito, ma al tempo stesso traccia subito la linea politica: noi tiriamo dritto, il voto referendario non incide sulla tenuta del governo né sul prosieguo della legislatura. Un messaggio, condiviso con gli alleati di Lega e Forza Italia, rivolto anche alle opposizioni con in testa Giuseppe Conte che parlano di "avviso di sfratto". "Gli italiani hanno deciso e noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l'Italia", scandisce Meloni, pronta a non mollare sulla legge elettorale, che va cambiata ora a maggior ragione in vista della madre di tutte le battaglie (le prossime politiche) per poi aprire la strada al premierato. Niente voto anticipato, raccontano, ma da oggi in poi, antenne dritte, per evitare incidenti di percorso. Bisogna portare a casa il record di longevità di questo esecutivo, fanno sapere ambienti vicini a Via della Scrofa. La sconfitta brucia e non lo nasconde, la premier: "Resta chiaramente il rammarico per un'occasione persa di modernizzare l'Italia, ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della Nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato". Concetti che, secondo quanto filtra da fonti di maggioranza, la presidente del Consiglio avrebbe ribadito anche in un colloquio con il leader di Forza Italia Antonio Tajani. Tra i temi affrontati, quello della radicalizzazione dello scontro referendario, ritenuta uno dei fattori che hanno pesato sull’esito finale. Il ministro degli Esteri resta chiuso nel suo ufficio alla Camera e manda avanti a commentare l'affermazione del No i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, che sottolineano: "È stato un voto politico, non nel merito, più di questo non potevamo fare, rispettiamo la volontà degli italiani, ora ci auguriamo che l'opposizione inizia a collaborare". In particolare, il coordinatore della campagna azzurra per il Sì, Giorgio Mulè, ci tiene a precisare: "Non è stata una sconfitta di Fi e non muoviamo alcun rimprovero agli amici della maggioranza, non facciamo nessun processo". Tajani preferisce affidare a una nota la sua analisi del voto: "Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà", l’alta partecipazione è stata "una grande prova di democrazia". Il vicepremier rivendica poi l’impegno del suo partito: "Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera". Due i punti centrali, sottolineati dal segretario nazionale di Forza Italia: "Per l’attività di governo non cambia nulla", questo non è un giudizio sull'esecutivo Meloni, perché il "voto sul governo ci sarà nel 2017 alla scadenza della legislatura" e "Fi sarà sempre nel centrodestra". Infine, Tajani assicura che "la riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene", ringrazia i sostenitori e soprattutto esorta ad evitare polemiche: "Spero che nessuno usi più toni da guerra civile" e che si apra "un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte". Un monito di merito nei confronti delle opposizioni. E non solo. Raccontano infatti che qualcuno, in casa Fi, avrebbe storto il naso nei confronti di chi, nella maggioranza, avrebbe contribuito ad estremizzare la campagna. Da Budapest interviene anche il segretario leghista Matteo Salvini: "Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo - conclude - il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione". Dalla legge elettorale al premierato, ombre sulle riforme La netta affermazione del No getta inevitabilmente ombre sul cantiere delle riforme, dalla legge elettorale al premierato. Ma dalla maggioranza il messaggio resta quello della continuità. "Non credo che" il referendum sulla giustizia "cambi la nostra agenda parlamentare perché, come avevamo detto fin dall'inizio, le vicende attinenti alla consultazione referendaria erano sganciate", osserva a caldo il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami.
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