Autore: Anna Maria Rengo
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24 luglio 2026
Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce ricostruiscono la vicenda dell’affondamento del prestigioso veliero nell’agosto del 2024: un “incidente” costato la vita a sette persone che continua ad avere clamore a livello internazionale e che analizzano nei suoi aspetti umani e tecnici. Ci sono libri che tengono incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina. Principalmente per due motivi: perché sono scritti magnificamente o perché la trama è di quelle che lasciano con il fiato sospeso fino all’ultimo. “L’inaffondabile” (Grausedizioni), libro scritto a quattro mani da Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce, unisce assieme i due elementi. E coinvolge il lettore fin dalla quarta di copertina, quindi ancora prima di aprile: “Cos’è successo la notte del 19 agosto?”, vi si legge, in riferimento a quell’estate del 2024 quando il veliero Bayesian si inabissò improvvisamente nelle acque del Mediterraneo. A bordo c’erano ventidue persone, tra cui dodici ospiti e dieci membri dell’equipaggio, tra cui il proprietario, il magnate britannico Mike Lynch, sua moglie Angela Bacares e la figlia diciottenne Hannah. Solo in quindici sopravvissero all’affondamento e ci furono dunque sette morti: Mike Lynch e la figlia Hanna, Jonathan Bloomer, Anne Elizabeth Judith Bloomer, Christopher Morvillo, Neda Morvillo e, unico membro dell’equipaggio, il cuoco di bordo Recaldo Thomas. Tante vite spezzate in una tragedia che, vista anche la notorietà internazionale delle vittime, ha avuto e continua ad avere una risonanza a livello mondiale, tanto più che le indagini non si sono ancora concluse. L’inaffondabile, libro che ha vinto sia il Premio “Itinera Maris” che il “Festival di Spoleto, per l’arte e la letteratura”, si ispira proprio a questa tragedia e lasciamo subito la parola a uno degli autori, Attilio D’Arielli. Da dove è nata la voglia di scrivere questo libro e perché lo avete fatto a quattro mani? “Ah, questa poi è una storia nella storia, anzi, nelle storie… credo che, difficilmente, possano esistere altri libri come ‘L’inaffondabile’ che abbiano alle spalle una così infinita serie di aneddoti e non solo relativamente all’ideazione e alla stesura stessa del libro. Nasce tutto da una intuizione dell’editore, Pietro Graus, che al mattino del 19 agosto 2024, nell’ascoltare i notiziari, si rende conto che qualcosa di molto grave è accaduto nel piccolo golfo antistante il porto di Porticello, a pochi chilometri da Palermo… insomma, il fatto è grave, ci sono delle vittime e sono anche personaggi di caratura internazionale. Peraltro, parliamo proprio di quel Pietro Graus che, in passato era già stato l’editore del libro di Roberto Schettino e le sue verità sulla Costa Concordia. Ora, nell’immediatezza dell’accadimento, Graus comprende che anche l’affondamento del Bayesian, una meravigliosa nave di 56 metri costruita dal prestigioso gruppo italiano, Perini Navi, era destinato ad entrare nella storia del mare, anche se con ben altre, possibili, tipologie di narrazione. Nel pomeriggio di quella giornata, l’editore ha un incontro importante, è con uno dei suoi autori più romantici in assoluto, Giuseppe Tecce, un vero romanziere e che con lui aveva già pubblicato altre opere di rilievo… a questo punto la leggenda narra che, ‘di fronte ad una bottiglia di vino’, Graus propone a Tecce di scrivere un libro su questa storia. Il Tecce, chiaramente accetta subito, ma al tempo stesso gli confessa che lui, però, di mare non ne sa proprio nulla… è a questo punto che (forse già alla seconda bottiglia di vino, dico io maliziosamente), vengo contattato anche io da Pietro Graus che nel frattempo si era ricordato che avevo già scritto altri quattro libri sul mare e chiaramente cerca di convincermi a far parte del progetto per la sua realizzazione. Graus fa di tutto per convincermi… mi dice che sarebbe stato un lavoro di squadra, mi dice che aveva già convinto Tecce, mi dice che avrebbe messo a disposizione della squadra, Alice Balistreri, una bravissima editor e proprio siciliana… mi garantisce pure che il libro sarebbe uscito in tempi brevi, battendo tutto il mondo sul tempo... e poi a prendermi in giro, ci infila un po' di adulazione e mi dice che io ero un esperto di mare… che solo io potevo farlo… e che, assicurandosi la parte romantica del libro con il Tecce, aveva bisogno di narrare il disastro più nel particolare con la mia competenza scientifica. Insomma, mi fece il gioco delle tre carte come si suol dire. Inizialmente ero restio, da subacqueo mi sono sempre impegnato nella salvaguardia del mare e per lo più, nei miei scritti, ho sempre narrato e cercato di interpretare la vita di splendide creature che abitano le profondità e dei drammi del loro sopravvivere nel quotidiano… insomma, pur potendomi considerare un uomo di mare, l’accaduto era qualcosa di relativamente lontano dai miei standard narrativi. Nell’apprendere, però, che nel disastro aveva perso la vita una dolcissima giovane di appena diciotto anni, presi la decisione con la consapevolezza e la volontà di rendere onore e dignità a questa ragazza e anche alle altre sei vittime del naufragio. Un ennesimo aneddoto, a riguardo, è che io, in quei giorni, mi trovavo proprio a Palermo e sempre casualmente, due giorni prima avevo effettuato una immersione proprio alla Secca della formica, quella inizialmente sospettata di essere responsabile della collisione scafo/scoglio e quindi dell’affondamento della nave proprio in quel sito, del resto vicinissimo a dove il Bayesian, quella notte, si trovava all’ancora… una serie di coincidenze infinite. Qualche altro aneddoto? Beh, sul titolo ad esempio, per una sorta di casualità, con il libro in fase di costruzione, l’editore ne parlò con il noto giornalista Nicola Porro, di Rete 4, e fu proprio lui, che già si stava occupando del Bayesian, a consigliare il titolo del libro. Da un punto di vista prettamente letterario era diventata la sfida nella sfida, una montagna enorme da scalare e ad handicap, sia per i tempi da rispettare, sia per le tante insidie che si potevano celare alla stesura… Un dramma di vita reale da sviscerare per due autori con stili diversi e che nemmeno si conoscevano e tutto questo per ‘uscire’ con il libro, prima di qualsiasi altro, non solo in Italia, ma proprio nel mondo.” Le indagini sono tuttora in corso e chissà quando e se si avrà una verità sull’accaduto. Quali sono le tue personali conclusioni? “Il libro è stato volutamente strutturato in modo da lasciare aperte una serie di porte. Abbiamo scandagliato un’infinità di ipotesi, tutte super aderenti alla realtà. Abbiamo fatto un lavoro certosino, che, oggi, a distanza di mesi trova riscontro nei rilievi che sta facendo la procura di Termini Imerese. Ora, a distanza di tempo, e senza anticipare più nulla, A) nel vedere recuperare l’ancora del veliero aggrovigliata tra le reti, B) nel vedere il Bayesian uscire dall’acqua senza la deriva calata, C ) nel vedere che nessun portellone era rimasto aperto, D) nell’ascoltare la realtà degli sviluppi delle attività di Intelligence attuate in zona dai servizi segreti di mezzo mondo, E) nell’aver assistito alle denunce penali a carico di alcuni membri dell’equipaggio, F) nella conferma di tante altre, infinite piccole cose, che non sto più qui ad accennare, credo che realmente abbiamo fatto un buon lavoro anche in termini previsionali e che si possa considerare ‘L’inaffondabile’ come un libro che già da subito (da novembre 2024), è stato predittivo di una realtà che, nemmeno gli infiniti, esperti opinionisti, che hanno partecipato agli innumerevoli talk show subito dopo il naufragio, sono riusciti a profetizzare in tutti i mesi precedenti al recupero del relitto. In ogni caso… negligenza umana, impreparazione all’evento atmosferico che stava per giungere e tutta una serie di aspetti tecnici della nave (peraltro già accennati da noi autori, nell’immediatezza della creazione dell’opera) e per i quali, a breve, ne continueremo a vedere delle belle.” Cosa rispondi a coloro che fanno notare che altre barche sono uscite indenni dalla tempesta e che ci sono curiose coincidenze fra l’inabissamento e la morte, mentre faceva jogging, del socio di uno dei magnati che erano a bordo? “Se ti riferisci al Sir Robert Baden Powell, lo splendido veliero che quella notte si trovava in rada affianco al Bayesian, ed alla velocità di risposta operativa che il suo capitano ha fornito nell’immediatezza del giungere della tempesta… bene, è stata proprio l’esecuzione delle giuste manovre di navigazione da effettuare in quei casi che ha reso vincente la strategia del capitano di quel veliero… ma c’è anche da dire una cosa e a parziale giustificazione dell’equipaggio del Bayesian: probabilmente, la forza del downburst ( fenomeno atmosferico ben interpretato letteralmente nel nostro libro) si è riversato maggiormente più sul Bayesian che sul Sir Robert Baden Powell… sai, se non c’è la tempesta intorno a te, puoi sbagliare qualsiasi tipo di manovra ma non affonderai mai a meno che tu non la diriga sugli scogli o contro un’altra nave. Ho studiato bene la morte del socio di Mike Linch, il primo a morire tra tutti i più grandi protagonisti di questa storia… tecnicamente è stato investito da una massaia che andava a fare la spesa con la sua macchinina… ma se un domani dovessimo venire a sapere che in realtà era un sicario camuffato… bene, giuro che ci scrivo sopra un altro libro. No, assolutamente non abbiamo abbracciato teorie del complotto, e se mai un domani si aprisse questo fronte è solo perché qualcuno non vuole pagare premi assicurativi, è una tragedia del mare e basta. Se poi mi chiedi: ‘Ma è possibile che fossero seguiti? È possibile che ci fossero attività di spionaggio anche industriale in corso? È possibile che fossero ascoltati/intercettati a bordo?’, bene, ricordo che Mike Linch intratteneva rapporti commerciali e di consulenza scientifica di estrema professionalità con le più importanti strutture di spionaggio e controspionaggio nel mondo, quindi era un soggetto di rilievo sia nel gioco delle alleanze, sia per gli storici nemici di quegli stessi alleati, e questo per non parlare della storia.” Ritieni che questo libro possa in qualche misura aiutare il lavoro degli investigatori o comunque le persone che vogliono farsi un’opinione su quanto accaduto? “Nessuna presunzione a riguardo, il lavoro degli investigatori ha fatto grande progressi ed è giusto dare spazio a un’indagine che renda giustizia alle vittime. Sicuramente, però, una attenta lettura del nostro testo (che ripeto è stato creato nei primi trenta giorni dall’evento) fa ben comprendere come il Bayesian, nei suoi infiniti cambiamenti strutturali, aveva perso le caratteristiche precipue della barca a vela, per divenire un oggetto di lusso ed estetica, caratteristiche queste, che non sempre sono sinonimo di sicurezza quando le condizioni atmosferiche sono particolari. La cosa spettacolare è che i nostri personaggi creati per il libro, riescono a condurre una attività investigativa di assoluto valore scientifico ed alla fine, i fatti gli daranno ragione… e senza anticipare troppo, mi piace citare uno dei personaggi del libro che disserta sulla tipologia di investigazione: ‘Va bene, qualsiasi cosa tu stia facendo ti scontrerai con la natura scientifica di tutte le problematiche che hanno portato all'evento… il proprietario del Bayesian era uno scienziato, la nave era un concentrato di tecnologia, e poi se ci pensi c'è di tutto, dalle analisi anatomopatologiche delle vittime, all'elettronica dei sistemi, alla climatologia, alla matematica, ci manca solo la teoria del caos’, rispose Leoni con tronfia soddisfazione per come aveva esposto le cose. ‘Matematica?’, chiese Iacovelli, a quel punto seriamente interessato. Emilio sorrise ancora, e per un momento si guardò intorno prima di ricominciare a parlare, ‘Come pensi che calcoleranno il volume d'acqua in entrata responsabile dell'affondamento immediato del Bayesian, rispetto ai volumi d'aria interni dello stesso veliero ed i conseguenti tempi di affondamento? Sia gli inquirenti che i costruttori della nave hanno assoluto bisogno di comprendere le dinamiche e riportare il tutto alla realtà di quello che è successo… oppure, come pensi che dovranno interpretare la lettura del radar, lo storico del sistema Gps, la vera ricostruzione della natura del fenomeno atmosferico accaduto… tutto è scienza intorno a questo caso, tutto è matematica.’” Nel libro i nomi dei protagonisti, rispetto a quelle reali che erano in vacanza sul Bayesian, sono stati cambiati. Per quale motivo e che cos’altro è stato aggiunto o tolto rispetto alla vicenda reale narrata? “Sapevamo che l’errore poteva essere dietro l’angolo, sapevamo anche che, pur se romanzato, sarebbe stata una storia che ci avrebbe potuto esporre a critiche se non addirittura a querele, non sarebbe stato facile dissertare sull’anatomia di una strage e nell’assoluto caos di teoremi investigativi, di azioni legali, di condanne penali che sarebbero comunque giunte, anche perché, da subito, la Procura di Termini Imerese aveva avviato una indagine a trecentosessanta gradi e proprio non si potevano scrivere sciocchezze. E proprio perché vi era in atto una indagine, evitammo di proporre i personaggi con i loro veri nomi… Nel romanzare la vita e la morte delle vittime, abbiamo reso loro dignità, sempre, in qualsiasi pagina del libro, una cosa che, da subito ci eravamo imposti, soprattutto per Hannah, la giovane figlia del miliardario Mike Linch… tant’è che, nel libro, il Tecce gli fa vivere un meraviglioso momento di romanticismo mentre io invece, e purtroppo…, la faccio morire da giovane eroina. “ Materialmente, come vi siete organizzati per raccogliere le informazioni necessarie al libro e poi per scriverlo a quattro mani? “Il primo problema era costruire la squadra intorno a questa idea e come dicevo, Graus ha opzionato subito Alice Balistreri, una bravissima editor, qualcuno che gli garantisse una cabina di regia che mettesse d’accordo due autori, entrambi un po' ribelli e fumantini... era l’unica scelta possibile, una ragazza dolce ma preparatissima che in un certo qual modo riuscisse a contenere noi due, ognuno con una diversa storia di vita e soprattutto con caratteristiche stilistiche profondamente diverse. Sai, non è semplice dire a un autore ‘questo lo tagliamo’ oppure ‘questo lo edulcoriamo’ e solo perché si deve attagliare a uno stile unico o a un altro stile ancora… eppure lei c’è riuscita, creando proprio lo stile unico. Al contrario di quello che poi si possa pensare, nessuna primadonna… tra me e Tecce è nata una bellissima amicizia e pur vivendo in altre città, spesso ci incontriamo alle premiazioni prendendoci anche in giro.” “L’inaffondabile” non è solo una ricostruzione saggistica di quanto avvenuto, ma anche un libro scritto con delicatezza e partecipazione. Cosa vorresti dire (o magari hai già detto) ai sopravvissuti e a coloro che hanno perso la vita? “Una cosa ci tengo a dire, abbiamo dedicato un capitolo al lavoro svolto dai soccorritori/ricercatori, in particolare a tutti quei subacquei che si sono immersi ripetutamente all’interno del Bayesian, ormai lì sul fondo a cinquanta metri profondità; inizialmente nel tentativo di riuscire a salvare ancora qualcuno, successivamente per cercare di recuperare i corpi ancora presenti nelle cabine e sempre ricordando che (altra storia nella storia), in seguito, nei lavori dediti a riportare a galla il relitto, un giovane subacqueo olandese ha purtroppo perso la vita proprio lì nelle profondità. Nel narrare una delle prime immersioni, abbiamo coniato una sorta di mantra dedicato al Corpo dei sommozzatori dei vigili del fuoco e che, nel libro, facciamo pronunciare ad uno dei subacquei che all’alba del 19 agosto scende per primo nelle profondità, ‘Non ho paura per la mia vita, ho solo paura di non riuscire a salvare un’altra vita’.” GLI AUTORI Attilio D’Arielli è nato a Viterbo il 18 dicembre 1959. Storico dell’ambiente, palombaro, videofotografo subacqueo. Ha collaborato con la Guida Monaci come consulente per le dinamiche ambientali. Dal 2009 al 2014 è stato relatore no profit nelle scuole, relativamente ai concetti di perdita di biodiversità e di estinzione. Nel 2013, nella Regione Lazio, viene premiato come editorialista per il progetto “Voglio una vita riciclata”. Da sempre si occupa di mare, di ambiente e di studio del comportamento animale e negli anni ha pubblicato Lettere dagli abissi, nel 2005 edito da Libreria Internazionale il Mare; Marlin, una storia cubana, nel 2008 edito da Aletti Editore e poi da Graus Edizioni, con cui pubblicherà nel 2022 Il leopardo e l’anima. Alla XIX edizione del premio “Approdi d’Autore” ha ricevuto il premio per il libro Marlin, una storia cubana, per l’originalità dell’opera. Giuseppe Tecce è nato a Benevento nel 1972; si è laureato in Giurisprudenza, abilitato alla professione di Agente in Attività Finanziaria; è protagonista da molti anni di cooperazione sociale, sia a livello nazionale che internazionale. Attualmente è Presidente della cooperativa sociale Medina, coordinatore di una Struttura Tutelare per persone non autosufficienti, ed è coordinatore dei soci di Banca Etica per il Sannio, Irpinia e Molise. La passione per il sociale ha portato alla nascita di progetti innovativi come “Piccoli Comuni, grande Solidarietà” dedito all’accoglienza dei migranti. È autore di quattro libri: L’agente della Terra di Mezzo; Storia di un Presidente che si credeva un topo, Il Portiere e Ljuba senza scarpe. Nel 2023 pubblica con Graus Edizioni il suo successo Tramonti occidentali. È vincitore del premio “Approdi d’Autore” 2024 e del premio internazionale “Spoleto Art Festival” 2024.