Il frigo da picnic, il cuore arrivato “una pietra di ghiaccio” e quello di Domenico già sul tavolo: cosa è successo in sala operatoria
I racconti choc degli infermieri e le prime parole del papà di Domenico Caliendo, il bimbo di Napoli morto a seguito di un trapianto fallito. La Procura: "Nessun errore di Bolzano", gli ultimi sviluppi dell'inchiesta
Erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo da…pic-nic”: si limita a dire questo, Antonio Caliendo, 29 anni, ma avrebbe molti altri aggettivi da usare contro l’equipe medica dell‘ospedale Monaldi che ha compromesso il cuore destinato a suo figlio, Domenico.
IL PADRE DI DOMENICO: “UNA FOTO INCREDIBILE”, IL BOX SEQUESTRATO DAI NAS
Il papà del bimbo morto a due anni per un trapianto fallito, per la prima volta ha parlato con i giornalisti, al Corriere della Sera, l’indomani della pubblicazione della foto choc del mezzo utilizzato per il trasporto dell’organo che avrebbe dovuto dare una nuova vita a suo figlio. Un’immagine “incredibile”, ha aggiunto. E risulta davvero difficile crederci: invece di usare uno dei box hi-tech a disposizione dell’ospedale Monaldi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti riportate dalla stampa, i sanitari incaricati a prelevare il cuore dal donatore, a Bolzano, hanno infatti preferito un normalissimo contenitore-frigo “da spiaggia”. Ora, quel box azzurro con il manico arancione e una sigla scritta con pennarello- per indicare la sala operatoria di cardiologia pediatrica- è sotto sequestro dei Nas.
SETTE INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO IN CONCORSO, CHI SONO
Il suo utilizzo allunga l’elenco dei punti critici di tutta la catena di errori e silenzi incomprensibili che ha portato alla morte di Domenico e su sui è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo in concorso di cui dovranno rendere conto, per il momento, sette medici e sanitari.
Sotto la lente della Procura di Napoli ci sono il primario del reparto di Cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, colui che ha eseguito il trapianto al piccolo Domenico. Poi tra le figure della sua équipe indagate ci sarebbero l’anestesista Francesca Blasi, le cardiochirurghe Mariangela Addonizio e Emma Bergonzoni. E poi Gabriella Farina, cardiochirurga pediatra responsabile della missione di espianto e recupero del cuore dal corpo del donatore a Bolzano. Nel registro degli indagati anche la dirigente del reparto dei trapianti Marisa De Feo che però non ha avuto alcun ruolo nel doppio intervento.
“I MEDICI SPARIRONO TUTTI”
Nessuno di loro disse nulla di quanto era accaduto in sala operatoria ai genitori di Domenico, del cuore ‘bruciato’ vennero a conoscenza più di un mese dopo, dalla stampa. Ma “io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo”, spiega il papà. “Così, poi quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate”, racconta, come a giustificare il suo silenzio precedente.
LE VERIFICHE SU CHAT E VOCALI DEI CELLULARI DEGLI INDAGATI
Di certo ora non c’è più posto per il silenzio e nessuno potrà più provare a sparire: nella mattinata di oggi, giovedì 26 febbraio, è stato conferito l’incarico ai periti che dovranno occuparsi degli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari sequestrati ai 7 indagati. Sotto esame le conversazioni in chat, i messaggi vocali e scritti che possono aiutare a ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto il 23 dicembre, giorno del trapianto del cuore deteriorato. Mentre emergono alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti.
LE TESTIMONIANZE CHOC DEGLI INFERMIERI
Come le dichiarazioni dei tre infermieri presenti in sala operatoria, ora agli atti dell’inchiesta. Quando arrivò al Monaldi, l’organo destinato a Domenico era “duro come una pietra di ghiaccio”, così lo ha descritto uno dei sanitari. La tensione è salita alle stelle quando se ne è accorto il primario Oppido che aveva già effettuato l’espianto del cuore malato del piccolo paziente. Gli infermieri parlano infatti una reazione adirata di Oppido nei confronti di Farina, giunta in sala operatoria da Bolzano: “La tensione si tagliava a fette”.
Per ‘scongelare’ il cuore “provammo a far abbassare la temperatura dell’organo, prima con acqua fredda, poi con acqua tiepida, infine con acqua calda- continua il racconto degli infermieri- Ma non servì a nulla. Il cuore era una pietra di ghiaccio”. Da qui la decisione folle di andare avanti: Domenico resta per quasi 2 mesi attaccato a un macchinario in sostituzione di quel cuore nuovo ‘bruciato’ dal ghiaccio che non poteva tornare a battere. E i suoi genitori sono lasciati all’oscuro di tutto.
LE BUGIE NEL VERBALE OPERATORIO
A monte la scelta di procedere all’espianto del cuoricino di Domenico prima di aver accertato l’idoneità dell’organo del donatore. L’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petrucci spiega come sia stato possibile che dalla sala operatoria non fosse uscito nulla sull’accaduto, nemmeno dalle ‘carte’: “Una sorta di timore reverenziale ha permesso che il tecnico perfusionista nel verbale operatorio cambiasse l’orario in cui è avvenuto l’espianto del cuore di Domenico”. Gli infermieri infatti hanno raccontato che “quando era arrivato il cuore in sala operatoria, Domenico aveva lo sterno vuoto e il cuore era sul tavolo”. Il legale ai microfoni del TgR ha riferito quanto appreso da una delle testimonianze messe a disposizione delle parti.
L’ESPIANTO DEL CUORE DOMENICO PRECEDENTE ALL’ARRIVO IN SALA DEL NUOVO ORGANO
Infatti, dalle testimonianze rese dagli addetti ai lavori che erano presenti nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025, acquisite nell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla morte di Domenico Caliendo, si evince che l’espianto del cuore del bambino di due anni e mezzo sarebbe precedente rispetto all’arrivo dell’organo del donatore in sala operatoria e, di conseguenza, precedente rispetto alla valutazione sulle condizioni dello stesso.
Una delle testimonianze, da oggi a disposizione degli avvocati della famiglia del paziente e dei sette indagati, indica che il clampaggio sarebbe avvenuto alle 14:18 mentre il contenitore era fuori dall’ospedale, di conseguenza prima che si potesse procedere alle manovre del caso sul cuore donato e alla valutazione delle sue caratteristiche.
L’organo proveniente da Bolzano sarebbe materialmente arrivato in sala poco prima delle 14:30 e successivamente, dopo altri 5-6 minuti, il contenitore sarebbe stato aperto: in quel momento i sanitari presenti si sono accorti che qualcosa non andava nel box quando però il cuore “vecchio” di Domenico era già sul tavolo. La cardiectomia, viene affermato, era in fase di ultimazione mentre il contenitore non era ancora aperto.
L’AVVOCATO: “PER LA PROCURA NAPOLI NESSUN ERRORE O NEGLIGENZA DI BOLZANO”
“La Procura di Napoli dopo aver svolto tutte le indagini anche attraverso i Nas di Bolzano – che hanno fatto arrivare i medici da Innsbruck al confine, hanno svolto un’indagine molto ampia facendo una simulazione del ghiaccio secco all’interno della box – non intende indagare nessuno a Bolzano. Non c’è nessun errore o negligenza di Bolzano per la Procura di Napoli. E anche a parere di questa difesa”. A spiegarlo, dopo un colloquio con i pm in Procura, è Francesco Petruzzi, avvocato difensore dei genitori di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli.
AVVOCATO: “IL BOX NON IDONEO GIÀ PER LE LINEE GUIDA 2015, IL GHIACCIO? NESSUNA ‘CULPA’ DELL’OSS DI BOLZANO”
“Il contenitore di plastica che hanno portato da Napoli non era idoneo neanche per le linee guida del 2015”. Lo afferma Francesco Petruzzi, avvocato difensore dei genitori di Domenico, morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, in riferimento al box utilizzato dall’equipe del Monaldi per il trasporto da Bolzano a Napoli del cuore destinato al bambino.
Petruzzi precisa: “Ci sono le linee guida del 2015, che sono state recepite poi in quelle del 2018 e poi quelle del 2025. Già nelle linee guida del 2015 è previsto che ogni minuto venga controllata la temperatura. In quelle del 2018 e del 2025 il controllo deve essere costante”. E aggiunge: “Quando si trasporta un organo in aereo la legge prevede che all’arrivo, vista la variazione di temperatura e pressione durante un volo, si verifichi la temperatura della box. Non è stato fatto”.
Sempre per quanto riguarda il trasporto dell’organo del donatore, l’avvocato – dopo un colloquio con i pm in Procura – spiega che l’oss dell’ospedale ha portato la cardiochirurga del Monaldi “dove era tenuto il ghiaccio secco e ha chiesto ‘dottoressa questo ghiaccio va bene?’. La dottoressa ha confermato che il ghiaccio andava bene”.
“La oss – conclude Petruzzi – non ha alcuna qualifica, nessuna culpa in vigilando rispetto a questa situazione. L’ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico, il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione dei tessuti. L’espianto è completa responsabilità della dottoressa del Monaldi, in quanto primo operatore”.
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