Il frigo da picnic, il cuore arrivato “una pietra di ghiaccio” e quello di Domenico già sul tavolo: cosa è successo in sala operatoria

AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento ore: 18.15 • 26 febbraio 2026

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I racconti choc degli infermieri e le prime parole del papà di Domenico Caliendo, il bimbo di Napoli morto a seguito di un trapianto fallito. La Procura: "Nessun errore di Bolzano", gli ultimi sviluppi dell'inchiesta

Erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo da…pic-nic”: si limita a dire questo, Antonio Caliendo, 29 anni, ma avrebbe molti altri aggettivi da usare contro l’equipe medica dell‘ospedale Monaldi che ha compromesso il cuore destinato a suo figlio, Domenico.

IL PADRE DI DOMENICO: “UNA FOTO INCREDIBILE”, IL BOX SEQUESTRATO DAI NAS

Il papà del bimbo morto a due anni per un trapianto fallito, per la prima volta ha parlato con i giornalisti, al Corriere della Sera, l’indomani della pubblicazione della foto choc del mezzo utilizzato per il trasporto dell’organo che avrebbe dovuto dare una nuova vita a suo figlio. Un’immagine “incredibile”, ha aggiunto. E risulta davvero difficile crederci: invece di usare uno dei box hi-tech a disposizione dell’ospedale Monaldi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti riportate dalla stampa, i sanitari incaricati a prelevare il cuore dal donatore, a Bolzano, hanno infatti preferito un normalissimo contenitore-frigo “da spiaggia”. Ora, quel box azzurro con il manico arancione e una sigla scritta con pennarello- per indicare la sala operatoria di cardiologia pediatrica- è sotto sequestro dei Nas.

  SETTE INDAGATI PER OMICIDIO COLPOSO IN CONCORSO, CHI SONO

Il suo utilizzo allunga l’elenco dei punti critici di tutta la catena di errori e silenzi incomprensibili che ha portato alla morte di Domenico e su sui è stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo in concorso di cui dovranno rendere conto, per il momento, sette medici e sanitari.
Sotto la lente della Procura di Napoli ci sono il primario del reparto di Cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, colui che ha eseguito il trapianto al piccolo Domenico. Poi tra le figure della sua équipe indagate ci sarebbero l’anestesista Francesca Blasi, le cardiochirurghe Mariangela Addonizio e Emma Bergonzoni. E poi Gabriella Farina, cardiochirurga pediatra responsabile della missione di espianto e recupero del cuore dal corpo del donatore a Bolzano. Nel registro degli indagati anche la dirigente del reparto dei trapianti Marisa De Feo che però non ha avuto alcun ruolo nel doppio intervento.


  “I MEDICI SPARIRONO TUTTI”

Nessuno di loro disse nulla di quanto era accaduto in sala operatoria ai genitori di Domenico, del cuore ‘bruciato’ vennero a conoscenza più di un mese dopo, dalla stampa. Ma “io ho capito che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita ma noi ancora non lo sapevamo”, spiega il papà. “Così, poi quando è venuto fuori tutto, ero molto nervoso e tre giorni prima che Domenico morisse ebbi un brutto litigio con le guardie giurate”, racconta, come a giustificare il suo silenzio precedente.

LE VERIFICHE SU CHAT E VOCALI DEI CELLULARI DEGLI INDAGATI

Di certo ora non c’è più posto per il silenzio e nessuno potrà più provare a sparire: nella mattinata di oggi, giovedì 26 febbraio, è stato conferito l’incarico ai periti che dovranno occuparsi degli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari sequestrati ai 7 indagati. Sotto esame le conversazioni in chat, i messaggi vocali e scritti che possono aiutare a ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto il 23 dicembre, giorno del trapianto del cuore deteriorato. Mentre emergono alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti.

LE TESTIMONIANZE CHOC DEGLI INFERMIERI

 Come le dichiarazioni dei tre infermieri presenti in sala operatoria, ora agli atti dell’inchiesta. Quando arrivò al Monaldi, l’organo destinato a Domenico era “duro come una pietra di ghiaccio”, così lo ha descritto uno dei sanitari. La tensione è salita alle stelle quando se ne è accorto il primario Oppido che aveva già effettuato l’espianto del cuore malato del piccolo paziente. Gli infermieri parlano infatti una reazione adirata di Oppido nei confronti di Farina, giunta in sala operatoria da Bolzano: “La tensione si tagliava a fette”.
Per ‘scongelare’ il cuore “provammo a far abbassare la temperatura dell’organo, prima con acqua fredda, poi con acqua tiepida, infine con acqua calda- continua il racconto degli infermieri- Ma non servì a nulla. Il cuore era una pietra di ghiaccio”. Da qui la decisione folle di andare avanti: Domenico resta per quasi 2 mesi attaccato a un macchinario in sostituzione di quel cuore nuovo ‘bruciato’ dal ghiaccio che non poteva tornare a battere. E i suoi genitori sono lasciati all’oscuro di tutto.

  LE BUGIE NEL VERBALE OPERATORIO

A monte la scelta di procedere all’espianto del cuoricino di Domenico prima di aver accertato l’idoneità dell’organo del donatore. L’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petrucci spiega come sia stato possibile che dalla sala operatoria non fosse uscito nulla sull’accaduto, nemmeno dalle ‘carte’: “Una sorta di timore reverenziale ha permesso che il tecnico perfusionista nel verbale operatorio cambiasse l’orario in cui è avvenuto l’espianto del cuore di Domenico”. Gli infermieri infatti hanno raccontato che “quando era arrivato il cuore in sala operatoria, Domenico aveva lo sterno vuoto e il cuore era sul tavolo”. Il legale ai microfoni del TgR ha riferito quanto appreso da una delle testimonianze messe a disposizione delle parti.

L’ESPIANTO DEL CUORE DOMENICO PRECEDENTE ALL’ARRIVO IN SALA DEL NUOVO ORGANO

Infatti, dalle testimonianze rese dagli addetti ai lavori che erano presenti nella sala operatoria dell’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025, acquisite nell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla morte di Domenico Caliendo, si evince che l’espianto del cuore del bambino di due anni e mezzo sarebbe precedente rispetto all’arrivo dell’organo del donatore in sala operatoria e, di conseguenza, precedente rispetto alla valutazione sulle condizioni dello stesso.
Una delle testimonianze, da oggi a disposizione degli avvocati della famiglia del paziente e dei sette indagati, indica che il clampaggio sarebbe avvenuto alle 14:18 mentre il contenitore era fuori dall’ospedale, di conseguenza prima che si potesse procedere alle manovre del caso sul cuore donato e alla valutazione delle sue caratteristiche.
L’organo proveniente da Bolzano sarebbe materialmente arrivato in sala poco prima delle 14:30 e successivamente, dopo altri 5-6 minuti, il contenitore sarebbe stato aperto: in quel momento i sanitari presenti si sono accorti che qualcosa non andava nel box quando però il cuore “vecchio” di Domenico era già sul tavolo. La cardiectomia, viene affermato, era in fase di ultimazione mentre il contenitore non era ancora aperto.

L’AVVOCATO: “PER LA PROCURA NAPOLI NESSUN ERRORE O NEGLIGENZA DI BOLZANO”

“La Procura di Napoli dopo aver svolto tutte le indagini anche attraverso i Nas di Bolzano – che hanno fatto arrivare i medici da Innsbruck al confine, hanno svolto un’indagine molto ampia facendo una simulazione del ghiaccio secco all’interno della box – non intende indagare nessuno a Bolzano. Non c’è nessun errore o negligenza di Bolzano per la Procura di Napoli. E anche a parere di questa difesa”. A spiegarlo, dopo un colloquio con i pm in Procura, è Francesco Petruzzi, avvocato difensore dei genitori di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli.

  AVVOCATO: “IL BOX NON IDONEO GIÀ PER LE LINEE GUIDA 2015, IL GHIACCIO? NESSUNA ‘CULPA’ DELL’OSS DI BOLZANO”

“Il contenitore di plastica che hanno portato da Napoli non era idoneo neanche per le linee guida del 2015”. Lo afferma Francesco Petruzzi, avvocato difensore dei genitori di Domenico, morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, in riferimento al box utilizzato dall’equipe del Monaldi per il trasporto da Bolzano a Napoli del cuore destinato al bambino.
Petruzzi precisa: “Ci sono le linee guida del 2015, che sono state recepite poi in quelle del 2018 e poi quelle del 2025. Già nelle linee guida del 2015 è previsto che ogni minuto venga controllata la temperatura. In quelle del 2018 e del 2025 il controllo deve essere costante”. E aggiunge: “Quando si trasporta un organo in aereo la legge prevede che all’arrivo, vista la variazione di temperatura e pressione durante un volo, si verifichi la temperatura della box. Non è stato fatto”.
Sempre per quanto riguarda il trasporto dell’organo del donatore, l’avvocato – dopo un colloquio con i pm in Procura – spiega che l’oss dell’ospedale ha portato la cardiochirurga del Monaldi “dove era tenuto il ghiaccio secco e ha chiesto ‘dottoressa questo ghiaccio va bene?’. La dottoressa ha confermato che il ghiaccio andava bene”.
“La oss – conclude Petruzzi – non ha alcuna qualifica, nessuna culpa in vigilando rispetto a questa situazione. L’ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico, il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione dei tessuti. L’espianto è completa responsabilità della dottoressa del Monaldi, in quanto primo operatore”.

 


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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 12 aprile 2026
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Dopo una maratona di 21 ore gli Stati Uniti lasciano il tavolo. Per l'Iran le richieste americane sono "irragionevoli". Nessun accordo sullo Stretto, il nucleare e i fondi iraniani bloccati 14.53 – IRAN, TRUMP ATTACCA: “NON RISPETTANO GLI IMPEGNI SU HORMUZ E NON RINUNCIANO AL NUCLEARE” Nuovo attacco di Donald Trump all’Iran dopo i colloqui di Islamabad. In un lungo messaggio pubblicato su Truth, l’ex presidente degli Stati Uniti accusa Teheran di non aver rispettato gli impegni presi, in particolare sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici per il traffico energetico globale. Secondo Trump, l’Iran avrebbe promesso di garantire la sicurezza della navigazione, ma “non ha mantenuto la parola”, causando “ansia, disagi e danni” a livello internazionale. Nel post si fa riferimento anche alla possibile presenza di mine nelle acque, che renderebbe rischioso il passaggio delle navi. “DEVONO RIAPRIRE SUBITO LO STRETTO” Trump chiede un intervento immediato: “Devono iniziare subito il processo per riaprire questa via d’acqua internazionale”, scrive, sostenendo che Teheran stia violando “tutte le leggi possibili”. Nel messaggio, l’ex presidente riferisce anche di essere stato aggiornato dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner sull’esito dell’incontro tenuto in Pakistan, elogiando il ruolo di mediazione del capo di stato maggiore pakistano Asim Munir e del premier Shehbaz Sharif. “IRAN NON VUOLE RINUNCIARE AL NUCLEARE” Trump rivela inoltre alcuni dettagli sui negoziati, durati circa 20 ore tra mattina e notte, sottolineando che il nodo centrale resta irrisolto. “L’Iran non è disposto a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”, afferma. Pur riconoscendo che alcuni punti dell’intesa potrebbero essere preferibili I colloqui di pace di Islamabad sono già “falliti”. Così ha detto il vicepresidente americano J.D. Vance nel lasciare il tavolo, e il Pakistan, dopo una mezza maratona di 21 ore. “Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”, ha detto Vance in una breve conferenza stampa da Islamabad. “Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice: un metodo di intesa che rappresenta la nostra offerta finale e migliore”, ha aggiunto. “Vedremo se gli iraniani l’accetteranno”. Ha lasciato quindi uno spiraglio aperto. I colloqui tra alti funzionari si sono protratti oltre le 6 del mattino di domenica, ora locale, per quello che tutti i media internazionali raccontano come un evento a suo modo “epocale”, “storico”. Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha scritto sui social media che i colloqui in Pakistan “hanno riguardato diverse questioni principali oggetto di negoziazione, tra cui lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, le riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine definitiva della guerra contro l’Iran e nella regione”. Baqaei, che si trovava in Pakistan come membro della delegazione iraniana, ha aggiunto che il successo dei colloqui dipendeva dall'”accettazione da parte degli Stati Uniti dei legittimi diritti e interessi dell’Iran”. Israele non è stato coinvolto nei colloqui e Benjamin Netanyahu ci ha tenuto a precisare che la guerra “non è finita”. Mentre Vance illustrava la situazione di stallo nei negoziati, il presidente Trump e il segretario di Stato Marco Rubio si trovavano in un palazzetto dello sport a Miami per l’UFC 327, a guardare un montaggio video di incontri passati, racconta il New York Times. 13:00 – HORMUZ E’ TOTALMENTE SOTTO IL CONTROLLO IRANIANO Il vicepresidente del parlamento iraniano, Haji Babaei, ha detto che lo stretto di Hormuz è “completamente” sotto il controllo iraniano, aggiungendo che i pedaggi per far passare le navi devono essere pagati in rial, la valuta iraniana: “250 membri del parlamento hanno appoggiato all’unanimità il piano per lo Stretto di Hormuz e, secondo la formula della leadership, questa via d’acqua strategica non è negoziabile in nessuna circostanza”, avrebbe dichiarato. “Nonostante le sanzioni, le esportazioni di petrolio iraniano hanno superato 1,6 milioni di barili e oggi il petrolio del nostro Paese è diventato praticamente intoccabile. La nazione iraniana non cederà di un millimetro sulle sue richieste”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 12 aprile 2026
L’azzurro vince con il tempo di 2h05:18. È il primo italiano di sempre a conquistare il gradino più alto del podio nella capitale francese. Sotto l’Arco di Trionfo si scrive oggi una pagina indelebile per l’atletica leggera italiana. Yeman Crippa ha conquistato una vittoria leggendaria alla Maratona di Parigi 2026, una delle competizioni su strada più prestigiose e partecipate al mondo con quasi 60.000 atleti al via. L’azzurro ha tagliato il traguardo con il tempo di 2h05:18, siglando il proprio primato personale e dominando una gara caratterizzata da ritmi altissimi. Con questa impresa, Crippa diventa il primo italiano nella storia a vincere la maratona parigina, riportando un successo europeo che mancava da ben 24 anni (l'ultimo fu il francese Benoit Zwierzchiewski nel 2002). "La mia carriera da maratoneta inizia oggi", ha dichiarato un emozionato Crippa subito dopo l’arrivo. Dopo i successi in pista e nel cross, il primatista italiano aggiunge così al suo palmarès un trofeo che lo proietta definitivamente nell'élite mondiale della specialità. Questa vittoria non rappresenta solo un record personale, ma un segnale di forza straordinario per tutto il movimento azzurro in vista dei prossimi appuntamenti internazionali.
Autore: AGENZIA DIRE 12 aprile 2026
Ho accettato la via crucis, gli insulti. Abodi? Ognuno si qualifica per quello che è. Le dimissioni sono l'ultimo atto d'amore verso il calcio" Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione”. Gabriele Gravina usa l’immagine della “via crucis” per raccontare al Corriere della Sera la fine della sua lunghissima presidenza della Federcalcio. Si auto-rappresenta come vittima del sistema che ci ha portato al terzo Mondiale senza Nazionale. E non lesina frecciate di qua e di là. “Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio”. Il riferimento è al ministro Abodi: “Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio”. I risultati della Nazionale determinano le crisi politiche: è giusto? Nell’intervista tutta in difesa Gravina assume un tono passivo-aggressivo: “Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…”. “Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis”. Gravina dice che l’Italia è “un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati”. Si smarca dai prossimi giochi di potere in Figc: “Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno. È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile. Serve unità d’intenti e anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli”. E sulla polemica con gli sport “dilettantistici” ribadisce: “Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline”.
Autore: Redazione 12 aprile 2026
A dirigere il concerto sarà il maestro americano Kevin Rhodes, che condurrà Orchestra e Coro del Teatro veneziano Sarà con un 'Omaggio a Ennio Morricone' che il Teatro La Fenice tornerà in Piazza San Marco a Venezia, per una serata emozionante all’insegna della musica nella splendida cornice della più grande piazza lagunare. A dirigere il concerto sarà il maestro americano Kevin Rhodes, che condurrà Orchestra e Coro del Teatro La Fenice – con Alfonso Caiani maestro del Coro – in un programma volto a ricordare e celebrare il pluripremiato musicista romano scomparso nel 2020. Il programma musicale vedrà l’esecuzione della Cantata per l’Europa (1988) per soprano, due speaker, orchestra e coro; saranno poi proposte alcune pagine tratte dal catalogo più noto di Morricone, scelte dalle colonne sonore che l’hanno reso uno dei compositori italiani più amati del Novecento: da Il clan dei siciliani (1969) a The Hateful Eight (2015) – Oscar 2016 per la miglior colonna sonora – passando per Mission (1986), Nuovo cinema paradiso (1988), Jona che visse nella balena (1993), La leggenda del pianista sull’oceano (1998), Canone inverso (2000), Nostromo: Conradiana (1996). Il concerto si svolgerà nel cuore dell’estate, domenica 5 luglio, alle ore 21.00. E'organizzato dalla Fondazione Teatro La Fenice in collaborazione con SZ Sugar e CAM Sugar. Le vendite sono già aperte: i biglietti (da € 30,00 a € 220,00; riduzioni per abbonati Teatro La Fenice e residenti nel Comune e nella Città metropolitana di Venezia) saranno acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it. La musica di Ennio Morricone (10 novembre 1928 - 6 luglio 2020) ha risuonato spesso a Venezia. Molto raramente accompagnata, solo una volta, per la precisione, dalla presenza attiva del suo autore. L’osservazione è importante, perché è risaputo quanto malvolentieri il maestro romano affidasse ad altri l’esecuzione delle proprie partiture, in special modo quelle orchestrali. Dopo la scomparsa del due volte premio Oscar le occasioni si sono moltiplicate, ma la traiettoria è stata lunga e risale molto indietro nel tempo, a dimostrazione che le composizioni morriconiane – per il cinema e non solo – hanno acquisito nei decenni anche in laguna proprio quello status di musica ‘assoluta’ che il compositore inseguiva, operando un’ostinata quanto imprecisabile distinzione tra il suo lavoro per grande e piccolo schermo e quello di destinazione concertistica. Non a caso qui, nel 1995, Morricone ricevette il Leone alla Carriera della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica; né vanno dimenticate le raffinatissime e ispirate partiture per film ambientati a Venezia, dal Marco Polo televisivo di Giuliano Montaldo al letterario La cosa buffa, dall’erotico La disubbidienza al thriller Chi l’ha vista morire?, gli ultimi tre di Aldo Lado. Impossibile non ricordare, allora, il suo Concerto per orchestra, pagina di audace avanguardia atonale scritta nel 1957 dal compositore nemmeno trentenne, eseguita in prima assoluta alla Fenice il 24 marzo 1960 dall’Orchestra del Teatro sotto la guida di Erminia Romano. Oppure la serata dell’8 settembre 1985, quando le note del maestro risuonarono per la prima volta nel Chiostro di San Nicolò in occasione del festival Lido Musica 1985 Musica e Cinema, con l’Orchestra della Fenice che eseguì, accanto a pagine di Saint-Saëns, Macchi e Sciarrino, i Frammenti di Eros, scritti da Morricone sul testo di cinque poesie firmate da Sergio Miceli. Con sguardo lungimirante e non frequente tra gli enti lirici italiani, la Fenice ha proseguito negli anni nella diffusione dell’universo cinemusicale e quindi dell’opera di Morricone. Tra i tanti eventi, val la pena soffermarsi sulle due indimenticabili serate di Piazza San Marco in presenza eccezionale di Morricone stesso: il 10 e 11 settembre 2007 il quasi ottantenne maestro diresse l’Orchestra Sinfonietta di Roma e il Coro della Fenice in un lungo e impegnativo programma che, accanto alle più celebri sue pagine per il cinema, offrì nella serata dell’11 la sua Voci dal silenzio, un’emozionante suite di mezz’ora per voce recitante, coro e orchestra, scritta dopo l‘attentato alle Twin Towers del 2001, poi dedicata alle vittime di tutte le stragi. Un’altra pregevole prima assoluta morriconiana fu quella dei 4 anacoluti su Antonio Vivaldi, eseguiti dai Solisti Veneti di Claudio Scimone il 17 settembre 2008 alla Fenice in occasione del Premio Una vita nella musica loro assegnato dall’Associazione Arthur Rubinstein di Bruno Tosi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 12 aprile 2026
L’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile (ALIS) ha partecipato a Roma, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), all'evento istituzionale "Made in Italy Day – Le competenze come motore di innovazione e identità". Alla presenza del Ministro Adolfo Urso, il Vicepresidente e Direttore Generale di ALIS, Marcello Di Caterina, ha ribadito il ruolo strategico della logistica e del trasporto intermodale come infrastruttura immateriale e motore di crescita per l'eccellenza produttiva italiana nel mondo. I punti chiave dell'intervento: Capitale Umano e Formazione: ALIS ha sottolineato come le competenze tecniche e digitali siano l'asset fondamentale per garantire la competitività del sistema Paese. Innovazione e Sostenibilità: La logistica moderna, guidata da ALIS, si conferma driver di innovazione tecnologica, capace di coniugare la tutela dell'ambiente con lo sviluppo economico delle imprese del Made in Italy. Sinergia Istituzionale: Il confronto con il Ministro Urso ha evidenziato la necessità di rafforzare il binomio identità-competenze per posizionare le imprese italiane con successo sui mercati internazionali. " Essere presenti in occasione della Giornata del Made in Italy conferma il valore sociale ed economico della nostra filiera," ha dichiarato Marcello Di Caterina. " Le competenze dei nostri professionisti non sono solo strumenti tecnici, ma rappresentano l'anima dell'innovazione che permette ai prodotti italiani di viaggiare e vincere ovunque, mantenendo intatta la propria identità".  Con questa partecipazione, ALIS riafferma il proprio impegno nel promuovere un modello di sviluppo basato sull'eccellenza, la formazione continua e la digitalizzazione dei processi logistici, elementi imprescindibili per la difesa e la valorizzazione del marchio Italia.
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