Milano, maxi-rissa tra gang sui binari: un 22enne morto accoltellato. In fuga gli aggressori

AGENZIA DIRE • 27 maggio 2026

Share this article

Si sarebbe trattato di uno scontro tra bande sudamericane. La vittima Gianluca Ibarra Silvera è morto poco dopo l'arrivo in ospedale. L'assessore alla sicurezza Romano La Russa chiede un incontro al Prefetto

MILANO- Una violenta rissa scoppiata tra i binari del treno, una decina di giovani coinvolti, poi spunta un coltello e un 22 enne finisce a terra, in una pozza di sangue. Le sue condizioni sono ormai disperate e, nonostante la corsa in ambulanza, muore in ospedale.

COSA È SUCCESSO

È successo ieri sera, martedì 26 maggio, poco prima delle 22.30, al binario 6 della stazione di Milano Certosa, in via Mambretti, periferia nord della città. La vittima, Gianluca Ibarra Silvera, all’arrivo del personale della Polfer era a terra, con una ferita mortale da arma da taglio e privo di coscienza. Era nato in Italia da genitori ecuadoriani. In stazione, tra i binari, era con i fratelli. Lo scontro rientrerebbe in un contesto di violenze tra bande sudamericane.

I soccorritori del 118 sono intervenuti con due ambulanze e un’automedica: oltre la vittima, trasportata al Fratebenefratelli, dove è spirata, è stato portato all’ospedale Sacco in codice verde un altro partecipante alla rissa, probabilmente un fratello di Silvera. Per lui ferite non gravi alla mano e alla gamba destra.
Gli aggressori sono fuggiti in treno e di loro si sono perse le tracce: sono in corso del indagini per risalire alla loro identità.


R.LA RUSSA CHIEDE INCONTRO AL PREFETTO, L’ASSESSORE: “METAL DETECTOR CONTRO LE LAME”

Subito un incontro col prefetto di Milano Claudio Sgaraglia dopo l’accoltellamento mortale di ieri sera in stazione Certosa a Milano, forse opera di un regolamento di conti tra le bande sudamericane dei latinos che rialzano la testa in città. Lo chiederà l’assessore regionale alla sicurezza Romano La Russa, che accredita l’ipotesi emersa fin dalle prime ore sull’uccisione di Gianluca Ibarra Silvera, un giovane nato in Italia da genitori ecuadoriani. Episodio “gravissimo”, dice La Russa che “fa riemergere un capitolo violento e triste per Milano che sembrava chiuso, il fenomeno delle gang di sudamericani dedite a rapine violente, spaccio e aggressioni a coltellate o machete verso passanti e membri di bande rivali che nel 2013 imperversavano nella nostra città”.


La Russa vuole dunque confrontarsi con Sgaraglia “sul problema sicurezza a Milano. Questo omicidio dimostra come l’uso e il possesso di coltelli, nonostante il Decreto sicurezza recentemente approvato preveda un inasprimento delle sanzioni e delle pene, sia ancora molto diffuso tra i giovani e gli immigrati, in particolar modo.

 Non bastano nuove leggi se non vengono fatte rispettare con controlli mirati”, aggiunge La Russa.


Per il titolare della sicurezza nella giunta Fontana “è indispensabile programmare attività di polizia che prevedano l’uso dei metal detector, in modo particolare nelle zone della movida, nelle stazioni, nelle metropolitane e e nei luoghi di aggregazione. Come assessorato siamo disponibili a fornire gratuitamente i metal detector per i controlli delle polizie locali”.


Recent Posts

Autore: AGENZIA DIRE 27 maggio 2026
La prima vettura completamente elettrica della casa di Maranello continua ad avere una fredda accoglienza. Non ha usato parole positive neanche Luca Cordero di Montezemolo: "Spero che si tolga il Cavallino, almeno, da quella macchina" Fredda accoglienza per la nuova Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica e a cinque posti della casa di Maranello. La nuova era inaugurata ieri non è piaciuta alla Borsa – dove il titolo ieri ha perso fino all’8% – e agli appassionati di motori. Tra questi c’è Flavio Briatore, ex team manager di Formula 1. L’imprenditore ha utilizzato l’ironia sui social per dire la sua: “Tutti mi chiedono della nuova Ferrari, sì l’ho vista la Ferrari Luce e ha un grande vantaggio: questa i cinesi non ce la copiano. Per il resto non ho niente da dire”. E non si è allontanato da questo commento neanche Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente di Ferrari. “ Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari.  Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che si tolga il Cavallino, almeno, da quella macchina”, ha dichiarato dopo l’assemblea di Confindustria.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto oggi a margine degli Inclusion Days presso la sede di Sky a Milano, affrontando i temi caldi del calcio nazionale: l'ipotesi di un ripescaggio dell'Italia ai prossimi Mondiali e la crisi delle grandi escluse dalla Champions League. Mondiali: " Qualificazione si conquista sul campo" Riguardo alle voci su un possibile ripescaggio dell'Italia alla Coppa del Mondo – legato ai rischi di esclusione della Repubblica Democratica del Congo a causa del virus Ebola – il ministro ha espresso una netta contrarietà. "Non credo sia possibile e neanche opportuno", ha dichiarato Abodi. "Le regole spiegano che eventuali sostituzioni vengono fatte all'interno delle stesse confederazioni continentali, quindi credo che non dovremmo pensarci. Penso che una Nazionale come la nostra si debba qualificare sul campo". Caso Milan-Juventus: "Riflettere sugli errori" Il ministro ha poi commentato la sorprendente mancata qualificazione di Milan e Juventus alla prossima edizione della Champions League, invitando i club all'autocritica e al rispetto dei verdetti sportivi.  "Evidentemente sono stati fatti degli errori e quando si compete c'è chi è più bravo di te; quindi, da questo punto di vista, il campo va sempre accettato e rispettato", ha sottolineato Abodi. Secondo il titolare dello Sport, questo verdetto "può essere un elemento di riflessione per cercare di capire come non ripetere gli stessi sbagli nella prossima stagione". Abodi ha comunque augurato il meglio alle quattro squadre italiane qualificate, ricordando che "la Champions ha un fascino che prescinde quasi da chi partecipa".
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 15.06 27 maggio 2026
Offensiva nel sud-est del Libano: oltre 31 persone uccise e 40 ferite. A Gaza ucciso il leader di Hamas Mohammed Ouda. Alla Casa Bianca attesa la riunione di gabinetto Si lavora ancora a un’intesa per porre fine al conflitto fra Stati Uniti-Iran, nonostante di fatto la tregua risulti più che traballante su entrambi i fronti, quello in Iran e in Libano. Prima gli attacchi Usa contro una rampa missilistica a Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, e di alcune navi nelle acque di Hormuz, motivati come “attacchi di difesa”. Di tutt’altro avviso l’Iran che ha denunciato le “flagranti violazioni” del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti. Mentre oggi si contano le vittime dei raid delle forze israeliane in Libano che di fatto, nelle ultime 24 ore si sono intensificati, e così come a Gaza, con la ripresa sfacciata di attacchi aerei dell’Idf. Trump intanto, dopo un colloquio telefonico con il premier israeliano Netanyahu, ha convocato per oggi alla Casa Bianca una riunione di gabinetto straordinaria, nell’ambito degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra contro l’Iran. La televisione di stato iraniana ha affermato che Teheran ha ottenuto una bozza di un quadro iniziale non ufficiale per un memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. In base a tale accordo, l’Iran avrebbe ripristinato il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese, mentre gli Stati Uniti avrebbero ritirato le forze militari dalle zone limitrofe all’Iran e revocato il blocco navale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno poi dichiarato che un ritorno alla guerra con gli Stati Uniti è improbabile: “La possibilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico; le forze armate sono in agguato con i depositi pieni”, ha dichiarato Mohammad Akbarzadeh, vice capo politico della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. IN LIBANO ORDINI DI EVACUAZIONI IN OLTRE 50 VILLAGGI, NUOVA ONDATA DI RAID In dettaglio, Al Jazeera fa il resoconto degli ultimi attacchi israeliani nel sud e nell’est del Libano, il bilancio delle vittime dei raid avvenuti nella giornata di ieri, martedì 26 maggio, è di31 persone uccise e 40 feriti, mentre i raid e gli ordini di sfollamento forzato si intensificano. L’esercito israeliano ha infatti emesso ordini di sfollamento forzato per quasi 50 città e villaggi in Libano. Afp spiega che gli attacchi aerei dell’Idf hanno preso di mira in particolare la città di Nabatiye, dopo un ordine israeliano di evacuazione senza precedenti, attacchi che hanno mietuto vittime tra i civili anche nei giorni scorsi. L’esercito israeliano ha confermato di aver esteso le sue operazioni terrestri contro Hezbollah nel sud del Libano e di fatto, Nabatiyé continua a essere bombardata nonostante la tregua entrata in vigore il 17 aprile. RAID DI ISRAELE SU GAZA CITY, INCURSIONI IN CISGIORDANIA A Gaza city si fa la conta delle vittime dell’ultimo raid aereo israeliano su Gaza City, nel quartiere di Remal, avvenuto ieri, martedì 26 maggio. Il bilancio sale a sei. Lo riferisce Al Jazeera Arabic. In parallelo, le forze israeliane hanno proseguito le loro incursioni militari in tutta la Cisgiordania occupata, uccidendo un uomo palestinese di 45 anni a Jenin, ferendo un bambino a Hebron e bloccando le principali vie di transito, riferisce l’agenzia di stampa palestinese Wafa.. ISRAELE: A GAZA UCCISO MOHAMMED OUDA, LEADER MILITARE DI HAMAS Il risultato di questa vera e propria offensiva viene raccolto stamane dalle forze israeliane: in una nota congiunta del premier Netanyahu e del ministro della Difesa Katz è stata confermata l’uccisione di Mohammed Ouda, capo dell’ala militare di Hamas. L’annuncio è arrivato appena 12 giorni dopo che le Forze di Difesa Israeliane avevano assassinato il suo predecessore, Izz al-Din al-Haddad. Odeh è ritenuto a capo del quartier generale dell’intelligence di Hamas, durante l’attacco del 7 ottobre ed è stato nominato la settimana scorsa per sostituire Haddad. “Odeh è responsabile dell’omicidio, del rapimento e del ferimento di molti civili israeliani e soldati delle Forze di Difesa Israeliane”, hanno dichiarato Netanyahu e Katz nella nota congiunta. “Continueremo a dare la caccia a tutti coloro che hanno preso parte al massacro del 7 ottobre. Prima o poi, Israele li raggiungerà tutti” hanno concluso. IL MINISTRO KATZ: “IL COMANDANTE DI HAMAS MANDATO A INCONTRARE I SUOI SOCI ALL’INFERNO” Anche in un post su X il ministro Katz ha rivendicato l’eliminazione del leader di Hamas: “ll comandante del braccio militare numero 4 dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a incontrare i suoi soci nelle profondità dell’inferno. A nome del primo ministro e mio, complimenti all’IDF e allo Shin Bet per l’esecuzione brillante”. KATZ RILANCIA IL PIANO DI “EMIGRAZIONE VOLONTARIA” DA GAZA In una dichiarazione, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che Hamas non eserciterà più alcun controllo civile o militare su Gaza e che un piano, per quella che ha definito “migrazione volontaria” dall’enclave, sarà attuato “al momento giusto e nel modo giusto”. Lo riferisce Reuters. Secondo i dati forniti dalle autorità sanitarie di Gaza, che non distinguono tra combattenti e civili, circa 900 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’entrata in vigore della tregua. Hamas non divulga le cifre relative alle perdite subite dai suoi combattenti. Israele afferma che i suoi attacchi successivi al cessate il fuoco mirano a prevenire gli attacchi o a impedire alle persone di avvicinarsi alla linea di armistizio con Hamas. USA, VETO SU BEIRUT A ISRAELE MA “PERMESSI OMICIDI MIRATI” Israele ha informato gli Stati Uniti già due giorni fa della sua intenzione di ampliare le operazioni in Libano e di estendere il fuoco di controllo oltre la Linea Gialla, cosa che sta portando avanti in queste ultime 48 ore. Sui piani di Israele non è stato informato direttamente Trump, per voce di Netanyahu, ma le informazioni sarebbero state trasmesso alla Casa Bianca tramite l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee. Lo riferisce l’emittente israeliana Channel 12. Per tutta risposta, gli statunitensi avrebbero messo un freno alle velleità israeliane: “Non sono disposti a sentire parlare di attacchi contro edifici in tutta Beirut e credono che ciò avrà un effetto di escalation sull’intero assetto regionale, in primo luogo sui negoziati con l’Iran, ma anche sui negoziati politici con il Libano che si stanno svolgendo a Washington”, riferisce Haaretz. “Sebbene non vi sia alcuna autorizzazione ad attaccare edifici, gli omicidi mirati, qualora si presentasse un’opportunità operativa, non sono vietati”, ha riferito un alto funzionario israeliano a Canale 12.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Il 29 maggio 2026 istituzioni e rappresentanti del sistema infrastrutturale nazionale si riuniranno nel capoluogo siciliano per discutere di intermodalità, rigenerazione urbana, sostenibilità e sviluppo del Mezzogiorno. Il futuro della logistica italiana passa dagli interporti, nodi strategici per la competitività del Paese e hub fondamentali per l’integrazione tra porto, ferrovia e gomma. Si tratta di infrastrutture decisive per accompagnare la transizione sostenibile del sistema produttivo nazionale. Con questo obiettivo nasce “Interporti al Centro – Rigenerare la logistica: interporti, territori e nuove infrastrutture”, il convegno promosso da UIR – Unione Interporti Riuniti, in programma il prossimo venerdì 29 maggio 2026 presso la Sala Meeting “Nova” dell’Hotel San Paolo Palace di Palermo. L’iniziativa porterà nel capoluogo siciliano alcuni tra i principali protagonisti del comparto logistico e infrastrutturale italiano. L'evento della UIR offrirà un momento di confronto ad alto profilo tra istituzioni, operatori economici, Autorità di Sistema Portuali, mondo ferroviario, esperti di progettazione urbana e stakeholder pubblici e privati impegnati nello sviluppo delle reti strategiche del Paese. Al centro del dibattito ci sarà il ruolo del Mezzogiorno come piattaforma logistica naturale del Mediterraneo, insieme alle opportunità offerte dalla nuova centralità delle connessioni intermodali nel quadro europeo. I lavori si apriranno con i saluti istituzionali delle autorità locali e nazionali. È attesa la partecipazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre che dei vertici della Regione Siciliana e del Comune di Palermo. Ad aprire il confronto sarà la relazione del Presidente di UIR, Gianpaolo Serpagli, che delineerà le sfide future del settore tra digitalizzazione, transizione ecologica e potenziamento dei nodi logistici del Sud Italia.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Da oggi al 29 maggio 2026, la Stazione Marittima di Napoli ospita la nuova edizione del Green Med Expo & Symposium. L'evento rappresenta il punto di riferimento per l'economia circolare nel Mediterraneo. ALIS (Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile) partecipa ufficialmente per guidare il dibattito sulla transizione ecologica e sulla decarbonizzazione dei trasporti nel Mezzogiorno. L'associazione presenta soluzioni concrete per integrare in modo efficiente il trasporto su gomma, ferro e mare. Presso lo spazio espositivo e nei panel tecnici, il cluster si confronta con il Governo, la Regione Campania e gli stakeholder ambientali per coniugare crescita economica e tutela del territorio. I vertici di ALIS sottolineano come il Mezzogiorno sia il baricentro naturale per sviluppare nuove politiche di intermodalità verso l'Europa. L'obiettivo principale è trasformare l'Italia in un hub logistico sostenibile e competitivo.  I pilastri della partecipazione di ALIS all'evento: Decarbonizzazione dei trasporti tramite investimenti mirati in carburanti alternativi e nel rinnovo delle flotte. Sviluppo dell'intermodalità marittima e ferroviaria per abbattere l'impatto ambientale del trasporto merci. Innovazione digitale applicata alla logistica con soluzioni smart che ottimizzano i flussi e riducono gli sprechi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Una serata magica per rigenerare corpo e mente sotto il cielo stellato. Mercoledì 10 giugno 2026, il Circolo Ippico Bibop presenta un’esperienza sensoriale straordinaria: un "Bagno di Suono" all'aperto, configurandosi come l'unico appuntamento in Italia che unisce la magia delle stelle e l'energia silenziosa e rassicurante dei cavalli nella natura incontaminata. Il bagno di suono è una pratica di profondo rilassamento meditativo. I partecipanti si lasceranno cullare dalle vibrazioni benefiche di gong, campane tibetane e altri strumenti ancestrali. Queste frequenze sonore agiscono positivamente sul sistema nervoso, riducendo lo stress, sciogliendo le tensioni fisiche e favorendo un senso di pace interiore. L'evento metterà al centro lo straordinario e ancestrale rapporto uomo-cavallo. Questi animali possiedono una grandissima sensibilità empatica e una forte energia calmante. La loro vicinanza amplifica i benefici delle vibrazioni sonore, facilitando una profonda riconnessione con la terra e con se stessi.  Il programma della serata prevede: Ore 20:00 Benvenuto e Tour della Scuderia: L'evento inizierà con una visita guidata delle scuderie insieme a Sonia, titolare del circolo. I partecipanti avranno l'opportunità di avvicinarsi ai cavalli, conoscerli da vicino e stabilire un primo contatto empatico. A seguire Bagno di Suono sotto le stelle: Immersione totale nelle frequenze dei gong e degli strumenti benefici, circondati dalla natura e dalla presenza protettiva dei cavalli. L'appuntamento è aperto a tutti: sia a chi già frequenta il mondo dell'equitazione, sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta ai cavalli e alle discipline olistiche. Per godersi al meglio l'esperienza distesi sul prato, si consiglia di indossare un abbigliamento comodo e di portare con sé un tappetino, una coperta e un cuscino. Data: Mercoledì 10 giugno 2026 Orario: Ore 20:00 Luogo: Circolo Ippico Bibop
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Si preannuncia un venerdì nero per i servizi pubblici e privati in tutta Italia. Le principali sigle del sindacalismo di base (CUB, SGB, ADL Cobas, SI Cobas e USI CIT) hanno proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore per la giornata di venerdì 29 maggio 2026. La mobilitazione coinvolgerà contemporaneamente diversi settori chiave, dai trasporti alla scuola, fino alla sanità e agli uffici pubblici, con forti rischi di paralisi e disservizi da nord a sud. I settori a rischio Trasporti: È il comparto dove si prevedono i disagi maggiori. Lo sciopero interesserà il personale ferroviario (con stop previsto dalle ore 21:00 di giovedì 28 maggio), il trasporto aereo, i collegamenti marittimi e le reti di trasporto pubblico locale (autobus, metropolitane e tram) nelle principali città italiane. Scuola e Università: Possibili chiusure o riduzioni dell'orario di lezione negli istituti di ogni ordine e grado a causa dell'astensione dal lavoro di docenti e personale ATA. Sanità e Pubblica Amministrazione: Garantiti soltanto i servizi minimi essenziali e le urgenze nei pronto soccorso, mentre potrebbero saltare visite mediche programmate, pratiche burocratiche e servizi di sportello. Le motivazioni della protesta Al centro della protesta nazionale ci sono le rivendicazioni salariali legati al carovita, la richiesta di maggiori tutele per la sicurezza sul lavoro, il contrasto alla precarietà contrattuale e il dissenso contro le attuali politiche economiche e sociali. Fasce di garanzia Come previsto dalla legge, per i servizi pubblici essenziali e il trasporto locale saranno attive le consuete fasce di garanzia (generalmente concentrate nelle ore di punta del mattino e del pomeriggio) per permettere gli spostamenti minimi a lavoratori e studenti. Si invita la cittadinanza a verificare i dettagli specifici sui siti web delle singole aziende di trasporto locali prima di mettersi in viaggio.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 27 maggio 2026
Ministero della Salute dispone il rientro a Roma di un medico chirurgo da area epidemica Ebola Il Ministero della Salute comunica che è previsto per la giornata di oggi il rientro a Roma di una dottoressa italiana, medico chirurgo, impegnata in una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. La professionista operava nell’area di Bunia (Ituri), zona attualmente interessata da un'epidemia di virus Ebola. Il trasferimento in Italia è stato formalmente autorizzato dalle autorità competenti. Al suo arrivo nella Capitale, la dottoressa sarà immediatamente presa in carico dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (INMI) "Lazzaro Spallanzani". Dinamica del contatto e interventi eseguiti In base alle relazioni cliniche pervenute, la professionista – operatore sanitario per l'organizzazione Medici Senza Frontiere – è qualificata come "contatto diretto" ad alto rischio: 16 maggio: Contatto clinico ravvicinato con pazienti successivamente risultati positivi al virus Ebola. 18 maggio: Esecuzione di un intervento chirurgico d'urgenza salvavita su un bambino ferito dall'esplosione di una granata. Il paziente pediatrico è attualmente classificato come caso sospetto di Ebola, in attesa degli esiti dei test diagnostici. Misure sanitarie e protocolli di sicurezza Il Ministero della Salute precisa che la dottoressa è attualmente asintomatica e non presenta segni clinici riconducibili alla malattia. All'arrivo presso la struttura ospedaliera romana, verranno attivati immediatamente i protocolli standard di biocontenimento. La professionista sarà sottoposta a una misura di quarantena cautelativa e a un regime di sorveglianza sanitaria attiva. Le procedure saranno gestite interamente dal reparto specializzato dell'Istituto Spallanzani, conformemente alle linee guida internazionali per la gestione dei contatti con agenti patogeni ad alto isolamento
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 11.06 27 maggio 2026
L'ex premier socialista, icona dei diritti civili, è formalmente indagato per riciclaggio, associazione a delinquere e traffico di influenze nell'inchiesta sulla compagnia aerea Plus Ultra È un vero e proprio terremoto politico e giudiziario quello che sta scuotendo la Spagna e l’intera sinistra europea. José Luis Rodríguez Zapatero, storico primo cittadino del governo di Madrid dal 2004 al 2011 e simbolo della stagione dei diritti civili iberici, è diventato il primo ex premier nella storia democratica del Paese a essere formalmente iscritto nel registro degli indagati con accuse pesantissime: riciclaggio di denaro, associazione a delinquere, traffico di influenze e falso. Nell’ultimo sviluppo della vicenda, gli agenti dell’Unità per i crimini economici della polizia (Udef) hanno perquisito il suo studio privato, sequestrando documenti riservati e un ingente patrimonio in gioielli e orologi di lusso. IL BLITZ NELLO STUDIO E LA CASSAFORTE DEI MISTERI I dettagli emersi dal verbale di perquisizione delineano un quadro che ha lasciato sbalordita l’opinione pubblica spagnola. All’interno di una cassaforte custodita nell’ufficio del leader socialista, le forze dell’ordine hanno rinvenuto e posto sotto sequestro ben 103 oggetti di altissimo pregio. Il “tesoro”, il cui valore stimato sul mercato oscilla tra i 2 e i 3 milioni di euro, comprende parure di rubini, zaffiri e smeraldi, 41 paia di orecchini e pendenti di alta gioielleria, 15 collane, 11 bracciali di diamanti e 8 orologi da collezione di marche storiche come Omega e Longines. Oltre ai preziosi, la polizia ha acquisito agende personali intestate al “Presidente Zapatero” relative agli anni dal 2020 al 2025, supporti informatici (hard disk e chiavette usb) e faldoni cartacei, tra cui una cartellina denominata “Análisis Relevante”. Si tratta del nome di una società di consulenza finita al centro del mirino degli investigatori, che incrocia anche l’attività della società “What The Fav”, riconducibile alle figlie dell’ex premier, Alba e Laura. L’INCHIESTA SUL SALVATAGGIO DELLA “PLUS ULTRA” Al centro del fascicolo coordinato dal magistrato dell’Audiencia Nacional, José Luis Calama, c’è il controverso salvataggio finanziario della “Plus Ultra”, una piccola compagnia aerea spagnola che nel 2021, in piena crisi pandemica, ottenne un prestito pubblico agevolato da ben 53 milioni di euro attraverso la Sepi (la società delle partecipazioni statali). L’aiuto pubblico sollevò forti perplessità poiché il vettore operava su appena tre rotte verso il Sudamerica. Secondo l’ipotesi accusatoria, Zapatero si sarebbe posto al vertice di una struttura gerarchica occulta, muovendo influenze e facendo pressioni sui funzionari pubblici per sbloccare i fondi statali in cambio di commissioni illecite, che gli inquirenti sospettano siano state in parte deviate su conti esteri a Dubai. Di fronte alle contestazioni, la segretaria storica di Zapatero, Geltrudis Alcázar, presente al momento del blitz, ha cercato di ridimensionare il ritrovamento dei gioielli dichiarando che la cassaforte proveniva dall’abitazione di famiglia e che il contenuto faceva parte dell’eredità di Sonsoles Espinosa, consorte dell’ex premier, o di doni ricevuti durante viaggi ufficiali e privati. LA DIFESA DI ZAPATERO E IL RIFLESSO SUL GOVERNO SÁNCHEZ Zapatero ha respinto “categoricamente” ogni addebito, definendo i collegamenti tracciati dall’Udef come “congetture completamente assurde” e ribadendo di non aver mai svolto alcuna attività per conto di Plus Ultra. Tramite il suo portavoce, Luis Arroyo, l’ex premier ha attribuito l’origine dell’offensiva giudiziaria al “contesto politico” e alla vendetta della destra per il forte sostegno pubblico che ha garantito all’attuale premier Pedro Sánchez durante le ultime campagne elettorali. I legali del leader socialista hanno già chiesto e ottenuto il rinvio dell’interrogatorio, inizialmente fissato per il 2 giugno, motivando l’istanza con l’enorme mole di atti giudiziari da analizzare. Nel frattempo, la bufera stravolge gli equilibri politici di Madrid. Zapatero non era solo un ex leader, ma il principale mediatore politico del Partito Socialista (PSOE), l’uomo che negli ultimi mesi ha aiutato Sánchez a gestire le delicatissime trattative con gli indipendentisti catalani. L’inchiesta cade in una settimana già drammatica per il governo in carica, reduce dalla pesante sconfitta alle elezioni regionali in Andalusia e già lambito da indagini sulla moglie e sul fratello dello stesso premier. Proprio oggi, mentre si trovava in Vaticano per l’udienza con Papa Leone XIV, Pedro Sánchez ha dovuto schivare le prime infuocate domande dei cronisti su quello che è già stato ribattezzato il caso politico-giudiziario dell’anno. Leggi anche
Autore: Anna Maria Rengo 27 maggio 2026
In “Muti legami” Cinzia Proietti racconta la storia vera di Rosa, donna che ha sfidato le convenzioni e che ha anteposto l’amore per i propri figli adottivi a qualsiasi altra cosa. Una storia vera, d’esempio per tutti come possono esserlo solo le storie vere di coraggio, amore, dedizione, anticonformismo in nome di ideali ben più alti. La racconta Cinzia Proietti, con la sensibilità e l’empatia che le sono proprie e che le consentono di immedesimarsi e di fare immedesimare il lettore nelle straordinarie vicende di Rosa: una lunga vita caratterizzata da sfide, solitudini e battaglie combattute in nome dei suoi figli e con il sostegno emotivo e concreto di una rete di donne. Ma iniziamo dal principio, lasciando a Cinzia il compito di raccontare com’è nato il suo nuovo romanzo “Muti legami” (Bertoni editore). “Quando mi chiedono come abbia conosciuto Rosa penso sempre che certe storie non arrivino mai per caso, di questo ne sono convinta: bussano piano alla porta della nostra vita e quando accade è impossibile ignorarle. Fu una cara amica a chiamarmi un giorno, era allora assessore alla Cultura del paese dove ero nata e avevo abitato. Mi disse che un’altra donna era alla ricerca di qualcuno che potesse dare voce a una vicenda straordinaria, una storia vera capace di attraversare il dolore, la forza e la dignità umana. Così ci mise in contatto e da quel momento iniziò qualcosa che andava ben oltre la semplice scrittura di un romanzo. Rosa mi inviò il suo mondo custodito nel tempo: un diario di ricordi consumato dagli anni, vecchi appunti scritti a mano, fotocopie ingiallite di articoli di giornale, fotografie in bianco e nero che sembravano trattenere ancora il respiro di un tempo. Sfogliando quelle pagine ebbi la sensazione di entrare in una memoria viva, fragile e potentissima insieme. I suoi racconti mi colpirono nel profondo. C’era nelle sue parole una verità nuda, intensa, quasi dolorosa nella sua autenticità. E così accettai di raccontare le sue vicende, perché alcune storie non chiedono soltanto di essere ascoltate: chiedono di essere custodite, tramandate, amate. Muti legami, edito da Bertoni editore, nasce proprio da questo incontro umano prima ancora che letterario: dal desiderio di dare voce a una donna la cui esistenza possiede qualcosa di incredibile e profondamente universale. Scrivere di Rosa ha significato attraversare emozioni autentiche, lasciarmi toccare il cuore da una storia tanto intensa da restarmi dentro, pagina dopo pagina, come una traccia indelebile dell’anima.” Divorzio e adozione: due realtà in passato straordinarie, soprattutto la prima e soprattutto combinate assieme. Che ritratto emerge di Rosa? “Muti legami affronta temi profondamente umani e sociali: le adozioni, il divorzio, il peso dei pregiudizi in un’Italia ancora incapace di accogliere davvero le donne che sceglievano di uscire dagli schemi. Rosa divorziò appena due anni dopo l’introduzione della legge sul divorzio, in un tempo in cui una donna separata veniva spesso guardata con sospetto, quasi come se avesse infranto un ordine invisibile e sacro. E quel prezzo lo pagò tutto: si ritrovò senza denaro, senza un lavoro stabile, senza automobile e soprattutto senza una casa. Ma ciò che più mi ha colpito di Rosa è stato il suo modo di attraversare il dolore senza mai lasciare che la vita la piegasse davvero. In lei emerge il ritratto di una donna fuori da ogni convenzione sin da ragazza: inquieta nel senso più luminoso del termine, curiosa del mondo, incapace di vivere dentro confini troppo stretti. A soli nove anni partì con la famiglia per il Brasile, vivendo quell’esperienza di emigrazione italiana all’estero che le spalancò gli occhi su culture, volti e orizzonti diversi. Quando tornò nel suo paese da adolescente, portava già dentro di sé una visione più ampia della vita, quasi un respiro differente rispetto a chi non aveva mai lasciato la propria terra. Rosa è una donna profondamente altruista, una di quelle anime rare che mettono sempre gli altri davanti a se stesse, anche a costo del sacrificio personale. Eppure non c’è mai vittimismo nel suo cammino: c’è piuttosto una fiducia ostinata nella vita, quella che lei chiamava ‘ La Provvidenza’. Credeva, anche nei momenti più bui, che qualcuno o qualcosa sarebbe arrivato a tenderle una mano. Una fede che negli anni della maturità si sarebbe trasformata anche in un percorso spirituale e religioso, quasi come se dopo tante tempeste avesse finalmente trovato un approdo interiore. Ciò che rende Rosa indimenticabile è proprio questa sua capacità di rialzarsi sempre. Curiosa, positiva, coraggiosa, capace di ricominciare anche quando tutto sembrava perduto. È una donna che cade e si ferisce, ma che non smette mai di camminare. E forse è proprio questo il cuore più autentico del romanzo: raccontare non soltanto una vita difficile, ma la straordinaria forza silenziosa di chi continua ad amare il mondo nonostante tutto.” Nel tuo libro si parla di “legami”, affettivi e/o formali. Cosa lega Rosa ai suoi mariti e ai suoi figli? “In 'Muti legami’ i legami sono silenziosi, profondi, spesso invisibili agli occhi degli altri, ma dentro quel silenzio vivono anche fermenti interiori potentissimi, desideri inespressi, inquietudini dell’anima che cercano continuamente un senso e una direzione. Rosa amava Ernesto, il suo primo grande amore, il primo uomo della sua vita. Amava ciò che insieme avevano costruito: una casa, una famiglia, una stabilità economica che agli occhi degli altri poteva sembrare il ritratto perfetto della felicità. Eppure dentro di lei esisteva una parte irrequieta, una voce silenziosa che continuava a dirle che la vita non poteva ridursi soltanto a un’apparenza ordinata. Quando arrivò la loro prima figlia adottiva, una bambina di pochi mesi, quel quadro sembrò finalmente completarsi. Rosa si donò totalmente alla maternità con un amore assoluto, naturale, viscerale. Per lei non esisteva differenza tra un figlio biologico e un figlio adottato: esisteva soltanto l’amore, quello autentico, fatto di presenza, sacrificio e dedizione quotidiana. Ma mentre Rosa cercava nei legami affettivi un nutrimento profondo, Ernesto veniva assorbito sempre più dal lavoro. E così, lentamente, quasi senza rumore, il loro rapporto iniziò a consumarsi. L’arrivo del secondo figlio adottivo, un ragazzo di undici anni dal vissuto difficile e dal carattere complesso, rese ancora più evidenti le crepe già esistenti. Quel bambino portava dentro ferite profonde e il rapporto con i genitori fu sin dall’inizio travagliato, pieno di ostacoli, incomprensioni e dolore. In qualche modo, però, quel nuovo ingresso in famiglia non spezzò il matrimonio: rese soltanto visibile ciò che già da tempo si stava incrinando nel silenzio. La rottura definitiva con Ernesto arrivò quando Rosa, seguendo la richiesta di un sacerdote con cui collaborava in un doposcuola, decise di aiutare una famiglia disagiata e tre ragazzi praticamente abbandonati a se stessi da genitori alcolisti. In quella scelta emerge tutta l’essenza di Rosa: una donna incapace di voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza degli altri. Ed è forse proprio lì che si manifesta il contrasto più forte tra lei e il marito: Rosa sentiva il bisogno quasi vitale di donarsi, di accogliere, di salvare, anche a costo di sacrificare sé stessa. Il secondo matrimonio fu diverso, più maturo, forse più consapevole. Ed è con il secondo marito che Rosa decide di adottare un’altra figlia, continuando ancora una volta a costruire la propria vita attorno all’amore e alla cura. Ma anche quel legame, col tempo, si dissolve. Rosa si ritrova nuovamente sola, senza un compagno accanto, con i figli ormai cresciuti. Eppure non si lascia travolgere dalla sconfitta: si reinventa, riparte, continua a camminare con quella forza quieta che la contraddistingue da sempre. Ciò che lega davvero Rosa ai suoi figli è un amore totale, limpido, privo di condizioni. Un legame costruito sulla verità, sul dialogo, sulla presenza costante. Rosa ha dedicato loro tutta sé stessa, esattamente come farebbe una madre biologica, perché per lei la maternità non è mai stata una questione di sangue, ma di anima. Ed è forse questo il significato più profondo del titolo: legami muti, perché non hanno bisogno di essere spiegati per esistere davvero. Sono fili invisibili che resistono al tempo, alle cadute, alle assenze e persino alle ferite della vita.” Pregiudizio, giudizio e solidarietà femminile. Come si coniugano questi elementi nel tuo libro? “Uno degli aspetti più intensi di ‘Muti legami’ è proprio il rapporto tra donne, quella forma di sorellanza silenziosa e potente che spesso nasce nei momenti più difficili della vita. Quando Rosa affronta il divorzio, in un’epoca in cui una donna separata rischiava non solo il giudizio sociale ma anche l’isolamento e la povertà, sono proprio altre donne a tenderle la mano. Un gruppo di femministe le rimane accanto con una solidarietà concreta e profondamente umana: l’aiutano a trovare una casa, ad arredarla, a renderla un luogo vivo e accogliente, le cercano un lavoro, ma soprattutto la sostengono emotivamente, giorno dopo giorno. Le fanno comprendere che ciò che ha intrapreso non è una caduta, bensì un viaggio difficile e coraggioso verso la libertà e la consapevolezza di sé. In qualche modo, quelle donne diventano per Rosa uno specchio nel quale imparare finalmente a riconoscere la propria forza. Nel romanzo mi interessava raccontare proprio questo: la straordinaria capacità delle donne di unirsi quando la vita le mette alla prova. Una solidarietà che non ha bisogno di proclami, ma che si costruisce attraverso piccoli gesti quotidiani, attraverso l’ascolto, la presenza, il prendersi cura l’una dell’altra. È una forma di amore quasi ancestrale, una rete invisibile che impedisce di precipitare del tutto. Anche quando Rosa sceglie di vivere in una casa comune insieme a due sorelle, continua questo percorso di apertura verso il mondo e verso gli altri. In quella realtà condivisa incontra persone diverse per provenienza, idee, esperienze di vita. Partecipa a riunioni, dibattiti, incontri in cui si parlava già di diritti umani, di uguaglianza, di giustizia sociale, di libertà di essere sé stessi in una società ancora piena di confini e pregiudizi. Per Rosa quelle esperienze non rappresentano soltanto un rifugio, ma una rinascita interiore. Attraverso le altre donne comprende che la fragilità può trasformarsi in forza collettiva, che il dolore condiviso perde parte del suo peso e che nessuna rivoluzione autentica nasce davvero in solitudine. Credo che il romanzo racconti anche questo: la sorellanza come possibilità di salvezza. Donne che si sostengono senza competere, che si rialzano insieme, che fanno squadra contro le difficoltà della vita e contro una società che troppo spesso le voleva silenziose e dipendenti. E in fondo Rosa riesce a sopravvivere alle sue tempeste proprio perché, lungo il cammino, incontra mani femminili capaci di sorreggerla senza mai trattenerla.” Quanto è importante raccontare storie vere? “Credo che raccontare storie vere sia uno dei compiti più profondi e necessari della letteratura. Le storie realmente vissute possiedono una forza particolare: portano dentro di sé le imperfezioni, le ferite, le contraddizioni e la complessità dell’esistenza umana. Non nascono per stupire, eppure spesso riescono a farlo molto più della fantasia, proprio perché custodiscono quella verità emotiva che ogni lettore, in qualche modo, riconosce dentro di sé. ‘Muti legami’ nasce da questa esigenza: dare voce a una vita autentica, attraversata dal dolore, dall’amore, dalle cadute e dalla rinascita. Raccontare Rosa ha significato entrare in punta di piedi nella memoria di una donna reale, rispettandone la delicatezza, la dignità e persino i silenzi. Ed è proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più complessi e affascinanti della scrittura: il rapporto tra verità e romanzo. Credo che uno scrittore, quando racconta una storia vera, non compie mai una semplice trascrizione della realtà. La letteratura non è un verbale della vita, ma una sua rielaborazione emotiva e umana. Per questo ritengo che sia fondamentale riuscire a raccontare il vero senza necessariamente rendere riconoscibili nomi, luoghi o situazioni precise. Esiste una forma di autenticità più profonda della cronaca: quella che riesce a conservare intatta l’anima della storia pur trasformandola nella narrazione. Romanzare secondo me non significa tradire la verità, ma darle respiro universale. Significa proteggere le persone reali e allo stesso tempo permettere al lettore di riconoscersi in quelle vicende come se appartenessero un po’ a tutti noi. È un equilibrio delicato, quasi etico, che la letteratura ha sempre cercato: raccontare il vero senza esporlo brutalmente, custodirlo dentro la forza evocativa della parola. Penso che uno scrittore debba essere autentico prima di tutto nelle emozioni che trasmette. Anche quando modifica dettagli, fonde personaggi, trasfigura ambienti o dilata il tempo narrativo, ciò che conta è che resti viva la verità interiore della storia. Perché il lettore percepisce immediatamente quando una pagina nasce da qualcosa di profondamente vissuto e sincero. Ed è forse proprio questa la magia della letteratura: riuscire a trasformare una vicenda personale in una memoria collettiva, fare in modo che il dolore, il coraggio e la speranza di una sola persona possano diventare, silenziosamente, patrimonio emotivo di molti altri.” L’AUTRICE - Cinzia Proietti è nata in Umbria, dove vive. Musicista e docente. Tra le sue opere poetiche “diSEGNI diVERSI. Indissolubilità fra segno e parola” (Gambini editore, 2021), “Crome” (Bertoni editore, 2021), “Linee di parole” (Eretica edizione). Esordisce nella narrativa nel 2022 con il romanzo storico “Il sapore delle sorbe. Vissuti di guerra 1917-1945” (Gambini editore). Curatrice e autrice del romanzo corale “Anche se non sto gridando” (Dalia edizioni, 2025). Co-autrice del saggio musicale “La mia donna perché canta. Barbara Strozzi, una voce tra storia e modernità. Evoluzioni stilistiche dell’Aria dal Barocco al Contemporaneo” (Erom Edizioni Romana Musica, 2025).
Show More