IRAN, TRUMP REPLICA AL CENTCOM: "MUNIZIONI PIÙ CHE SUFFICIENTI". MA GLI ANALISTI EVIDENZIANO NODI MILITARI E TENSIONI SULLO STRETTO DI HORMUZ
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto con forza le preoccupazioni riguardanti la carenza di armamenti statunitensi, dichiarando al Wall Street Journal: "Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno".
La presa di posizione della Casa Bianca arriva in risposta diretta alle informative del Centcom. Il Comando Centrale Usa aveva infatti ricollegato la sospensione delle operazioni militari contro l'Iran alla necessità di tutelare le scorte strategiche di sistemi Patriot e altri intercettori di difesa aerea, logorate dai recenti sforzi bellici.
I tre scenari degli analisti
Secondo gli esperti di geopolitica, dietro la decisione di fermare i raid americani contro Teheran si nasconderebbero tre fattori concomitanti. Il primo riguarda la reale e progressiva scarsità di missili Patriot a disposizione delle forze statunitensi. Il secondo elemento evidenzia l'insufficienza dei soli raid aerei per infliggere danni strutturali definitivi al regime iraniano. Infine, pesa la volontà politica di testare la ripresa di canali negoziali diretti tra Washington e Teheran.
Alta tensione a Hormuz e l'asse Teheran-Kiev
Mentre la diplomazia rallenta i bombardamenti, la morsa iraniana si stringe sulle rotte commerciali. Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Pasdaran) hanno bloccato sei navi nello Stretto di Hormuz, accusate di aver attraversato illegalmente il canale strategico.
Sul fronte internazionale, si apre un nuovo asse di scontro geopolitico nel Mar Caspio. Teheran ha minacciato Kiev di una risposta "imprevedibile" e durissima, a seguito dell'attacco ucraino del fine settimana contro un'imbarcazione iraniana, definendo l'azione delle forze ucraine come un atto del tutto illegale e ingiustificato.

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