Kimi Antonelli trionfa al Gp di Shangai: è il primo italiano a vincere dopo 20 anni

AGENZIA DIRE • 15 marzo 2026

Share this article

La vittoria del giovanissimo Antonelli (19 anni) segna il ritorno di un italiano al successo in F1 dopo 20 anni

La prima volta di Kimi Antonelli. E il ritorno di un italiano al successo in F1 dopo 20 anni. Il Gp della Cina incorona il 19enne di Bologna, pilota della Mercedes, protagonista di un weekend straordinario in cui in gara ha messo in fila il compagno di scuderia George Russell e le due Ferrari di Lewis Hamilton (terzo) e Charles Leclerc (quarto).
Non c’era la bandiera tricolore sul primo gradino del podio dal 19 marzo del 2006, quando in Malesia a vincere fu Giancarlo Fisichella alla guida della Renault.

Poco dopo la partenza, dove le Ferrari sono state più veloci, in particolare con Hamilton, Antonelli ha preso la testa della corsa e l’ha gestita con autorità fino al traguardo, approfittando anche della battaglia che si è scatenata alle sue spalle tra Russell e le ‘Rosse’. I tre hanno fatto scintille a colpi di sorpassi, sia di Leclerc e Hamilton sul rivale della Mercedes, ma anche nella sfida in ‘famiglia’ tra di loro. La classifica alla fine ha visto ancora una doppietta delle ‘Frecce d’argento’, ma la Ferrari ha dimostrato nuovamente di essere più che competitiva, con Hamilton che ha centrato il suo primo podio in una gara ufficiale da quando è arrivato a Maranello.

In grande difficoltà tutti gli altri teorici protagonisti. Max Verstappen con la Red Bull si è ritirato a dieci giri dal termine, un vero disastro invece per la McLaren: Lando Norris e Oscar Piastri non sono riusciti nemmeno a iniziare la gara, fermati da problemi alle loro macchine prima del via.
Si torna in pista il 27-29 marzo a Suzuka, in Giappone.
La classifica Piloti (prime posizioni): Russell 51 punti;
Antonelli 47; Leclerc 34; Hamilton 33.
La classifica Costruttori (prime posizioni): Mercedes 98 punti; Ferrari 67; McLaren 18.

Foto profilo instagram


Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Rolando Luzi 15 marzo 2026
L’80ª edizione del Gran Premio Duomo consacra definitivamente Dany Capar . Il campione uscente si riconferma sul trono dell’ippodromo fiorentino con una prova di forza straripante, eguagliando il record della corsa (1.10.5) che resisteva dal 2018. Sotto la guida impeccabile di Alessandro Gocciadoro , il figlio di Exploit Caf ha dominato la scena sin dallo stacco della macchina, imponendo un ritmo forsennato (42.6 i primi 600 metri) e chiudendo la partita con una frazione finale mozzafiato da 41.8 per gli ultimi 600 metri. LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI Alessandro Gocciadoro (Driver e Allenatore): “Oggi Dany era semplicemente intoccabile. Sapevo di avere tra le mani un cavallo al top della condizione, ma eguagliare il record della corsa (1.10.5) dimostra la caratura di questo atleta. Quando ha sentito l’auto partire, si è proiettato in avanti con una cattiveria agonistica incredibile e da lì in poi ho dovuto solo assecondarlo. È un onore vincere per la sesta volta questa classica, ma farlo con un bis consecutivo rende tutto più speciale.” Leonardo Cecchi (Proprietario): “Vincere il GP Duomo è un'emozione che non stanca mai, ma riconfermarsi dopo dodici mesi è un’impresa che ci riempie di orgoglio. Dany Capar è un cavallo di famiglia, un lottatore che non tradisce mai le attese. Voglio ringraziare tutto il team per il lavoro straordinario: oggi Firenze ha visto un vero fuoriclasse all’opera e il cronometro ci ha dato ragione.” ANALISI TECNICA La prestazione cronometrica di Dany Capar ha lasciato poco spazio agli avversari: un chilometro passato sul piede dell’1.11.0 e una chiusura ancora in piena spinta hanno congelato le ambizioni del resto del gruppo, confermando il binomio Gocciadoro-Cecchi come il punto di riferimento del trotto nazionale.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Redazione 15 marzo 2026
Ci sono molte valide ragioni per sostenere il referendum confermativo della riforma della giustizia. Ci sono anche, però, motivazioni specifiche che riguardano direttamente noi donne. A cominciare dall’auspicabile superamento di un meccanismo di potere correntizio che certamente non è estraneo alla penalizzazione che le donne subiscono tanto nella rappresentanza in seno al CSM, tanto nell’attribuzione di incarichi direttivi negli uffici giudiziari. Le donne, da ormai vent’anni stabilmente maggioritarie fra i vincitori del concorso di accesso, in magistratura sono più di 5mila, oltre il 56%, ma nelle ultime due consiliature del CSM, dal 2018 al 2027, ne sono state elette 6 su 20 componenti togati totali, meno di un terzo. Quasi tre magistrati su quattro (il 68% circa) tra coloro che esercitano funzioni direttive sono uomini. Uno squilibrio che si registra negli uffici giudicanti, e, in modo ancora più accentuato, in quelli requirenti, guidati da una donna solo nel 23% dei casi. Non si tratta di una rivendicazione di posizioni, ma della convinzione che una riforma che liberi la magistratura dal giogo delle correnti e dia concretezza al principio costituzionale del giusto processo possa favorire anche quella trasparenza e quella meritocrazia che consentano alle donne di vedere pienamente riconosciute le proprie capacità, assicurando così maggiore equilibrio all’esercizio della giurisdizione. Come in ogni altro ambito, e ancor di più in quello della giustizia, l’equità e l’equilibrio nelle posizioni di vertice assicurano prestazioni migliori e più efficienza. A coloro che quindi obiettano che questa riforma non rivolve i problemi della giustizia bisognerebbe chiedere una riflessione in più. Un assetto istituzionale più chiaro e meritocratico, una maggiore presenza femminile nel governo della giustizia, possono porre le premesse per affrontare con maggiore efficacia anche le criticità operative, che certamente esistono. L’appello che rivolgiamo a tutti è ad esercitare un voto consapevole sul merito della riforma, guardando al bene comune al di là di qualsiasi orientamento politico e appartenenza culturale. È un appello alla partecipazione a un appuntamento elettorale che sancisce il nostro protagonismo nella vita istituzionale del Paese. L’astensione ha un peso straordinario: esprime disinteresse per il funzionamento del nostro Stato e mortifica il nostro ruolo di cittadini e cittadine. Ricordiamolo bene: il referendum costituzionale non prevede un quorum e saranno coloro che si recheranno alle urne a decidere su una riforma che impatta fortemente sul futuro di ciascun di noi. Donne e uomini. Per questo invitiamo tutti a recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo, e ad esprimere un convinto SI’ sulla scheda elettorale. Sì a una riforma che garantisca un sistema di responsabilità trasparente e credibile: dal 2017 a ottobre 2025 lo Stato ha risarcito 6.485 casi di ingiuste detenzioni per quasi 279 milioni di euro, le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati interessati si sono concluse con 9 condanne. S ì a una riforma che consenta alle tante magistrate di talento ed esperienza di avere il ruolo di vertice che spetta loro e che sancisce quel principio di pari opportunità garantito dalla Costituzione. Sì a una riforma che non è contro la magistratura ma per una magistratura imparziale, autonoma, indipendente, meritocratica, come previsto dalla Costituzione.
Autore: a80d0376_user 15 marzo 2026
Araghchi alla Cbs: 'Spetta alle nostre forze armate decidere in merito' Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che diversi Paesi hanno contattato l'Iran per ottenere un passaggio sicuro per le proprie navi attraverso lo Stretto di Hormuz. "Non posso citare alcun Paese in particolare", ha detto il capo della diplomazia di Teheran in un'intervista alla Cbs News, aggiungendo che "spetta alle nostre forze armate decidere in merito".
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 15 marzo 2026
La Digos ha identificato due padovani e un napoletano: per tutti scatta la denuncia, mentre proseguono le indagini sugli altri responsabili In relazione ai gravi episodi avvenuti durante la manifestazione svoltasi ieri a Roma contro il referendum e il conflitto bellico, la Polizia di Stato comunica che l’attività investigativa della DIGOS ha portato all'individuazione dei primi tre responsabili del rogo di manifesti raffiguranti cariche dello Stato. Si tratta di tre uomini, nello specifico due residenti a Padova e uno a Napoli. Provvedimenti: Nei confronti dei tre individui è scattata l’immediata denuncia all'Autorità Giudiziaria. Azioni contestate: I soggetti sono ritenuti responsabili dell'incendio di cartelli simbolici in piazza dell’Esquilino, tra cui immagini della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e del Premier israeliano Benjamin Netanyahu.  Le indagini proseguono senza sosta attraverso l’analisi dei filmati di sorveglianza e delle riprese effettuate sul posto per identificare ulteriori partecipanti coinvolti negli atti vandalici.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 15 marzo 2026
L'avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia del piccolo Domenico Caliendo, ha espresso profonda amarezza per la manifestazione di solidarietà svoltasi davanti all'ospedale Monaldi in favore del primario Guido Oppido. "Patrizia è distrutta dal dolore e non ha la forza di reagire", ha dichiarato il legale, sottolineando il paradosso di vedere delle madri manifestare per un indagato per omicidio quando nessuna di loro ha mai espresso cordoglio per la morte di Domenico. Petruzzi ha definito l'iniziativa una "pagliacciata" che contrasta nettamente con la dignità e la compostezza mantenute finora dalla famiglia della vittima e dalla difesa.
Autore: AGENZIA DIRE : Ultimo aggiornamento Ore: 20.24 15 marzo 2026
Sedicesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutte le principali notizie della giornata. Dopo l’ attacco statunitense all’isola di Kharg , l’Iran ha minacciato ritorsioni contro i Paesi della regione (Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita), puntando a colpire i porti degli Emirati e i terminal petroliferi dell’area. Donald Trump ha definito questi attacchi azioni “del tutto immotivate” e se ne è detto sorpreso. Quanto alla fine della guerra, il presidente americano ha detto di non essere ancora pronto ad un accordo. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Rgc), intanto, ha annunciato il lancio della sua “cinquantesima ondata” di operazioni contro le basi statunitensi nella regione. Non solo. Ha anche minacciato apertamente il primo ministro israeliano Beanjamin Netanyahu. ORE 19:15 – CROSETTO: “CON PERDITA VELIVOLO IN KUWAIT NO RIFLESSI SU SICUREZZA MILITARI” “Questa mattina in Kuwait, presso la base di Al Salem, è stato colpito uno shelter al cui interno era ricoverato un velivolo da ricognizione a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana. Tutto il personale militare italiano presente nella base era al sicuro e non è stato coinvolto nell’attacco. Dell’evento ho immediatamente informato il Presidente del Consiglio dei Ministri, i vicepresidenti del Consiglio e tutti i leader delle forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione, al fine di garantire la massima trasparenza e condivisione della situazione”. Così in una nota il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Insieme al Presidente del Consiglio e a tutto il Governo seguo con la massima attenzione l’evoluzione del quadro di sicurezza nell’area, in costante contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) e direttamente con i comandanti sul campo. La Difesa italiana svolge in quell’area un’importante attività di collaborazione con il Kuwait e, più in generale, con i Paesi del Golfo amici dell’Italia, nella missione nota come Italian National Contingent Command Air – Task Force Air Kuwait avviata già nel 2014 (un pilastro fondamentale del contributo italiano nell’ambito dell’operazione internazionale Prima Parthica/Inherent Resolve contro il Daesh) e in questo momento sta profondendo i massimi sforzi per favorire una de-escalation della situazione in atto. Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale. La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area“. ORE 18:00 – UNIFIL: “I CASCHI BLU BERSAGLIATI DA COLPI DI ARMA DA FUOCO”. NESSUN FERITO “Oggi, i caschi blu dell’Unifil sono stati bersagliati da colpi d’arma da fuoco, probabilmente da gruppi armati non statali, in tre diverse occasioni, mentre svolgevano pattugliamenti intorno alle loro basi di Yatar, Dayr Kifa e Qallawiyah”. Lo fa sapere Unifil, Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, con un messaggio su Telegram. “A Yatar, i colpi sono arrivati ​​a soli cinque metri dai caschi blu. Negli altri due episodi, le fonti di fuoco si trovavano rispettivamente a circa 100 e 200 metri di distanza. Due pattuglie hanno risposto al fuoco per autodifesa e, dopo un breve scambio di colpi, hanno ripreso le loro attività programmate. Nessun militare è rimasto ferito“, assicurano. “La presenza di armi non sotto il controllo statale nell’area di operazioni dell’Unifil costituisce una violazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza. È inaccettabile che i caschi blu impegnati in compiti sanciti dal Consiglio di Sicurezza siano presi di mira“, sottolinea Unifil. “Ricordiamo con forza a tutti gli attori coinvolti i loro obblighi, ai sensi del diritto internazionale, di garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite in ogni momento e di adottare tutte le misure necessarie per prevenire danni ai civili“, si legge nella nota. “Qualsiasi attacco contro i caschi blu dell’Unifil costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e della Risoluzione 1701 e può configurarsi come crimine di guerra”, conclude Unifil. ORE 15:50 – TAJANI: “SU HORMUZ NO TRATTATIVE CON IRAN, AL LAVORO PER DE-ESCALATION” “Non siamo coinvolti nello stretto di Hormuz, non è vero che eravamo in trattative con l’Iran e non è vero che stavamo inviando navi miliatari. Dobbiamo lavorare per una de-escalation”. Lo dice il ministro degli esteri, Antonio Tajani intervenuto a ‘Il diario della domenica’ su Rete4. ORE 15:45 – TAJANI: “IN KUWAIT SOLDATI ITALIANI AL SICURO, NON CI FACCIAMO INTIMORIRE” Quella attacata in Kuwait “era una base attaccata più volte dove era stato già ridotto il numero del personale. Con questo attacco non c’è stato nessun rischio per i nostri militari che sono al sicuro. Non è che ci facciamo intimorire perché arriva un drone ma dobbiamo mettere al sicuro il nostro personale”. Lo dice il ministro degli esteri, Antonio Tajani intervenuto a ‘Il diario della domenica’ su Rete4.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 15 marzo 2026
Nella puntata odierna di Domenica In, Mara Venier ha dedicato un profondo e toccante ricordo a Enrica Bonaccorti, la celebre conduttrice scomparsa lo scorso giovedì all’età di 76 anni. Durante lo spazio dedicato alla memoria dell’amica e collega, Mara Venier ha ripercorso le tappe di un rapporto umano riscoperto negli ultimi anni: "Da ragazze eravamo molto amiche, poi ci siamo allontanate in maniera stupida", ha confessato la conduttrice. Un legame che però si era rinsaldato grazie alla vicinanza geografica a Roma: "Vivevamo a cinque minuti di distanza, stavamo sempre insieme. Abbiamo recuperato tutto il tempo perso". Uno dei momenti più intensi della testimonianza ha riguardato l’ultimo compleanno della Bonaccorti. Venier ha descritto una serata all'insegna della gioia, della musica e del ballo, nonostante la malattia (un tumore al pancreas) stesse già segnando il fisico della conduttrice. Di fronte alla preoccupazione di Mara per lo sforzo organizzativo, Enrica aveva risposto con lucida serenità: "L’ho voluta io Mara, era un mio grande desiderio. Quest'anno ci sono, il prossimo anno non lo so". In chiusura del suo intervento, Mara Venier ha espresso rammarico per l’ultima fase della parabola professionale della collega, denunciando quella che ritiene essere stata una "profonda ingiustizia" da parte del sistema televisivo: "Enrica meritava molto di più nel mondo della televisione".  Con questo omaggio, Domenica In ha voluto celebrare non solo una protagonista della storia della TV italiana, ma anche una donna che ha affrontato la malattia con coraggio e desiderio di vita fino all'ultimo istante.
Autore: AGENZIA DIRE 15 marzo 2026
Ad Ali Al Salem colpito un mezzo della Tak force air. Portolamo: 'Era indispensabile per le nostre operazioni'. I militari erano in sicurezza Questa mattina la base di Ali Al Salem, in Kuwait, che ospita mezzi e militari americani e italiani, è stata attaccata con un drone che ha colpito un capannone dove si trovava un 'velivolo a pilotaggio remoto' della Task force air italiana, che è stato distrutto. Al momento dell'attacco tutto il personale era in sicurezza e non è stato coinvolto. Lo si apprende dallo Stato Maggiore della Difesa. Il velivolo distrutto nell'attacco, dove ci sono anche i militari italiani, "costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato nella base al fine di garantire la continuità delle operazioni". A comunicarlo su X è il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. "Il dispositivo italiano della Task force air - ha aggiunto - era stato preventivamente alleggerito nei giorni scorsi, nell'ambito delle misure adottate in relazione all'evoluzione del quadro di sicurezza nell'area. Il personale rimasto nella base è impiegato per lo svolgimento delle attività essenziali della missione". "Dell'accaduto ho prontamente informato il ministro della Difesa Crosetto, col quale sono in costante contatto per l'aggiornamento continuo della situazione di tutti i nostri contingenti all'estero", ha detto Portolano. La situazione è costantemente monitorata dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal Comando operativo di vertice interforze (Covi), che mantengono un contatto continuo con i contingenti sul terreno.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 15 marzo 2026
– I Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si tingono d’azzurro grazie a una giornata di straordinari successi. Giacomo Bertagnolli conquista il gradino più alto del podio nello slalom speciale, mentre Giuseppe Romele firma un’impresa di resistenza portando a casa il bronzo nella 20 km di sci di fondo. L'impresa di Bertagnolli Nella categoria Vision Impaired, il trentino Giacomo Bertagnolli ha dominato i pali stretti dello slalom, centrando la medaglia d’oro. Al traguardo, l’emozione è incontenibile: “È la medaglia più bella, quella a cui tenevamo di più”, ha dichiarato il campione, dedicando il successo al lavoro svolto negli ultimi quattro anni per arrivare al top nell'appuntamento di casa. Il podio di Romele Non meno significativa la prestazione di Giuseppe Romele nella categoria Sitting. Impegnato nella massacrante 20 km di fondo, l’azzurro ha gestito le energie con maestria, chiudendo al terzo posto dopo un finale di gara al cardiopalma che gli è valso una meritatissima medaglia di bronzo. Con questi due pesanti risultati, l’Italia rafforza la sua posizione nel medagliere, confermando la crescita costante del movimento paralimpico invernale nazionale.
Autore: AGENZIA DIRE Aggiornamento Ore: 13.00 15 marzo 2026
Le Guardie rivoluzionarie giurano vendetta a Netanyahu, mentre Trump annuncia che le sanzioni per la Russia sono solo sospese Sedicesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutte le principali notizie della giornata. Dopo l’ attacco statunitense all’isola di Kharg , l’Iran ha minacciato ritorsioni contro i Paesi della regione (Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita), puntando a colpire i porti degli Emirati e i terminal petroliferi dell’area. Donald Trump ha definito questi attacchi azioni “del tutto immotivate” e se ne è detto sorpreso. Quanto alla fine della guerra, il presidente americano ha detto di non essere ancora pronto ad un accordo. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (Rgc), intanto, ha annunciato il lancio della sua “cinquantesima ondata” di operazioni contro le basi statunitensi nella regione. Non solo. Ha anche minacciato apertamente il primo ministro israeliano Beanjamin Netanyahu. ORE 10 ARAGHCHI: “MOJTABA STA BENE” “La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di buona salute e governa pienamente il Paese“: sono le parole del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo i dubbi e i rumors che aveva provocato la sua mancata comparizione in video giovedì, quando la tv iraniana ha diffuso il suo primo messaggio. Le parole di Araghchi sono state riportate dall’agenzia Irna. “La situazione nel Paese è stabile”, ha aggiunto. ORE 9.30 – LA COREA DEL SUD VALUTA LA RICHIESTA DI TRUMP PER HORMUZ La Corea del Sud sarebbe in stretto contatto con gli Stati Uniti. E starebbe valutando se “inviare navi da guerra” nello Stretto di Hormuz, come chiesto da Donald Trump di per “garantire che rimanga aperto”: lo ha affermato un funzionario presidenziale citato dall’agenzia Yonhap. “La sicurezza delle rotte marittime internazionali e la libertà di navigazione sono nell’interesse di tutti i Paesi e sono protette dal diritto internazionale”, ha dichiarato il funzionario coreano. “Sulla base di questo principio, speriamo che la rete logistica marittima globale torni rapidamente alla normalità”. ORE 6 – I PASDARAN: “UCCIDEREMO NETANYAHU” In un comunicato ufficiale diffuso dall’agenzia Fars, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che continueranno a “dare la caccia e a uccidere con tutte le forze” Benjamin Netanyahu. I Pasdaran citano anche le presunte voci sul missile che avrebbe colpito il “criminale Primo Ministro sionista”, che da un paio di giorni si rincorrono e rivelano, secondo loro, la “crisi e l’instabilità” dello Stato ebraico. Al contempo, le Guardie rivoluzionarie esaltano l’operazione che ha colpito i settori industriali di Tel Aviv e tre basi statunitensi nella regione: la base aerea di Harir a Erbil e quelle di Ali Salem e Arifjan. “Il suono continuo delle sirene delle ambulanze”, scrivono i Pasdaran, confermerebbe la “profondità dell’impatto” dell’attacco. Eppure Usa e Israele starebbero nascondendo il reale numero di morti e feriti. ORE 2.14 – TRUMP: “SANZIONI SUL PETROLIO RUSSO TORNERANNO” Donald Trump ha fatto sapere che le sanzioni sul petrolio russo torneranno non appena sarà finita al guerra. La decisione di sospenderle è stata dettata dall’urgenza assoluta del momento. “Voglio ci sia petrolio per il mondo. Voglio che ci sia petrolio”, ha detto il presidente Usa alla Nbc, assicurando che le restrizioni del 2022 “saranno ripristinate non appena la crisi sarà terminata”. E ha nuovamente ribaito la necessità di un accordo sul fronte della guerra in Ucraina, mandando a dire a Zelensky: “Sono sorpreso che Zelensky non voglia raggiungere un accordo. Dite a Zelensky di trovare un accordo, perché Putin è disposto a farlo”. 1.45 – TRUMP: “NON SO SE MOJTABA KHAMENEI SIA VIVO” Donald Trump, sempre parlando alla Nbc, ha messo in dubbio il fatto che la nuova Guida suprema scelta dall’Iran, Mojtaba Khamenei, primogenito del defunto ayatollah Khamenei, sia ancora in vita. Il riferimento è al fatto che giovedì, quando la tv iraniana ha mandato in onda il suo pimo discorso da leader, lui non è apparso. Il suo messaggio è stato letto da un giornalista. “Non so nemmeno se sia vivo. Finora nessuno è riuscito a mostrarlo”, ha detto Trump. Che poi ha aggiunto: “Se fosse vivo, «dovrebbe fare qualcosa di molto intelligente per il suo Paese: arrendersi”. ORE 1 – TRUMP: “NON ANCORA PRONTO PER UN ACCORDO” Nessuna tregua immediata, è troppo presto. Nonostante i segnali di apertura arrivati da Teheran, il Presidente americano Donald Trump, intervistato dalla Nbc, ha spiegato che non ci sono le condizioni per ipotizzare un accordo di cessazione della guerra. “I termini non sono ancora abbastanza buoni“, ha detto Trump. Elemento imprescindibile è l’abbandono totale delle ambizioni nucleari da parte dell’Iran. Trump ha anche sostenuto che dopo le offensive dei giorni scorsi, in Iran “non è rimasto praticamente nulla da colpire“. E il paese di Khamenei non avrebbe più molta possibilità di azione, anche perchè ormai privato di mezzi e armi: “Abbiamo neutralizzato la maggior parte dei loro missili e droni”, ha concluso Trump. E presto arriveranno nuovi attacchi, visto che nel giro di 48 ore “ogni residua capacità produttiva iraniana sarà totalmente annientata”. ORE 00.30 ESPLOSIONI IN BAHREIN Forti esplosioni si sono verificate, nella notte, a Manama, capitale del Bahrein. Lo hanno riferito due giornalisti dell’Afp. Il Bahrein ha dichiarato di aver intercettato 125 missili e 203 droni dall’inizio degli attacchi iraniani, che hanno causato due morti nel regno e altri 24 nei paesi limitrofi del Golfo.
Show More