Autore: AGENZIA DIRE
•
2 luglio 2026
Dopo cinque giorni, rientrano in Italia gli uomini intervenuti per il sisma. Per il Cesvi si tratta di una catastrofe 5 o 6 volte peggiore del terremoto in Myanmar ROMA – A una settimana dai terremoti di 7.2 e 7.5 che hanno colpito il Venezuela, cresce il bilancio delle vittime. Secondo l’ultimo bollettino,i morti sarebbero 2295, di cui 16 cittadini di origine italiana. Sono 11.267 i feriti. Le Nazioni Unite stimano che 15.866 persone siano state colpite dal terremoto, mentre Unicef indica in 1,8 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria, tra cui circa 680.000 bambini. La Nasa stima, inoltre, che quasi 59mila edifici siano stati danneggiati o distrutti, sulla base di una valutazione satellitare preliminare. La situazione resta estremamente critica. Gli ospedali sono sotto enorme pressione, i servizi essenziali risultano compromessi e molte famiglie continuano a vivere in condizioni di forte precarietà. LUTTO NAZIONALE La presidente ad interim, Delcy Rodriguez, con una nota pubblicata su X, ha annunciato il lutto di 7 giorni in tutto il Paese. “L’anima del Venezuela è lacerata dalla perdita di vite umane causata dai devastanti terremoti. Oggi condividiamo il dolore delle famiglie che hanno perso i propri cari e offriamo le nostre preghiere per i feriti, i dispersi e le comunità colpite”, scrive Rodriguez. “In omaggio alla memoria delle vittime, ho deciso di decretare il lutto nazionale per 7 giorni”, aggiunge. “In questi momenti di profonda tristezza, abbracciamo coloro che stanno soffrendo per questa tragedia e ribadiamo il nostro impegno ad accompagnarli e proteggerli”, conclude la presidente ad interim. RIENTRANO I VIGILI DEL FUOCO ITALIANI IMPEGNATI NEL SISMA E, mentre le operazioni di ricerca e assistenza proseguono, si è conclusa oggi la missione dei vigili del fuoco italiani nel Paese. “Si è conclusa con una scena straziante”, scrivono in un messaggio pubblicato su Telegram. “Recuperati ieri notte i corpi senza vita di una nonna che teneva stretta a sé la nipotina di tre anni, un gesto con il quale ha tentato di proteggerla dal crollo della propria abitazione. Nella mattina di ieri erano stati recuperati i corpi senza vita di altri due dispersi nella zona della Marina di La Guaira”, aggiungono. “Alla missione, durata cinque giorni, hanno preso parte 41 vigili del fuoco, con 25 Usar che hanno lavorato sulla macerie senza sosta, alternandosi ogni otto ore nelle operazioni di soccorso. Nella notte tra domenica e lunedì i vigili del fuoco italiani avevano sfiorato il miracolo di salvare una mamma e i suoi figli, purtroppo la scossa di terremoto di magnitudo 5.1 nella mattina di lunedì ha chiuso ogni speranza”. “Con il primo contingente partiranno stasera per l’Italia, con un volo che decollerà alle ore 22 locali dall’aeroporto di La Guaira, i due tecnici dedicati alle operazioni di assessment e i due della comunicazione in emergenza. L’impegno dell’Italia nell’emergenza venezuelana prosegue con il team TAST (Technical Assistance and Support Team) del Corpo nazionale, un team che sosterrà il lavoro degli esperti di protezione civile inviati nell’ambito del Meccanismo Europeo di Protezione Civile, che stanno coordinando la ripartenza dei team di soccorso e l’arrivo degli aiuti umanitari. Il Team TAST Italiano lascerà il paese al termine delle esigenze”. CESVI: CATASTROFE 5 VOLTE PEGGIORE TERREMOTO MYANMAR “La catastrofe del terremoto in Venezuela ha una scala di gravità enorme. Per dimensione dell’impatto, vulnerabilità della popolazione coinvolta e urgenza dei bisogni che stiamo rilevando siamo di fronte a un’emergenza che appare cinque o sei volte più grave rispetto al terremoto che ha colpito il Myanmar lo scorso anno. Si parla di più di 40mila dispersi, tra cui numerosi bambini”. L’allarme arriva da Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi, l’organizzazione umanitaria che fin dalle primissime ore successive al terremoto si è attivata in risposta all’emergenza che ha colpito il Venezuela, avviando una Valutazione Rapida dei Bisogni per comprendere l’impatto umanitario della catastrofe e identificare le necessità più urgenti delle comunità colpite. “Le persone che incontriamo hanno perso tutto in pochi secondi: la casa, i propri beni, la sicurezza di una routine, in molti casi anche i propri familiari. Oggi molte famiglie dormono ancora all’aperto, in strada, nelle scuole, nelle chiese o in spazi improvvisati che non garantiscono condizioni minime di protezione, igiene e privacy. La paura non è finita: ogni scossa di assestamento riapre il trauma e rende ancora più difficile capire se e quando sarà possibile tornare a casa”, aggiunge Marcelo Garcia Dalla Costa, head of International Programmes di Cesvi, arrivato a Caracas per coordinare l’emergenza. “Vediamo tanti bambini arrivare nei centri di raccolta da soli” continua Garcia Dalla Costa. “Un bambino solo, in un contesto come questo, è esposto a rischi enormi. Servono ripari, cibo, acqua pulita, ma anche protezione e tutela, soprattutto nelle zone più remote e ancora non pienamente raggiunte dai soccorsi. È per questo che nei prossimi giorni continueremo ad allargare le aree del nostro intervento, cercando di raggiungere i luoghi più distanti e meno accessibili”. Secondo Unhcr, quasi una persona sfollata su due vive per strada o in accampamenti di fortuna allestiti in spazi pubblici, chiese e scuole, spesso senza standard minimi di protezione, privacy, igiene e comfort di base. Dopo le due forti scosse iniziali, sono state registrate centinaia di scosse di assestamento, che continuano ad alimentare paura e instabilità tra la popolazione. Nell’area di El Juncita, Cesvi prevede di raggiungere oltre 560 persone, dove risultano colpiti in particolare donne e bambini. L’intervento prevede la distribuzione di kit di emergenza, alimentari, igienici, inclusi articoli per l’igiene mestruale, kit per la cucina e beni non alimentari. Anche nell’area di Carayaca sono stati colpiti soprattutto donne e bambini. Attraverso il suo intervento Cesvi raggiungerà qui oltre 110 persone con la distribuzione di kit alimentari, kit igienici, acqua sicura e kit per ripari destinati alle abitazioni crollate o danneggiate. Altre 500 famiglie saranno raggiunte in questi giorni attraverso la distribuzione di kit per fornire un riparo immediato e per le abitazioni danneggiate, in altre aree nei dintorni di Caracas, tra le più colpite e povere. Particolare attenzione sarà dedicata ai bambini e alle bambine, tra i più esposti alle conseguenze dell’emergenza. Lo sfollamento, la perdita della casa, la paura delle nuove scosse e l’interruzione della routine quotidiana possono avere un impatto profondo sul loro benessere. Per questo Cesvi sta avviando anche interventi di protezione dell’infanzia, creazione di spazi sicuri e attività di supporto psicologico per bambini, nelle comunità in cui si effettuano distribuzioni.