La labile frontiera tra racconto e poesia

Anna Maria Rengo • 17 agosto 2026

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Giovanni Fierro passa al setaccio i piccoli e grandi interrogativi della quotidianità e dello stare al mondo: lo fa ne “Il giorno prima”, intensa opera nella quale la scrittura diventa strumento di orientamento e riconoscimento.

 

Un’opera prima di narrativa che utilizza la difficile forma del racconto per scoprire le tensioni dell’intimità e per cercare di trovare un senso allo stare al mondo e una risposta ai piccoli e grandi interrogativi della vita quotidiana.

È la raccolta di racconti “Il giorno prima” (Qudulibri edizioni) del goriziano Giovanni Fierro, che con un linguaggio delicato, preciso e in qualche modo sospeso consegna al lettore storie autentiche, che fanno vibrare corde nascoste della propria anima, in una circolarità di scrittura che trova senso compiuto nel suo ondeggiare tra passato, presente e futuro.

La tua prima silloge poetica è del 2004 e nel corso degli anni ci sono state molte altre pubblicazioni. Quando hai incontrato il genere del racconto e cosa ti ha spinto a scrivere la raccolta “Il giorno prima”?

“Dopo la raccolta poetica ‘Il riparo che non ho’ ho avvertito il bisogno di un cambiamento. Pur piacendomi quello che di nuovo stavo scrivendo, mi ero reso conto di stare in uno scrivere consolidato, una comfort zone che mi proteggeva, che mi limitava. Quindi, se volevo crescere come autore, non potevo far altro che scardinarla, rinunciare a ciò che avevo acquisito ed aprire una nuova finestra nello spazio della mia scrittura, per farla respirare di più.

Così ho iniziato ad allungare il verso, a permettere al mio fare poesia di avere un respiro più ampio, più narrativo. E questo ha combaciato con il progetto ‘Gorizia On Off’, ovvero i testi dedicati alla mia città, che per un anno intero ho scritto ogni giovedì, e pubblicato alle 10.20 sul mio profilo Facebook.

Da lì è stato poi naturale proseguire nella costruzione di veri e propri racconti, seppur brevi, che mi hanno portato a una nuova concezione dello scrivere. Raccontare una storia, creare dei personaggi, affidare loro quel qualcosa che cerco sempre di dire.”

 

Quanto di poetico, secondo me molto, c’è nella tua raccolta di racconti ed è possibile tracciare una linea di confine tra poesia e racconto?

“Rimango comunque un autore che è nato e cresciuto con la poesia. Penso sia la radice più profonda del mio scrivere, nella quale mi identifico, in cui cerco e in cui alcune volte mi trovo e mi riconosco.

Penso quindi che il respiro poetico contraddistingua i racconti de ‘Il giorno prima’. Non solo nella scrittura, nelle atmosfere che ho cercato di evocare, ma anche nella dimensione poetica come possibilità per i vari protagonisti di vivere in modo più completo ed articolato, e di sicuro più problematico, il loro stare al mondo, il loro quotidiano.

Di certo la poesia non salva, ma permette un vivere più interessante, più intenso.

Un punto di riferimento, da sempre, per me è Raymond Carver. Di lui mi è sempre piaciuto che alcuni suoi racconti siano delle poesie, e che alcuni sue poesie siano in verità dei racconti. Questa mi ha sempre affascinato, e mi ha da subito liberato da ogni restrizione di forma espressiva, da ogni omologazione di formato.

L’unica cosa che posso dire è che io sono ogni poesia che scrivo, e ogni poesia che scrivo è me, c’è un’adesione completa, assoluta; e che sono ogni racconto che scrivo, ma ogni racconto che scrivo non sono io. È un qualcosa d’altro, che si discosta, che ha di sicuro più libertà.

Perché la poesia ti mette spalle al muro, ti fa rinunciare ad ogni protezione, non concede riparo. Il racconto ti permette, attraverso i protagonisti delle varie storie, di avere un filtro, di avere una distanza di sicurezza dalla quale poter creare ciò che accade sulla pagina.”

 

Continuando a parlare, ma su un piano più reale, di linea di confine, quanto e come il tuo essere goriziano, a pochi passi dalla Slovenia e con una città spezzata in due dal 1947, influenza la tua scrittura?

“Il paesaggio in cui si nasce inevitabilmente fa parte della tua identità. Diventa la geografia del tuo quotidiano, tanto in forma conscia quanto inconscia. Aver vissuto a lungo su di un confine che era un taglio, una divisione, che ti diceva fino a qui tutto è conosciuto e vivibile (il mondo occidentale) e di là invece c’è un vuoto, c’è un qualcosa che può essere pericoloso (la Yugoslavia e la parte comunista dell’Europa) di certo ha segnato il vissuto di ognuno di noi.

Ma ci ha anche permesso di scardinare tutto questo, costruendo vicinanze con persone che vivevano (vivono) al di là di quel confine che era davvero una separazione, una dichiarazione di intenti, a cui in qualche modo eri invitato ad obbedire.

Ecco, penso che la mia scrittura in qualche modo cerchi sempre di trasformare il concetto di confine in una trama di frontiera, in qualsiasi ambito lo scrivere ponga la sua attenzione.

È il trasformare quindi un qualcosa che taglia e separa, in un qualcosa che invita all’andare incontro, agli altri ma anche a se stessi, il creare una vicinanza, direi. Cosa questa che si fa sempre di meno, nella nostra società contemporanea.”

 

La tua raccolta di racconti narra, in un’atmosfera tanto accurata quanto sospesa, momenti di quotidianità e si sofferma sui piccoli e grandi interrogativi dell’esistenza. Qual è, per il tuo essere che cerca risposte, il ruolo della scrittura?

“Sono proprio quei momenti di quotidianità e quei piccoli interrogativi (ancor più di quelli grandi…) a costruire e influenzare lo stare al mondo di ognuno di noi.

Arrivare a fine mese, pagare le bollette, riempire il frigorifero… ma anche avere qualcuno/qualcuna da abbracciare, conoscere l’ascolto altrui e offrire il proprio, riconoscere un momento di gioia e viverlo appieno, ma anche accettare un momento di sconforto e rispettarlo per poterlo affrontare…

Questa penso sia la mappa in cui ognuno di noi si trova coinvolto, giorno dopo giorno.

E la scrittura è uno strumento in più per orientarsi, per tracciare un percorso, per riconoscerlo o per inventarlo. Scrivere ti permette di non accontentarti del prevedibile, del già mappato, del già conosciuto.

La scrittura però si nutre di domande, costruisce domande. È la parte più faticosa, certo, a volte anche dolorosa. Ma penso sia l’unica forza che ti possa dare coraggio e determinazione quando le risposte non ci sono, quando non sei capace di individuarle o di dare loro una forma.

La poesia e la narrativa sono questa possibilità in più per avere più momenti la cui intensità ti permette di stare al centro di un accadere, dove essere protagonisti e sicuri di non sgualcire il proprio tempo mortale.”

 

In più racconti affronti il tema della felicità. Che definizione e valore dai alla felicità e come la si può cercare?

“La domanda delle domande… Da cui in qualche modo mi svincolo, dicendo che penso sia già importante e fondamentale accorgersi e riconoscere i momenti in cui la gioia si esprime.

E per questo penso sia necessario una educazione allo stupore e alla sorpresa.

L’essere disponibili a riconoscere l’attimo in cui sta succedendo qualcosa di speciale, quel qualcosa che riempie il petto, fa diventare il tuo respiro più prezioso, dona alla parola che stai dicendo o che dirai il peso specifico dell’universo che si manifesta, e che sa indicare il silenzio quando è un luogo che tutto contiene e protegge. Poi per la felicità ci sarà altro tempo, che forse non sarà neanche più necessario….

Perché in fondo la gioia è luogo fragile ma abitato, la felicità è spazio grandioso ma solitamente poco popolato.”

 

L’AUTORE - Giovanni Fierro è nato nel 1968 a Gorizia, dove vive.

 

Ha pubblicato le raccolte di poesia “Lasciami così” (Sottomondo 2004), “Il riparo che non ho” (Le Voci della Luna 2011, Premio Ultima Frontiera Volterra), “Gorizia On/ Off” (Qudu 2017) e la plaquette “Oleandro e garaža” (Qudulibri 2015).

Nel 2022 ha pubblicato anche il volume di testi “Di questa città” (Qudulibri 2022), con i disegni di Nicola Montemorra.

 

A fine 2024 ha pubblicato la raccolta di racconti “Il giorno prima”, edita da Qudulibri.

 

Ha partecipato a varie letture e festival poetici in Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Repubblica Ceca.

 

È tradotto in portoghese, sloveno, tedesco, croato, ceco, macedone e friulano.

 

È responsabile della rivista mensile online “Fare Voci” e della collana di poesia “Gorizia Most” dell’editore Qudulibri.


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Secondo la nuova indagine dell'Istituto di statistica, il 15,3% delle donne ha subito abusi nell'infanzia, per lo più da parenti o conoscenti. Oltre il 58% delle vittime ha tenuto il silenzio ROMA – Circa 3 milioni di donne italiane (il 15,3% della popolazione femminile tra i 16 e i 75 anni) e oltre 244mila donne straniere (11,4%) hanno dichiarato di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. È il quadro drammatico tracciato dal nuovo rapporto Istat intitolato ‘Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025’. Un fenomeno grave che si consuma in larghissima parte tra le mura domestiche o nella cerchia degli affetti ed è caratterizzato da un elevato tasso di sommerso. I NUMERI DEL RAPPORTO ISTAT: ABUSI IN FAMIGLIA E IL SILENZIO DELLE VITTIME Entrando nel dettaglio delle rilevazioni diffuse dall’Istat, l’8,2% delle donne italiane (poco meno di 1 milione e 650mila) e il 3,4% delle straniere (circa 72.700) hanno subito almeno una violenza sessuale in età infantile o adolescenziale. Tra le cittadine straniere, il dato più elevato si riscontra tra le rifugiate (22,4%), seguite dalle donne romene (14,6%) e filippine (12,0%). Gli autori dei maltrattamenti e degli abusi sono nella quasi totalità uomini, individuati prevalentemente tra parenti, amici e conoscenti di famiglia. Sebbene la violenza agita da familiari diretti risulti meno frequente, quando si verifica tende a ripetersi con maggiore reiterazione nel tempo. Il report mette in luce anche l’età del primo abuso e l’isolamento delle vittime: · Fascia d’età dei primi abusi: La maggior parte degli episodi si concentra tra gli 11 e i 16 anni, ma l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio prima dei 6 anni di età. · Il muro del silenzio: Più del 58% delle vittime da piccola non ha confidato a nessuno le violenze subite, rimanendo priva di supporto o di un adulto in grado di cogliere i segnali. IL CONFRONTO CON IL 2014 E IL RISCHIO DI REVICTIMIZATION Nonostante la gravità dei numeri, la rilevazione mostra un miglioramento rispetto al 2014. Nella fascia d’età comparabile (16-70 anni), la percentuale di donne che ha subito violenze sessuali prima dei 16 anni è scesa dal 10,6% al 7,8%. Le conseguenze degli abusi precoci continuano tuttavia a pesare in età adulta. L’Istat evidenzia che tra le donne che hanno subito violenze da piccole, la quota di chi torna a subirne da adulta supera il 57%, una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale. IL PD INCALZA: “L’ORCO È IN CASA, SERVE L’EDUCAZIONE AFFETTIVA A SCUOLA” I dati dell’Istituto di statistica hanno sollevato le prese di posizione delle esponenti del Partito Democratico all’interno della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. La senatrice Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione, ha posto l’accento sulla necessità di interventi strutturali nelle scuole: “Impressiona la precocità con cui le donne fanno esperienza della violenza, per lo più in ambito familiare. Tutto ciò rafforza la convinzione che serva l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Avere affidato ai genitori il consenso preventivo penalizzerà proprio chi è più esposto. È necessario offrire strumenti alle giovani per difendersi e costruire una nuova grammatica delle relazioni fondata sulla libertà”. Sulla stessa linea la senatrice Dem Valeria Valente, che smentisce la narrazione sui pericoli esterni: “In un caso su tre l’autore è il padre o il patrigno, negli altri un familiare o un compagno di scuola. Altro che violentatori sconosciuti o extracomunitari: l’orco è in casa. Il 58% delle minori non parla per vergogna e paura. Serve l’educazione alla parità e al rispetto in tutte le agenzie educative per smantellare un modello culturale basato sulla sopraffazione maschile”. ALMICI (FDI): “RAFFORZARE LA PREVENZIONE E FORMARE GLI EDUCATORI” Sui dati emersi dall’indagine è intervenuta la deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. “Il dato è in calo rispetto al 2014, ma non può certo lasciarci tranquilli. Dietro quel 7,8% ci sono centinaia di migliaia di bambine alle quali qualcuno ha rubato una parte dell’infanzia”, ha dichiarato Almici. La parlamentare ha sottolineato come la protezione dei minori sia la chiave per spezzare la catena della violenza: “Proteggere una bambina oggi significa anche interrompere un circuito destinato a proseguire in età adulta. Non basta intervenire a violenza esplosa: occorre formare chi vive accanto ai minori, come insegnanti, pediatri, educatori e operatori sportivi, fornendo procedure chiare di segnalazione e percorsi di ascolto protetto”. Almici ha infine richiamato un episodio avvenuto a Brescia, dove un imam è stato espulso dopo aver sostenuto che una bambina di nove anni potesse essere data in sposa: “La risposta dello Stato deve essere ferma ogni volta che si tenta di giustificare la sopraffazione con motivazioni culturali o religiose. In Italia nessuna tradizione viene prima della legge e della tutela dei minori”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 16 settembre 2026
Svolta storica per l'accesso alla magistratura ordinaria. Il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha approvato oggi la delibera che introduce ufficialmente i test psicoattitudinali per i futuri magistrati. La novità entrerà in vigore da subito. Le nuove disposizioni saranno applicate già durante le prove orali del prossimo concorso in programma, integrando i tradizionali criteri di selezione. L'obiettivo della misura è garantire una valutazione complessiva dei candidati, verificandone non solo le competenze giuridiche ma anche l'idoneità psicologica e l'equilibrio attitudinale necessari per ricoprire un ruolo di così alta responsabilità.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 16 settembre 2026
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo all'abolizione del bollo per le autovetture di piccola e media potenza (fino a 80 kW) e per tutti i motoveicoli per l'anno 2027. Il provvedimento, strutturato all'interno del più ampio decreto in materia fiscale e di contenimento del prezzo dei carburanti approvato nel pomeriggio a Palazzo Chigi, rappresenta una decisa risposta a favore dell'economia delle famiglie e dei lavoratori italiani. I l Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivendicato con fermezza la misura al termine della riunione dell'esecutivo: "Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà. Abbiamo deciso di abolire in modo strutturale il bollo per le auto di piccola e media potenza, che costituiscono oltre il 70% di quelle attualmente in circolazione in Italia. Parliamo di più di 13,2 milioni di automobili, a cui si aggiunge circa un milione e centomila motoveicoli, per un totale di 14,5 milioni di mezzi coinvolti. Abbiamo scelto di trasformare una parte delle risorse impiegate finora contro il caro carburanti in una misura semplice, pensata per chi usa l'auto e la moto ogni giorno per andare a lavorare o per gestire la propria vita familiare. Cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani."
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 16 settembre 2026
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che abolisce definitivamente il bollo automobilistico per le auto di piccola e media cilindrata e per i motocicli. Il provvedimento introduce inoltre una proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 5 ottobre 2026, basata su un meccanismo di riduzione graduale (décalage). "Cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani", ha dichiarato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sottolineando l'impatto della misura che, secondo le prime stime di Adusbef, interesserà un bacino di circa 31,6 milioni di veicoli fino a 1.600 cc. Il testo prevede inoltre la rimodulazione dello sconto fiscale alla pompa: il taglio delle accise sarà pari a 12,2 centesimi di euro fino al 25 settembre, per poi dimezzarsi nella fase successiva fino alla scadenza finale di ottobre. L'intervento mira a dare immediato ossigeno alle famiglie e a contenere gli effetti dei rincari energetici.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 16 settembre 2026
Domani al Centro Svizzero la celebrazione del talento under 35. Premio Storytelling a Maria Latella. Conduce il direttore di Adnkronos, Davide Maria Desario. Talento, merito e nuove competenze saranno al centro della IX edizione del Premio Giovani Comunicatori ICCH (International Corporate Communication Hub), che si terrà domani, giovedì 17 settembre 2026, a partire dalle ore 19.15 presso la Sala Meili del Centro Svizzero di Milano. L'evento rappresenta un importante momento di dialogo intergenerazionale, riunendo studenti e giovani professionisti della comunicazione insieme a manager, aziende e grandi protagonisti dell'informazione italiana. La serata sarà aperta dai saluti di Pierangelo Fabiano, segretario generale dell'ICCH, e sarà condotta da Davide Maria Desario, direttore di Adnkronos. I Premi Speciali: Feltri e Latella Il momento culminante della cerimonia sarà la consegna dei due prestigiosi Premi Speciali da parte di Stefano Lucchini, presidente dell'Advisory Board ICCH: Premio alla Carriera a Vittorio Feltri: giornalista, editorialista e direttore editoriale de Il Giornale, premiato per il suo storico contributo al giornalismo italiano e al dibattito pubblico. A seguito della premiazione, Feltri sarà protagonista di un'intervista esclusiva curata da Davide Maria Desario, ripercorrendo le tappe principali della sua storia professionale. Premio Storytelling a Maria Latella: celebre firma del giornalismo e della comunicazione, per la sua straordinaria capacità di raccontare l'attualità e le complessità del nostro tempo. La valorizzazione dei giovani talenti Durante la serata verranno proclamati i vincitori delle cinque categorie del premio, suddivisi rispettivamente nelle sezioni Studenti e Giovani Professionisti. I riconoscimenti verranno consegnati direttamente dai manager delle aziende partner. Tra le categorie strategiche di questa edizione spiccano: Health Education and Awareness (in partnership con Amgen): incentrata su progetti capaci di rendere i temi della salute più vicini, accessibili e rilevanti per le nuove generazioni tramite linguaggi innovativi. Brand Activation, Media Relations & Digital PR, Sport Communication e Advocacy.  L'iniziativa conferma la missione di ICCH nel rafforzare una comunità di comunicatori che guarda al futuro e all'innovazione digitale, valorizzando il merito dei giovani talenti senza però perdere il legame fondamentale con la storia e l'esperienza del grande giornalismo italiano.
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