La Manovra è legge: alla Camera il voto finale con 216 sì e 126 contrari, Meloni: “Un passo in avanti per il Paese”

FRV News Magazine • 30 dicembre 2025

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La premier: "Un provvedimento serio e responsabile che punta sulle priorità". La stroncatura dell'opposizione; Schlein (Pd): "Aiuta i ricchi, colpevolizza i poveri"; Torto (M5s): "Soldi solo per le armi"

ROMA – Con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti l’aula della Camera approva la legge di bilancio. La manovra, dopo l’ok anche del Senato, è ora legge. È arrivata alla sua conclusione, poco prima delle 13 di oggi, martedì 30 dicembre, la maratona parlamentare. Ieri sera era stata votata la fiducia sul testo della legge di Bilancio in cui sono stati 219 i sì, 125 i no. La discussione era ripresa alle 11 di questa mattina con le dichiarazioni di voto. 

“DISASTRO MELONI” E “VENDESI”, I CARTELLI TRA I BANCHI DELL’OPPOSIZIONE

Non sono mancati i cartelli di protesta delle opposizioni: in Aula i deputati del Pd hanno sfoggiato dei cartelli con lo slogan “Disastro Meloni”, per poi essere immediatamente richiamati dal presidente Lorenzo Fontana. Analoga manifestazione di protesta quella messa in scena dal segretario di +Europa, Riccardo Magi che, in sede di dichiarazione di voto, ha mostrato il cartello “Vendesi”.

MAGI (+EUROPA): “DEMOCRAZIA PARLAMENTARE SVENDUTA”

“Potete appendere questo cartello “Vendesi” fuori dal portone della Camera, e avreste potuto inserire in questa legge di bilancio anche i proventi della svendita del Parlamento. Il vostro amico Trump magari vi può aiutare per la valorizzazione immobiliare. Fino a pochi anni fa questo parlamento poteva esaminare discutere, emendare e votare: ma questo fa parte della stessa idea di democrazia che è quella che vi ha portato a 115 decreti in questa legislatura, alla 104esima questione di fiducia. Avete un’idea plebiscitaria del potere. Stiamo andando verso una china pericolosissima. Qui c’è un banco che noi teniamo con rispetto vuoto: è il banco dell’onorevole Matteotti che aveva cominciato a prendere di mira ossessivamente l’eccesso della decretazione d’urgenza, venendo dileggiato da tutti. Il nostro sistema di democrazia parlamentare sta marcendo”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, in sede di dichiarazione di voto sulla Legge di Bilancio, mostrando in aula della Camera il cartello “Vendesi”.
“Voteremo no a questa legge di bilancio non solo perché non contiene una strategia e delle misure per la crescita economica del Paese, per il recupero della competitività del sistema produttivo, per i salari, per l’innovazione, per i giovani che sono quelli che ci rimettono di più quando manca una strategia per un paese. Non solo perché alla quarta legge di bilancio del Governo Meloni sono esplose tutte le balle propagandistiche che avete raccontato agli italiani nella campagna elettorale: l’azzeramento delle accise, l’azzeramento della legge Fornero, 1000 euro nei conti correnti degli italiani meno abbienti. Voteremo contro anche per l’idea di democrazia profondamente illiberale e profondamente anti democratica che questo governo porta avanti anche nella discussione di questa legge di bilancio”, ha concluso Magi.

SCHLEIN (PD): “AUSTERITÀ SORDA ALLE PREOCCUPAZIONI DEGLI ITALIANI”

“La prima preoccupazione degli italiani sono il carovita e le liste d’attesa per la sanità. Sono e cose che fanno la dignità quotidiana delle persone: mangiare e curarsi. Stiamo parlando che ci sono famiglie che stanno decidendo se ritardare il pagamento dell’affitto e il costo delle bollette e che ci sono 6 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi. Una manovra che non è in grado di affrontare le prime preoccupazioni degli italiani è una manovra sbagliata. Di austerità e lo state anche rivendicando”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein in dichiarazione di voto in aula della Camera sulla manovra.

“E’ una manovra di promesse tradite, sarà sempre colpa di qualcun altro ma vi do una notizia, non vi crede più nessuno. Non è possibile che è sempre colpa di qualcun altro e mai vostra. E’ una manovra che aiuta i più ricchi. Lo dice anche l’Istat. Aiutare i più ricchi significa tagliare alle sanità e alla scuola pubblica mentre aprite autostrade al privato. Per voi la povertà è una colpa individuale per noi è un problema sociale”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein in dichiarazione di voto in aula della Camera sulla manovra.

TORTO (M5S): “SOLDI SOLO PER LE ARMI, DA TELEMELONI TANTE IDIOZIE

“Questa Legge di bilancio è l’ennesima prepotenza politica. Si trovano soldi per preparare la guerra, ma non per far quadrare i conti nelle case delle famiglie italiane. Partiamo, per esempio, dai 25 miliardi promessi da Giorgia Meloni per le imprese per far fronte ai dazi. Dove sono finiti? E i 15 miliardi per il tanto sbandierato piano casa? E che fine hanno fatto le pensioni minime a 1.000 euro al mese? Siete la destra dei banchieri, delle multinazionali, delle compagnie assicurative, dei colossi del web a cui fate sconti plurimiliardari, vedi 2 miliardi ad Amazon, per poi scodinzolare davanti a Trump. Questo siete. E intanto la povertà aumenta: 13 milioni di poveri. Tredici milioni. Il vostro carrello tricolore è stata una colossale buffonata. Altro che cenoni di Capodanno a cui nessuno rinuncia, solo TeleMeloni può raccontare tante idiozie. Provate a raccontare agli italiani che sulle loro tavole mettete spread, rating e austerità. Dopo 3 anni di governo vi siete ridotti ad incensare le agenzie di rating come fossero l’oracolo di Delfi. Ma vogliamo dire il perché di tutto questo? Eh sì, perché tra tagli e tasse, oggi impacchettate miliardi di soldi degli italiani per buttarli in armi e in economia di guerra. Altro che sacrifici per uscire dalla procedura di infrazione. Altro che prudenza e responsabilità. Altro che difesa. Basta nascondervi dietro giochi di parole. Una cosa dovevate fare dopo 4 leggi di bilancio: usare i 23 miliardi in più, che ora investite in armi e guerra, per aiutare le famiglie a fare la spesa e a pagare le bollette. Questa era ed è la priorità”. Lo ha detto nell’aula di Montecitorio Daniela Torto, capogruppo M5S in Commissione bilancio della Camera, dichiarando il voto contrario alla Legge di bilancio.

LA PREMIER MELONI: “OK ALLA MANOVRA, PASSO AVANTI PER DARE CERTEZZE ALLA NAZIONE”

“Il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio 2026. È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità. Proseguiamo nel percorso di riduzione dell’IRPEF per il ceto medio, nel sostegno alla natalità e al lavoro, nel rafforzamento della sanità pubblica e nel supporto a chi investe, produce e crea occupazione. Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti. Un altro passo avanti per dare certezze alla Nazione e continuare a costruire un’Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia.


IL MINISTRO CIRIANI: “SODDISFATTI, GRAZIE AL PARLAMENTO PER IL LAVORO SVOLTO

“La Camera ha approvato in via definitiva la legge di bilancio. Una manovra seria e concreta, attenta alle famiglie, alle imprese e che, proseguendo su quanto fatto negli anni passati, riduce ulteriormente le tasse e aumenta al massimo mai raggiunto il fondo sanitario nazionale. Un percorso virtuoso e di buon senso certificato dai numeri dello spread, dalle agenzie di rating, dai grandi investitori internazionali, e dal record dell’occupazione. Ringrazio sentitamente il Parlamento per il lavoro svolto e i deputati che hanno trascorso la notte in Aula a votare”. Lo dice Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento.


Recent Posts

Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Ci ha lasciato un grande campione, simbolo autentico del trotto. Varenne ha fatto la storia dell'ippica italiana e internazionale, scrivendo pagine epiche per lo sport insieme al suo storico driver Giampaolo Minnucci”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), Senatore Patrizio La Pietra.  “ Il 'Capitano' – prosegue il Sottosegretario – ha saputo sorprendere tutti fin dal suo esordio in pista. È stato merito dell'intuito e della passione di Enzo Giordano se questo straordinario cavallo ha potuto iniziare un'epopea leggendaria, che abbiamo ammirato per molti anni e di cui conserveremo la memoria per sempre. Ho avuto il grande piacere personale di vederlo in diverse occasioni, tra cui Fieracavalli a Verona, quando ormai le gare erano un bellissimo ricordo ma l'ammirazione dei tifosi restava immutata nel celebrarlo. Un tributo d'onore che il 'Capitano' ha meritato come nessun altro nel mondo dell'ippica. Addio Varenne, immenso campione”.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Il Presidente Usa assicura: "Hormuz aperto e operativo", ma lo smentiscono i dati del traffico marittimo. Alert degli Emirati Arabi per minaccia missilistica ROMA – Dopo l’Alaska, le mire territoriali di Donald Trump si spostano in Medio Oriente, direttamente nel conteso Stretto di Hormuz, sempre più determinante nel braccio di ferro con l’Iran e per le sorti dell’economia mondiale. E così spunta l’ultima boutade social del presidente degli Stati Uniti che, dal suo social Truth, posta la cartina di Hormuz con la sovrastante scritta “New Us Territory”, ovvero ‘nuovo territorio statunitense’. TRUMP: “NESSUN COLLOQUIO CON L’IRAN, LO STRETTO DI HORMUZ APERTO E OPERATIVO” Come gettare benzina sul fuoco nella guerra con l’Iran, dopo le minacce estese ieri dal Tycoon anche all’Oman , ‘reo’ di condurre negoziati paralleli con Teheran proprio per il controllo dello Stretto. Poche ore dopo, i raid social di Trump proseguono, con un post in cui dà i suoi aggiornamenti sul conflitto in corso e soprattutto torna a parlare dello stretto di Hormuz. “Non ci sono colloqui o conversazioni in corso, né programmati, con la Repubblica Islamica dell’Iran- scrive Trump- Il Blocco Navale rimane pienamente in vigore ed efficace. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine marine sono state rimosse o fatte detonare”. Dichiarazioni, queste ultime che però sembrano andare nella direzione contraria a quanto sostenuto solo ieri da Jared Kushner, genero e inviato speciale di Trump. “Non posso entrare nei dettagli, ma posso dire che i colloqui tra il governo statunitense e diverse aree del governo iraniano in tutti i settori sono probabilmente più intensi che mai”, ha dichiarato infatti Kushner a Fox News, mostrandosi ottimista riguardo ai colloqui che, a suo dire erano invece ancora in corso”. LA SMENTITA DI KPLER: “NELLO STRETTO DI HORMUZ TRAFFICO MARITTIMO IN CALO” Ma soprattutto, le dichiarazioni sullo Stretto di Hormuz “aperto e operativo” sono smentite da Kpler, principale piattaforma di monitoraggio in tempo reale dei flussi di del traffico marittimo globale. “Il traffico di Hormuz diminuisce mentre i rischi aumentano”, riporta Kpler dai suoi canali social. “Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz si è indebolito la scorsa settimana- riferisce la piattaforma di monitoraggio– con attraversamenti confermati in calo del 19,5% a 95“. Secondo gli ultimi dati, pubblicati ieri, lunedì 17 agosto, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz è rallentato anche durante il fine settimana, a seguito degli attacchi alle petroliere, mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran per risolvere il conflitto in Medio Oriente sono in fase di stallo. Secondo i dati di tracciamento navale di Kpler, sabato cinque navi mercantili hanno attraversato lo stretto, mentre per domenica non ne è stata registrata alcuna, contro le 31 del fine settimana precedente. ALERT DEGLI EMIRATI ARABI: “MINACCIA MISSILISTICA”. ALLARME RIENTRATO La tensione resta altissima nei Paesi del Golfo. Nel pomeriggio di oggi,martedì 18 agosto, gli Emirati Arabi Uniti hanno emesso un’allerta alla popolazione per “potenziali minacce missilistiche”. Si tratta del primo avviso di questo tipo dopo uno stop di diversi mesi: l’ultimo risale allo scorso maggio. “A causa della situazione attuale, potenziali minacce missilistiche, cercate immediatamente un luogo sicuro nell’edificio protetto più vicino”, riferisce il ministero dell’Interno emiratino, che ha raggiunto la popolazione sui telefoni. Si sarebbero udite esplosioni a Dubai: il ministro della Difesa fa sapere che potrebbero essere il risultato dell’attivazione delle difese aeree. L’Autorità nazionale per la gestione delle emergenze, delle crisi e dei disastri ha invitato la popolazione “a rimanere in un luogo sicuro e seguire gli aggiornamenti”. Dopo qualche ora, i cittadini sono stati raggiunti da un avviso telefonico per aggiornarli sulla fine della minaccia missilistica e sulla possibilità di riprendere le normali attività.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Varenne non e’ stato semplicemente il piu’ grande trottatore della storia. E’ stato un campione italiano nel senso piu’ pieno del termine. Uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello sport per entrare nel cuore delle persone. Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui piu’ importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”. Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda Varenne, il leggendario trottatore scomparso all’eta’ di 31 anni. “Ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte ricorda il Presidente Zaia e ogni volta era impressionante vedere quanto affetto riuscisse ancora a raccogliere attorno a se’. Da Ministro delle Politiche Agricole volli portarlo a Fieracavalli Verona, quando aveva ormai concluso la sua straordinaria carriera agonistica, per tributargli un passaggio d’onore davanti a migliaia di persone. E l’ho rivisto ancora negli ultimi anni, sempre accolto come una vera star. Perche’ Varenne aveva compiuto qualcosa di rarissimo: era uscito dagli ippodromi per entrare nelle case degli italiani. Era un cavallo buono, docile, amico di tutti. I bambini gli correvano incontro con gli occhi pieni di meraviglia e gli adulti ritrovavano in lui il fascino di un campione capace di emozionare intere generazioni. Lo conoscevano e gli volevano bene anche persone che non avevano mai seguito una corsa di trotto”. “I numeri raccontano solo in parte la grandezza del Capitano - prosegue il Presidente Zaia : 73 corse disputate, 62 vittorie, oltre sei milioni di euro di montepremi, due Prix d’Amerique a Parigi, tre Gran Premi della Lotteria di Agnano, due Elitloppet a Stoccolma e un’infinità di altri trionfi internazionali che lo hanno reso una leggenda vivente. Ma l’eredità più grande che ci lascia non è scritta negli albi d’oro, bensì nella memoria collettiva di un intero Paese. Varenne ha nobilitato l'ippica e ha dimostrato al mondo l'eccellenza e il cuore dell'Italia. Oggi lo salutiamo con profonda commozione, consapevoli che un campione così non nascerà mai più.  Buon viaggio, Capitano”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
«Oggi ci lascia Varenne, il "Figlio del Vento", probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica. A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del "Capitano", esprimo il mio più sentito cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano».
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Oggi il mondo piange Varenne, il più grande trottatore della storia, scomparso all'età di 31 anni. Più che un campione delle piste, "Il Capitano" è stato un fenomeno sociale e un compagno di vita indimenticabile per chi ha avuto il privilegio di stargli accanto. A farsi portavoce del dolore e dell'immensa gratitudine di tutto l'entourage è lo storico ex manager Rolando Luzi, che con profonda commozione ha voluto ricordare l'impatto straordinario del campione : "Varenne ha cambiato la vita di tutti noi. Per noi non era semplicemente un cavallo, ma un essere umano". Parole che racchiudono l'essenza di un legame che andava ben oltre lo sport. Varenne ha unito l'Italia e ha conquistato il mondo, dominando i templi del trotto da Parigi a New York con una superiorità e un carisma mai visti prima. Con i suoi trionfi memorabili, il Capitano ha scritto pagine di storia indelebili, lasciando un patrimonio di emozioni che il tempo non potrà mai cancellare.  Oggi Varenne corre nei prati più alti, raggiungendo il suo storico proprietario Enzo Giordano. Il team ringrazia tutti i tifosi e gli appassionati che in queste ore stanno stringendosi attorno al ricordo del trottatore di tutti i tempi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Situazione sotto controllo, nessun danno segnalato L'Amministrazione Comunale di Oliveri informa la cittadinanza in merito agli eventi sismici registrati nella mattinata odierna dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L'INGV ha rilevato due scosse a brevissima distanza di tempo l'una dall'altra: la prima, di magnitudo 3.7, è avvenuta alle ore 10:07; la seconda, di magnitudo 3.3, è seguita pochi secondi dopo. Entrambi i sismi sono stati localizzati a una profondità compresa tra i 9 e i 10 chilometri, con epicentro a pochissimi chilometri dal centro abitato di Oliveri. Il movimento tellurico è stato avvertito distintamente in tutta la provincia di Messina e lungo la fascia costiera calabrese, in particolare a Reggio Calabria e Campo Calabro, generando comprensibile preoccupazione tra la popolazione. Si rende noto che, a seguito dei tempestivi controlli effettuati sul territorio, al momento non si registrano danni a persone, edifici o cose. La situazione rimane costantemente monitorata dalle autorità locali. Gli uffici competenti sono in diretto e continuo contatto con la Protezione Civile e gli organi preposti per seguire l'evolversi della situazione. L’Amministrazione Comunale invita tutta la cittadinanza a mantenere la calma, a evitare allarmismi ingiustificati e a non diffondere notizie prive di verifiche ufficiali. Eventuali aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente tramite i canali istituzionali del Comune.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
La sorella del magistrato ucciso dalla mafia: "Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano" ROMA – “Ho letto oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, nella rubrica di Marco Travaglio ‘Ma mi faccia il piacere’, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’, Travaglio liquida la questione con una battuta: ‘Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti’. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, in un lungo intervento pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche sull’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. “Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via – scrive Maria Falcone -. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa”. Maria Falcone poi ricorda che “i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni – osserva – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra”. Maria Falcone quindi ribadisce: “Giovanni non apparteneva a un governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia – conclude – e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
I dieci migliori driver si sfidano in sei corse mozzafiato per conquistare l'accesso al decisivo race-off finale. Questa sera i riflettori dell'Ippodromo del Savio si accendono per l'atto conclusivo del Tomaso Grassi Drivers Award – Trofeo 50° CAIEC, uno degli eventi ippici più attesi e sentiti dagli appassionati del trotto nazionale. I dieci protagonisti della manifestazione si daranno battaglia lungo sei corse elettrizzanti, valide per raccogliere i punti necessari ad accedere all'attesissimo race-off finale che decreterà il campione dell'edizione 2026. L'Albo d'oro della competizione vanta nomi leggendari, a partire da Edy Gubellini, che inaugurò la prima edizione nel 1995. Suo figlio, Pietro Gubellini, ha poi conquistato il trofeo per tre volte, inclusa la storica edizione del 2003 chiusa in ex aequo con Giampaolo Minnucci. I primatisti assoluti restano Enrico Bellei e Roberto Vecchione, entrambi a quota quattro vittorie. Proprio Roberto Vecchione sarà l’unico plurivincitore presente in pista questa sera. Al suo fianco, fari puntati sul campione uscente Vincenzo Gallo, rientrato in gara grazie a un repêchage dopo aver saltato la semifinale per infortunio. Il livello dei partecipanti promette grande spettacolo. Tra i candidati al titolo spicca il "catch" Maurizio Cheli, secondo nel 2025 e a caccia del gradino più alto, insieme ad Antonio Greppi, già vincitore nel 2013. In pista ci sarà anche una vera leggenda vivente, Giampaolo Minnucci, l'uomo che ha guidato il mitico Varenne sul tetto del mondo. Non da meno il talento cristallino di Antonio Di Nardo, tra i driver più richiesti dai migliori trainer per la sua straordinaria bacheca ricca di successi nei Derby e nelle Oaks. A chiudere il cerchio dei favoriti, la giovinezza del promettente Lorenzo Talpo Jr, la "mascotte" del gruppo, arrivato meritatamente in finale con l'ambizione di firmare una clamorosa impresa. L'appuntamento è per questa sera all'Ippodromo del Savio di Cesena: la corsa al titolo di miglior driver del 2026 sta per cominciare.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Licenziato Kevin Lamour, il direttore esecutivo che lo aveva duramente attaccato per il progetto di vendita dei diritti tv dei Mondiali. Platini lo considerava quasi un figlio ROMA – Kevin Lamour lo sapeva. Aveva calcolato il rischio, l’aveva accettato consapevolmente, e ora il conto è arrivato: il direttore operativo della FIFA è stato licenziato dopo aver criticato apertamente il fallimentare piano di Gianni Infantino di vendere parte dei diritti dei Mondiali a investitori privati. Il manager francese, arrivato alla federazione meno di due anni fa dopo una lunga esperienza ai vertici della UEFA, si era espresso senza mezzi termini contro il progetto, sostenendo che l’amministrazione FIFA fosse stata “ingannata” e che il presidente “crede di incarnare la Fifa quando dovrebbe essere al suo servizio”. Sapeva bene a cosa andava incontro: “Se questo significa che perderò il lavoro, che così sia. Capirò e rispetterò questa decisione. Almeno dormirò sonni tranquilli stanotte”. Chi conosce Lamour racconta però che quell’uscita pubblica, quella presa di posizione così netta, non gli somigliava affatto. Non era da lui. Direttore operativo e numero tre della FIFA per quasi due anni, ma soprattutto figura di lungo corso ai vertici del calcio mondiale – attivo da oltre vent’anni nel settore – Lamour, 45 anni, è da sempre uno dei dirigenti francesi più noti nell’ambiente e al tempo stesso meno conosciuti al grande pubblico. Un uomo che ha sempre preferito muoversi nell’ombra, e che avrebbe volentieri evitato questa improvvisa esposizione mediatica, scrive L’Equipe nel ritratto che gli dedica. “È una persona brillante che non cerca i riflettori e non aspira alla fama. Bisogna interpretarlo come un’espressione di totale esasperazione”, dice William Gaillard, suo ex collega alla UEFA quando era principale consigliere di Michel Platini: Nei corridoi di Nyon circolavano da sempre dubbi sul suo reale ruolo. C’era chi si chiedeva se non fosse semplicemente una marionetta di Platini. “Era più un addetto stampa che un segretario personale”, ha ironizzato un ex dirigente. Si diceva anche fosse il figlio di Jean-François Lamour, all’epoca ministro dello Sport francese – voce che lui stesso ha sempre smentito con i nuovi colleghi: suo padre è in realtà Jean-Louis Lamour, ex direttore dello Stade Brestois, ispettore di polizia e responsabile della sicurezza della nazionale francese negli anni di Platini. Gaillard ricorda i suoi esordi accanto al presidente francese: “Con Platini, all’inizio, era un po’ un factotum. Alle riunioni tutti parlavano, poi a un certo punto lui riassumeva tutto e spiegava che bisognava prendere una decisione. E nessuno batteva ciglio. Tutto filava liscio”. In quel periodo, dietro Platini, Lamour formava un trio con Theodore Theodoridis- oggi segretario generale UEFA – e un certo Gianni Infantino, allora meticoloso stratega in ascesa. Il legame con Platini andava oltre il semplice rapporto professionale: Lamour lo accompagnava in ogni viaggio, e col tempo si sviluppò una fiducia tale che l’ex presidente UEFA arrivò a considerarlo quasi un secondo figlio. “Aveva un talento per dire a Platini, e poi a Gianni, cose diverse senza essere scortese. La sua opinione veniva persino richiesta”, racconta ancora Gaillard. “Questa è la sua forza: è molto calmo, elegante, non parla a voce alta, non fa scenate, non si mette in mostra. E non sembrava essersi montato la testa come tutti gli altri. Più si sale nella gerarchia, più bisogna indossare gli stivali da cowboy. È stato proprio questo a rovinare Gianni. Kevin è rispettato e apprezzato perché è discreto e affidabile”. Fu proprio un rigido codice di condotta personale a spingerlo alle dimissioni nel momento in cui vennero alla luce le accuse contro Platini, legate al presunto pagamento di due milioni di franchi svizzeri ricevuto da Sepp Blatter. “La questione non era se fosse legittimo o meno, ma il fatto che non ne fosse stato informato”, spiega Gaillard. “È un uomo di principi. Ma ci vuole coraggio per lasciare tutto a 35 anni”. La sua reputazione di uomo diplomatico, capace di mantenere equilibrio anche nei momenti di maggiore tensione, sembra essere universalmente riconosciuta: nessuno, tra chi lo ha conosciuto, è riuscito a fornire un giudizio negativo sul suo conto. Nel 2024, dopo un lungo corteggiamento, Lamour fece infine ritorno alla FIFA. Rispondeva direttamente a Grafström, operando allo stesso livello di Arsène Wenger e Jill Ellis per lo sviluppo, di Romy Gai per le questioni commerciali, e di Heimo Schirgi per l’organizzazione dei Mondiali. Tra le sue priorità dichiarate: ricucire i rapporti con i sindacati dei calciatori, le leghe europee e, soprattutto, la UEFA – nel tentativo di ricomporre una frattura storica tra due istituzioni da sempre rivali, assicurandosi ad esempio che l’organo di governo europeo non venisse a conoscenza di nuovi progetti FIFA dalla stampa, come purtroppo era già accaduto in passato. Proprio quell’ennesimo fallimento nella comunicazione tra le due federazioni sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Lamour, spingendolo a esporsi pubblicamente contro Infantino, consapevole dei rischi che questo comportava.
Autore: Redazione 18 agosto 2026
Finite le limitazioni all’aeroporto di Catania, colpito nei giorni scorsi dalla cenere dell’Etna in eruzione. Sac, società di gestione dello scalo, comunica infatti che a seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da Red a Orange, è stata disposta la riapertura dei settori precedentemente chiusi e la cancellazione di tutte le restrizioni. Sono ripristinate con effetto immediato le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania. La comunicazione arriva dopo la disposizione, sempre in mattinata, della proroga della chiusura degli spazi corrispondenti al settore B1, con le attività di volo in arrivo fissate a soli 12 aerei ogni ora (massima capacità aeroportuale in arrivo), fino alle 18:00. Ora il nuovo annuncio che sancisce la fine dell’emergenza che da giorni ha tenuto in scacco lo scalo siciliano.
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