La Manovra è legge: alla Camera il voto finale con 216 sì e 126 contrari, Meloni: “Un passo in avanti per il Paese”

FRV News Magazine • 30 dicembre 2025

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La premier: "Un provvedimento serio e responsabile che punta sulle priorità". La stroncatura dell'opposizione; Schlein (Pd): "Aiuta i ricchi, colpevolizza i poveri"; Torto (M5s): "Soldi solo per le armi"

ROMA – Con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti l’aula della Camera approva la legge di bilancio. La manovra, dopo l’ok anche del Senato, è ora legge. È arrivata alla sua conclusione, poco prima delle 13 di oggi, martedì 30 dicembre, la maratona parlamentare. Ieri sera era stata votata la fiducia sul testo della legge di Bilancio in cui sono stati 219 i sì, 125 i no. La discussione era ripresa alle 11 di questa mattina con le dichiarazioni di voto. 

“DISASTRO MELONI” E “VENDESI”, I CARTELLI TRA I BANCHI DELL’OPPOSIZIONE

Non sono mancati i cartelli di protesta delle opposizioni: in Aula i deputati del Pd hanno sfoggiato dei cartelli con lo slogan “Disastro Meloni”, per poi essere immediatamente richiamati dal presidente Lorenzo Fontana. Analoga manifestazione di protesta quella messa in scena dal segretario di +Europa, Riccardo Magi che, in sede di dichiarazione di voto, ha mostrato il cartello “Vendesi”.

MAGI (+EUROPA): “DEMOCRAZIA PARLAMENTARE SVENDUTA”

“Potete appendere questo cartello “Vendesi” fuori dal portone della Camera, e avreste potuto inserire in questa legge di bilancio anche i proventi della svendita del Parlamento. Il vostro amico Trump magari vi può aiutare per la valorizzazione immobiliare. Fino a pochi anni fa questo parlamento poteva esaminare discutere, emendare e votare: ma questo fa parte della stessa idea di democrazia che è quella che vi ha portato a 115 decreti in questa legislatura, alla 104esima questione di fiducia. Avete un’idea plebiscitaria del potere. Stiamo andando verso una china pericolosissima. Qui c’è un banco che noi teniamo con rispetto vuoto: è il banco dell’onorevole Matteotti che aveva cominciato a prendere di mira ossessivamente l’eccesso della decretazione d’urgenza, venendo dileggiato da tutti. Il nostro sistema di democrazia parlamentare sta marcendo”. Lo ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi, in sede di dichiarazione di voto sulla Legge di Bilancio, mostrando in aula della Camera il cartello “Vendesi”.
“Voteremo no a questa legge di bilancio non solo perché non contiene una strategia e delle misure per la crescita economica del Paese, per il recupero della competitività del sistema produttivo, per i salari, per l’innovazione, per i giovani che sono quelli che ci rimettono di più quando manca una strategia per un paese. Non solo perché alla quarta legge di bilancio del Governo Meloni sono esplose tutte le balle propagandistiche che avete raccontato agli italiani nella campagna elettorale: l’azzeramento delle accise, l’azzeramento della legge Fornero, 1000 euro nei conti correnti degli italiani meno abbienti. Voteremo contro anche per l’idea di democrazia profondamente illiberale e profondamente anti democratica che questo governo porta avanti anche nella discussione di questa legge di bilancio”, ha concluso Magi.

SCHLEIN (PD): “AUSTERITÀ SORDA ALLE PREOCCUPAZIONI DEGLI ITALIANI”

“La prima preoccupazione degli italiani sono il carovita e le liste d’attesa per la sanità. Sono e cose che fanno la dignità quotidiana delle persone: mangiare e curarsi. Stiamo parlando che ci sono famiglie che stanno decidendo se ritardare il pagamento dell’affitto e il costo delle bollette e che ci sono 6 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi. Una manovra che non è in grado di affrontare le prime preoccupazioni degli italiani è una manovra sbagliata. Di austerità e lo state anche rivendicando”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein in dichiarazione di voto in aula della Camera sulla manovra.

“E’ una manovra di promesse tradite, sarà sempre colpa di qualcun altro ma vi do una notizia, non vi crede più nessuno. Non è possibile che è sempre colpa di qualcun altro e mai vostra. E’ una manovra che aiuta i più ricchi. Lo dice anche l’Istat. Aiutare i più ricchi significa tagliare alle sanità e alla scuola pubblica mentre aprite autostrade al privato. Per voi la povertà è una colpa individuale per noi è un problema sociale”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein in dichiarazione di voto in aula della Camera sulla manovra.

TORTO (M5S): “SOLDI SOLO PER LE ARMI, DA TELEMELONI TANTE IDIOZIE

“Questa Legge di bilancio è l’ennesima prepotenza politica. Si trovano soldi per preparare la guerra, ma non per far quadrare i conti nelle case delle famiglie italiane. Partiamo, per esempio, dai 25 miliardi promessi da Giorgia Meloni per le imprese per far fronte ai dazi. Dove sono finiti? E i 15 miliardi per il tanto sbandierato piano casa? E che fine hanno fatto le pensioni minime a 1.000 euro al mese? Siete la destra dei banchieri, delle multinazionali, delle compagnie assicurative, dei colossi del web a cui fate sconti plurimiliardari, vedi 2 miliardi ad Amazon, per poi scodinzolare davanti a Trump. Questo siete. E intanto la povertà aumenta: 13 milioni di poveri. Tredici milioni. Il vostro carrello tricolore è stata una colossale buffonata. Altro che cenoni di Capodanno a cui nessuno rinuncia, solo TeleMeloni può raccontare tante idiozie. Provate a raccontare agli italiani che sulle loro tavole mettete spread, rating e austerità. Dopo 3 anni di governo vi siete ridotti ad incensare le agenzie di rating come fossero l’oracolo di Delfi. Ma vogliamo dire il perché di tutto questo? Eh sì, perché tra tagli e tasse, oggi impacchettate miliardi di soldi degli italiani per buttarli in armi e in economia di guerra. Altro che sacrifici per uscire dalla procedura di infrazione. Altro che prudenza e responsabilità. Altro che difesa. Basta nascondervi dietro giochi di parole. Una cosa dovevate fare dopo 4 leggi di bilancio: usare i 23 miliardi in più, che ora investite in armi e guerra, per aiutare le famiglie a fare la spesa e a pagare le bollette. Questa era ed è la priorità”. Lo ha detto nell’aula di Montecitorio Daniela Torto, capogruppo M5S in Commissione bilancio della Camera, dichiarando il voto contrario alla Legge di bilancio.

LA PREMIER MELONI: “OK ALLA MANOVRA, PASSO AVANTI PER DARE CERTEZZE ALLA NAZIONE”

“Il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio 2026. È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità. Proseguiamo nel percorso di riduzione dell’IRPEF per il ceto medio, nel sostegno alla natalità e al lavoro, nel rafforzamento della sanità pubblica e nel supporto a chi investe, produce e crea occupazione. Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti. Un altro passo avanti per dare certezze alla Nazione e continuare a costruire un’Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia.


IL MINISTRO CIRIANI: “SODDISFATTI, GRAZIE AL PARLAMENTO PER IL LAVORO SVOLTO

“La Camera ha approvato in via definitiva la legge di bilancio. Una manovra seria e concreta, attenta alle famiglie, alle imprese e che, proseguendo su quanto fatto negli anni passati, riduce ulteriormente le tasse e aumenta al massimo mai raggiunto il fondo sanitario nazionale. Un percorso virtuoso e di buon senso certificato dai numeri dello spread, dalle agenzie di rating, dai grandi investitori internazionali, e dal record dell’occupazione. Ringrazio sentitamente il Parlamento per il lavoro svolto e i deputati che hanno trascorso la notte in Aula a votare”. Lo dice Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento.


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Il Presidente: "Valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente" Donald Trump valuta il ridimensionamento dell'impegno militare degi Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. Lo Stretto di Hormuz dovrà essere sorvegliato dai paesi che lo utilizzano. Il presidente americano per la prima volta, in maniera esplicita, fa riferimento ad un primo passo indietro dopo 3 settimane di conflitto innescato dagli attacchi del 28 febbraio. "Ci stiamo avvicinando sempre di più al raggiungimento dei nostri obiettivi mentre valutiamo la graduale riduzione dei nostri enormi sforzi militari in Medio Oriente in relazione al regime terroristico iraniano", dice Trump in un post su Truth social. L'affermazione, una novità nel diluvio di dichiarazioni e post del numero 1 della Casa Bianca, in realtà sembra in contrasto che le indiscrezioni relative alle operazioni in corso: il Pentagono sta trasferendo almeno 2.200 Marines nell'area del conflitto, dove dovrebbero giungere almeno altre 3 navi. Non proprio segnali di un imminente 'rompete le righe'. Per Trump, evidentemente, la missione è quasi conclusa. "Posso dire che abbiamo vinto a livello militare. Possiamo dialogare, ma non voglio un cessate il fuoco. Non si fa un cessate il fuoco quando si sta annientando completamente l'altra parte. Non hanno una marina, non hanno un'aviazione, non hanno equipaggiamento, non hanno vedette, non hanno difese aeree, non hanno radar. E tutti i loro leader sono stati eliminati, a tutti i livelli", ripete. Gli obiettivi centrati Nel messaggio su Truth, il presidente elenca i 5 target che l'operazione Epic Fury ha consentito di raggiungere: "1. Demolire completamente le capacità missilistiche iraniane, i sistemi di lancio e tutto ciò che è collegato. 2. Distruggere la base industriale della difesa iraniana. 3. Eliminare la Marina e l'Aeronautica, compresi i sistemi di difesa aerea. 4. Non permettere mai all'Iran di avvicinarsi alla capacità nucleare e essere sempre in una posizione tale da consentire agli Stati Uniti di reagire rapidamente e con forza a una tale situazione, se si dovesse verificare. 5. Proteggere, al massimo livello, i nostri alleati mediorientali, tra cui Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e altri", scrive il presidente snocciolando l'elenco, nel quale non viene menzionato il tema del 'regime change'. "Stiamo avendo difficoltà, vogliamo parlare con loro, ma non c'è nessuno con cui parlare", ironizza Trump davanti a microfoni e telecamere. "I loro leader sono tutti spariti -aggiunge- il gruppo successivo di leader è sparito e anche quello ancora successivo è quasi tutto sparito, Ed ora nessuno vuole più essere un leader. Non abbiamo nessuno con cui parlare e sapete, a noi piace che sia così". Lo Stretto di Hormuz non è un problema Usa Quindi, Trump affronta - ancora una volta - il nodo relativo allo Stretto di Hormuz . La via del petrolio è di fatto bloccata di fatto dall'Iran, con la paralisi del traffico del greggio e con effetti dirompenti sui mercati. Gli Stati Uniti, che hanno ottenuto dal Regno Unito l'uso delle basi britanniche, potrebbero agire in tempi brevi per liberare lo Stretto: un'azione è un'ipotesi concreta a giudicare dai movimenti di navi e truppe verso la regione. Quando la situazione sarà stata risolta, "lo Stretto di Hormuz dovrà essere sorvegliato e controllato, se necessario, dalle altre nazioni che lo utilizzano. Gli Stati Uniti non lo usano. Se ci verrà chiesto, aiuteremo questi Paesi nei loro sforzi per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma non dovrebbe essere necessario una volta eliminata la minaccia iraniana. È importante sottolineare che per loro sarà un'operazione militare semplice", dice. I paesi in questione comprendono gli alleati della Nato - definiti qualche ora prima "codardi" per il mancato sostegno agli Usa -, la Cina e il Giappone. "Sarebbe bello" se Pechino e Tokyo si unissero agli sforzi per riaprire lo Stretto. "Noi non ne abbiamo bisogno. L'Europa ne ha bisogno. La Corea, il Giappone, la Cina e molti altri ne hanno bisogno: quindi dovranno farsi coinvolgere".
Autore: AGENZIA DIRE ORE: 20.46 20 marzo 2026
La premier: "Sicuramente non è stata una bella campagna elettorale perché c'è stato il tentativo di 'buttarla in caciara' per individuare il nemico" In caso di vittoria del No “mi preoccupa il messaggio che in questa nazione le cose che non funzionano non si possono cambiare e che noi non siamo in grado di guardare avanti, di correggere le storture del sistema, che dobbiamo rimanere sempre identici a noi stessi anche se sappiamo che ci sono delle cose che non funzionano”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni intervistata in occasione dello speciale sul referendum del Tg La7 in onda stasera. E, per Meloni, “non è una cosa che paga il Governo, la pagherebbero i cittadini. È una sfida tra chi vuole rimanere sempre identico, tra chi vuole difendere lo status quo sapendo che in quello status quo si annidano privilegi e storture, e chi vuole guardare avanti e modernizzare, per consegnare ai propri figli una nazione migliore di quella che ci è stata consegnata”. Domenica e lunedì, ha ribadito la premier, “non si vota sulla Meloni”. Con il No “ti tieni la Meloni e intanto non hai riformato una giustizia che in Italia non funziona: la Meloni si può mandare a casa fra un anno, ci sono le elezioni politiche, ma adesso noi non stiamo votando su questo, stiamo votando su una riforma sacrosanta. Si lancia una lepre da rincorrere per non guardare la realtà delle cose”. MELONI: NESSUN CONTRACCOLPO, I GOVERNI LI IMPALLINANO LE MAGGIORANZE.. Meloni non vede “contraccolpi di natura politica indipendentemente da come il referendum dovesse andare, e particolarmente non per il Governo: sappiamo tutti che i Governi di solito vengono impallinati dalle proprie maggioranza, non dalle opposizioni. E la maggioranza è solida e lo è stata anche in questa campagna, a differenza delle opposizioni”. MELONI: FAMIGLIA BOSCO? C’ENTRA, CON RIFORMA PRINCIPIO RESPONSABILITÀ I casi giudiziari e di cronaca citati durante la campagna referendaria “c’entrano eccome, perché questa è una riforma sulla responsabilità e sulla meritocrazia nella giustizia. Il caso della famiglia nel bosco, al di là dell’approccio ideologica con cui questa vicenda è stata trattata, evidenzia una negligenza perché non si valuta l’impatto sui bambini, si dimentica di chiamare l’interprete. E introdurre il principio della responsabilità affronta queste questioni molto meglio”, ha aggiunto Meloni. MELONI: PERCHÉ HO CITATO GARLASCO? RACCONTA MALFUNZIONAMENTO SISTEMA “Perché ho citato Garlasco? Sono fatti specifici che raccontano il malfunzionamento di un sistema. Se voi dite che l’ho citato probabilmente lo avrò fatto perché è un caso di giustizia che sta impattando molto e che ha coinvolto anche dei magistrati che al tempo non avevano fatto il loro lavoro. Ho raccontato mille altri casi che raccontano il malfunzionamento di quel sistema”, ha detto Meloni aggiungendo che questa “non è una riforma fatta contro i magistrati, è una riforma fatta per tutta la magistratura. Ed è la ragione per cui moltissimi magistrati autorevolissimi la stanno sostenendo con coraggio”. MELONI: NON È STATA BELLA CAMPAGNA, HANNO PROVATO A BUTTARLA IN CACIARA “Sicuramente non è stata una bella campagna elettorale, anche perché c’è stato questo tentativo di ‘buttarla in caciara’ per individuare il nemico, spaventare la gente e dire cose che non c’entravano niente”, ha spiegato la premier. “Ho trovato veramente orrendo- ha sottolineato Meloni- il fatto di dover mentire per essere convincenti, e questo è accaduto prevalentemente da parte del fronte del No. Dopodiché ovviamente i toni che sono stati utilizzati hanno portato a dei falli di reazione anche nella nostra metà campo, ed ecco perché non è stata una campagna elettorale”.
Autore: AGENZIA DIRE 20 marzo 2026
Un taglio di 24,4 centesimi al litro. Avanti con i controlli della Gdf per chi non ha ancora adeguato i listini Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, sulla base degli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Mimit, alle ore 8 di oggi, venerdì 20 marzo, quasi il 60% degli impianti di distribuzione in Italia (12.107 punti vendita) ha ridotto i prezzi in seguito al taglio delle accise disposto dal Governo. Una nuova rilevazione è prevista nel pomeriggio. Tutte le principali compagnie petrolifere operanti nel Paese hanno inoltre adeguato i propri prezzi consigliati, con una riduzione di 24,4 centesimi di euro al litro, in linea con il provvedimento adottato in Consiglio dei ministri. IL PREZZIO MEDIO PER BENZINA E GASOLIO Il prezzo medio dei carburanti rilevato questa mattina in modalità self-service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,734 €/l per la benzina e 1,978 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self-service si attesta invece a 1,812 €/l per la benzina e 2,048 €/l per il gasolio. MA UN IMPIANTO SU DIECI HA AUMENTATO I PREZZI Dalle ultime rilevazioni del Mimit emerge inoltre che l’11,4% degli impianti, oltre a non aver ancora ridotto i prezzi al taglio delle accise, ha addirittura aumentato i prezzi esposti: il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha già trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco di questi distributori, affinché vengano effettuati i necessari controlli ai sensi del nuovo regime speciale previsto dal decreto-legge approvato dal Governo. Gli esiti dei controlli saranno trasmessi anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l’eventuale avvio di procedimenti sanzionatori e, nei casi in cui emergano profili di rilevanza penale, all’autorità giudiziaria.
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