Le lezioni degli scacchi

Anna Maria Rengo • 30 gennaio 2026

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Raul Montanari, autore de “L’amore non è un arrocco”, riflette sul senso della vita tra razionalità ed emozioni, prendendo spunto dalla sua grande passione per il gioco.

 

“Chiariamo subito una cosa: gli scacchi sono solo degli spunti, che senza di essi non ci sarebbero, per parlare della vita.”

Mette subito le mani avanti, Raul Montanari, al momento di parlare di “L’amore non è un arrocco” (edito da Baldini+Castoldi), così da sgombrare il campo da facili e numerosi equivoci: “Questo libro si rivolge ai giocatori della vita e non c’è nessun bisogno di conoscere gli scacchi per poterlo leggere. All’inizio, persino in casa editrice tutti quelli che avrebbero dovuto lavorare al libro erano spaventati dal fatto che non erano esperti di scacchi, ma poi si sono accorti di non avere nessuna difficoltà. È vero che gli scacchi, come tutte le attività, hanno un aspetto tecnico: la scommessa era di riuscire a non  banalizzarlo e contemporaneamente a renderlo liscio e stuzzicante anche per il lettore non specialista”.

I “problemi” sono proseguiti nelle librerie…

“Poco dopo l’uscita del libro ho fatto un giretto in una o due che conosco bene e ho scoperto che non sapevano dove posizionarlo. ‘Nello scaffale della critica letteraria? Nella sezione giochi?’, mi chiedevano consiglio le libraie. Io ho suggerito di metterlo tra i libri di auto aiuto.”


Dunque, se non è un libro sugli scacchi, su cosa è?

“Sulle emozioni, assolutamente. Ma questo l’ho scoperto scrivendolo. Io ho a che fare con gli scacchi perché da ragazzino mi ero esaltato, era il 1972, dello scontro al campionato mondiale tra il sovietico Boris Spasskij e lo sfidante americano Bobby Fischer. Mi piaceva quel geniale americano che affrontava la più grande potenza scacchistica mondiale e che ha reso gli scacchi pop. Fino ad allora erano considerati un gioco per ingegneri, per filosofi, lui invece aveva l’aspetto fisico di uno sportivo, un’aria per niente intellettuale. Mandava un messaggio di questo tipo: ‘Tutti possono giocare a scacchi e divertirsi’. Da lui è derivata la generazione dei Fischer boys, di cui ho fatto parte anche io, classificandomi secondo al campionato italiano juniores. Ma non avevo abbastanza talento e dunque l’ho piantata lì, anche se mi è rimasta la competenza e la passione. Ho dunque continuano a seguire i grandi tornei di scacchi e lo faccio tuttora! Così facendo ho accumulato una serie di osservazioni su ciò che gli scacchi stimolano rispetto a delle cose della vita e in termini di spunti.”


Per esempio?

“Uno dei 33 capitoli del libro insegna un metodo infallibile per ritrovare un oggetto smarrito, grazie all’organizzazione del pensiero propria dei campioni di scacchi. Ci sono in effetti molte cose che riguardano l’aspetto razionale del pensiero strategico, ma la vera sorpresa, scrivendo, è che nel libro ho parlato molto più delle emozioni che della razionalità.”


Di quale tra queste emozioni ci vuoi parlare?

“Direi dell’amore. L’ho messo anche nel titolo perché è la più universale e interessante, è lei la rappresentante sindacale delle emozioni, mica la rabbia! Dunque, la legge degli scacchi si applica anche ai rapporti d’amore e consiste in un paradosso molto conosciuto. Eccolo: la cosa più difficile, negli scacchi, è vincere quando sei in una posizione vincente.”


Cioè?

“Negli scacchi le qualità che ti hanno portato ad avere una posizione vincente sono l’intraprendenza, l’audacia, il rischio, la fantasia… ma se a un certo punto devi concretizzare il vantaggio e chiudere la partita esse devono lasciare il posto ad altre qualità, come la sensibilità, il sangue freddo, la pazienza. E questo vale anche per l’amore, nel senso che le qualità che ti hanno permesso di sedurre una persona, soprattutto in un uomo l’intraprendenza, il saper interessare e far ridere, se vuoi trasformare l’incontro in qualcosa di solido devono lasciare spazio alla capacità di ascolto, per esempio, o in quella di cedere su cose poco importanti e di resistere su quelle importanti. Gli scacchi insegnano dunque che non puoi fare la stessa corsa sempre con lo stesso passo, a un certo punto lo devi cambiare.”


Restando ancora sull’amore: in che senso non è un arrocco?

“Parto dall’idea che più o meno si sappia che cosa è un arrocco, la mossa più celebre degli scacchi, come il bluff lo è per il poker: mettere al riparo il re in una specie di fortilizio. Molto pensano che l’amore funzioni così: trovo la persona giusta e mi chiudo con lei in un posto, lasciando fuori il mondo, visto come qualcosa di ostile da cui possono venire solo brutte sorprese che possono mettere in difficoltà il rapporto. Questa concezione difensiva dell’amore è sbagliatissima, anche se può essere un conforto. L’amore sano spinge ad aprirti al mondo, ti fa sentire così forte proprio perché hai accanto quella data persona che valorizza le tue qualità, ti conforta nei momenti di difficoltà e ti aiuta a lavorare sui tuoi difetti. Così diventa un moltiplicatore di energie. Gli amori tossici sono tutti arrocchi, storie di coppie dove, di solito per colpa del maschio, si è creato questo spazio chiuso che ha distrutto l’amore e che spesso finisce in rapporti di sopraffazione.”


Quali altri aspetti fondamentali degli scacchi trovano spazio nel libro?

“Si parla molto dell’errore e della sconfitta. Se ne nessuno dei due giocatori fa errori nessuno vince. Ora che usiamo i computer per valutare le mosse che fanno i giocatori vediamo che anche i più grandi campioni commettono degli errori, ma meno dei loro avversari. L’errore e la sconfitta sono importantissimi vanno rivalutati, perché sono le uniche cose che ci fanno migliorare. Come osserva Garry Kasparov, scacchista e attivista russo, la differenza tra la vittoria e la sconfitta è che la vittoria non viene mai esaminata con attenzione, mentre il senso di frustrazione che si prova per la sconfitta spinge a riflettere sugli errori commessi. Per me è importante distinguere tra quelli abituali e quelli occasionali. Come dice Bernard Show, alcuni errori ti accompagnano da una vita, altri sono determinati dalle circostanze. Vale la pena di riflettere su quelli abituali, perché ci parlano di noi stessi e il suggerimento che do è di cercare di limitarli il più possibile, perché generano sensazioni negative e ci mettono nei guai, ma senza eliminarli del tutto. Ci appartengono troppo, sono come vecchi compagni di strada che vanno sì tenuti a bada, ma ai quali si può fare anche una carezza. Nel libro cito due o tre volte Confucio, mi piacciono le sue frasi legate alla vita quotidiana: ci sono mille lezioni nella sconfitta ma solo una nella vittoria.”


Nei ringraziamenti iniziali citi Rosolino, vuoi raccontarci chi era?

“Era il barista della società scacchistica milanese dove da ragazzo andavo a giocare. Era un personaggio, non c’è più da anni, che sembrava cattivo ma in realtà dolcissimo. Una sera vide mio padre che, seduto in poltrona, aspettava che io finissi di giocare. Gli si avvicinò e gli fece: ‘Lei è il papà di Raul? Sì? Allora le do un consiglio: Raul è bravo, ha tanta passione ma se avesse il talento si sarebbe già visto. Negli scacchi non vale la pena di insistere se non puoi diventare un campione’. Papà mi riferì quanto mi aveva detto, io parlai con i miei maestri e anche loro ammisero: ero bravo ma non sarei diventato un campione.”


Dunque gli scacchi sono anche maestri di umiltà…?

“Giocando a scacchi si ha talmente a che fare con mosse sbagliate, sconfitte che arrivano dopo avere giocato benissimo, frustrazioni continue, che necessariamente il carattere si fortifica.”


Vuoi darci un ultimo spunto?

“Una grande cosa che si impara dagli scacchi è che, fatto 100 quello che ti permette di riuscire, il talento conta 10 e la determinazione 90. Nella mia esperienza di docente di scrittura creativa che dura da 27 anni ho visti tantissimi allievi con grande talento, alcuni più bravi di me, ma chi è riuscito a diventare scrittore era chi aveva la maggiore determinazione, da non confondere con la megalomania. La determinazione è applicazione seria, accettando anche di fare dei sacrifici per raggiungere l’obiettivo. Il talento invece è come una Ferrari, ma se non hai la benzina, ossia la determinazione, non vai da nessuna parte e allora è meglio avere la Panda! E questa è anche una grande promessa: tutti possiamo raggiungere grandi risultati nel nostro campo con la forza della determinazione, anche se ci sembra di non essere così dotati.”


A cosa stai lavorando attualmente?

“È in uscita un romanzo. Sono entrato in una fase della mia carriera nella quale voglio alternare i romanzi con opere diverse, come appunto ‘L’amore non è un arrocco’. Ora è la volta del romanzo.”


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