Mary, la vestale della poesia

Anna Maria Rengo • 10 febbraio 2026

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Nel centenario della sua nascita, festeggiata lo scorso 9 luglio, Paolo Pera omaggia una tra le figure più emblematiche della poesia contemporanea: Mary de Rachewiltz, personalità di spicco al di là dell’ombra paterna, quella di Ezra Pound.

 

Presentarne la personalità in tutte le sue sfaccettature: quelle di poetessa riflessiva e generosa, ma anche di traduttrice e saggista. Questo l’obiettivo che si pone Paolo Pera nella sua antologia  dedicato a Mary de Rachewiltz “Tenera è la vestale” (Bertoni editore): un omaggio in occasione del centenario della nascita (a Bressanone il 9 luglio del 1925) per raccontare, attraverso saggi, versi a lei dedicati, una lirica finora dispersa e la riedizione di “Maschere tirolesi”, la grandezza di una figura di rilievo, ben al di là dell’essere figlia del poeta statunitense Ezra Pound.

Una prospettiva rivelatrice, quella di lei, che sa illuminare il mondo, tanto più che nella sua lunghissima carriera ha potuto attraversare complesse stagioni di scrittura e pensiero.

Ma lasciamo la parola all’curatore, per parlarci di “Tenera è la vestale”.

 

Ciao, Paolo. Senza troppi convenevoli, ti chiederei: da dove nasce la tua voglia di dedicare un volume (anzi due visto che è in produzione un secondo volume) a Mary de Rachewiltz?

 

“Ciao, Anna Maria. Anzitutto, grazie per l’invito in questa tua rubrica. Volentieri, partiamo così. Le ragioni, direi, sono anzitutto biografiche: conobbi Mary nel 2018, da alcuni mesi avevo iniziato a leggere i Cantos di suo padre, Ezra Pound, e ne ero affascinato, benché confuso. La caparbietà – dovuta anche alla mia biografia di dislessico che ha fatto i salti mortali per compensare ogni difficoltà eccessivamente compromettente – però mi ha portato, negli anni, a esplorare temi parecchio complessi: oltre ai Cantos, penso al pensiero debole di Gianni Vattimo, persona che umanamente amai molto, e che fu molto frainteso per la grande sottigliezza della sua postura ermeneutica, ma anche penso a tematiche esoteriche che ancora oggi attirano sospetti di natura pregiudizievole, così la geopolitica, la teologia della liberazione etc. Dicevo: nel caso di Mary, ci fu un incontro che mi fu di grandissimo incoraggiamento, oltre a lasciarmi di lei simpatia, delicatezza e grazia di cuore. In particolare, credo forse solo per cortesia, ebbe a dirmi ‘Senta: per i miei 95 anni, raduni un gruppo di amici in Università, venite a trovarmi il giorno del mio compleanno e io terrò per voi la mia ultima conferenza su Pound’. Lei chiama spesso il padre per cognome… Il suo invito, unito ad alcune gentili considerazioni su miei versi, mi hanno particolarmente toccato; sicché, da lettore del padre, divenni anche lettore suo e volli che fosse riscoperta come poetessa in autonomia e in lingua italiana. Quindi, con Maria Grazia Amati (che dirige la collana Bertoni intitolata Donne in poesia) organizzammo il volume sul quale, di seguito, firmò la curatela il professor Massimo Bacigalupo, emerito presso l’Ateneo genovese e che, per anni, si è occupato di poesia anglo-americana, curando e traducendo il lavoro di molti autori, tra cui Pound stesso. Il volume uscì col titolo Processo in verso. Tutte le poesie italiane (Bertoni, 2024) e fu presentato il giorno del 99esimo compleanno di Mary, presso la sala del municipio di Merano (Bz). Per il centenario, questa volta in autonomia, ho voluto dedicarmi alla valorizzazione di Mary, con saggi critici, versi a lei dedicati e ripubblicazioni di sue opere dimenticate, per esempio le sue Maschere tirolesi (1957). Ne è risultato Tenera è la vestale (ivi, 2025), già edito, e l’imminente In quel ‘tu’ di luce (ivi, 2026); più avanti ce ne sarà un terzo, di cui ancora preferisco non dire.”

 

I “figli di”, nonostante l’apparente privilegio, hanno spesso grosse difficoltà ad affermarsi con un proprio valore autonomo. È questo il caso anche di Mary de Rachewiltz?

 

“Ecco, questo è il punto che mi piaceva esibire: no, a mio giudizio (e non solo mio), Mary ha una sua autonomia. C’è certamente discendenza dai temi paterni, ma lei ha un suo sviluppo che, in parte, devia non dico dalle soluzioni, ma almeno dai modi di ‘navigare’ del padre. Di questo, per esempio, parlavo con il professor Andrea Cortellessa, che, purtroppo, vedeva in Mary una sorta di epigono di Pound, né – per sue posizioni che giudicherei aprioristiche – ha voluto prendere granché atto di quanto gli esprimevo; al contrario, credo l’abbia letta molto bene l’amico e maestro professor Valter Boggione, allievo prediletto di Giorgio Bàrberi Squarotti e italianista presso l’Università di Torino, che ha offerto un esteso saggio introduttivo al mio lavoro, a cui rimando il lettore incuriosito. Anche mi piace concludere così, con questo passaggio dalla prefazione di Luca Gallesi al volume secondo da me organizzato: ‘Mary non è solo la figlia di Ezra Pound; custode della sua memoria e traduttrice della sua opera, sì, ma nient’affatto succube o plagiata. Del resto, le diversità tra i due sono evidenti: lui solare e mediterraneo, lei rurale e montanara; lui dedito appassionatamente alla letteratura e alle arti, lei aperta alla vita di figli, nipoti e pronipoti; lui apolide e senza casa, lei castellana già all’età di vent’anni, e così via’.

 

P.S. Per quanto riporto sullo scambio con Cortellessa: non si tratta, per me, di difendere un’eredità, ma di sottrarre la lettura alla logica dell’epigonismo, che percepisco come una forma di violenza interpretativa, perché riduce l’opera a derivazione invece che a evento.”

 

Peraltro, essere figlia di Ezra Pound, a volte accusato di apologia del fascismo, ha anche portato Mary a un contenzioso legale con CasaPound…

 

“Questo, come sai, gentile Anna Maria, è un punto parecchio doloroso e spinoso nella vita di Mary e tra chi studia Pound in generale. Rimando, anzitutto, al saggio dell’amico professor Francesco Bennardo, storio contemporaneista, nel mio Tenera è la vestale, perché riflette proprio questo episodio nella prospettiva di Mary, oltreché a posizionare Pound in quell’alveo storico-intellettuale, benché formalmente incompiuto, del ‘fascismo di sinistra’ (cfr. La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato di Giuseppe Parlato). Pure, vorrei raccontare questo mio aneddoto; quindi esprimerò delle considerazioni, spero non troppo impopolari: la prima volta che andai a trovare Mary ebbi, appunto, a chiederle ‘Potrei domandarle dell’adesione di suo padre al Fascismo?’, lei mi corresse così: ‘No, mio padre non aderì al Fascismo: mio padre si incuriosì del Fascismo. Ripeta!’ e io ripetei ottenendo quindi la spiegazione che cercavo. Certo, potevo evitare, considerando che in Mary era ancora fresca la ferita di non essere riuscita a impedire legalmente a CasaPound l’uso del nome che lei, figlia naturale, non poté mai avere, e – pur scherzando così: ‘Potevano chiamarla CasaEvola…’ – la risposta di Mary mi fu chiara col tempo, in specie quando cominciai a interessarmi del pensiero politico del padre e del suo pensiero economico. Come anche ho avuto occasione di dire, durante la presentazione del volume A Lume Spento (Lindau, 2025) di Ezra Pound, tradotto dall’amico Pietro Comba, non va nascosto che Pound fu un personaggio controverso, che, anche dal manicomio di St. Elizabeths, prese posizioni problematiche rispetto gli Usa di allora; ma, lo stesso, riferendoci al suo pensiero politico-economico, che poggiava sugli scritti di ‘economisti eretici’ (tutti riediti presso la collana di Luca Gallesi e Gabriele Stocchi, per Mimesis, Oro e denaro), trovo punti di interesse e di ‘preveggenza’ rispetto a tempi attuali, nei quali è oramai chiaro come i potenti abbiano ‘imbastardito’ la bellezza e, tramite mezzi mass-mediatici, controllino e spesso riducano l’ampiezza dei nostri orizzonti. Non va dunque negato né messo sotto il tappeto che Pound si orientò così, durante la vita del Regime, sino a Salò, ma la coerenza dei suoi testi è evidente: si può essere d’accordo come no, ma resta come abbia presagito un futuro dettato dall’usura spirituale, oltreché economica, un futuro ora presente, nel quale neppure più si simula che così non sia.

 

P.S. Rispetto al pensiero politico-economico di Pound: quanto esprimo non implica alcuna assoluzione storica, beninteso, ché sarebbe una nuova metafisica rovesciata; implica piuttosto l’assunzione tragica della responsabilità interpretativa, senza scomuniche salvifiche né attenuanti retrospettive.”

 

Come si colloca la poesia femminile, e quella di Mary de Rachewiltz nello specifico, nel panorama poetico del ventesimo secolo?

 

“Beh, anzitutto teniamo conto che la poesia femminile è un fenomeno che non nasce certamente nel ’900, ma si hanno testi di donne sin dal Tardo Medioevo. Come ricordava il professor Federico Sanguineti, figlio di Edoardo, che ebbi la fortuna di conoscere e a cui, in memoriam, è dedicata Tenera è la vestale, fu con Francesco de Sanctis che il canone dell’Italia unita escluse la ‘letteratura femminile’. Penso, per esempio, alle difficoltà vissute da Grazia Deledda, irrisa anche da Pirandello in Suo marito (1911), così la fondatrice del quotidiano Il Mattino, Matilde Serao, che dovettero essere ‘schedate’ sotto la macrocategorie del Verismo… Il Dopoguerra ha certamente lasciato maggiore spazio a scrittrici donne, poetesse e no, non credo di dover fare troppi nomi: Elsa Morante, Natalia Ginzburg et al. Certo, rispetto ad alcune autrici una certa consonanza col Pci – che, intanto, si era guadagnato l’appalto sulla cultura dell’Italia repubblicana – deve aver aiutato. Sulla poesia, penso a Giovanna Bemporad, Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Cristina Campo… Mary sempre pubblicò per il fedelissimo Scheiwiller, meno qualche incursione nell’alta editoria, ma sempre con traduzioni, spesso commissionate, per esempio come fu per Denise Levertov, per Mondadori. Credo comunque che l’essere ‘figlia di’ un padre vicino al Regime abbia svantaggiato la diffusione della sua opera, insieme alla sua poca disponibilità a scapicollarsi in giro per l’Italia e all’autopromozione in sé, preferendo invece la pace domestica e la sublimità del paesaggio altoatesino. Il problema politico, in letteratura, ahinoi, non è affatto trascurabile: senza scomodare Céline o chi altri, penso a Giuseppe Conte che, per non essere stato comunista, ebbe la sua bella dose di critiche, anche in tempi già leggermente più distesi. Un altro problema, che mi diede a intendere Cortellessa, è il registro lirico di Mary. Tale registro, oggi, pur essendo passato il tempo delle Neoavanguardie, pur essendosi esaurito anche quello dell’ermetismo, suoi strascichi etc., tutto sommato pare ancora eccessivamente demodé nella nostra contemporaneità. Una poetessa come Mary, che parla di paesaggi dell’anima, di sentimenti tenui, di Dio e di amore – e che anche si dichiara antifemminista; benché io l’abbia accostata al pensiero della femminista Genevieve Vaughan, teorica dell’economia del dono – naturalmente attirerà l’attenzione di pochi ‘e-gregi’, per dirla à la Silvio Raffo.

 

P.S. Rispetto l’egemonia culturale del Pci, specifico: il problema, qui, non è politico in senso stretto, ma ontologico. Ogni egemonia culturale, qualunque ne sia il segno, tende a irrigidirsi in fondamento e a produrre esclusioni.”

 

Nel curare questa antologia hai avuto possibilità di rapportarti personalmente con Mary de Rachewiltz?

 

“Sì, la aggiornavo ritualmente ogni tot. Ma, più ancora di lei, ho avuto modo di intrecciare un gran bel dialogo con la figlia, la poetessa Patrizia, che vive nei Paesi Bassi. Ci conoscemmo al telefono quando, il 9 luglio, compleanno di Mary, chiamai per farle gli auguri, ma mi rispose Patrizia, che riportò gli auguri e che mi lasciò la sua mail e numero telefonico. Patrizia, da allora, è molto intervenuta nei tre volumi che ho dedicato a sua madre; così anche suo fratello, Siegfried, che di Mary ha offerto una traduzione nel loro dialetto tirolese. Quando aggiornavo Mary era divertente sentire i suoi commenti, come quando le comunicai le varie lingue nella quale l’ho fatta tradurre ‘swahili, yiddish, thai, hindi, russo etc.’, dicevo, e lei ‘Bene! Tutte lingue che non conosco’; bellissimo fu anche quando, arrivatole il volume per posta, Patrizia mi girò foto di Mary mentre lo leggeva, così quando il giorno dopo sentii Mary al telefono e mi ringraziò moltissimo, invitandomi a tornarla a trovare in primavera. Spero di riuscire.”

 

Qual è la grandezza e l’eredità che Mary lascerà?

 

“Credo che, ancor più che nelle arti, la sua eredità sia soprattutto umana. Lei, differendo dall’edizione americana, scelse di terminare i Cantos paterni, da lei curati per i Meridiani Mondadori, così: ‘Uomini siate, non distruttori’. In Mary, e non a caso la accostavo a Genevieve Vaughan, io leggo una ‘rivoluzione pacifica’, perché, sottratta all’usura: la sua è un’economia amorosa, come la celebre poesia in Polittico (1996). A me, di certo, l’umanità che ho incontrato nella sua poesia ha insegnato come essere un uomo migliore: ossia, qualcuno che non distrugge, ma ama e dunque crea.

 

P.S. Quando parlo di ‘rivoluzione pacifica’, dettata da un’economia amorosa e ‘del dono’ non la voglio intendere pacifica perché innocua, ma perché priva di fondamento violento: dettata dalla grazia del cuore e da null’altro.”

 

C’è un suo componimento che ti sta particolarmente a cuore e per quale motivo?

 

“Non posso non citare quella che mi ha ispirato il titolo del secondo volume,   In quel ‘tu’ di luce, ossia Il ‘tu’ è una cosa nuda. Che in me non solo ha richiamato la costruzione mancata del paradiso poundiano, che credo sia stato in qualche modo ‘compiuto’ da Mary, ma anche e soprattutto il concetto di intuarsi della terza cantica dantesca. Trovo in questa poesia il manifesto della sua umanità più profonda, della sua luminosità.

 

[ Il ‘tu’ è una cosa nuda ]

 

Il ‘tu’ è una cosa nuda
noi due non siamo mai
arrivati a darci
del tu teneramente.


Il ‘tu’ è una cosa cruda
e stride con arroganza
in chi vuol farsi largo
e avanza in prima fila.

Ma Tu e io? Prendiamo
poco spazio formando
di una sola ghianda
la materia rara.

 

(Orig. in: Mary de Rachewiltz, L’economia amorosa, Torino, Coup d’idée, 2018, p. 57)”

 

Il titolo “Tenera è la vestale” è particolarmente bello ed evocativo. Come sei arrivato a sceglierlo?

 

“Il richiamo va a Francis Scott Fitzgerald; una sensibilità più filologicamente sorvegliata, come quella di Massimo Bacigalupo, poteva guardare con cautela a tale suggestione, ma il titolo mi nacque distintamente da Tenera è la notte dell’autore americano, come gesto interpretativo più che come filiazione letterale. Il mio intento era infatti quello di trovare un titolo capace di ‘dire tutto’. Tenera voleva essere offerto in senso etimologico, essere nella tensione, mentre vestale riporta al ruolo di cui il padre stesso la incaricò, rispetto la propria opera, sin da ragazza. Ma il sacro fuoco che Mary ha custodito e nutrito non fu banalmente l’opera poetica di Ezra Pound, bensì l’essenza agapica e vitalista di questa. Essa fu dunque ‘nella tensione’ perché ispirata da questa essenza amorevole e donativa, da questo fuoco di bene e di bellezza, che ci può ricordare che cosa significa vivere in modo poetico (e poietico) nel tempo della desolazione e di povertà, per parafrasare Hölderlin. Più il mondo si fa arido, più l’uomo distrugge, e più occorre ricordare sia necessario amare, amare e credere ancora e sempre possibile la poesia.”

 

L’AUTORE – Paolo Pera (nato ad Alba – Cn – nel 1996), poeta e disegnatore, è laureato in Filosofia all’Università di Torino. Autore di poesia, ha dato alle stampe il dittico “Pietà per l’esistente” (2021) e “Pena di me stesso” (2022), ispirato al poemetto “Hugh Selwyn Mauberley” di Ezra Pound. Ha inoltre collaborato con Massimo Bacigalupo alla riedizione integrale delle poesie in lingua italiana di Mary de Rachewiltz (“Processo in verso”, Bertoni 2024).

 

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Autore: FRV NEWS MAGAZINE 10 aprile 2026
Si conclude con un bilancio pesante il primo atto dei quarti di finale di coppa per le formazioni italiane. Sia la Fiorentina in UEFA Conference League che il Bologna in UEFA Europa League escono sconfitte dai rispettivi match d'andata contro le compagini inglesi, chiamate ora a vere e proprie imprese sportive nelle gare di ritorno. Conference League: Tris del Crystal Palace, Fiorentina al tappeto Al Selhurst Park di Londra, il Crystal Palace ipoteca la qualificazione superando la Fiorentina con un netto 3-0. Il match si sblocca al 24' con un calcio di rigore trasformato da Mateta, concesso per un fallo di Dodo su Guessand. Al 31' arriva il raddoppio firmato da Mitchell, lesto a ribadire in rete una respinta di De Gea su precedente conclusione dello stesso Mateta. Nonostante una traversa colpita da Fabbian in apertura di ripresa e i tentativi di Piccoli, la Viola non riesce a dimezzare lo svantaggio e subisce al 90' la terza rete: un colpo di testa di Sarr su assist di Munoz che fissa il risultato sul definitivo 3-0. Tra una settimana, allo Stadio "Franchi", la squadra di Firenze dovrà cercare una rimonta ai limiti del possibile. Europa League: L’Aston Villa espugna il Dall’Ara, il Bologna cede 1-3 Cade in casa anche il Bologna, battuto per 1-3 dall'Aston Villa in un match deciso dal cinismo dei britannici. Dopo un primo tempo equilibrato, gli ospiti passano in vantaggio al 44' con un’incornata di Konsa su azione d'angolo. Al 51', un'indecisione difensiva permette a Watkins di firmare il raddoppio. Il finale è concitato: al 90' Rowe riaccende la speranza per i rossoblù siglando il gol dell'1-2, ma in pieno recupero (94') è ancora Watkins a spegnere l'entusiasmo del "Dall'Ara" siglando la doppietta personale in contropiede. Per gli uomini di Italiano, la strada verso la semifinale passa ora per una vittoria con almeno due gol di scarto al Villa Park.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
Possibili ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli Possibili disagi per chi ha in programma di viaggiare in aereo. Oggi, venerdì 10 aprile, è infatti previsto uno sciopero nazionale del comparto aereo. A proclamare l’agitazione i sindacati Uiltrasporti, UGL-TA, Astra e FAST-CONFSAL-AV. "Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori", si legge in un post su Facebook di Uiltrasporti Nazionale. L'Enav nell'annunciare lo sciopero, nella stessa nota sottolinea come "saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente". Gli orari Si tratta di uno sciopero di 4 ore, dalle 13 alle 17, che potrebbe causare ritardi, cancellazioni e riprogrammazioni di numerosi voli. I voli garantiti Come stabilito dalla regolamentazione italiana e dalle linee guida Enac, anche durante uno sciopero alcuni collegamenti devono essere assicurati per tutelare il diritto alla mobilità. Saranno quindi sempre operativi: i voli nelle fasce sempre garantite: dalle 07:00 alle 10:00 e dalle 18:00 alle 21:00; i voli di Stato e voli militari; voli sanitari, di emergenza e per trasporto organi; collegamenti di continuità territoriale, essenziali per le isole e per i collegamenti unici della giornata.
Autore: Redazione 10 aprile 2026
La Premier: "Nessun rimpasto, dimissioni? Mi sarebbe convenuto, ma non facciamo piombare il Paese nell'incertezza". E aggiunge: "Non ignoriamo il segnale del referendum, ma un 'No' ti riaccende" "Io non scappo", il governo andrà avanti fino alla fine. Nessun rimpasto all’orizzonte, perché "questo è il governo che ha restituito all'Italia stabilità". E guai a parlare di "fase 2" o di "ripartenza": l'esecutivo, rivendica la premier, non si è mai fermato. Davanti all'Aula di Montecitorio - e poi a quella di Palazzo Madama - Giorgia Meloni torna a "metterci la faccia" dopo la cocente sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia, che resta comunque "necessaria", secondo la premier, nonostante il verdetto netto delle urne. Un passaggio delicato che la presidente del Consiglio trasforma in una controffensiva politica: rilancia l’azione del governo e chiama le opposizioni - a partire dalla leader del Pd Elly Schlein - a confrontarsi "nel merito", soprattutto su uno dei nodi più sensibili del momento, la crisi iraniana e i suoi riflessi sull’approvvigionamento energetico. Senza risparmiare critiche agli "insulti" e alla "demagogia" che attribuisce alla sinistra. "Rispettiamo il voto del referendum, ma persa un'occasione" Meloni riporta le lancette dell'orologio alla vittoria del No del 23 marzo e al clima che ha lasciato nel Paese. Il voto, dice, restituisce un’immagine chiara: "Un’Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e, allo stesso tempo, una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro". Il risultato va rispettato, ribadisce la presidente del Consiglio, "qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni o le nostre aspettative". Ma resta "il rammarico di aver perso un’occasione storica di modernizzare l’Italia". Per questo, l’invito è a non chiudere il dossier: "I problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci". "Nessun rimpasto, no ai giochi di palazzo" Da qui Meloni allarga il discorso al metodo di governo. E il passaggio più atteso è quello sulla tenuta dell’esecutivo. L'inquilina di Palazzo Chigi respinge le ipotesi di crisi: "Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato". E ancora: "Non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto". Sulle dimissioni, Meloni ammette: "Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno". Ma la scelta è un’altra: "Ci siamo presi l’impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo". Il messaggio è chiaro, l'esecutivo va avanti: "Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo". La sfida alle opposizioni: "Vediamo chi ha soluzioni" Nel confronto politico, la premier chiama direttamente in causa le opposizioni: "Vi sfido sulla politica, sulla vera politica. Vi sfido a un dibattito nel merito". E indica i terreni: crisi internazionale, energia, economia. "Parliamo delle soluzioni, vediamo chi ne ha". Iran, "arrivati a un passo dal punto di non ritorno" Proprio il contesto internazionale occupa una parte centrale dell’intervento. Sul dossier iraniano, Giorgia Meloni descrive una situazione ancora instabile, nonostante il cessate il fuoco: "Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora abbiamo davanti una pur flebile prospettiva di pace". Da qui l’indicazione delle priorità, che per il governo restano nette: "Cessazione permanente delle ostilità, pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz". Su questo punto "siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento", assicura. "Usa? Noi testardamente occidentali" Meloni rivendica la posizione italiana nei rapporti con gli alleati, a partire dagli Stati Uniti, respingendo quello che definisce l’"ormai scontato ritornello" sulla sua presunta subalternità a Donald Trump. Allo stesso tempo, però, marca le distanze su singoli dossier. L’offensiva contro Teheran, sottolinea, è stata un’operazione militare che "l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato", richiamando anche il caso Sigonella. Da qui il rilancio dell’asse euro-atlantico: "Siamo 'testardamente occidentali'", afferma, parafrasando uno slogan caro a Schlein. Ma avverte: "Per stare insieme, bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la Nato". Il dossier energia Il legame tra politica estera e interna passa soprattutto dall’energia. Meloni difende le missioni internazionali compiute durante il suo mandato, tra cui il recente blitz nel Golfo persico: "È preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti". Ricorda gli interventi già adottati, come il taglio temporaneo di 25 centesimi al litro del prezzo di diesel e benzina. E insiste sull'idea di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita ("non dovrebbe essere un tabu"): "Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato", rimarca Meloni, sottolineando come l'Italia sia "pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi", compresi, se necessari, "ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche". Un passaggio del discorso della premier è dedicato anche al nodo Ets: "Continueremo a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione" di questo meccanismo alla produzione di elettricità da fonti termiche, ossia dal termoelettrico. Dal lavoro al fisco, Meloni risponde alle critiche Sul piano economico, la presidente del Consiglio rivendica i risultati e risponde alle critiche. "Siamo l'unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario", con "il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici". E sul lavoro bolla come "menzogne" le accuse di aumento della precarietà arrivate dalla segretaria dem Schlein, citando invece "quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550 mila precari in meno". Tra i dati indicati anche la lotta all’evasione: "Abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale. In tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro". Nel capitolo sviluppo, Meloni insiste sul Mezzogiorno: "Il Sud sta colmando il divario". E partendo dall'esperienza della Zes unica nel Meridione, annuncia che sono allo studio le modalità per applicarla a tutto il territorio nazionale. Sicurezza, "non sono soddisfatta" Su immigrazione e sicurezza, la presidente del Consiglio rivendica la linea seguita finora: "Abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo". Ma sul piano dell’ordine pubblico riconosce che i risultati non sono ancora sufficienti: "Personalmente non sono soddisfatta". Il tono si fa più duro quando affronta il tema della criminalità organizzata. "Non accetto lezioni su questo tema", afferma, rivendicando il proprio impegno personale: "Combatto la mafia fin da ragazzina, e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro". Quindi liquida come "palate di fango" le polemiche legate a un selfie del 2019 con Gioacchino Amico, pentito ed ex referente del clan camorristico dei Senese in Lombardia, respingendo ogni accostamento tra la sua figura politica e ambienti criminali. E rilancia, chiedendo alla Commissione Antimafia "di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso". Sanità e piano casa Sui temi sociali, Meloni riconosce le criticità della sanità: "Per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi, l’accesso troppo difficile". E annuncia un intervento sulla casa: "Un piano robusto, imponente, strutturale. Che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni". "Un 'Sì' ti conferma, un 'No' ti riaccende" Nella parte conclusiva dell’intervento, la leader di Fdi rivendica una linea alternativa alle politiche del passato: "Misure puramente demagogiche che devastavano i conti pubblici". Lo sguardo si sposta quindi sull’ultimo anno di legislatura, che - assicura - "non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati". Il referendum viene infine reinterpretato come uno stimolo: "Un 'sì' ti conferma, ma un 'no' ti riaccende... il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta". Il finale, assicura Meloni, è ancora da scrivere. (di Antonio Atte) 
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