Mary, la vestale della poesia

Anna Maria Rengo • 10 febbraio 2026

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Nel centenario della sua nascita, festeggiata lo scorso 9 luglio, Paolo Pera omaggia una tra le figure più emblematiche della poesia contemporanea: Mary de Rachewiltz, personalità di spicco al di là dell’ombra paterna, quella di Ezra Pound.

 

Presentarne la personalità in tutte le sue sfaccettature: quelle di poetessa riflessiva e generosa, ma anche di traduttrice e saggista. Questo l’obiettivo che si pone Paolo Pera nella sua antologia  dedicato a Mary de Rachewiltz “Tenera è la vestale” (Bertoni editore): un omaggio in occasione del centenario della nascita (a Bressanone il 9 luglio del 1925) per raccontare, attraverso saggi, versi a lei dedicati, una lirica finora dispersa e la riedizione di “Maschere tirolesi”, la grandezza di una figura di rilievo, ben al di là dell’essere figlia del poeta statunitense Ezra Pound.

Una prospettiva rivelatrice, quella di lei, che sa illuminare il mondo, tanto più che nella sua lunghissima carriera ha potuto attraversare complesse stagioni di scrittura e pensiero.

Ma lasciamo la parola all’curatore, per parlarci di “Tenera è la vestale”.

 

Ciao, Paolo. Senza troppi convenevoli, ti chiederei: da dove nasce la tua voglia di dedicare un volume (anzi due visto che è in produzione un secondo volume) a Mary de Rachewiltz?

 

“Ciao, Anna Maria. Anzitutto, grazie per l’invito in questa tua rubrica. Volentieri, partiamo così. Le ragioni, direi, sono anzitutto biografiche: conobbi Mary nel 2018, da alcuni mesi avevo iniziato a leggere i Cantos di suo padre, Ezra Pound, e ne ero affascinato, benché confuso. La caparbietà – dovuta anche alla mia biografia di dislessico che ha fatto i salti mortali per compensare ogni difficoltà eccessivamente compromettente – però mi ha portato, negli anni, a esplorare temi parecchio complessi: oltre ai Cantos, penso al pensiero debole di Gianni Vattimo, persona che umanamente amai molto, e che fu molto frainteso per la grande sottigliezza della sua postura ermeneutica, ma anche penso a tematiche esoteriche che ancora oggi attirano sospetti di natura pregiudizievole, così la geopolitica, la teologia della liberazione etc. Dicevo: nel caso di Mary, ci fu un incontro che mi fu di grandissimo incoraggiamento, oltre a lasciarmi di lei simpatia, delicatezza e grazia di cuore. In particolare, credo forse solo per cortesia, ebbe a dirmi ‘Senta: per i miei 95 anni, raduni un gruppo di amici in Università, venite a trovarmi il giorno del mio compleanno e io terrò per voi la mia ultima conferenza su Pound’. Lei chiama spesso il padre per cognome… Il suo invito, unito ad alcune gentili considerazioni su miei versi, mi hanno particolarmente toccato; sicché, da lettore del padre, divenni anche lettore suo e volli che fosse riscoperta come poetessa in autonomia e in lingua italiana. Quindi, con Maria Grazia Amati (che dirige la collana Bertoni intitolata Donne in poesia) organizzammo il volume sul quale, di seguito, firmò la curatela il professor Massimo Bacigalupo, emerito presso l’Ateneo genovese e che, per anni, si è occupato di poesia anglo-americana, curando e traducendo il lavoro di molti autori, tra cui Pound stesso. Il volume uscì col titolo Processo in verso. Tutte le poesie italiane (Bertoni, 2024) e fu presentato il giorno del 99esimo compleanno di Mary, presso la sala del municipio di Merano (Bz). Per il centenario, questa volta in autonomia, ho voluto dedicarmi alla valorizzazione di Mary, con saggi critici, versi a lei dedicati e ripubblicazioni di sue opere dimenticate, per esempio le sue Maschere tirolesi (1957). Ne è risultato Tenera è la vestale (ivi, 2025), già edito, e l’imminente In quel ‘tu’ di luce (ivi, 2026); più avanti ce ne sarà un terzo, di cui ancora preferisco non dire.”

 

I “figli di”, nonostante l’apparente privilegio, hanno spesso grosse difficoltà ad affermarsi con un proprio valore autonomo. È questo il caso anche di Mary de Rachewiltz?

 

“Ecco, questo è il punto che mi piaceva esibire: no, a mio giudizio (e non solo mio), Mary ha una sua autonomia. C’è certamente discendenza dai temi paterni, ma lei ha un suo sviluppo che, in parte, devia non dico dalle soluzioni, ma almeno dai modi di ‘navigare’ del padre. Di questo, per esempio, parlavo con il professor Andrea Cortellessa, che, purtroppo, vedeva in Mary una sorta di epigono di Pound, né – per sue posizioni che giudicherei aprioristiche – ha voluto prendere granché atto di quanto gli esprimevo; al contrario, credo l’abbia letta molto bene l’amico e maestro professor Valter Boggione, allievo prediletto di Giorgio Bàrberi Squarotti e italianista presso l’Università di Torino, che ha offerto un esteso saggio introduttivo al mio lavoro, a cui rimando il lettore incuriosito. Anche mi piace concludere così, con questo passaggio dalla prefazione di Luca Gallesi al volume secondo da me organizzato: ‘Mary non è solo la figlia di Ezra Pound; custode della sua memoria e traduttrice della sua opera, sì, ma nient’affatto succube o plagiata. Del resto, le diversità tra i due sono evidenti: lui solare e mediterraneo, lei rurale e montanara; lui dedito appassionatamente alla letteratura e alle arti, lei aperta alla vita di figli, nipoti e pronipoti; lui apolide e senza casa, lei castellana già all’età di vent’anni, e così via’.

 

P.S. Per quanto riporto sullo scambio con Cortellessa: non si tratta, per me, di difendere un’eredità, ma di sottrarre la lettura alla logica dell’epigonismo, che percepisco come una forma di violenza interpretativa, perché riduce l’opera a derivazione invece che a evento.”

 

Peraltro, essere figlia di Ezra Pound, a volte accusato di apologia del fascismo, ha anche portato Mary a un contenzioso legale con CasaPound…

 

“Questo, come sai, gentile Anna Maria, è un punto parecchio doloroso e spinoso nella vita di Mary e tra chi studia Pound in generale. Rimando, anzitutto, al saggio dell’amico professor Francesco Bennardo, storio contemporaneista, nel mio Tenera è la vestale, perché riflette proprio questo episodio nella prospettiva di Mary, oltreché a posizionare Pound in quell’alveo storico-intellettuale, benché formalmente incompiuto, del ‘fascismo di sinistra’ (cfr. La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato di Giuseppe Parlato). Pure, vorrei raccontare questo mio aneddoto; quindi esprimerò delle considerazioni, spero non troppo impopolari: la prima volta che andai a trovare Mary ebbi, appunto, a chiederle ‘Potrei domandarle dell’adesione di suo padre al Fascismo?’, lei mi corresse così: ‘No, mio padre non aderì al Fascismo: mio padre si incuriosì del Fascismo. Ripeta!’ e io ripetei ottenendo quindi la spiegazione che cercavo. Certo, potevo evitare, considerando che in Mary era ancora fresca la ferita di non essere riuscita a impedire legalmente a CasaPound l’uso del nome che lei, figlia naturale, non poté mai avere, e – pur scherzando così: ‘Potevano chiamarla CasaEvola…’ – la risposta di Mary mi fu chiara col tempo, in specie quando cominciai a interessarmi del pensiero politico del padre e del suo pensiero economico. Come anche ho avuto occasione di dire, durante la presentazione del volume A Lume Spento (Lindau, 2025) di Ezra Pound, tradotto dall’amico Pietro Comba, non va nascosto che Pound fu un personaggio controverso, che, anche dal manicomio di St. Elizabeths, prese posizioni problematiche rispetto gli Usa di allora; ma, lo stesso, riferendoci al suo pensiero politico-economico, che poggiava sugli scritti di ‘economisti eretici’ (tutti riediti presso la collana di Luca Gallesi e Gabriele Stocchi, per Mimesis, Oro e denaro), trovo punti di interesse e di ‘preveggenza’ rispetto a tempi attuali, nei quali è oramai chiaro come i potenti abbiano ‘imbastardito’ la bellezza e, tramite mezzi mass-mediatici, controllino e spesso riducano l’ampiezza dei nostri orizzonti. Non va dunque negato né messo sotto il tappeto che Pound si orientò così, durante la vita del Regime, sino a Salò, ma la coerenza dei suoi testi è evidente: si può essere d’accordo come no, ma resta come abbia presagito un futuro dettato dall’usura spirituale, oltreché economica, un futuro ora presente, nel quale neppure più si simula che così non sia.

 

P.S. Rispetto al pensiero politico-economico di Pound: quanto esprimo non implica alcuna assoluzione storica, beninteso, ché sarebbe una nuova metafisica rovesciata; implica piuttosto l’assunzione tragica della responsabilità interpretativa, senza scomuniche salvifiche né attenuanti retrospettive.”

 

Come si colloca la poesia femminile, e quella di Mary de Rachewiltz nello specifico, nel panorama poetico del ventesimo secolo?

 

“Beh, anzitutto teniamo conto che la poesia femminile è un fenomeno che non nasce certamente nel ’900, ma si hanno testi di donne sin dal Tardo Medioevo. Come ricordava il professor Federico Sanguineti, figlio di Edoardo, che ebbi la fortuna di conoscere e a cui, in memoriam, è dedicata Tenera è la vestale, fu con Francesco de Sanctis che il canone dell’Italia unita escluse la ‘letteratura femminile’. Penso, per esempio, alle difficoltà vissute da Grazia Deledda, irrisa anche da Pirandello in Suo marito (1911), così la fondatrice del quotidiano Il Mattino, Matilde Serao, che dovettero essere ‘schedate’ sotto la macrocategorie del Verismo… Il Dopoguerra ha certamente lasciato maggiore spazio a scrittrici donne, poetesse e no, non credo di dover fare troppi nomi: Elsa Morante, Natalia Ginzburg et al. Certo, rispetto ad alcune autrici una certa consonanza col Pci – che, intanto, si era guadagnato l’appalto sulla cultura dell’Italia repubblicana – deve aver aiutato. Sulla poesia, penso a Giovanna Bemporad, Maria Luisa Spaziani, Amelia Rosselli, Cristina Campo… Mary sempre pubblicò per il fedelissimo Scheiwiller, meno qualche incursione nell’alta editoria, ma sempre con traduzioni, spesso commissionate, per esempio come fu per Denise Levertov, per Mondadori. Credo comunque che l’essere ‘figlia di’ un padre vicino al Regime abbia svantaggiato la diffusione della sua opera, insieme alla sua poca disponibilità a scapicollarsi in giro per l’Italia e all’autopromozione in sé, preferendo invece la pace domestica e la sublimità del paesaggio altoatesino. Il problema politico, in letteratura, ahinoi, non è affatto trascurabile: senza scomodare Céline o chi altri, penso a Giuseppe Conte che, per non essere stato comunista, ebbe la sua bella dose di critiche, anche in tempi già leggermente più distesi. Un altro problema, che mi diede a intendere Cortellessa, è il registro lirico di Mary. Tale registro, oggi, pur essendo passato il tempo delle Neoavanguardie, pur essendosi esaurito anche quello dell’ermetismo, suoi strascichi etc., tutto sommato pare ancora eccessivamente demodé nella nostra contemporaneità. Una poetessa come Mary, che parla di paesaggi dell’anima, di sentimenti tenui, di Dio e di amore – e che anche si dichiara antifemminista; benché io l’abbia accostata al pensiero della femminista Genevieve Vaughan, teorica dell’economia del dono – naturalmente attirerà l’attenzione di pochi ‘e-gregi’, per dirla à la Silvio Raffo.

 

P.S. Rispetto l’egemonia culturale del Pci, specifico: il problema, qui, non è politico in senso stretto, ma ontologico. Ogni egemonia culturale, qualunque ne sia il segno, tende a irrigidirsi in fondamento e a produrre esclusioni.”

 

Nel curare questa antologia hai avuto possibilità di rapportarti personalmente con Mary de Rachewiltz?

 

“Sì, la aggiornavo ritualmente ogni tot. Ma, più ancora di lei, ho avuto modo di intrecciare un gran bel dialogo con la figlia, la poetessa Patrizia, che vive nei Paesi Bassi. Ci conoscemmo al telefono quando, il 9 luglio, compleanno di Mary, chiamai per farle gli auguri, ma mi rispose Patrizia, che riportò gli auguri e che mi lasciò la sua mail e numero telefonico. Patrizia, da allora, è molto intervenuta nei tre volumi che ho dedicato a sua madre; così anche suo fratello, Siegfried, che di Mary ha offerto una traduzione nel loro dialetto tirolese. Quando aggiornavo Mary era divertente sentire i suoi commenti, come quando le comunicai le varie lingue nella quale l’ho fatta tradurre ‘swahili, yiddish, thai, hindi, russo etc.’, dicevo, e lei ‘Bene! Tutte lingue che non conosco’; bellissimo fu anche quando, arrivatole il volume per posta, Patrizia mi girò foto di Mary mentre lo leggeva, così quando il giorno dopo sentii Mary al telefono e mi ringraziò moltissimo, invitandomi a tornarla a trovare in primavera. Spero di riuscire.”

 

Qual è la grandezza e l’eredità che Mary lascerà?

 

“Credo che, ancor più che nelle arti, la sua eredità sia soprattutto umana. Lei, differendo dall’edizione americana, scelse di terminare i Cantos paterni, da lei curati per i Meridiani Mondadori, così: ‘Uomini siate, non distruttori’. In Mary, e non a caso la accostavo a Genevieve Vaughan, io leggo una ‘rivoluzione pacifica’, perché, sottratta all’usura: la sua è un’economia amorosa, come la celebre poesia in Polittico (1996). A me, di certo, l’umanità che ho incontrato nella sua poesia ha insegnato come essere un uomo migliore: ossia, qualcuno che non distrugge, ma ama e dunque crea.

 

P.S. Quando parlo di ‘rivoluzione pacifica’, dettata da un’economia amorosa e ‘del dono’ non la voglio intendere pacifica perché innocua, ma perché priva di fondamento violento: dettata dalla grazia del cuore e da null’altro.”

 

C’è un suo componimento che ti sta particolarmente a cuore e per quale motivo?

 

“Non posso non citare quella che mi ha ispirato il titolo del secondo volume,   In quel ‘tu’ di luce, ossia Il ‘tu’ è una cosa nuda. Che in me non solo ha richiamato la costruzione mancata del paradiso poundiano, che credo sia stato in qualche modo ‘compiuto’ da Mary, ma anche e soprattutto il concetto di intuarsi della terza cantica dantesca. Trovo in questa poesia il manifesto della sua umanità più profonda, della sua luminosità.

 

[ Il ‘tu’ è una cosa nuda ]

 

Il ‘tu’ è una cosa nuda
noi due non siamo mai
arrivati a darci
del tu teneramente.


Il ‘tu’ è una cosa cruda
e stride con arroganza
in chi vuol farsi largo
e avanza in prima fila.

Ma Tu e io? Prendiamo
poco spazio formando
di una sola ghianda
la materia rara.

 

(Orig. in: Mary de Rachewiltz, L’economia amorosa, Torino, Coup d’idée, 2018, p. 57)”

 

Il titolo “Tenera è la vestale” è particolarmente bello ed evocativo. Come sei arrivato a sceglierlo?

 

“Il richiamo va a Francis Scott Fitzgerald; una sensibilità più filologicamente sorvegliata, come quella di Massimo Bacigalupo, poteva guardare con cautela a tale suggestione, ma il titolo mi nacque distintamente da Tenera è la notte dell’autore americano, come gesto interpretativo più che come filiazione letterale. Il mio intento era infatti quello di trovare un titolo capace di ‘dire tutto’. Tenera voleva essere offerto in senso etimologico, essere nella tensione, mentre vestale riporta al ruolo di cui il padre stesso la incaricò, rispetto la propria opera, sin da ragazza. Ma il sacro fuoco che Mary ha custodito e nutrito non fu banalmente l’opera poetica di Ezra Pound, bensì l’essenza agapica e vitalista di questa. Essa fu dunque ‘nella tensione’ perché ispirata da questa essenza amorevole e donativa, da questo fuoco di bene e di bellezza, che ci può ricordare che cosa significa vivere in modo poetico (e poietico) nel tempo della desolazione e di povertà, per parafrasare Hölderlin. Più il mondo si fa arido, più l’uomo distrugge, e più occorre ricordare sia necessario amare, amare e credere ancora e sempre possibile la poesia.”

 

L’AUTORE – Paolo Pera (nato ad Alba – Cn – nel 1996), poeta e disegnatore, è laureato in Filosofia all’Università di Torino. Autore di poesia, ha dato alle stampe il dittico “Pietà per l’esistente” (2021) e “Pena di me stesso” (2022), ispirato al poemetto “Hugh Selwyn Mauberley” di Ezra Pound. Ha inoltre collaborato con Massimo Bacigalupo alla riedizione integrale delle poesie in lingua italiana di Mary de Rachewiltz (“Processo in verso”, Bertoni 2024).

 

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La replica dell'Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, di cui fa parte l'ospedale dove è avvenuto il trapianto di cuore su Domenico Caliendo Botta e risposta. L’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, di cui fa parte l’ospedale Monaldi dove è avvenuto il trapianto di cuore su Domenico Caliendo, il bimbo morto domenica scorsa, “apprende che i NAS di Trento stanno conducendo un’inchiesta su quanto accaduto nella sala operatoria dell’Ospedale di Bolzano, al fine di accertare chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, elemento determinante nella causazione del danno e al quale sono ascrivibili le conseguenze successive”. In riferimento all’uso di ghiaccio non idoneo, l’Ao napoletana “ribadisce quanto emerso dalle verifiche interne prontamente attivate non appena avuta la notizia dell’evento: ‘Viene richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio. Il personale locale chiede se sia necessario ghiaccio sterile o non sterile; l’équipe di espianto riferisce di aver considerato tale distinzione non rilevante ai fini della conservazione’. La Direzione Generale ribadisce la propria piena fiducia nella magistratura, con la quale ha collaborato sin dall’inizio per fare chiarezza e individuare eventuali responsabilità in relazione a questo evento drammatico”.
Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento 24 febbraio 2026
Il suo legale: "Ha sparato per paura e poi ha perso la testa". Oggi la decisione del gip sulla convalida del fermo. "Lui e sua madre pregano per Mansouri" Carmelo Cinturrino “è triste e pentito di quello che ha fatto” e “ha ammesso le sue responsabilità”: fuori dal carcere di San Vittore parla Piero Porciani, parla il legale del poliziotto fermato ieri per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri. Non solo: l’avvocato ha riferito le parole di scuse del suo assistito: “Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato- avrebbe detto a Porciani- Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”. Oggi, al termine dell’interrogatorio davanti al gip, è atteso il pronunciamento sulla convalida del fermo. “HA SPARATO PER PAURA, LA MESSINSCENA? UN ERRORE” Il difensore poco prima dell’inizio dell’interrogatorio ha dato la versione del suo assistito sull’accaduto: Cinturrino: “Ha sparato perché aveva paura“, temeva che Mansouri fosse armato; “e quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore”, ha aggiunto il legale, riferendosi alla messinscena con la pistola giocattolo posta a fianco del cadavere del pusher. “Quando ho visto che Mansouri stava morendo, ho perso la testa”, si sarebbe giustificato l’assistente capo con il gip. “MAI CHIESTO IL PIZZO AGLI SPACCIATORI, MAI PRESO UN CENTESIMO” Così, se da un lato Cinturrino ha ammesso le sue responsabilità per l’omicidio, pur negando che fosse volontario, dall’altro ha smentito anche di aver mai chiesto il pizzo alla vittima e ad altri spacciatori. “Una cosa Cinturrino ci tiene a dire- ha sottolineato l’avvocato – lui non ha mai preso un centesimo da nessuno. Me l’ha garantito”. LE PREGHIERE PER LA VITTIMA Per confermare quanto il suo assistito sia addolorato per il 28enne che ha perso la vita, Porciani racconta anche che “sia sua mamma che lui sono andati in chiesa a pregare per lui. Penso sia la cosa migliore che si possa fare”. Nelle prossime ore il giudice deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l’assistente capo accusato di omicidio volontario.
Autore: AGENZIA 24 febbraio 2026
Il governo nel quarto anniversario dell'invasione russa conferma l'impegno "per creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale" L'Italia "sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti" tra Russia e Ucraina e allo stesso tempo "partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza" per Kiev. E' la linea di Palazzo Chigi nel quarto anniversario "dell'ingiustificata e brutale aggressione russa all'Ucraina" che cade oggi, martedì 24 febbraio. Il governo italiano - si legge in una nota diffusa al termine della 'call' dei volenterosi, alla quale ha preso parte anche la premier Giorgia Meloni -rinnova "la propria solidarietà e vicinanza alle Istituzioni e alla popolazione ucraina. In questi quattro anni di lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l'Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali". Così si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi . "L'Italia - spiega la Presidenza del Consiglio - concorre con determinazione agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. In questa prospettiva, il Governo sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti e partecipa alle attività della Coalizione dei volenterosi per la definizione di solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina". La risoluzione del conflitto rappresenta, secondo l'esecutivo italiano, "un interesse strategico europeo prioritario, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell'Italia". In prima linea per la ricostruzione L'Italia sta rivolgendo "una particolare attenzione alle urgenti esigenze umanitarie della popolazione ucraina. È attualmente in corso - ricorda Palazzo Chigi - un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino, fondamentale per la resilienza civile. Parallelamente, è stata avviata - prosegue la nota - un'iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi". "Questo impegno umanitario - viene sottolineato - costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della Nazione, alla quale l'Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall'organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell'Ucraina nel luglio 2025". "Su queste basi", la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "è oggi intervenuta in video-collegamento alla riunione dei leader della coalizione dei volenterosi". L'obiettivo, conclude Palazzo Chigi, "rimane quello di creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale. Il Governo continuerà a fornire il proprio contributo agli sforzi della comunità internazionale dedicati a questo traguardo".
Autore: FRV NEWS MAGAZINE - Francesca Romana Nucci 24 febbraio 2026
Con lo spegnimento del braciere olimpico nell’incanto dell’Arena di Verona, l’Italia archivia ufficialmente la XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Il verdetto della comunità internazionale è unanime: “Il modello ha funzionato”. Quella che nel 2019 era una scommessa audace di Giovanni Malagò e Luca Zaia, oggi è realtà: un successo organizzativo, economico e sportivo che ha riportato il nostro Paese al centro del mondo. L’Intuizione di Malagò e la Tenacia di Zaia Il successo di Milano Cortina 2026 porta la firma indelebile di due protagonisti che hanno creduto nell’impossibile. Da un lato Giovanni Malagò, Ex Presidente del CONI e Presidente della Fondazione Milano Cortina, la cui intuizione diplomatica ha permesso di scardinare i vecchi canoni del CIO, proponendo per la prima volta un’Olimpiade diffusa e sostenibile. Dall’altro, la tenacia incrollabile di Luca Zaia, Governatore del Veneto, che ha difeso con orgoglio l’identità territoriale dei Giochi, garantendo un’efficienza operativa straordinaria e trasformando ogni ostacolo burocratico in un’opportunità di crescita per le Dolomiti. Senza la loro visione comune, questo traguardo storico non sarebbe stato possibile. Il Sigillo di Malagò: "Italia, sei stata di parola!" Durante la conferenza stampa finale, un commosso Giovanni Malagò ha celebrato il Sistema Paese con parole destinate a restare nella storia: "Ben fatto, Italia. Hai mantenuto le tue promesse! Grandissima Italia, sei stata di parola!" . "Queste Olimpiadi sono state uno spot formidabile: abbiamo dimostrato di essere una squadra vincente e affidabile. Ora il successo di Milano Cortina riapre con forza la strada per la candidatura di Roma ai Giochi Estivi".ha dichiarato Il Presidente Giovanni Malagò. Un Medagliere da Record: Atleti "Me-ra-vi-glio-si" Sul campo, l'Italia ha risposto con una prestazione agonistica leggendaria. Con 30 medaglie complessive (10 ori, 8 argenti e 12 bronzi), gli Azzurri hanno conquistato il 4° posto nel medagliere mondiale, il miglior risultato di sempre nella storia invernale italiana. Dalle doppiette d’oro di Federica Brignone nello sci alpino ai trionfi nel ghiaccio di Francesca Lollobrigida, fino ai successi storici nel biathlon e nello short track, gli atleti sono stati, per citare Malagò, "me-ra-vi-glio-si", unendo un intero popolo sotto il Tricolore. Successo Economico e Indotto: Un’Eredità per il Futuro Il bilancio economico al termine dei Giochi del 2026 è straordinario. Il "modello Milano Cortina" ha generato: Impatto economico totale: Oltre 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto per il territorio Turismo: Un flusso di oltre 2,5 milioni di visitatori, con un indotto turistico che ha segnato il "tutto esaurito" in Lombardia e Veneto . Legacy infrastrutturale: Il 90% delle opere realizzate (tra cui il Villaggio Olimpico di Milano e le varianti stradali venete) resterà in dote alle comunità locali, garantendo competitività per i prossimi trent'anni. L’Italia chiude Milano Cortina 2026 con l'orgoglio di chi ha vinto contro lo scetticismo. Grazie alla visione di Malagò, alla forza di Zaia e al cuore degli atleti, il mondo ha scoperto un’Italia moderna, efficiente e imbattibile. I Giochi finiscono, ma il "modello Italia" è appena iniziato.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE Ultimo aggiornamento ore: 12.30 24 febbraio 2026
Emergono dettagli agghiaccianti dalle deposizioni rese ai magistrati inquirenti sul caso di Rogoredo. L’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne Abderrahim Mansouri, ha rotto il silenzio durante l’interrogatorio di garanzia, cercando di fare ammenda per il disonore arrecato al corpo di appartenenza. "Chiedo scusa a chi indossa la divisa" : con queste parole l'agente ha ammesso le proprie responsabilità, delineando un quadro di profonda degradazione professionale. Le indagini, coordinate dal PM Giovanni Tarzia, descrivono una sistematica attività di estorsione ai danni degli spacciatori del boschetto: Cinturrino avrebbe preteso quotidianamente denaro (circa 200 euro) e dosi di cocaina in cambio di protezione o immunità. Le testimonianze raccolte, incluse quelle di alcuni colleghi, aggravano pesantemente la posizione dell'indagato: Violenza efferata: L'agente è accusato di essersi accanito con un martello contro tossicodipendenti e soggetti fragili, tra cui una persona disabile. Premeditazione: Un collega ha confermato ai PM che Cinturrino aveva l'obiettivo dichiarato di "prendere Mansouri", suggerendo che l'azione culminata nello sparo alla testa non sia stata un incidente o legittima difesa, ma una spedizione punitiva. Mentre la difesa punta sul crollo psicologico dell'uomo, la Procura procede anche contro tre colleghi dell'agente, indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso per aver inizialmente avallato una versione distorta dei fatti.
Autore: Fonte ufficio stampa Masaf 24 febbraio 2026
“La misura Parco Agrisolare dimostra il grande lavoro compiuto dal governo Meloni per rendere le imprese agricole più competitive e sostenibili. Siamo passati da una dotazione PNRR originaria di 3,6 miliardi agli attuali 8,9 miliardi di euro a disposizione dei nostri agricoltori e trasformatori. Ci avevano detto che il Piano non era modificabile, ma i risultati dicono altro: abbiamo rifinanziato il fondo a più riprese per far partecipare quasi 30.000 soggetti, eliminando il 2,4% dell’amianto mappato in Italia senza sacrificare un solo metro quadro di suolo agricolo. L’Italia è leader in Europa per valore aggiunto in agricoltura e questi investimenti renderanno le nostre imprese ancora più forti”. Con queste parole il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, annuncia la pubblicazione del nuovo Bando Agrisolare che mette in campo ulteriori 800 milioni di euro. Dettagli e scadenze Il nuovo avviso mira a finanziare tra le 4.000 e le 6.000 nuove imprese. I progetti potranno essere presentati a partire dalle ore 12:00 del 10 marzo e fino alle ore 12:00 del 9 aprile 2026 tramite la piattaforma del GSE. Un balzo produttivo per il settore La dotazione complessiva della misura sale così a 3,15 miliardi di euro. L’impatto sul sistema Paese è già evidente: Target quadruplicato: Da 375 MW iniziali a oltre 1.500 MW di potenza installata. Crescita solare: Un aumento della potenza installata del 47,7% per il settore primario. Eccellenze regionali: Incrementi record in Campania (+120%), Molise (+112%) e Puglia (+76%). Sostenibilità a 360 gradi  L'intervento prevede un contributo a fondo perduto dell’80% per l’installazione di pannelli fotovoltaici esclusivamente sui tetti dei fabbricati rurali (stalle, cantine, magazzini). Oltre alla produzione energetica, i fondi coprono interventi complementari strategici: Rimozione amianto: 3,6 milioni di mq smaltiti (2,4% dei siti mappati dal Ministero dell’Ambiente). Sistemi di accumulo: 17.000 sistemi installati per 721 MW di capacità, pari al 7,9% della capacità totale italiana registrata dal GSE. Efficienza: Finanziati anche interventi di coibentazione e sistemi di ricarica elettrica.
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