Autore: FRV NEWS MAGAZINE
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22 settembre 2026
L'inviata di Report, Giulia Innocenzi, non è più disposta a tollerare quella che definisce una vera e propria forma di violenza digitale. La giornalista rompe il silenzio dopo giorni di pesantissimi attacchi online e annuncia una battaglia legale senza quartiere contro il branco dei social network. Attraverso un duro video-sfogo pubblicato sui propri canali ufficiali, l'attivista e volto simbolo delle inchieste televisive ha confermato di aver dato mandato formale alla propria avvocata per denunciare penalmente tutti gli autori dei commenti sessisti e denigratori registrati nell'ultimo periodo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è rappresentata da una valanga di insulti incentrati su volgari allusioni e pratiche sessuali, tra cui il frequente riferimento all'uso di ginocchiere, finalizzati a sostenere che la sua carriera professionale sia legata a scambi di favori e non al merito. Innocenzi ha denunciato con fermezza sul suo profilo social che ancora oggi in Italia, se sei donna, vieni attaccata non sul merito della tua professionalità, ma sul fatto che andresti avanti solo grazie a favori sessuali. Ha definito questa violenza col suo nome, slut shaming, spiegando che viene usata scientificamente per delegittimare le professioniste e rigettando con sdegno ogni tentativo di isolarla o di minimizzare l'accaduto come una semplice esagerazione della rete. La campagna d'odio è deflagrata nel bel mezzo delle settimane più convulse per il futuro dello storico programma d'inchiesta di Rai 3. Dopo l'allontanamento del conduttore Sigfrido Ranucci e le ventilate dimissioni in blocco minacciate inizialmente dalla squadra dei giornalisti per difendere l'autonomia editoriale dalle pressioni della governance Rai, i vertici aziendali hanno ridisegnato la guida del programma, affidandola a Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale. In questo clima di forte polarizzazione, a scaldare ulteriormente gli animi si era aggiunto l'affondo del sindacato Unirai-Figec, che in una nota ufficiale aveva pubblicamente sottolineato come Giulia Innocenzi non risultasse iscritta all'albo dei giornalisti, nell'elenco dei professionisti o dei pubblicisti, offrendo un pretesto formale alle frange più violente del web per far partire il linciaggio mediatico. A blindare il lavoro dell'inviata era sceso in campo nelle scorse settimane lo stesso Sigfrido Ranucci, rivendicando con orgoglio la scelta di averla inserita stabilmente tra i videogiornalisti sul portale del servizio pubblico. Ranucci ha ricordato come l'assenza di iscrizione all'ordine non abbia storicamente impedito a pilastri del giornalismo d'inchiesta televisivo, citando i casi storici di Milena Gabanelli, Michele Buono e Giorgio Fornoni, di fare la storia della televisione. L'ex conduttore ha ribadito che per Report contano esclusivamente la qualità, la lealtà e l'indipendenza, respingendo al mittente le accuse di abusivismo mosse dai detrattori. Con la decisione di procedere per vie legali, Giulia Innocenzi lancia ora un segnale chiaro in cui ribadisce che la difesa del giornalismo d'inchiesta e la tutela della dignità delle donne davanti alla violenza di genere digitale non si fermeranno davanti alle intimidazioni del branco.