MEDIO ORIENTE: UCCISO UN CASCO BLU SERBO IN LIBANO. HEZBOLLAH RESPINGE IL CESSATE IL FUOCO
Un grave attacco ha colpito la missione ONU nel sud del Libano, provocando la morte di un peacekeeper e il ferimento di altri due militari. Le autorità di Belgrado hanno confermato che la vittima è di nazionalità serba.
Il tragico evento si è verificato nel settore est del paese, nei pressi di Marjayoun, a causa di un colpo di mortaio che ha centrato una postazione Unifil. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno attribuito la responsabilità del lancio alle milizie di Hezbollah. [1]
Nessun italiano coinvolto e condanna istituzionale
La Farnesina ha immediatamente rassicurato sulla sicurezza del contingente italiano, confermando che nessun connazionale è rimasto coinvolto nell'area dell'impatto. Da Palazzo Chigi è giunta una ferma condanna per l'accaduto, insieme ai messaggi di profondo cordoglio indirizzati al governo e al popolo serbo.
Accordo bilaterale e il rifiuto di Hezbollah
L'attacco giunge in un momento di estrema tensione politica. Nella notte, Israele e Libano avevano annunciato il raggiungimento di un accordo bilaterale per una tregua e l'istituzione di zone di sicurezza. L'intesa, mediata dai colloqui internazionali a Washington, esclude esplicitamente Hezbollah.
La reazione del gruppo paramilitare non si è fatta attendere: Hezbollah ha ufficialmente respinto i termini del cessate il fuoco. Nonostante l'annuncio diplomatico, i media locali segnalano il proseguimento di raid aerei e attacchi con droni sul campo. L'esercito israeliano ha intanto intimato ai civili di non spostarsi a sud del fiume Zahrani.
Emergenza umanitaria
Il Presidente del Libano ha definito questa intesa come "l'ultima opportunità" per stabilizzare l'area. Nel frattempo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lancia l'allarme sulla crisi umanitaria in corso nel paese, stimando che il numero degli sfollati interni abbia superato quota 127.000.
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