Meloni, il governo va avanti non abbiamo tempo da perdere Intervista al Tg1, 'al lavoro dal giorno dopo il referendum, non abbiamo tempo da perdere'

AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 20.23 • 3 aprile 2026

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In programma incontri con i rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi. Al Tg1 la Premier spiega la natura del viaggio e poi su torna sul 'niet' dato agli Usa su Sigonella: "Quando non siamo d'accordo, lo diciamo"

 

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è appena giunta a Gedda, in Arabia Saudita, per una missione istituzionale nei Paesi del Golfo. In programma incontri con i principali rappresentanti di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

L’obiettivo della missione è rafforzare le relazioni con queste nazioni e ribadire il sostegno dell’Italia di fronte agli attacchi iraniani, consolidando al contempo un partenariato strategico per il Paese.
La missione mira a rafforzare la sicurezza energetica nazionale: il Golfo rappresenta infatti una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia e ha un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali.
Si tratta della prima visita nella regione da parte di un leader di Ue, G20 e NATO dall’inizio del conflitto.

LA PREMIER: “MISSIONE NEL GOLFO PER ENERGIA E SOLIDARIETÀ VERSO PAESI AMICI”

La missione nel Golfo “è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche”, ma “chiaramente come obiettivo ha anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dice al Tg1, spiegano le motivazioni che l’hanno portata in missione nei Paesi del Golfo, oggi, venerdì 3 aprile.
L’Italia, “come gli altri Paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani”, spiega Meloni, “lo facciamo perché sono Paesi strategici per i nostri interessi”, perché “sono Paesi amici”, ma “soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani presenti nella regione”.
Rispetto al tema energetico, alla messa in sicurezza delle forniture all’Italia, “ero già stata in Algeria per garantire il gas, oggi sono nel Golfo per discutere soprattutto del petrolio“, ricorda la presidente del Consiglio, “da queste nazioni proviene circa il 15% del petrolio che è necessario per l’Italia”.


MELONI: “SIGONELLA? QUANDO NON SIAMO D’ACCORDO CON GLI USA LO DICIAMO”

“Il nostro lavoro è soprattutto quello di difendere i nostri interessi nazionali, e quando non siamo d’accordo dobbiamo dirlo e stavolta noi non siamo d’accordo“. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dice al Tg1, commentando la decisione di non concedere l’uso dalla base di Sigonella ad alcuni aerei militari degli Stati uniti per una situazione che non rientrava nei trattati con Washington.
Nessun ripensamento sul rapporto da mantenere con l’alleato statunitense, però, “continuo a ritenere che sul piano geopolitico l’Europa non abbia molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”, precisa Meloni.

FONTI ITALIANE: NON SOLO ENERGIA, MELONI NEL GOLFO PER IL SOSTEGNO AI PAESI AMICI

Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono Paesi con cui l’Italia ha legami “che vanno ben oltre il rapporto istituzionale”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è nel Golfo per “essere presente in un momento molto difficile per questi Paesi” e “vedere come l’Italia li può aiutare”. Certo, sullo sfondo c’è la crisi energetica mondiale e le sue pesanti ripercussioni sull’Italia, ma “non siamo qui a chiedere” barili di petrolio e metri cubi di gas, semmai Meloni cercherà di “avere il polso della percezione” da parte di “tre grandi attori della regione”. Lo spiegano fonti italiane che forniscono dettagli sulla visita della presidente del Consiglio nel Golfo, precedendo la sua intervista al Tg1 della sera.
Ciò detto, precisano rassicuranti le fonti, per l’energia in Italia “la situazione è più in controllo rispetto a qualche anno fa con la crisi russo-ucraina, ma visto il momento si sta cercando di capire come mettere ancora di più al riparo l’Italia”.

“NESSUNA RICHIESTA DI METRI CUBI DI GAS O BARILI DI PETROLIO, QUI PER MOSTRARE VICINANZA”

Con la missione nel Golfo “non siamo qui a chiedere” forniture energetiche, anche perché “non è il presidente del Consiglio che fa questo”. Il senso di questa visita, anzi, “è opposto”. Certo, “è chiaro” che si parlerà dello Stretto di Hormuz e di come questi tre Paesi “vedono la crisi, di quale soluzione immaginano”. Però “non siamo qui a chiedere metri cubi di gas o barili di petrolio, ma per mostrare vicinanza e chiedere come Italia può essere utile”.
Per evitare che “passi un messaggio errato”, le fonti italiane ribadiscono che Meloni “non è qui per chiedere, è qui sulla base di relazioni che vanno ben oltre il rapporto istituzionale, ed essere presente in momento molto difficile per questi Paesi e vedere come l’Italia li può aiutare”.
Il tema della crisi seguita all’attacco di Israele e Stati uniti all’Iran sarà però inevitabilmente il primo ad essere affrontato, saranno “tre incontri molto importanti con tre posizioni non esattamente univoche”, e per la presidente del Consiglio “sarà l’occasione, in formati molto ristretti, di avere il polso della percezione da parte di questi tre grandi attori regione coinvolti in maniera diversa”.

Quello sul rafforzamento della sicurezza energetica è anzitutto il lavoro già fatto in Algeria per mettere al sicuro e possibilmente aumentare quelle che sono le forniture al momento a disposizione, spiegano le fonti italiane, e anche nel Golfo si farà un discorso del genere. Le fonti spiegano che sarà confermata “l’intenzione di grandi gruppi, a partite da Eni, di investire in questa area del Golfo nonostante la situazione”. In sostanza un messaggio di sostegno, nell’intenzione, confermata, di portare investimenti italiani per rafforzare i legami con una regione importante per noi “non solo dal punto di vista energetico”. Tutto questo facendo “come in Algeria”, garantendo la continuità degli investimenti, venendo a parlare direttamente con gli interlocutori e capendo come gestire una situazione che è di guerra, “e non è semplice”. Dunque, l’obiettivo dei due giorni di colloqui è interloquire al più alto livello con tre grandi Paesi Golfo, per vedere come si potrà superare insieme una situazione che vede oltre l’aspetto energetico quello alimentare, “con questi tre Paesi che sono importatori”. Tematiche che si vedranno insieme per capire come superarle, “non il solo tema energetico”, sottolineano ancora le fonti italiane.

FONTI ITALIANE: CON IRAN INTERLOCUZIONI, CHIEDIAMO LA CESSAZIONE OSTILITÀ

Se l’Italia è preoccupata per il blocco dello stretto di Hormuz, allora pretenda la fine della guerra: lo ha scritto l’ambasciata iraniana in Italia, in un post su X. Sono parole che “ci trovano totalmente in linea, da tempo l’Italia chiede la cessazione delle ostilità, e da tempo la presidente del Consiglio chiede questo“. Così fonti italiane, mentre è in corso la missione nel Golfo Persico di Giorgia Meloni, rispondono a chi chiede un commento sulle parole dell’ambasciata dell’Iran.
“Le interlocuzioni con Teheran esistono, a livello diplomatico”, spiegano le fonti italiane, “noi come altri non le abbiamo mai interrotte“. Quindi alla domanda se vi siano interlocuzioni in corso “la risposta è sì”, e si sta cercando di negoziare “per arrivare a una cessazione delle ostilità come tutti stanno cercando di fare, a livello quantomeno europeo”, spiegano ancora le fonti italiane.

FONTI ITALIANE: OGGI SUGLI EMIRATI 47 DRONI E 18 MISSILI BALISTICI

La missione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel Golfo non è stata annunciata per ragioni di “mera sicurezza”. Lo spiegano fonti italiane. Ragioni evidenti, spiegano, perché “solo oggi sugli Emirati sono arrivati 47 droni e 18 missili balistici”, secondo i dati ufficiali. Insomma, ragioni di sicurezza tanto evidenti che “avevamo l’idea di andare anche in Kuwait, ma non è stato possibile”.

 

 

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Autore: Redazione 19 agosto 2026
Alta tensione nel Golfo. Missili verso gli Emirati, Houthi attaccano raffineria saudita In Iran è stallo totale dopo sei mesi di guerra e con la tregua di 60 giorni ormai scaduta. Donald Trump continua a rivendicare che lo stretto di Hormuz è aperto e sotto controllo degli Stati Uniti: anzi, lo definisce "un nuovo territorio Usa", con tanto di mappa a corredo. Teheran gli replica che la strategica striscia di mare è e resterà chiusa fino a quando Washington non revocherà il blocco navale e le sanzioni, definendo quelle del presidente americano "illusioni". Trump ha quindi smentito il suo stesso inviato in Medio Oriente, Jared Kushner, negando che ci siano colloqui in corso con gli iraniani. Nel frattempo, secondo quanto riferito da fonti informate al Washington Post, il Pentagono sta valutando di ridurre la propria presenza militare in Medio Oriente una volta finito il conflitto contro l'Iran. Uno degli aspetti chiave al vaglio del dipartimento della Difesa è l'eventuale ritiro delle truppe dal Golfo Persico, dove le grandi basi militari americane sono state ripetutamente colpite da attacchi iraniani nel corso degli ultimi mesi. In un'intervista a Fox News da Gerusalemme Kushner aveva sostenuto che le interlocuzioni tra il governo americano e tutte le componenti del governo iraniano sono più intense che mai. "Si sono svolti molti dialoghi proficui, il che ritengo sia estremamente utile. Non c'è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran", ha aggiunto il genero del presidente precisando che "Trump farà un accordo quando le condizioni saranno mature". Poche ore dopo, su Truth, the Donald ha dichiarato il contrario. "Non sono in corso, né sono previsti, colloqui o conversazioni con la Repubblica Islamica dell'Iran. Il blocco navale rimane pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo", ha scritto aggiungendo che "tutte le mine navali sono state rimosse o fatte brillare". Il tycoon ha anche ripetuto l'idea lanciata qualche giorno fa di dichiarare Hormuz territorio americano con tanto di mappa e scritta: 'New Us Territory'. Immediata la replica di Teheran che ha bollato come "un'illusione" la definizione coniata dall'inquilino della Casa Bianca. "Così come Trump ha scritto correttamente il nome dell'eterno Golfo Persico, la sua illusione sullo stretto di Hormuz verrà presto corretta. Oppure correggeremo noi le illusioni di quest'uomo illuso", ha scritto il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi su X. L'Iran ha anche negato che lo stretto sia aperto, avvertendo che prima devono essere rispettati i termini dell'accordo provvisorio: la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti. Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, che è anche il presidente del parlamento iraniano, ha inoltre avvertito che le dispute interne indeboliscono il Paese e incoraggiano gli avversari stranieri che stanno cercando di fomentare disordini, combinandoli con operazioni militari, assassinii e attività separatiste. In questa fase di paralisi è intervenuto anche il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. "Il suo messaggio lo stesso che ha trasmesso fin dall'inizio: non esiste una soluzione militare a questo conflitto. Ed esorta Iran e Stati Uniti a riprendere i negoziati per una soluzione pacifica e duratura il prima possibile", ha dichiarato un portavoce. Intanto la tensione resta altissima in tutta l'area del Golfo. Sull'altro fronte della guerra i ribelli Houthi, sostenuti dai pasdaran, hanno affermato di aver lanciato un attacco con droni contro una raffineria petrolifera nel sud dell'Arabia Saudita. Gli Houthi "hanno preso di mira la raffineria Aramco", colosso petrolifero saudita a Jazan, sulla costa del Mar Rosso, "con diversi droni", ha detto l'agenzia di stampa della milizia sciita Saba, citando una fonte militare, dicendo che si trattava di una risposta alle "violazioni dello spazio aereo" nello Yemen. Gli Emirati Arabi invece hanno accusato l'Iran di aver lanciato due missili contro il loro territorio nessuno dei quali, comunque, ha colpito la terraferma. Si tratterebbe del primo attacco al Paese dopo il memorandum tra Teheran e Washington.
Autore: Redazione 18 agosto 2026
Il Comitato di redazione del Tg3 esprime profonda preoccupazione e sconcerto di fronte ai duri e continui attacchi sferrati in queste ore contro "Report", storico programma d'inchiesta e pilastro fondamentale del palinsesto di Rai3. La vicenda giudiziaria che vede coinvolto Sigfrido Ranucci – e che lo qualifica attualmente come parte lesa e vittima – seguirà il suo naturale corso istituzionale. La magistratura accerterà i fatti con la dovuta autonomia. Risulta tuttavia del tutto inaccettabile che tale situazione venga strumentalizzata come pretesto per smantellare una trasmissione che rappresenta l'essenza stessa del servizio pubblico in Italia. Il valore di "Report" risiede unicamente nella veridicità delle sue video-inchieste. Le rivelazioni della redazione hanno sempre resistito al vaglio della magistratura e a ogni querela di parte, garantendo all'azienda ascolti straordinari a fronte di budget di produzione estremamente limitati. È evidente come sia proprio questa indipendenza giornalistica a risultare scomoda. Denunciamo inoltre con forza la diffamatoria campagna mediatica in corso, alimentata dalla diffusione strumentale dei costi lordi di produzione (comprensivi di trasferte, troupe e logistica), artatamente spacciati per i compensi netti degli inviati. Si tratta dell'ennesima dimostrazione di malafede editoriale. È fin troppo chiaro il disegno commerciale e politico portato avanti da testate appartenenti a gruppi editoriali concorrenti, i quali tentano da mesi di erodere il pubblico di Rai3 e indebolire l'intera azienda. Rivolgiamo un appello fermo e urgente ai vertici della Rai: tutelare Rai3 e le sue voci libere significa difendere la dignità del servizio pubblico radiotelevisivo. Non permetteremo che Rai3 muoia. Viva Rai3, viva il giornalismo d'inchiesta.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Ci ha lasciato un grande campione, simbolo autentico del trotto. Varenne ha fatto la storia dell'ippica italiana e internazionale, scrivendo pagine epiche per lo sport insieme al suo storico driver Giampaolo Minnucci”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), Senatore Patrizio La Pietra.  “ Il 'Capitano' – prosegue il Sottosegretario – ha saputo sorprendere tutti fin dal suo esordio in pista. È stato merito dell'intuito e della passione di Enzo Giordano se questo straordinario cavallo ha potuto iniziare un'epopea leggendaria, che abbiamo ammirato per molti anni e di cui conserveremo la memoria per sempre. Ho avuto il grande piacere personale di vederlo in diverse occasioni, tra cui Fieracavalli a Verona, quando ormai le gare erano un bellissimo ricordo ma l'ammirazione dei tifosi restava immutata nel celebrarlo. Un tributo d'onore che il 'Capitano' ha meritato come nessun altro nel mondo dell'ippica. Addio Varenne, immenso campione”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
“Varenne non e’ stato semplicemente il piu’ grande trottatore della storia. E’ stato un campione italiano nel senso piu’ pieno del termine. Uno di quei fuoriclasse che riescono a superare i confini dello sport per entrare nel cuore delle persone. Quando correva, correva l’Italia: ci ha fatto emozionare, ci ha fatto esultare, ci ha reso orgogliosi di essere italiani portando il nostro Tricolore sui piu’ importanti ippodromi del mondo. Oggi se ne va il Capitano e con lui se ne va una pagina irripetibile dello sport italiano e dell’ippica mondiale”. Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda Varenne, il leggendario trottatore scomparso all’eta’ di 31 anni. “Ho avuto la fortuna di incontrarlo piu’ volte ricorda il Presidente Zaia e ogni volta era impressionante vedere quanto affetto riuscisse ancora a raccogliere attorno a se’. Da Ministro delle Politiche Agricole volli portarlo a Fieracavalli Verona, quando aveva ormai concluso la sua straordinaria carriera agonistica, per tributargli un passaggio d’onore davanti a migliaia di persone. E l’ho rivisto ancora negli ultimi anni, sempre accolto come una vera star. Perche’ Varenne aveva compiuto qualcosa di rarissimo: era uscito dagli ippodromi per entrare nelle case degli italiani. Era un cavallo buono, docile, amico di tutti. I bambini gli correvano incontro con gli occhi pieni di meraviglia e gli adulti ritrovavano in lui il fascino di un campione capace di emozionare intere generazioni. Lo conoscevano e gli volevano bene anche persone che non avevano mai seguito una corsa di trotto”. “I numeri raccontano solo in parte la grandezza del Capitano - prosegue il Presidente Zaia : 73 corse disputate, 62 vittorie, oltre sei milioni di euro di montepremi, due Prix d’Amerique a Parigi, tre Gran Premi della Lotteria di Agnano, due Elitloppet a Stoccolma e un’infinità di altri trionfi internazionali che lo hanno reso una leggenda vivente. Ma l’eredità più grande che ci lascia non è scritta negli albi d’oro, bensì nella memoria collettiva di un intero Paese. Varenne ha nobilitato l'ippica e ha dimostrato al mondo l'eccellenza e il cuore dell'Italia. Oggi lo salutiamo con profonda commozione, consapevoli che un campione così non nascerà mai più.  Buon viaggio, Capitano”.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
«Oggi ci lascia Varenne, il "Figlio del Vento", probabilmente il miglior cavallo che abbia mai calcato una pista di trotto al mondo. Ci ha emozionati battendo record, dominando con il suo carisma le più grandi competizioni internazionali e scrivendo pagine indimenticabili della storia dell’ippica. Ho avuto l’onore di premiare la sua straordinaria carriera a Verona, durante Fieracavalli. Oggi se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. E l’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica. A tutti gli appassionati e a quanti hanno seguito da vicino le grandi imprese del "Capitano", esprimo il mio più sentito cordoglio. Addio, grandissimo Campione italiano».
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Oggi il mondo piange Varenne, il più grande trottatore della storia, scomparso all'età di 31 anni. Più che un campione delle piste, "Il Capitano" è stato un fenomeno sociale e un compagno di vita indimenticabile per chi ha avuto il privilegio di stargli accanto. A farsi portavoce del dolore e dell'immensa gratitudine di tutto l'entourage è lo storico ex manager Rolando Luzi, che con profonda commozione ha voluto ricordare l'impatto straordinario del campione : "Varenne ha cambiato la vita di tutti noi. Per noi non era semplicemente un cavallo, ma un essere umano". Parole che racchiudono l'essenza di un legame che andava ben oltre lo sport. Varenne ha unito l'Italia e ha conquistato il mondo, dominando i templi del trotto da Parigi a New York con una superiorità e un carisma mai visti prima. Con i suoi trionfi memorabili, il Capitano ha scritto pagine di storia indelebili, lasciando un patrimonio di emozioni che il tempo non potrà mai cancellare.  Oggi Varenne corre nei prati più alti, raggiungendo il suo storico proprietario Enzo Giordano. Il team ringrazia tutti i tifosi e gli appassionati che in queste ore stanno stringendosi attorno al ricordo del trottatore di tutti i tempi.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 18 agosto 2026
Situazione sotto controllo, nessun danno segnalato L'Amministrazione Comunale di Oliveri informa la cittadinanza in merito agli eventi sismici registrati nella mattinata odierna dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). L'INGV ha rilevato due scosse a brevissima distanza di tempo l'una dall'altra: la prima, di magnitudo 3.7, è avvenuta alle ore 10:07; la seconda, di magnitudo 3.3, è seguita pochi secondi dopo. Entrambi i sismi sono stati localizzati a una profondità compresa tra i 9 e i 10 chilometri, con epicentro a pochissimi chilometri dal centro abitato di Oliveri. Il movimento tellurico è stato avvertito distintamente in tutta la provincia di Messina e lungo la fascia costiera calabrese, in particolare a Reggio Calabria e Campo Calabro, generando comprensibile preoccupazione tra la popolazione. Si rende noto che, a seguito dei tempestivi controlli effettuati sul territorio, al momento non si registrano danni a persone, edifici o cose. La situazione rimane costantemente monitorata dalle autorità locali. Gli uffici competenti sono in diretto e continuo contatto con la Protezione Civile e gli organi preposti per seguire l'evolversi della situazione. L’Amministrazione Comunale invita tutta la cittadinanza a mantenere la calma, a evitare allarmismi ingiustificati e a non diffondere notizie prive di verifiche ufficiali. Eventuali aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente tramite i canali istituzionali del Comune.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
La sorella del magistrato ucciso dalla mafia: "Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano" ROMA – “Ho letto oggi sul ‘Fatto Quotidiano’, nella rubrica di Marco Travaglio ‘Ma mi faccia il piacere’, un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che ‘Falcone non avrebbe cenato con Lavitola’, Travaglio liquida la questione con una battuta: ‘Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti’. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano”. Lo dice Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, in un lungo intervento pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche sull’amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. “Quando, nel 1991, Giovanni accettò l’incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lasciò Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via – scrive Maria Falcone -. Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreché per timori delle loro connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia più difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verità dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi. Giovanni non abbandonò la lotta alla mafia: la portò nel cuore dello Stato. Portò con sé l’esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacità dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalità mafiosa”. Maria Falcone poi ricorda che “i risultati di quei quindici mesi parlano più di qualsiasi polemica. Giovanni – osserva – realizzò in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell’antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un più efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata e della collaborazione con la giustizia. Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un governo fu, in realtà, uno dei periodi più importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riuscì a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra”. Maria Falcone quindi ribadisce: “Giovanni non apparteneva a un governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono seggi e poltrone. Non apparteneva a una parte politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Ed è proprio per questo che considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia – conclude – e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa”.
Autore: AGENZIA DIRE 18 agosto 2026
Licenziato Kevin Lamour, il direttore esecutivo che lo aveva duramente attaccato per il progetto di vendita dei diritti tv dei Mondiali. Platini lo considerava quasi un figlio ROMA – Kevin Lamour lo sapeva. Aveva calcolato il rischio, l’aveva accettato consapevolmente, e ora il conto è arrivato: il direttore operativo della FIFA è stato licenziato dopo aver criticato apertamente il fallimentare piano di Gianni Infantino di vendere parte dei diritti dei Mondiali a investitori privati. Il manager francese, arrivato alla federazione meno di due anni fa dopo una lunga esperienza ai vertici della UEFA, si era espresso senza mezzi termini contro il progetto, sostenendo che l’amministrazione FIFA fosse stata “ingannata” e che il presidente “crede di incarnare la Fifa quando dovrebbe essere al suo servizio”. Sapeva bene a cosa andava incontro: “Se questo significa che perderò il lavoro, che così sia. Capirò e rispetterò questa decisione. Almeno dormirò sonni tranquilli stanotte”. Chi conosce Lamour racconta però che quell’uscita pubblica, quella presa di posizione così netta, non gli somigliava affatto. Non era da lui. Direttore operativo e numero tre della FIFA per quasi due anni, ma soprattutto figura di lungo corso ai vertici del calcio mondiale – attivo da oltre vent’anni nel settore – Lamour, 45 anni, è da sempre uno dei dirigenti francesi più noti nell’ambiente e al tempo stesso meno conosciuti al grande pubblico. Un uomo che ha sempre preferito muoversi nell’ombra, e che avrebbe volentieri evitato questa improvvisa esposizione mediatica, scrive L’Equipe nel ritratto che gli dedica. “È una persona brillante che non cerca i riflettori e non aspira alla fama. Bisogna interpretarlo come un’espressione di totale esasperazione”, dice William Gaillard, suo ex collega alla UEFA quando era principale consigliere di Michel Platini: Nei corridoi di Nyon circolavano da sempre dubbi sul suo reale ruolo. C’era chi si chiedeva se non fosse semplicemente una marionetta di Platini. “Era più un addetto stampa che un segretario personale”, ha ironizzato un ex dirigente. Si diceva anche fosse il figlio di Jean-François Lamour, all’epoca ministro dello Sport francese – voce che lui stesso ha sempre smentito con i nuovi colleghi: suo padre è in realtà Jean-Louis Lamour, ex direttore dello Stade Brestois, ispettore di polizia e responsabile della sicurezza della nazionale francese negli anni di Platini. Gaillard ricorda i suoi esordi accanto al presidente francese: “Con Platini, all’inizio, era un po’ un factotum. Alle riunioni tutti parlavano, poi a un certo punto lui riassumeva tutto e spiegava che bisognava prendere una decisione. E nessuno batteva ciglio. Tutto filava liscio”. In quel periodo, dietro Platini, Lamour formava un trio con Theodore Theodoridis- oggi segretario generale UEFA – e un certo Gianni Infantino, allora meticoloso stratega in ascesa. Il legame con Platini andava oltre il semplice rapporto professionale: Lamour lo accompagnava in ogni viaggio, e col tempo si sviluppò una fiducia tale che l’ex presidente UEFA arrivò a considerarlo quasi un secondo figlio. “Aveva un talento per dire a Platini, e poi a Gianni, cose diverse senza essere scortese. La sua opinione veniva persino richiesta”, racconta ancora Gaillard. “Questa è la sua forza: è molto calmo, elegante, non parla a voce alta, non fa scenate, non si mette in mostra. E non sembrava essersi montato la testa come tutti gli altri. Più si sale nella gerarchia, più bisogna indossare gli stivali da cowboy. È stato proprio questo a rovinare Gianni. Kevin è rispettato e apprezzato perché è discreto e affidabile”. Fu proprio un rigido codice di condotta personale a spingerlo alle dimissioni nel momento in cui vennero alla luce le accuse contro Platini, legate al presunto pagamento di due milioni di franchi svizzeri ricevuto da Sepp Blatter. “La questione non era se fosse legittimo o meno, ma il fatto che non ne fosse stato informato”, spiega Gaillard. “È un uomo di principi. Ma ci vuole coraggio per lasciare tutto a 35 anni”. La sua reputazione di uomo diplomatico, capace di mantenere equilibrio anche nei momenti di maggiore tensione, sembra essere universalmente riconosciuta: nessuno, tra chi lo ha conosciuto, è riuscito a fornire un giudizio negativo sul suo conto. Nel 2024, dopo un lungo corteggiamento, Lamour fece infine ritorno alla FIFA. Rispondeva direttamente a Grafström, operando allo stesso livello di Arsène Wenger e Jill Ellis per lo sviluppo, di Romy Gai per le questioni commerciali, e di Heimo Schirgi per l’organizzazione dei Mondiali. Tra le sue priorità dichiarate: ricucire i rapporti con i sindacati dei calciatori, le leghe europee e, soprattutto, la UEFA – nel tentativo di ricomporre una frattura storica tra due istituzioni da sempre rivali, assicurandosi ad esempio che l’organo di governo europeo non venisse a conoscenza di nuovi progetti FIFA dalla stampa, come purtroppo era già accaduto in passato. Proprio quell’ennesimo fallimento nella comunicazione tra le due federazioni sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Lamour, spingendolo a esporsi pubblicamente contro Infantino, consapevole dei rischi che questo comportava.
Autore: Redazione 18 agosto 2026
Finite le limitazioni all’aeroporto di Catania, colpito nei giorni scorsi dalla cenere dell’Etna in eruzione. Sac, società di gestione dello scalo, comunica infatti che a seguito del passaggio dello stato di allerta delle attività vulcaniche da Red a Orange, è stata disposta la riapertura dei settori precedentemente chiusi e la cancellazione di tutte le restrizioni. Sono ripristinate con effetto immediato le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania. La comunicazione arriva dopo la disposizione, sempre in mattinata, della proroga della chiusura degli spazi corrispondenti al settore B1, con le attività di volo in arrivo fissate a soli 12 aerei ogni ora (massima capacità aeroportuale in arrivo), fino alle 18:00. Ora il nuovo annuncio che sancisce la fine dell’emergenza che da giorni ha tenuto in scacco lo scalo siciliano.
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