Non è la prima volta che il Presidente degli Stati Uniti perde Camera e Senato al Midterm
Trump è l'ottavo nella storia. E dal 1945 a oggi, in cinque occasioni su sei il partito del presidente uscente al secondo mandato ha perso le presidenziali due anni dopo
ROMA – Perdere le elezioni di metà mandato non pregiudica la conquista o la conferma della Casa Bianca: i numeri della storia politica americana escludono qualsiasi automatismo tra i risultati del Midterm e le presidenziali di due anni dopo. Non solo: la conquista della maggioranza alla Camera dei rappresentanti e al Senato è un passaggio che ha diversi precedenti nella storia politica americana: in più occasioni le elezioni di metà mandato hanno privato il presidente della maggioranza parlamentare, consegnando entrambe le Camere all’opposizione.
È accaduto nel 1946, quando i repubblicani conquistarono Camera e Senato durante la presidenza del democratico Harry Truman. Nel 1954, sotto il repubblicano Dwight Eisenhower, furono invece i democratici a riprendersi il controllo di entrambi i rami del Congresso. Lo stesso scenario si ripeté nel 1994, quando la cosiddetta “rivoluzione repubblicana” portò il partito di opposizione a conquistare entrambe le Camere durante la presidenza di Bill Clinton. Nel 2006, infine, i democratici strapparono Camera e Senato ai repubblicani di George W. Bush.
Ci sono poi i casi in cui il partito del presidente controllava già una sola Camera e ha perso anche quella. Nel 1986, durante la presidenza di Ronald Reagan, i democratici, già maggioranza alla Camera, conquistarono anche il Senato, fino ad allora controllato dai repubblicani. Nel 2014, con Barack Obama alla Casa Bianca, i repubblicani, già maggioranza alla Camera dal 2010, conquistarono anche il Senato, assumendo il controllo dell’intero Congresso.
C’è infine un precedente lontano. Risale al 1878, durante la presidenza di Rutherford Hayes. I democratici, che controllavano già la Camera dal 1874, conquistarono anche il Senato, assumendo così il controllo dell’intero Congresso.
Guardando più in là, alla ricaduta di questi risultati sulle prossime presidenziali: per Donald Trump, giunto al suo secondo mandato presidenziale (dopo il quadriennio 2017-2021 e la rielezione nel 2024), non si pone il tema di una ricandidatura nel 2028, categoricamente preclusa dal Ventiduesimo Emendamento.
Dal 1945 a oggi, nei sei casi in cui un presidente era a fine corsa al secondo mandato, 5 su 6 il partito al potere ha perso le presidenziali due anni dopo (nel 1952, 1960, 2000, 2008 e 2016). L’unica eccezione del dopoguerra è rappresentata da George H.W. Bush, che nel 1988 mantenne la presidenza per il GOP dopo gli otto anni di Ronald Reagan.
TRA PRIMO E SECONDO MANDATO PRESIDENZIALE
La musica cambia radicalmente se si guarda invece ai presidenti al loro primo mandato: in quel caso, i registri dell’Office of the Historian documentano come una sconfitta a metà percorso abbia spesso fatto da trampolino a una conferma trionfale.
Nei dieci casi in cui un presidente in carica ha registrato una perdita di seggi alla Camera durante il suo primo midterm e si è poi ricandidato due anni dopo, sei sono stati rieletti per un secondo mandato (il 60%), contro sole quattro bocciature.
· Harry S. Truman (1946-1948): Nel 1946 i Democratici persero 56 seggi alla Camera e 12 al Senato. Nel 1948 Truman vinse la rielezione contro Thomas Dewey con 303 grandi elettori.
· Dwight Eisenhower (1954-1956): Perse la maggioranza alla Camera (-18 seggi) nel 1954. Nel 1956 ottenne il secondo mandato con il 57,4% del voto popolare e 457 grandi elettori.
· Richard Nixon (1970-1972): Perse 12 deputati nel 1970. Nel 1972 venne confermato vincendo in 49 Stati su 50 (520 grandi elettori).
· Ronald Reagan (1982-1984): Nel 1982 il GOP perse 26 seggi alla Camera. Nel 1984 Reagan fu rieletto conquistando 49 Stati e 525 grandi elettori.
· Bill Clinton (1994-1996): Perse 54 seggi alla Camera e 8 al Senato nel 1994. Nel 1996 vinse il secondo mandato contro Bob Dole con 379 grandi elettori.
· Barack Obama (2010-2012): Sconfitto nel 2010 con la perdita di 63 deputati e 6 senatori. Nel 2012 ottenne la rielezione contro Mitt Romney con 332 grandi elettori.
I QUATTRO CASI DI BOCCIATURA
Soltanto quattro presidenti dal dopoguerra hanno mancato la rielezione dopo una battuta d’arresto al midterm:
· Gerald Ford (1974-1976): Perse 48 seggi alla Camera nel 1974 post-Watergate; fu battuto da Jimmy Carter nel 1976 (240 grandi elettori a 297).
· Jimmy Carter (1978-1980): Perse 15 deputati nel 1978; fu sconfitto da Ronald Reagan nel 1980 (44 grandi elettori a 489) con inflazione al 13,5% e la crisi degli ostaggi a Teheran.
· George H.W. Bush (1990-1992): Cedette 8 seggi alla Camera nel 1990; fu battuto nel 1992 da Bill Clinton (168 grandi elettori a 370).
· Donald Trump (primo mandato, 2018-2020): Perse 41 seggi e la maggioranza alla Camera nel 2018; fu sconfitto da Joe Biden nel 2020 (232 grandi elettori a 306), prima della rielezione non consecutiva del 2024.
Esclusi dalla ‘classifica’ George W. Bush, che nel 2002 guadagnò 8 seggi alla Camera prima della rielezione del 2004, e i presidenti Lyndon B. Johnson nel 1968 e Joe Biden nel 2024, che non si candidarono per un secondo mandato pieno.

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