Autore: AGENZIA DIRE
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2 luglio 2026
La 27enne di Sanremo e la figlia di tre anni sono potute rientrare a casa dopo essere state trattenute per ore in commissariato ROMA – Si è sbloccata dopo ore di altissima tensione internazionale la drammatica vicenda di Nessy Guerra, la giovane mamma di Sanremo bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni. Intorno alle 10:45, fonti governative hanno confermato che la donna è stata rilasciata ed è potuta rientrare nella propria abitazione insieme alla bambina. La svolta è arrivata al culmine di una mobilitazione diplomatica ai massimi livelli impressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha attivato l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Agostino Palese, riuscendo a disinnescare quello che la difesa della donna aveva denunciato come un vero e proprio “trappolone” giudiziario. IL BLITZ DELLE TRE DI NOTTE E IL RISCHIO CARCERE La situazione era precipitata improvvisamente nel cuore della notte. Intorno alle 3:00, la polizia egiziana si era presentata alla porta dell’abitazione dove la 27enne cercava di nascondersi, prelevandola per trasferirla in una caserma locale. Alla base del provvedimento c’era un ordine della Procura scaturito dall’ennesima istanza dell’ex marito, Tamer Hamouda, il quale pretendeva di vedere la figlia. Una richiesta avanzata nonostante il procedimento di affido sia in pieno corso e i giudici di primo grado abbiano già stabilito di lasciare la piccola alla madre e ai suoi familiari. Il timore, rivelatosi fondato, era che l’incontro fosse solo un pretesto per far scattare le manette: Nessy Guerra pende infatti in Egitto una condanna a sei mesi di reclusione per adulterio, accusa mossa proprio dall’ex coniuge in base al diritto locale (vicenda per la quale la donna aveva già scontato tre giorni di cella in passato e per cui i legali hanno appena depositato il ricorso in Cassazione). Se l’uomo avesse mostrato quel provvedimento ai poliziotti della questura — ignari della condanna — l’arresto immediato sarebbe stato inevitabile. IL PRESSING DELLA FARNESINA DENTRO IL COMMISSARIATO A blindare la connazionale è stata la presenza fisica delle istituzioni italiane. Intorno alle 7:30, l’ambasciatore Agostino Palese e la console Giulia De Nardis hanno fatto ingresso nella stazione di polizia, garantendo assistenza continua a madre e figlia mentre da Roma il Governo italiano esercitava pressioni dirette sulle autorità egiziane per garantire la massima protezione ed evitare nuovi episodi di violenza o minacce. Il profilo dell’ex marito, d’altronde, racconta di una pericolosità strutturale: l’uomo è già stato condannato in via definitiva in Italia per maltrattamenti nei confronti di un’altra donna e, nelle settimane passate, era finito brevemente in cella in Egitto anche per aver rivolto pesanti minacce al viceconsole italiano a Hurghada. LA DENUNCIA DELLA LEGALE: “TRATTATA COSÌ UNA VITTIMA DI VIOLENZA” Poco prima che venisse ufficializzato il rilascio, l’avvocata italiana di Nessy Guerra, Agata Armanetti, aveva espresso a Rainews24 tutta l’amarezza e l’apprensione per una gestione della vicenda che ha esposto la sua assistita a rischi enormi: “L’ordine della Procura non poteva essere eseguito perché non c’è una sentenza che dispone l’affido o la custodia della bambina, né il diritto di visita. Mi chiedo come si possa permettere che a un pazzo pluripregiudicato possa essere concesso di vedere la figlia e che venga trattata così una donna vittima di violenza. Voglio sapere dove finisce la convenzione di Istanbul sulla violenza di genere e quando iniziano i diritti delle persone”. La legale, che insieme a Nessy ha più volte sollecitato le istituzioni per ottenere il rimpatrio definitivo in Italia della madre e della piccola, ha poi concluso con un monito per il futuro: “Bisognava agire prima, non quando i buoi sono già scappati”. Per oggi il peggio è stato evitato, ma la battaglia legale e diplomatica per strappare definitivamente la giovane sanremese dall’incubo egiziano resta aperta. TAJANI: CHIESTA GRAZIA PRESIDENZIALE PER NESSY GUERRA, NON SARANNO LASCIATE SOLE “In relazione alla condanna per adulterio, la nostra ambasciata ha inoltre formalmente consegnato alle autorità egiziane una richiesta di grazia presidenziale“. Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo, nel corso del Question Time alla Camera, a una interrogazione del gruppo Azione sulla vicenda di Nessy Guerra. “Dalle prime ore di oggi- speiga Tajani- è stata assistita dal nostro ambasciatore al Cairo. Su mia istruzione, l’ambasciatore si è recato subito presso la stazione di polizia al Cairo, dove era stata trasferita dopo essere stata prelevata questa notte dalla polizia egiziana insieme ai genitori. È rimasto sempre con lei fino alla sua liberazione, e così ha fatto la nostra console. Non appena ho appreso la notizia, sono stato in contatto con il Ministro degli Esteri egiziano Abdelatty, intervenendo per sollecitare il rilascio della connazionale. Con l’occasione ho voluto ribadire con forza ancora una volta la richiesta di piena collaborazione da parte egiziana per garantire l’assoluta tutela e sicurezza della signora Guerra e di sua figlia, ricevendo rassicurazioni sulla disponibilità del suo governo a collaborare per raggiungere una soluzione rapida e positiva della vicenda”. “Secondo la polizia egiziana- dice ancora-, il fermo sarebbe stato originato da un ordine esecutivo della magistratura emesso per consentire al padre della bambina, Tamer Hamouda, di esercitare il suo diritto di visita. La vicenda, come sapete, è molto, molto complessa, come confermato dagli sviluppi di questa mattina, tanto sul piano dell’incolumità delle nostre connazionali quanto su quello legale. Dopo il recente rilascio su cauzione del signor Hamouda, abbiamo prontamente chiesto alle autorità egiziane di garantire la massima protezione della nostra connazionale e della piccola, soprattutto per evitare nuovi episodi di violenza o intimidazione da parte dell’ex marito. Ciò alla luce dell’atteggiamento aggressivo e minaccioso tenuto dal signor Hamouda anche nei confronti del personale dell’ambasciata e delle autorità italiane, comprese le massime cariche dello Stato. L’incolumità delle nostre connazionali è per noi una priorità assoluta, sulla quale continueremo a vigilare con la massima attenzione in contatto costante con le autorità egiziane”. La vicenda, sottolinea, “resta ancora complessa anche sul piano giudiziario. È stata confermata in appello la condanna a sei mesi di detenzione per adulterio; nella scorsa settimana il legale egiziano della connazionale ha depositato però ricorso in Cassazione. È inoltre ancora aperto il giudizio sull’affidamento della bambina per la quale permane il divieto di espatrio. A seguito della sentenza d’appello, l’ambasciatore al Cairo ha intensificato i contatti con la signora Guerra per esprimere la massima vicinanza e soprattutto per ribadire la piena disponibilità a continuare a fornirle ogni forma di assistenza anche a livello legale. La connazionale ha recentemente deciso di conferire mandato a due nuovi legali, rispettivamente per il giudizio in Cassazione e per un procedimento volto alla revoca del divieto di espatrio di Aisha. La nostra sede diplomatica al Cairo sta infine collaborando con l’autorità giudiziaria italiana nell’ambito delle richieste di estradizione del signor Hamouda”. “La tutela degli italiani all’estero, lo ripeto, è una priorità dell’azione di governo e del ministero che dirigo. Lo è ancora di più quando sono coinvolti minori e quando è in gioco la libertà di una nostra concittadina. Nessy Guerra e la piccola Aisha non saranno lasciate sole. Continueremo a lavorare con determinazione e riservatezza per tutelare la dignità e i diritti delle nostre due connazionali e per riportarle in Italia il più presto possibile”.