Papa Leone XIV all'Udienza Generale: “Ridurre il corpo a oggetto è una negazione della dignità umana”

FRV NEWS MAGAZINE • 9 settembre 2026

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Il Pontefice prosegue la catechesi sulla Gaudium et spes e indica nell'intelligenza, nella coscienza e nella libertà i tre pilastri irrinunciabili della persona.

 Durante l'Udienza Generale di questa mattina in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha lanciato un fermo monito contro la mercificazione e lo svilimento dell'essere umano. Proseguendo il ciclo di riflessioni dedicate ai documenti del Concilio Vaticano II, e in particolare alla Costituzione pastorale Gaudium et spes, il Santo Padre ha incentrato la sua meditazione sul tema "La dignità umana: dono e responsabilità".

"La riduzione del corpo a 'oggetto', di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona".

Rilanciando il magistero conciliare, il Pontefice ha ricordato che non è lecito disprezzare la vita corporale. Al contrario, occorre considerare buono e degno di onore il proprio corpo, in quanto creato da Dio e destinato alla risurrezione finale. Il Papa ha quindi invitato i fedeli alla vigilanza affinché la corporeità non diventi "schiava delle perverse inclinazioni del cuore".

Responsabilità, solidarietà e cura reciproca

Nel testo emerge chiaramente come la tutela della dignità non sia solo un impegno individuale, ma un dovere comunitario. Il Santo Padre ha chiarito che essa "è affidata alla responsabilità di ciascuno", ma allo stesso tempo "esige anche solidarietà e cura reciproca", l'unico binario possibile per superare "le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione".

Le tre espressioni della dignità umana

A conclusione del suo discorso, Papa Leone XIV ha richiamato le tre dimensioni costitutive descritte dalla Gaudium et spes, definendole strettamente connesse tra loro:

  1. L'intelligenza: che rende l'essere umano un cercatore insaziabile della verità.
  2. La coscienza: per mezzo della quale egli dona unità e senso alla propria vita.
  3. La libertà: che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni.

"È nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità", ha concluso il Pontefice, esortando la Chiesa e il mondo a difendere e promuovere sempre questa dignità unica e indelebile.

 

 

 


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Arrivano aggiornamenti rassicuranti sulle condizioni di salute di Alessandro Di Battista, l'ex parlamentare e co-fondatore dell'associazione culturale Schierarsi, colpito da un grave malore lo scorso 28 agosto mentre si trovava a Cuba per motivi di lavoro. Nella notte, l’associazione ha diffuso una nota ufficiale per fare chiarezza sul decorso post-operatorio del 48enne, sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico d'urgenza lo scorso 5 settembre a L’Avana. "Alessandro sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento e non vede l’ora di riprendere le sue battaglie" si legge nel comunicato di Schierarsi. La nota esprime inoltre profonda gratitudine verso l'equipe medica che ha gestito una situazione clinica definita instabile e complessa nelle ore precedenti all'operazione: "Desideriamo ringraziare con tutto il cuore i medici cubani per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana". Un ringraziamento speciale è stato rivolto al reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras della capitale caraibica, che ha preso in carico Di Battista dopo il trasferimento d'urgenza da Santa Clara, dove era stato inizialmente ricoverato a seguito di un improvviso malore con perdita di conoscenza. L'associazione ha infine espresso un sincero riconoscimento alle istituzioni italiane che stanno coordinando l'assistenza logistica e diplomatica in loco: "Un ringraziamento va alle autorità italiane, all’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, all’ambasciatrice Simona De Martino, che ha seguito e gestito con grande attenzione e sensibilità ogni fase di questo momento così delicato per Alessandro e per la sua famiglia", estendendo la gratitudine anche alle autorità cubane per il supporto costante. Le condizioni di Alessandro Di Battista rimangono sotto stretto monitoraggio medico. Il piano di rientro in Italia con aeroambulanza privata, inizialmente sospeso a causa del peggioramento del quadro clinico che ha reso necessaria l'operazione in loco, verrà riprogrammato non appena l'equipe medica considererà il paziente stabilizzato e idoneo al trasporto aereo a lungo raggio.
Autore: AGENZIA DIRE 9 settembre 2026
Il prezzo del greggio Brent è in rialzo verso la soglia dei 100 dollari al barile ROMA – Nuova e grave escalation militare in Medio Oriente. Le forze armate degli Stati Uniti hanno distrutto cinque petroliere iraniane in risposta al lancio di missili balistici da parte dei Pasdaran contro una nave da guerra della US Navy (nessun americano è rimasto ferito). La replica di Teheran non si è fatta attendere: i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno dichiarato di aver colpito la base di Al Azraq in Giordania, che ospita truppe americane, e di aver preso di mira due cacciatorpediniere statunitensi nello Stretto di Hormuz. Lo riporta Al Jazeera. Secondo la ricostruzione fornita dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), si legge ancora, i raid americani hanno colpito quattro navi cisterne nel Golfo di Oman e una nei pressi dell’isola di Kharg. “L’Iran continua a tentare di colpire le navi della marina statunitense e, ogni volta che lo fa o ci prova, perderà delle petroliere“, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio ai giornalisti durante una visita in Colombia, riporta Reuters. Nel frattempo, la difesa aerea della Giordania ha confermato di aver intercettato 18 dei 20 missili balistici lanciati dal territorio iraniano. Secondo le autorità di Amman, gli altri due vettori sono caduti in zone disabitate senza causare vittime o feriti tra la popolazione civile. L’escalation nella regione sta provocando forti scossoni sui mercati energetici internazionali, con il prezzo del greggio Brent in rialzo verso la soglia dei 100 dollari al barile.
Autore: FRV NEWS MAGAZINE 9 settembre 2026
Il tennista spagnolo cede nei quarti a Ben Shelton e perde 1600 punti. L’azzurro, pur assente, consolida e blinda il primato. Alexander Zverev vede l’opportunità dell'allungo decisivo. I quarti di finale degli US Open regalano il verdetto più inatteso e scuotono violentemente i vertici del tennis mondiale. La prematura eliminazione di Carlos Alcaraz, battuto dallo statunitense Ben Shelton al termine di una maratona di cinque set, ridisegna completamente la geografia del ranking ATP, spianando la strada ai suoi diretti rivali. Alcaraz, che si presentava a New York da campione in carica dopo un delicato stop di quattro mesi per un infortunio al polso, non è riuscito a difendere i 2000 punti conquistati nella passata edizione. La sconfitta contro Shelton gli costa una perdita netta di 1600 punti, facendolo scivolare a quota 5.560 punti complessivi e allontanandolo sensibilmente dalla vetta. Chi sorride, paradossalmente, è Jannik Sinner. Nonostante il forfait forzato alla vigilia dello Slam americano – che ha comportato la perdita di 1300 punti – il tennista italiano rimane saldamente al numero 1 del mondo. Grazie al passo falso del rivale spagnolo, il vantaggio di Sinner sale a ben 5.940 lunghezze di distanza da Alcaraz, blindando di fatto la leadership mondiale. La vera minaccia per il primato dell'azzurro si chiama adesso Alexander Zverev. Il tedesco, attualmente fermo a quota 8.090 punti live, ha già incrementato il proprio bottino rispetto alla scorsa stagione (quando fu eliminato al terzo turno) e vanta ora un margine di 2.530 punti di vantaggio su Alcaraz. Con il quarto di finale da disputare questa notte contro l'olandese Botic van de Zandschulp, Zverev ha l'opportunità concreta di accorciare ulteriormente le distanze da Sinner, puntando dritto alla vittoria finale dello Slam e alla seconda piazza del ranking. Il finale di stagione si preannuncia incandescente: con un Alcaraz chiamato a inseguire e un girone di tornei indoor alle porte, la caccia alla vetta del tennis mondiale è ufficialmente riaperta.
Autore: AGENZIA DIRE 9 settembre 2026
L'ordinanza svela i presunti mandanti, il movente mafioso e le ritorsioni armate nella faida per il monopolio del narcotraffico nella Capitale ROMA – Svolta nelle indagini sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come ‘Diabolik’, ucciso il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti di Roma. All’alba di oggi è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere contro 7 persone. Su delega della Procura della Repubblica di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e gli agenti della Polizia di Stato della Squadra Mobile di Roma hanno dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di 7 soggetti, gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. La complessa e premeditata organizzazione del delitto, eseguita in pieno giorno, è stata qualificata dal G.I.P. del Tribunale di Roma come azione con metodo mafioso, finalizzata ad agevolare il clan Senese, egemone nell’area in cui il delitto è stato consumato. L’omicidio ha generato nel territorio romano un diffuso clima di assoggettamento ed omertà, palesato dall’evidente reticenza dei testimoni oculari e dei sodali più stretti della vittima. Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari in ordine all’esistenza di un accordo criminoso integrato tra diverse compagini delinquenziali operanti a Roma, volto a tutelare i rispettivi interessi nel lucroso mercato del narcotraffico. Le indagini che hanno portato all’emissione dell’ordinanza che dispone le misure cautelari, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, individua, in particolare, gravi indizi di reità a carico di tre esponenti di primo piano della criminalità romana, gravemente indiziati di essere i promotori e mandanti dell’omicidio: Michele Senese (indiziato quale mandante apicale): storico capo dell’omonimo clan, avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli. L’azione punitiva serviva a riaffermare il potere del clan su un proprio affiliato che, resosi autonomo nel traffico di stupefacenti insieme a Fabrizio Fabietti, rifiutava di corrispondere la dovuta quota sui profitti delle sue attività illecite, versando somme irrisorie (circa 2.000-3.000 euro mensili a fronte di ingenti quantitativi di droga commercializzati). Leandro Bennato (indiziato quale mandante e organizzatore): al vertice del gruppo criminale operante su tutta la città di Roma con propaggini che dall’estrema periferia di Roma Sud/Est (Tor Bella Monaca) si prolungano sino a quelle di Roma Nord-Ovest (zona Casalotti/Primavalle). Avrebbe deliberato l’eliminazione di Piscitelli per estrometterlo, considerato un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e conquistare il controllo criminale della zona della Tuscolana. Bennato avrebbe pianificato la logistica sul luogo, effettuando sopralluoghi preliminari e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. Alessandro Capriotti (indiziato quale gancio e mandante): noto broker di cocaina, avrebbe agito in concorso, concordando la trappola mortale. Capriotti avrebbe infatti fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso la panchina del parco di via Lemonia alle ore 19.00 del 7 agosto 2019, attirandolo scientemente nel raggio d’azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell’area. L’ANTEFATTO ESTORSIVO E L’INTIMIDAZIONE ARMATA Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e degli agenti della Squadra Mobile di Roma hanno consentito di raccogliere elementi indiziari circa l’antefatto che avrebbe innescato la reazione omicidiaria. Il contrasto tra Alessandro Capriotti ed il gruppo capeggiato da Piscitelli risalirebbe a due distinte truffe commesse dal Capriotti (soprannominato ‘il Fornaro’ o ‘il Miliardero’) nell’acquisto di carichi di cocaina da fornitori albanesi nel 2016 (14 kg per un valore di 420.000 euro) e nel 2018 (10 kg). Piscitelli, storicamente legato ai broker albanesi, si era inserito con violenza nella vicenda per esigere con la forza il pagamento del debito non onorato di 300.000 euro. Il picco di tale scontro si è registrato il 23 febbraio 2019 a Rocca di Papa, quando Arindi Boci ed Enea Carka, su mandato dello stesso Piscitelli, avrebbero eseguito un violento attentato intimidatorio esplodendo quattro colpi di fucile d’assalto mitragliatore AK-47 (Kalashnikov) contro la porta d’ingresso della villa di Capriotti, mentre all’interno si trovava la figlia minore dello stesso indagato. Questo grave atto di forza avrebbe spinto Capriotti a pretendere la protezione da parte di Giuseppe Molisso (consegnandogli in cambio orologi di lusso) e a deliberare l’uccisione del rivale. LA FAIDA SUCCESSIVA ED IL TENTATO OMICIDIO DI GIUSEPPE MOLISSO La morte di Piscitelli non ha placato la spirale di sangue nella Capitale. 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