Papa Leone XVI a Lampedusa: la preghiera sulle tombe dei migranti e il momento alla Porta d’Europa: “Per l’Ue chiamata epocale”
Il pontefice si è, poi, recato al Molo Favarolo, dove arrivano i superstiti, per benedire la targa che lo intitola a Papa Francesco a 13 anni dalla sua visita nell'isola
ROMA – È inziata questa mattina con una preghiera silenziosa al Cimitero di Cala Pisana la visita di Papa Leone XIV a Lampedusa. Il pontefice – atterrato da Ciampino alle 8.45 – si è recato dinanzi le croci di legno dei migranti, tra cui quella del piccolo Yusuf, morto a 6 mesi durante un naufragio nel 2020. Prevost ha deposto una corona di fiori. Il papa si è, poi, spostato alla Porta d’Europa.
Dopo aver sostato sulla soglia per qualche attimo con lo sguardo rivolto verso il mare, il pontefice ha appoggiato la mano destra sul lato. Successivamente si è incamminato su uno scoglio nel suo punto più alto e ha guardato l’orizzonte. Al Molo Favarolo, dove arrivano i superstiti, è avvenuta la benedizione della targa che lo intitola a Papa Francesco. Tredici anni fa la visita di Bergoglio nell’isola, era l’8 luglio 2013.
“Questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti che, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Siamo qui per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti”, ha detto papa Leone. In mattinata la Santa Messa al Campo Sportivo.
UN BAMBINO MIGRANTE REGALA AL PAPA LA PALLA DI CARTA CHE RICEVETTE AL SUO ARRIVO
Tra i momenti più commoventi il dono al Papa di una palla di carta che un bambino migrante ricevette al suo arrivo a Lampedusa. Insieme al regalo un biglietto: “Caro Papa, sono emozionato di incontrarti. Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma“, si legge nel foglio scritto a mano. “Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho più smesso di giocare”, scrive ancora il piccolo. “Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me”, conclude il bambino.
PAPA LEONE XIV: “SERVONO RISPOSTE ORGANICHE, PER UE CHIAMATA EPOCALE“
“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. È la fotografia scattata da Papa Leone XIV, secondo quanti riporta Agensir, nell’omelia della messa al Campo sportivo Arena di Lampedusa, da cui ha lanciato un forte appello al nostro continente.
“Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”, le sue parole: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.
PAPA LEONE XIV: “APPARTENENZA RELIGIOSA NON SIA MOTIVO DI DISCRIMINAZIONE”
“Dove c’erano muri di separazione, Cristo li ha abbattuti”, dice ancora Prevost. “Non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino”, ricorda il Pontefice, secondo il quale “fermarsi, commuoversi, abbassarsi, piangere davanti al dolore altrui – come ha fatto Gesù – significa entrare nel movimento dell’amore, quello in cui Dio si è rivelato”.
“In ogni tempo non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti- il grido d’allarme di Leone XIV- È tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza”.

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