Patrizia Pierbattista: l'anima umana dietro la tecnologia automotive
Comunicatrice poliedrica, scrittrice e profonda conoscitrice del settore automobilistico, Patrizia Pierbattista rappresenta una voce fuori dal coro nel panorama dell'informazione contemporanea. Con una carriera costruita sulla gavetta e alimentata da una curiosità inesauribile, oggi Patrizia si occupa con successo di comunicazione automotive, collaborando con le principali case madri per testare e raccontare le innovazioni del mercato, con un focus particolare sulla mobilità elettrica. In questa intervista, ci svela come riesce a coniugare l'analisi tecnica dei test drive con un approccio empatico e profondamente autentico.
Patrizia, partiamo dall’inizio. Chi è oggi Patrizia Pierbattista e come definiresti il tuo approccio al mondo della comunicazione?
Mi definisco una comunicatrice e una scrittrice che ha scelto la curiosità e l’empatia come bussole professionali. Il mio percorso è frutto di un impegno costante nel settore delle PR e della comunicazione, dove ho imparato a coordinare risorse e ottimizzare processi senza mai dimenticare il fattore umano. Chi lavora con me dice che il mio stile è diretto ma accogliente: amo mettere l’interlocutore a proprio agio per far emergere un dialogo autentico. Dalla cronaca alla cultura, fino ai motori, cerco sempre di raccontare le persone oltre la notizia, illuminando quelle sfumature che spesso restano invisibili.
Il tuo percorso non è stato lineare, ma ricco di esperienze diverse. Come sei arrivata al giornalismo?
Ho sempre sentito il bisogno di comunicare, fin da piccola. La mia è stata una gavetta vera: ho iniziato lavorando come commessa e cassiera per mantenermi gli studi, poi sono passata al lavoro d'ufficio come segretaria e receptionist. La svolta è arrivata quando sono entrata nella redazione de Il Messaggero a Roma: lì ho capito che quel mondo fatto di scadenze e notizie era la mia casa. Successivamente, lavorando per una testata immobiliare gestita da giornalisti, ho acquisito la padronanza tecnica dell'informazione. Ma la vera spinta è arrivata da un momento di crisi personale, una fase introspettiva che mi ha portato a scrivere un libro. Partecipare a un premio Mondadori è stato il trampolino che mi ha lanciato definitivamente verso la scrittura.
C’è stato un incontro o un evento specifico che ha cambiato la tua visione del mestiere?
Senza dubbio il libro è stato l'apripista, ma l'incontro decisivo è stato con un esponente del mondo culturale romano che curava l'ufficio stampa di un ente e gestiva un'accademia con una propria rivista. Lì ho imparato l'ABC: come si costruisce un numero, come si sviluppa un'inchiesta, il lavoro sporco e bellissimo che c'è dietro ogni pagina.
Oggi la comunicazione vive una fase complessa. Quali sono le sfide che senti più urgenti, anche rispetto all'avvento dell'Intelligenza Artificiale?
La sfida è restare umani. Oggi molti si improvvisano comunicatori, ma il giornalismo vero è fatto di scarpe sporche, di sveglie all'alba e di treni presi per andare a vedere i fatti. Riguardo all'IA, sono un'esteta dell'autenticità: i miei articoli sono farina del mio sacco, non uso algoritmi. Magari resterò l'ultima a farlo, ma credo che il lettore senta la differenza tra un testo generato da una macchina e uno scritto con il cuore e l'esperienza.
Una curiosità: come nasce la tua passione per i motori e per le recensioni auto?
Merito di mio padre! Da piccole, per tenerci tranquille, ci insegnava a riconoscere i modelli e a capire come funzionava un motore. Oggi mi basta un dettaglio per identificare un brand. Ho preso la patente da adulta, con una consapevolezza diversa, e collaborare con le case automobilistiche per testare i nuovi modelli — specialmente i full electric — è entusiasmante. Adoro la coppia immediata dell'elettrico e la comodità del cambio automatico; per me l'auto non è solo un mezzo, è un'emozione da trasmettere.
Patrizia, oggi il tuo nome è strettamente legato alla comunicazione automotive. Come si concilia il tuo stile empatico con un mondo tecnico come quello dei motori?
Molti pensano che i motori siano solo metallo e numeri, ma per me sono emozione pura. La mia passione nasce dall'infanzia: mio padre ci insegnava a distinguere i modelli e a capire la meccanica quasi per gioco. Oggi, quando salgo su un'auto per recensirla, non guardo solo i dati tecnici; cerco di capire come quel veicolo si relaziona con chi lo guida. Il segreto è la curiosità: per recensire bene bisogna studiare ogni dettaglio del brand, ma poi serve la capacità di raccontare l'esperienza al volante come se fosse una chiacchierata tra amici.
In questo periodo ti stai concentrando molto sulla mobilità sostenibile. Cosa ne pensi della rivoluzione elettrica?
È un momento affascinante e pieno di sfide. Collaboro attivamente con le case madri per provare i nuovi modelli full electric e devo dire che li trovo sorprendenti. Amo la coppia immediata dell'elettrico e la fluidità dei cambi automatici, che per me rappresentano il presente della guida consapevole. La mia sfida è spiegare questa tecnologia senza filtri: i miei articoli sono realizzati senza l'ausilio dell'IA, perché credo che solo un essere umano possa trasmettere il brivido di un'accelerazione o il comfort di un abitacolo.
Qual è il valore aggiunto che porti nei tuoi test drive e nelle recensioni per i brand automobilistici?
L'autenticità e il lavoro sul campo. Non mi limito a guardare l'estetica come fanno molti influencer: io voglio capire la vettura. Per questo preferisco il formato video, che ritengo molto più incisivo e diretto della carta stampata per mostrare le prestazioni reali. La mia preparazione è rigorosa: consulto costantemente le analisi tecniche di Quattroruote e i comunicati ufficiali dei principali produttori, ma poi filtro tutto attraverso la mia sensibilità. Metto l'interlocutore a proprio agio, creando un dialogo vero che porti l'informazione a diventare emozione.
Come vedi il tuo futuro in questo settore così dinamico?
Continuerò a puntare sulla qualità e sull'umanità del racconto. In un mondo che corre verso l'automazione, io scelgo di restare una voce "artigianale": studio, guido e scrivo di mio pugno. Il mio obiettivo è guidare il pubblico alla scoperta delle nuove tecnologie, come l'elettrico, mantenendo però quel tocco diretto e genuino che mi appartiene da sempre. Per un giovane che vuole iniziare, il consiglio è lo stesso: avere il coraggio di sporcarsi le mani e la pazienza di imparare ogni segreto del mestiere.
Il tuo stile nelle interviste è molto empatico. Qual è il segreto per far aprire le persone?
La semplicità. Un sorriso e la capacità di ascoltare trasformano un'intervista in una chiacchierata tra amici. Però attenzione: l'empatia non esclude lo studio. Mi preparo tantissimo, leggo tutto il possibile sul mio interlocutore. Studio, studio e ancora studio! Solo così puoi improvvisare con intelligenza.
Cosa cerchi di lasciare a chi ti legge o ti guarda in video?
Spero di dare informazione che generi emozione. Preferisco le interviste video perché sono più incisive e calde rispetto alla freddezza della carta stampata. Ai giovani dico: siate voi stessi. Servono coraggio, umiltà, pazienza e una curiosità inesauribile. I sacrifici ci sono, ma la soddisfazione di raccontare la verità li ripaga tutti.
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