Procura di Roma nel caos: l’Ordine degli Avvocati scrive al Ministro contro i disservizi sulle iscrizioni penali
Scoppia il caso dei ritardi infiniti per conoscere le indagini in corso: sui social esplode la rabbia degli Avvocati per udienze fantasma e tempi burocratici biblici.
La macchina della giustizia romana sembra essersi incastrata in un ingranaggio burocratico che ne compromette il funzionamento basilare. Quello che dovrebbe essere un passaggio amministrativo quasi automatico si è trasformato in un calvario per migliaia di professionisti. L’Ordine degli Avvocati di Roma ha alzato ufficialmente la voce attraverso una nota firmata dal Presidente Alessandro Graziani, indirizzata ai vertici della magistratura e al Ministero della Giustizia.
Al centro della protesta, rilanciata anche dalle cronache di Canale 10, ci sono i ritardi definiti gravissimi nel rilascio delle informazioni contenute nel registro delle notizie di reato, uno strumento fondamentale per chiunque si trovi coinvolto in un procedimento penale. Senza questi dati, il diritto di difesa garantito dalla Costituzione rischia di diventare una mera dichiarazione d’intenti priva di riscontro pratico.
Che cos’è il certificato ex art. 335 c.p.p. e perché è di vitale importanza
Per comprendere la portata del disservizio è necessario spiegare la natura tecnica di questo documento. L’articolo 335 del Codice di Procedura Penale stabilisce l’obbligo per il Pubblico Ministero di iscrivere immediatamente ogni notizia di reato in un apposito registro.
Il certificato che ne deriva permette alla persona sottoposta alle indagini o alla persona offesa di sapere ufficialmente se esiste un procedimento penale a proprio carico o se una denuncia presentata è stata effettivamente presa in carico. Si tratta della porta d’accesso principale alla difesa penale: senza conoscere il numero del procedimento e il reato ipotizzato, un avvocato non può consultare gli atti, non può presentare memorie difensive né può interloquire con il magistrato titolare del fascicolo.
Dunque il ritardo nel rilascio di questo certificato, significa di fatto, impedire a un cittadino di difendersi nelle fasi iniziali, le più delicate, di un’inchiesta.
Le denunce dei professionisti e il deserto degli uffici
La nota dell’Ordine non nasce nel vuoto ma raccoglie il grido di allarme di un intero settore. Le segnalazioni si sono moltiplicate negli ultimi mesi, evidenziando tempi di attesa che superano abbondantemente le settimane per arrivare a coprire mesi di totale silenzio da parte degli uffici.
Molti avvocati raccontano di aver ricevuto riscontri a istanze telematiche dopo oltre sessanta giorni, un lasso di tempo che in ambito penale può risultare fatale per l’acquisizione di prove o per la richiesta di misure urgenti. Come evidenziato dai reportage di Canale 10, alcuni raccontano episodi di ordinaria inefficienza in cui, contattando telefonicamente gli uffici preposti, si ricevono risposte sconfortanti da parte di dipendenti che dichiarano di essere rimasti soli a gestire una mole di lavoro insostenibile. Questo quadro di carenza di organico sta portando a una paralisi che non riguarda solo la carta, ma la vita reale delle persone.
Il malcontento sociale e la richiesta di parità tra le parti
Il dibattito si è spostato rapidamente dai tribunali alle piattaforme digitali, dove la rabbia degli utenti e dei legali ha trovato sfogo. Molti lamentano una disparità di trattamento inaccettabile tra la pubblica accusa e la difesa. Mentre i Pubblici Ministeri hanno accesso immediato e in tempo reale a tutti i registri giudiziari, i difensori devono attendere i comodi di una burocrazia lenta e farraginosa.
Le lamentele non risparmiano nemmeno altri settori della giustizia romana, citando attese di otto mesi solo per fissare un’udienza davanti al Giudice di Pace. C’è chi chiede a gran voce un intervento più fermo delle Camere Penali e chi propone di digitalizzare completamente l’accesso ai registri, rendendolo libero e immediato per i difensori muniti di regolare mandato professionale, eliminando così il collo di bottiglia creato dagli uffici fisici della Procura.
Un appello urgente per la funzionalità del sistema
La situazione attuale determina un pregiudizio evidente per i diritti dei cittadini e pone i difensori in una condizione di oggettiva difficoltà professionale. Per questo l’Ordine degli Avvocati di Roma ritiene indispensabile che vengano adottate con la massima urgenza misure organizzative idonee a smaltire l’arretrato e a garantire tempi certi per il futuro.
Non si tratta solo di una questione di efficienza amministrativa, ma del rispetto di un presidio essenziale della democrazia. Ripristinare un livello di funzionalità adeguato per le istanze ex art. 335 c.p.p. è il primo passo necessario per evitare che la giustizia della Capitale scivoli in uno stato di perenne e intollerabile inefficienza, dove il diritto di difesa finisce per essere l’ultima delle priorità burocratiche.
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