Autore: AGENZIA DIRE Ultimo aggiornamento Ore: 11.00
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17 luglio 2026
L'inviato di Teheran all'Onu Amir-Saeid Iravani ha scritto al segretario generale Antonio Guterres per denunciare "l'ultima aggressione" definendola un crimine di guerra ROMA – Intensi bombardamenti da parte delle forze statunitensi hanno colpito nella notte numerose località nel sud dell’Iran, in particolare sulla costa, causando vittime tra i civili. Lo rivendicano le forze statunitensi e lo conferma anche il governo di Teheran, sostenendo che nei raid sono stati raggiunti diversi obiettivi civili tra cui sette ponti. Tra questi, quello di Bandar-e Khamir, nella provincia di Hormozgan, dove secondo l’agenzia Fars il bilancio dei morti è salito a sette. Le autorità hanno sconsigliato i cittadini dall’intraprendere spostamenti. Come riportano i media internazionali, a Hormozgan sono state colpite anche l’autostrada e la ferrovia, mentre raid sull’aeroporto di Iranshahr hanno provocato l’interruzione del servizio. I bombardamenti sull’isola di Kish hanno determinato un blackout elettrico e infine risultano esplosioni anche sulla città di Bandar Abbas, e in particolare sul quartiere di Tapeh Allah Akbar. Stamani, come riporta l’agenzia Irna, l’inviato iraniano all’Onu Amir-Saeid Iravani ha scritto al segretario generale Antonio Guterres per denunciare e condannare “l’ultima aggressione statunitense contro i civili e le infrastrutture civili”, definendola un crimine di guerra e una “grave violazione del diritto internazionale umanitario”. SESTA NOTTE CONSECUTIVA DI ATTACCHI In un post su X pubblicato intorno alle 4 del mattino ora italiana, lo stesso Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha rivendicato le operazioni, riferendo di aver “completato la sua sesta notte consecutiva di attacchi”, definita “la più importante”, con “aerei da combattimento, droni e navi da guerra”. Secondo Centcom però, gli attacchi “di precisione” si sarebbero limitati a raggiungere “decine di obiettivi militari” come “siti di sorveglianza costiera e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e marittime”, con l’obiettivo di “indebolire ulteriormente le capacità militari iraniane”. Washington torna ad accusare l’Iran di aver compromesso “la libertà di navigazione attraverso Hormuz”, e per questo rivendica la presenza di “50mila militari statunitensi operativi in tutto il Medio Oriente”. IRAN, MISSILI SUL GOLFO: DOPO HORMUZ CHIUDIAMO BAB AL-MANDAB La rappresaglia iraniana seguita agli attacchi statunitensi della notte scorsa ha comportato raid contro basi militari statunitensi in Kuwait, Bahrein, Siria e Qatar. Nell’emirato del Qatar, come ha riferito il ministero dell’Interno, un bambino è rimasto ferito dalla caduta di detriti seguita alla neutralizzazione di attacchi sui cieli di Doha da parte delle forze di difesa dell’emirato. Anche la Giordania e il Kuwait sostengono di aver respinto missili, rispettivamente tre e trentadue. Iranian Army Conducts Drone Attacks on US Army Support Centers in Kuwait The Army of the Islamic Republic of Iran carried out drone attacks on support centers of the terrorist US army in Kuwait. The operation marked the 12th stage of the Iranian Army's Operation Lightning. pic.twitter.com/KRhdPHPKDb — Tasnim News Agency (@Tasnimnews_EN) July 17, 2026 Intorno alle 5 del mattino, i Guardiani iraniani della rivoluzione hanno rilasciato una dichiarazione sostenendo di voler tenere lo Stretto di Hormuz definitivamente chiuso al passaggio di navi, fintanto che gli Stati Uniti proseguiranno gli attacchi. Inoltre, hanno fatto sapere di aver chiesto agli alleati Houthi nello Yemen di chiudere lo stretto di Bab Al-Mandeb, all’imboccatura del Mar Rosso, altro passaggio chiave per i commerci mondiali di petrolio e gas. Ciò ha determinato un aumento dei prezzi del greggio sui mercati. La scorsa settimana, dopo reciproche accuse di aver violato la tregua con attacchi contro navi cargo, il presidente Donald Trump ha annunciato la fine dell’accordo di cessate il fuoco stabilito nel Memorandum d’intesa siglato il 17 giugno scorso. IL GOVERNO DELL’IRAN: 38 I MORTI DAL CESSATE IL FUOCO Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, 38 persone in Iran sono morte e 400 sono rimaste ferite: lo hanno riferito fonti di governo di Teheran rilanciate dai media internazionali. Dall’offensiva israelo-statunitense del 28 febbraio, oltre 3mila persone sono morte in Iran, e centinaia di infrastrutture civili sono state colpite, tra cui case, ospedali, scuole, strade, ponti e centrali idriche ed energetiche. Poi, gli attacchi hanno rallentato, riprendendo la scorsa settimana in modo intenso con la fine dell’accordo di cessate il fuoco annunciata dal presidente Trump. A sua volta, l’Iran ha condotto attacchi nel Golfo – paesi che sostengono militarmente Washington – ma come evidenzia la Bbc, i rispettivi governi non hanno diffuso dati complessivi sulle vittime, che però ci sono state, a partire da tredici negli Emirati arabi. Mercoledì 15 luglio Pir Hossein Kolivand, direttore della Mezzaluna rossa iraniana, ha definito i nuovi raid degli Stati Uniti “su varie parti dell’Iran, e i conseguenti danni ai civili, alle proprietà e alle infrastrutture civili, come contrari ai principi fondamentali del diritto internazionale umanitario” e chiesto “indagini rapide, indipendenti, imparziali ed efficaci su questi attacchi”. A condannare gli attacchi è stato lo stesso giorno anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). La responsabile Gemma Connell, in una lettera indirizzata a Kolivand, ha espresso “preoccupazione” per le conseguenze dei nuovi raid sulla vita dei civili e ha a sua volta condannato i danni subiti dal personale umanitario, dagli uffici, dai veicoli di emergenza, dalle ambulanze e dagli elicotteri della Mezzaluna Rossa iraniana, ribadendo l’obbligo legale per le parti in guerra di proteggere il personale medico, umanitario e tutti i civili. L’offensiva israelo-statunitense del 28 febbraio contro l’Iran – ritenuto una minaccia nucleare – ha determinato nelle prime settimane anche attacchi delle forze di Teheran su Israele, dove sono morte una trentina di persone, e determinato inoltre l’apertura del conflitto tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah: qui i morti tra i civili sono oltre 5mila e più di un milione gli sfollati.